Edmund Burke, detto il Cicerone britannico, è stato un politico, filosofo e scrittore inglese di origine irlandese. Per più di vent’anni sedette alla Camera dei Comuni come membro del partito Whig, avversari dei Tories. Viene ricordato soprattutto per il suo sostegno alle rivendicazioni delle colonie americane contro re Giorgio III. Durante un suo discorso ai colleghi che riteneva troppo attendisti, disse: «Esiste un limite oltrepassato il quale la pazienza e la tolleranza, da nobili pregi, si trasformano in insopportabili difetti». Quel limite è stato superato oggi a Frosinone, dove le fake news sembrano aver preso la residenza e affittato casa. Senza neppure pagare l’affitto. Il sindaco annuncia: da oggi tolleranza zero verso i leoni da tastiera.
L’ultima fake: arresto inventato su Facebook
L’ultima bufala, circolata sulla pagina Facebook Popolo Antifascista, annuncia l’arresto del sindaco Riccardo Mastrangeli dopo avergli trovato mezzo milione di euro in casa per una vicenda legata allo sfruttamento dei migranti. Una storia talmente surreale e grottesca che, se non fosse così offensiva e pericolosa, non andrebbe nemmeno commentata.
Il sindaco non l’ha presa affatto bene. E ci si crede. Non solo per la gravità dell’accusa, ma per il contesto politico in cui la bufala è stata diffusa: «Mi viene attribuito un fatto di estrema gravità, con ripercussioni sulla mia reputazione, sull’attività istituzionale e sulla mia famiglia», ha dichiarato. Parole pesanti, che fotografano un clima già teso e che rischia di peggiorare con l’avvicinarsi della prossima campagna elettorale.
Non è la prima volta che Mastrangeli è costretto, suo malgrado, a dover spiegare vicende a dir poco deliranti. Ai primi di agosto, durante la sperimentazione del BRT, era circolata un’altra invenzione: una protesta di cittadini contro il nuovo sistema di collegamento, completamente generata dall’intelligenza artificiale. Quindi inventata. Una manifestazione fantasma.

Oggi tocca all’arresto — altrettanto inventato — del sindaco. Due episodi in meno di un mese: abbastanza per ipotizzare che qualcuno abbia la volontà di avvelenare la campagna elettorale.
La valutazione politica: chi c’è dietro?
Popolo Antifascista non è una pagina fake creata per alimentare campagne di diffamazione in vista della prossima campagna elettorale. È stata messa in rete 7 anni fa, conta al momento 38.458 iscritti ed è strutturata al punto di contare 11 amministratori e 2 moderatori. È una pagina molto attiva: solo nella giornata di oggi ha messo in rete 24 post e nell’ultima settimana ha registrato 55 nuovi iscritti. Si dichiara «apertamente di sinistra. Il gruppo è nato per combattere la salita delle destre, è un gruppo apartitico per cui non saranno tollerate propagande di partito anche se di sinistra. I post di partito saranno eliminati».
Quindi, hanno lanciato fango sul sindaco di Frosinone per furore ideologico? No. Intorno alle 15 di oggi pomeriggio una delle amministratrici della Pagina ha pubblicato un annuncio con lo screen del post su Mastrangeli, scrivendo «questa è una fake news che sta girando ed è arrivata anche al diretto interessato che, giustamente, minaccia denuncia per diffamazione. Intanto chiediamo scusa a nome del Gruppo al sindaco di Frosinone: non era nostra intenzione diffamare nessuno ma purtroppo abbiamo poco controllo sui post. Detto ciò chiedo a tutti di prestare più attenzione a ciò che si posta e di verificare le fonti delle notizie».
«Come uomo, padre e nonno»: la dimensione umana
Il sindaco sostiene che dietro la diffusione della falsa notizia possa esserci «un clima che sembra essere alimentato da ambienti riconducibili al centrosinistra e che rischia di avvelenare il confronto politico prima ancora che questo abbia realmente inizio». La scelta lessicale di Riccardo Mastrangeli è attenta e misurata. Parla di ambienti riconducibili al centrosinistra ma sta ben attento a non aggiungere l’aggettivo cittadino: non accusa gli avversari ma punta il dito verso la loro area culturale di riferimento. Non dice ‘siete stati voi‘ ma lascia capire ‘viene dal vostro mondo‘.
Soprattutto solleva un tema generale: se qualcuno pensa di poter utilizzare le fake news come arma elettorale, il rischio non riguarda soltanto Mastrangeli e la maggioranza, o l’opposizione. Riguarda tutta la città. C’è stata una stagione in cui il clima sul web è stato intossicato dalle notizie inventate, tanto a destra quanto a sinistra: la Lega aveva una macchina della comunicazione chiamata La bestia per quanto era potente ed efficace, il Movimento 5 Stelle bombardò il web con lo slogan “Parlateci di Bibbiano” salvo poi far sparire tutto in una notte per poi allearsi con il Pd al quale chiedeva conto di nefandezze mai avvenute. Come hanno dimostrato i tribunali.
Il sindaco insiste su un punto che nel vortice dei social si perde spesso: «Come uomo, padre e nonno, leggere una falsità così grave mi ha profondamente amareggiato». Un richiamo alla dimensione umana. Perché le fake news non colpiscono solo l’amministratore: colpiscono la sua famiglia, i suoi affetti, la sua vita quotidiana.
Mastrangeli annuncia querela: scelta inevitabile
Mastrangeli annuncia querela. Una scelta inevitabile, considerata la gravità dell’accusa. «Presenterò denuncia alle autorità competenti», spiega. «Non siamo di fronte a una critica politica. Qui si attribuiscono fatti penalmente rilevanti che non mi riguardano».
Il problema però non è soltanto la falsità della notizia. È il meccanismo che si genera dopo: qualcuno pubblica, qualcun altro rilancia, un terzo condivide, il quarto commenta. E alla fine una persona che vede quella notizia per la decima volta può persino convincersi che, se circola così tanto, qualcosa di vero ci potrebbe essere. È la forza delle fake news: non la verità ma la ripetizione. Una dimostrazione?
Basta andare sotto al post con cui l’amministratrice di Popolo Antifascista mette in chiaro che quella pubblicata era una Fake. I commenti? «Starà qualche giorno in galera e poi troverà vannacci ad accoglierlo all’ uscita», «Super ladroni d’Italia. Poi danno dei ladri e delinquenti agli altri…»: come se il post non esistesse ma contasse solo la foto.
Frosinone rischia una campagna a base di bufale
Il punto politico è chiaro: Frosinone rischia una campagna elettorale fondata non sui programmi, non sulla visione della città, ma sulle bufale. E questo sarebbe un disastro. Perché il capoluogo ha bisogno di confrontarsi su visioni diverse — anche contrapposte — per la mobilità, lo sviluppo urbano, i servizi, il welfare, i giovani, il verde, le strade, i rifiuti. Non può permettersi di perdere tempo dietro a idiozie digitali.
Il sindaco chiude con un appello che, al netto delle polemiche, è difficile non condividere: «Confrontiamoci sui programmi, sui risultati e sulle idee. Critichiamo pure, anche duramente. Ma non si diffondano notizie relative ad arresti mai avvenuti». Una richiesta di normalità, di serietà, di verità. Che, in tempi di intelligenza artificiale creativa e bufale virali, suona quasi rivoluzionaria.
Perché il rischio, alla fine, è quello di trasformare i social in un comizio permanente dove vince non chi ha l’idea migliore ma chi riesce a raccontare la storia più incredibile. Quella acchiappa like. Quella ripostata ossessivamente. Non importa che sia vera oppure no.
E questa sarebbe davvero la fine della politica. Anche perché, quando tra qualche mese arriverà il momento di chiedere ai cittadini di scegliere il prossimo sindaco, Frosinone avrà bisogno non di una fake news, ma di una vera idea di città.
Astenersi perditempo.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse. Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link Roberta Di Domenico
Source link


