La fine dei baccanali ferragostani ci ha riportato in pieno nella realtà politica che veleggia tra lo stato di estasi feriale e quello del temuto ritorno al lavoro ed agli impegni. La settimana dopo Ferragosto è come quel limbo che ti tiene per un piede nelle vacanze ormai alla fine e la esecrabile necessità di tornare alle attività quotidiane.

In realtà agosto fino all’avvento dei social era un mese morto per la politica. Impegnati nel sollazzo estivo nessuno si curava di leggere i giornali per sincerarsi delle scarne notizie politiche con i piedi a mollo nei ridenti mari mediterranei. Ma l’avvento degli smartphone e delle notizie push cioè letteralmente “spinte” che appaiono ovunque anche sotto l’ombrellone in una irrituale inversione sistematica ha reso agosto il mese più terribile per la dialettica politica.

Perché in mancanza di notizie vere e di lavoro istituzionale prendono piede gli argomenti più disparati che vengono poi enfatizzati con maggiore pervicacia proprio a sostituire le mancanti veline ufficiali classiche dell’attività politica del resto dell’anno.

L’analisi di Canfora

Re dell’estate, ne abbiamo parlato, Ranucci e l’inchiesta che lo riguarda e che abbiamo sviscerato abbastanza da capire ognuno la nostra versione dei fatti. Intervallato da qualche foto scosciata in costume della Meloni, dal calcio fantasioso d’agosto, dall’estate inutile e vuota dei reduci da Temptation Island e dal solito arresto periodico per corruzione di qualcuno della cerchia di Zelensky. A cui manca solo che arrestino pure il cane tra i suoi collaboratori più vicini, come ha scritto una mia amica.

Luciano Canfora

Ma tra un libro e l’altro in spiaggia un’intervista ha acceso la scintilla della piccola analisi che sto per proporre: quella di Luciano Canfora, maître à penser della sinistra radicale, sull’affaire Ranucci. Scusate mi sono abituato al francese ces jours-ci.

A “In Onda”, su La7, Luciano Canfora ha usato Tacito per spiegare Ranucci. Lo storico e filologo, non ha usato mezzi termini: quanto sta accadendo al giornalista di “Report” è “una operazione punitiva desiderata da tanto tempo”. Parole nette, pronunciate con la sicurezza di chi maneggia le fonti classiche come altri maneggiano le agenzie di stampa.

E per dare peso alla tesi, Canfora ha tirato in ballo niente meno che Tacito e la vicenda di Cremuzio Cordo, lo storico-senatore le cui opere, bruciate per condanna del Senato romano, “manserunt occultati et editi”, rimasero cioè in circolazione, anzi ne uscirono rafforzate.

Ranucci simulacro della sinistra

Un parallelo suggestivo: la censura, dice Canfora, “è stupida, sostanzialmente”, perché produce l’effetto contrario a quello voluto. Colpire Ranucci, in questa lettura, significherebbe consacrarlo: “Diventerà un personaggio di gran lunga più noto e apprezzato se colpito”.

Sigfrido Ranucci

Ecco questo ha materializzato in un colpo ciò che mi girava in testa da giorni. E che io ho intenzione di spiegare attraverso il concetto di simulacro. Si perché oggi Ranucci non è solo un giornalista, è il simulacro della sinistra italiana. Usato dapprima come ariete per sfondare le linee avversarie. Poi oggi in un momento di evidente difficoltà figura da difendere ad ogni costo.

Indipendentemente dalla verità dei fatti. Proprio perché simbolica, costruita, artefatta va sostenuta ad ogni costo perché la sua caduta paradossalmente è la caduta del concetto contemporaneo di sinistra. Non è più solo un uomo da difendere ma è un simulacro.

Il simulacro è un’immagine, statua o rappresentazione che può raffigurare una divinità, un eroe o un personaggio illustre, ma può anche indicare una parvenza o un’apparenza che non corrisponde alla realtà.

L’interpretazione di Jean Baudrillard

Nel suo significato letterale originariamente, il termine deriva dal latino simulacrum, derivato da simulare “raffigurare in forma simile” e da similis “simile” e indicava statue o immagini di divinità o personaggi illustri, oggetti di culto o venerazione nell’antichità, come effigi di dèi o eroi nelle celle dei templi o in contesti pubblici e privati. In senso esteso, il simulacro può indicare una parvenza, un’immagine esteriore o una rappresentazione che non corrisponde alla realtà, come nel caso di grandezza apparente o di libertà solo formale.

Un’immagine di Platone

Platone distingue tra eidôlon (simulacro) e eikôn (copia), considerando i simulacri come immagini ingannevoli che non rispecchiano la vera realtà (eidos o Idea), come ad esempio nei dialoghi Sofista e Fedone. Epicuro e Lucrezio parlano di simulacra come particelle sottili che si staccano dalle cose reali e replicano in miniatura la realtà, influenzando percezioni e sogni.

Ma quello che nei giorni nostri invece ha colto ancora di più nel segno, e qui si torna al francese, è Jean Baudrillard che interpreta il simulacro come un’immagine che ha perso ogni riferimento al reale e si alimenta di sé stessa, creando un ciclo autoreferenziale tra rappresentazione e autonomia. Proprio quello che d’emblée fa al caso nostro direi.

La verità che nasconde il niente

“Simulacri e simulazione” (Simulacres et Simulation, beccatevi pure il titolo in francese) è un trattato filosofico del 1981 di Baudrillard, in cui l’autore cerca di esaminare le relazioni tra realtà, simboli e società, in particolare i significati e il simbolismo della cultura e dei media coinvolti nella costruzione di una comprensione di esistenza condivisa.

Valter Lavitola (Foto: Daniele Scudieri © Imagoeconomica)

Ecco cosa ci dice: il Simulacro non è ciò che nasconde la verità, esso è la verità che nasconde il niente.Il Simulacro non è ciò che nasconde la verità, esso è la verità che nasconde il niente. Il Simulacro non è ciò che nasconde la verità, esso è la verità che nasconde il niente. L’ho scritto tre volte per il vezzo di farvi comprendere la potenza di questo concetto: la verità che nasconde il niente. E che da chi la sostiene a priori va difesa in ogni caso. Esattamente come nel caso Ranucci.

Baudrillard afferma che la società attuale ha sostituito il significato della realtà con Simboli e Segni e che l’esperienza umana è una simulazione della realtà. Inoltre, questi simulacri non sono semplicemente mediazioni della realtà e nemmeno mediazioni ingannevoli della realtà: non si basano su una realtà né nascondono una realtà, nascondono semplicemente che niente come la realtà è rilevante per la comprensione delle nostre vite.

I simulacri a cui Baudrillard fa riferimento sono i significati e il simbolismo della cultura e dei media che costruiscono la realtà percepita, la comprensione acquisita con cui le nostre vite e le nostre esistenze sono rese leggibili. Baudrillard crede che le nostre vite siano sature di simulacri costruiti dalla società e che quindi ogni significato è divenuto insignificante perché infinitamente mutevole e definisce questo fenomeno “precessione del simulacro”, intendendo per precessione cambiamento della direzione.

È una immagine di una potenza devastante. E la liason Ranucci-Lavitola ne è l’engagement più attuale. Ranucci va difeso in qualità di simulacro perché è la verità che copre il nulla. Se crolla quella verità si scopre il nulla.

I fischi alla Meloni

Ma volete un altro esempio attualissimo di simulacro. I fischi alla Meloni nella cerimonia di inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo a Taranto in Puglia. In uno stadio gremito i giganteschi ledwall rimandano l’immagine in tribuna autorità di Mattarella. Appena appare l’immagine del presidente la folla gli tributa un lungo e fragoroso applauso. Quando l’immagine si allarga comprendendo la premier Meloni e il presidente La Russa invece dallo stadio partono sonore bordate di fischi. Questo perché Mattarella è il simulacro di quello che i fischiatori vorrebbero mentre la Meloni lo è di quello che aborriscono.

Giorgia Meloni

Ed eccovi spiegata semplice e chiara la funzione del simulacro moderno. Non è l’idolo vero ma l’immagine costruita di questo. E non è un caso che oggi i presunti leader durino come un falò al tramonto di agosto. Perché, come se ne percepisce il vuoto dietro l’immagine, crollano esattamente come i simulacri. Che non sono la verità ma la costruzione di essa.

E quando ti costruisci l’immagine di qualcuno, lo idealizzi finisci quasi sempre per scoprire che dietro al simulacro c’è il vuoto. Ed è solo la verità costruita che ai nostri occhi ha coperto il nulla.

Ora la chiusura perfetta mi sembra una frase di Emil Cioran, il grande e sottovalutato scrittore rumeno, sulla libertà. “Non si chiede libertà, ma qualche apparenza di libertà. È per questi simulacri che l’uomo si agita tanto, da sempre. Del resto, se la libertà è, com’è stato detto, solo una sensazione, che differenza c’è tra essere e credersi libero?”. Basta per farci capire che non siamo liberi ma ci basta crederci tali. Nel frattempo che adoriamo invano questo o quel simulacro. Come la verità che copre il nulla.


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