Il bilancio 2025 delle 84 Fondazioni di origine Bancaria conferma il percorso di consolidamento intrapreso negli ultimi anni: la fotografia scattata dal XXXI Rapporto Acri e dalle anticipazioni del Tredicesimo Report Itinerari Previdenziali
Nonostante uno scenario geopolitico caratterizzato da continue tensioni internazionali, il bilancio 2025 delle 84 Fondazioni di origine Bancaria conferma il percorso di consolidamento intrapreso negli ultimi anni.
Come risulta dal Trentunesimo Rapporto annuale ACRI, le Fondazioni hanno chiuso l’esercizio 2025 con un patrimonio netto di 43,7 miliardi (+2,8 sul 2024) e un attivo pari a poco più di 53,1 miliardi di euro, in aumento rispetto all’anno precedente (+4,4% rispetto ai 50,8 miliardi del 2024). Dal punto di vista economico, l’esercizio 2025 ha registrato una crescita generalizzata dei proventi, il cui totale si attesta a 3,3 miliardi, il 12,5% in più rispetto al 2024. Dall’esame delle tipologie di ricavo, si rileva che i dividendi sono pari a 2,5 miliardi (+16,6% rispetto al 2024), di cui 1,6 da partecipazioni bancarie (50% sul totale dei proventi) e 885,9 milioni da partecipazioni non bancarie (27,1% sul totale dei proventi). Seguono gestione investimenti finanziari (603,8 milioni), gestioni patrimoniali (65,6 milioni di euro), altri proventi ordinari di natura non finanziaria e straordinari (81 milioni).
Rispetto alle partecipazioni nelle banche conferitarie, l’evoluzione del processo di dismissioni iniziato nei primi anni Novanta, quando le Fondazioni detenevano la totalità del pacchetto azionario delle banche partecipate, ha portato ad avere l’84,5% delle Fondazioni di origine Bancaria con una partecipazione inferiore al 5% (40 Fondazioni non detengono più alcuna partecipazione, 31 hanno una partecipazione inferiore al 5%). Solo 9 hanno una partecipazione tra il 5% e il 50%, 4 hanno una partecipazione superiore al 50% (nel rispetto della normativa, che prevede una deroga in tema di controllo a favore delle Fondazioni di piccola dimensione e di quelle con sede nelle regioni a statuto speciale). Sul tema è intervenuto l’Addendum al Protocollo ACRI-MEF del 2015 con una revisione del limite di investimento originariamente previsto, con l’obiettivo di porre rimedio al lievitare dei corsi azionari degli ultimi anni che – pur restando invariata la quota di partecipazione nelle banche conferitarie – ha modificato il peso dell’esposizione a prezzi di mercato.
Oltre alla conferitaria, gli impieghi strategici del patrimonio delle Fondazioni includono le partecipazioni in Cassa Depositi e Prestiti e in Fondazione con il Sud. La restante quota dell’attivo è investita in attività finanziarie (titoli di debito, titoli di capitale, fondi d’investimento, ecc.), immobili di proprietà, opere d’arte e altre forme di impiego del patrimonio.
Guardando a come è cambiata la composizione dell’attivo dal 2017 a oggi sul campione delle 32 maggiori Fondazioni per patrimonio analizzate dal Report Itinerari Previdenziali “Investitori istituzionali italiani: iscritti, risorse e gestori per l’anno 2025”, presentato il prossimo 9 settembre a Milano, le variazioni più interessanti riguardano la già citata riduzione del peso della conferitaria, dal 27,7% sul totale attivo del 2017 al 21,4% del 2025, e l’aumento dei titoli obbligazionari, dovuto alla ripresa degli investimenti in titoli di Stato italiani manifestatosi nel 2023 e 2024 e, in particolare, nel 2025 (peso quasi raddoppiato). Più significativa la diminuzione degli OICR per il trasferimento in piattaforme o fondi dedicati, fenomeno già presente per le Fondazioni grandi che si è poi esteso anche alle Fondazioni medie e medio-piccole. I FIA invece sono cresciuti (dal 5,6% al 6,2%) come scelta di investimento nei vari settori dei private market. La crescita di piattaforme/fondi dedicati, dal 27,7% del totale attivo nel 2017 al 37,3% nel 2025 trova giustificazione nella corrispondente discesa degli OICR (-4,8%) e delle gestioni patrimoniali (-2,2%).
Figura 1 – La ripartizione dell’attivo delle Fondazioni di origine Bancaria: 2017 e 2025 a confronto
La redditività lorda del patrimonio delle 84 Fondazioni per il 2025 è in crescita rispetto al 2024 e si attesta al 7,5% (era 6,8%). Se si considera l’andamento della redditività del patrimonio e delle sue componenti principali su un orizzonte temporale di lungo periodo (2000-2025), appare evidente l’impatto delle varie crisi finanziarie che si sono succedute e come finora le Fondazioni siano riuscite a farvi fronte. La redditività lorda media ponderata del patrimonio in questo lungo arco temporale è stata pari al 4,9% medio annuo.
L’avanzo di esercizio relativo al 2025 è stato pari a 2,4 miliardi di euro, corrispondente al 5,5% del patrimonio medio di periodo, segnando una crescita del 14% rispetto al 2024; la sua incidenza sul totale dei proventi sale al 73,1% (era 72,1% nel 2024). Relativamente alle destinazioni dell’avanzo di esercizio, il 67,6% è stato destinato all’attività istituzionale (1,6 miliardi contro 1,4 dell’anno precedente); il 32,4% (776,4 milioni) è andato in accantonamento alle riserve patrimoniali.
Anche nel 2025, dunque, l’attività istituzionale è stata condotta in parallelo a quella di tutela del patrimonio. La strategia erogativa ormai consolidata presso le Fondazioni prevede di utilizzare, in un’ottica anticiclica, il “cuscinetto” rappresentato dal Fondo di stabilizzazione delle erogazioni, che viene alimentato nei periodi di più alto reddito e utilizzato in quelli in cui i redditi si riducono. A fine 2025, tale Fondo ha raggiunto l’importo di quasi 2,9 miliardi di euro che, considerate le erogazioni annuali nell’ultimo decennio, corrisponderebbero a circa 2,8 annualità di attività istituzionale garantita.
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Mara Guarino
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