Le unioni civili, in Italia, sono già un matrimonio con l’asterisco. Hanno un altro nome, uno status diverso e non consentono alle coppie unite civilmente di adottare alle stesse condizioni dei coniugi. Sono il compromesso concesso alle coppie omosessuali nel 2016, dopo averle fatte aspettare parecchio. Per il programma di Roberto Vannacci, evidentemente, abbiamo esagerato.

Le tutele oggi legate alle unioni civili devono tornare diritti del singolo, esercitabili anche verso un amico. I contenuti “genderisti” e “omosessualisti” vanno tenuti lontani dai bambini fino alle 23.00. Nelle scuole superiori entrano educazione alla difesa e attività militari. Nei consultori arrivano le associazioni pro-vita.

È tutto nella “Base ideologica e programmatica” di Futuro Nazionale, pubblicata il 24 agosto 2026. Centotto pagine, prime due parti di tre. Il futuro potrebbe riservarci ancora delle sorprese. La retromarcia, intanto, è già partita.

Il 7,1% che toglie tutto dal folklore

Nella Supermedia YouTrend/Agi del 30 luglio, Futuro Nazionale era al 7,1%: davanti alla Lega e vicino a Forza Italia. A febbraio partiva dal 2,9%.

Il sondaggio precede il programma, quindi nessuno può attribuire agli elettori l’approvazione di tutte le sue proposte. Quel 7,1% dice comunque una cosa semplice: Vannacci non sta urlando da solo in una stanza. Ha un pubblico. E quando un pubblico diventa abbastanza grande, le idee smettono di essere folklore da talk show e cominciano a occupare sedie.

Il grado arriva prima del programma

Vannacci ha alle spalle una carriera da generale di divisione. Secondo Eurispes, il 71,9% dei cittadini si fida dell’Esercito. Dei partiti si fida appena il 25,7%. Quella carriera porta con sé un’aura precisa: disciplina, comando, competenza. Tuttavia, questo non rende Vannacci il portavoce dei militari italiani.

Nel 2023 fu lo stesso Ministero della Difesa a chiarire che le opinioni contenute nel suo libro erano personali e non erano state valutate dai vertici delle Forze Armate. Il grado certifica una carriera. Non si estende per osmosi al diritto di famiglia, alla medicina riproduttiva e ai palinsesti televisivi.

Le unioni civili erano già la versione ridotta

In Italia due persone dello stesso sesso non possono sposarsi, ma possono costituire un’unione civile. La legge 76 del 2016 riconosce assistenza, coabitazione, comunione dei beni, successione e altre tutele. Non apre all’adozione congiunta prevista per i coniugi. Le decisioni dei tribunali e della Corte costituzionale hanno rattoppato alcune falle per evitare che a pagarle fossero i bambini. Il rattoppo, appunto, non è la parità.

Futuro Nazionale vuole riportare quelle tutele tra i diritti individuali e lasciare al matrimonio il ruolo di unico istituto di coppia davvero rilevante. Nel documento, la relazione omosessuale torna così “amicale-affettiva”. Il programma non scrive “aboliremo le unioni civili”. Fa una cosa più elegante: elimina la coppia e conserva qualche pratica amministrativa.

Prima della legge Cirinnà, la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva già stabilito che diritti sparsi e accordi privati non bastavano a proteggere una relazione stabile. Alle coppie omosessuali avevamo dato una sala d’attesa accanto al matrimonio. Ora si propone di togliere anche le sedie.

Gay dopo le 23.00, educazione militare a scuola

Il programma vuole vietare scene televisive, programmi e pubblicità dal contenuto “genderista/omosessualista” quando potrebbero essere visti dai bambini. La fascia protetta arriverebbe fino alle 23.00, con sanzioni che possono raggiungere la sospensione della licenza. Cosa sia un contenuto “omosessualista” non viene spiegato. Due uomini che si baciano? Due madri in una pubblicità? Un personaggio gay che esiste senza prima presentare domanda? La parola è vaga, ma il potere di decidere i contenuti televisivi è ben chiaro.

L’Italia, nel frattempo, occupa il 36esimo posto su 49 Paesi nella Rainbow Map di ILGA-Europe, con il 24% contro una media Ue del 52%. Non stavamo esattamente rischiando un’overdose di diritti. Nelle stesse pagine compaiono moduli di educazione alla difesa nelle scuole superiori e attività militari volontarie per i ragazzi.

La donna è sacra (a tratti)

Il programma dice che il “patriarcato mediterraneo” va “protetto e non criminalizzato”: dovrebbe formare “maschi forti” capaci di dominare emozioni e passioni e proteggere le donne. Vannacci lo aveva già riassunto dicendo che “Il patriarcato protegge le donne”, sostenendo che con più patriarchi ci sarebbero meno stupri.

I dati raccontano una faccenda meno ordinata: nell’indagine Istat del 2025, il 63,8% degli stupri riferiti dalle donne intervistate è stato commesso da partner o ex partner; nello stesso anno, 85 delle 97 donne uccise, secondo il Viminale, sono morte per mano di qualcuno dell’ambito familiare-affettivo.

Poi la “protezione” arriva sul corpo e allunga le mani sull’accesso all’aborto: il programma prevede associazioni pro-vita nei consultori, visione dell’embrione o del feto, ascolto del battito, ampia tutela dell’obiezione di coscienza e stop alla RU-486 in ambulatorio o a domicilio. Secondo l’Istituto superiore di sanità, nel 2023 in Italia sono state registrate 65.746 interruzioni volontarie di gravidanza: 5,6 ogni mille donne tra i 15 e i 49 anni, uno dei tassi più bassi a livello internazionale e circa due terzi in meno rispetto al 1983.

Infine, ci sono i benefici concessi durante la gravidanza. Dopo un aborto volontario potrebbero dover essere restituiti, così da impedire quelle che il documento chiama “gravidanze strategiche” organizzate per prendere soldi pubblici. Non viene citato un solo dato sull’esistenza del fenomeno. La donna è madre, custode della vita e pilastro della Nazione. Fino a quando non diventa una possibile truffatrice.

La natalità non c’entra con due uomini in televisione

La crisi demografica è reale: nel 2025 sono nati 355mila bambini e la fecondità è scesa a 1,14 figli per donna. Il programma contiene anche aiuti economici alle famiglie e misure per la casa. Quelli almeno parlano del problema.

Istat ha già chiesto alle persone perché rinunciano o rimandano un figlio. Le risposte sono soldi, lavoro, abitazione e mancanza di servizi. La metà delle donne teme conseguenze sulla propria carriera. La comunità LGBTQIA+ non c’entra nulla con la crisi demografica. E rendere più difficile abortire non rende più facile avere figli: secondo l’OMS, le restrizioni non riducono il numero degli aborti, incidono soltanto su quanto siano sicuri. I problemi reali richiedono politiche. I diritti degli altri, invece, si tagliano con una riga.

Il passo indietro diventa buonsenso

Il punto non è soltanto che queste cose siano state messe nero su bianco nel programma del partito presieduto da Vannacci. È che quel programma non è stato pubblicato nel vuoto. Ha già un pubblico e un partito accreditato del 7,1%.

È così che una società arretra senza accorgersene. La coppia diventa amicizia. Una scelta prevista dalla legge diventa sospetto. Una persona gay in televisione diventa un contenuto per adulti. Tutto arriva confezionato nelle parole famiglia, protezione, ordine e buonsenso. I diritti raramente spariscono in una notte. Prima cambiano nome, orario e sportello. Poi ci si abitua.

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Ilaria Rosella Pagliaro

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