Carissimi,

mentre boccheggiamo sotto la cappa asfissiante dell’anticiclone africano che ci costringe a cercare un minimo di refrigerio, al mare o tra le mura domestiche, nel chiuso delle nostre case, magari alleggeriti nel nostro disagio dall’aria climatizzata, il Signore viene a provocarci mediante la sua Parola e i segni donati nella quotidianità della vita.

Sarà forse perché in estate si allenta la presa del solito ritmo, ma non nascondo la mia perplessità circa l’atteggiamento assunto da tanti cristiani davanti ai drammi quotidiani di numerosi fratelli e sorelle, bambini compresi, segnati nel corpo e nello spirito, a tal punto da concludere che non solo il pericolo è l’assuefarsi al dolore altrui, ma si ostenta una convinta opulenza, una certa padronanza socio-religiosa nel relazionarsi con gli altri.

Sembra ormai che le immagini raccapriccianti e atroci di guerre, distruzioni, macerie, catastrofi naturali, drammi di migranti, …, ci trovino insensibili, gelidi o distaccati.

Davanti alla disperazione altrui è facile, quasi naturale, voltarsi dall’altra parte in modo che il nostro benessere, globalmente inteso, non venga intaccato. Il rischio è un’omologazione appiattente!

Ed ecco che tornano alla mente le parole del salmista:

“Nella prosperità l’uomo non dura/è simile alle bestie che muoiono” (Sal 49, 13.21).

Agendo in tal maniera, non facciamo altro che certificare la sconfitta della nostra indifferenza perché non abbiamo dato il giusto rilievo a ciò che vale (valori) e alla gerarchia vitale degli stessi.

Noi siamo quelli che nelle comunità parrocchiali continuano a leggere e dare interpretazioni alle Sacre Scritture, facendo esegesi e approfondimenti, ma perdendo nella quotidianità dell’esistere la chiarezza della proposta, la luminosità del messaggio, l’eterno incessante invito a non adeguarsi alla mentalità mondana.  Deboli, poveri, sofferenti rimangono sempre all’ultimo posto o, se va bene, una tantum mettiamo a tacere gli scrupoli della nostra coscienza attraverso una generosa offerta agli enti che si interessano degli ultimi. Essere alternativi oggi è arduo, anzi a tratti eroico!

Il mio intento, indossando i panni del fratello e non del maestro, vuole essere quello di tentare di articolare un percorso che aiuti ciascuno a cogliere e gli errori di fondo e la successiva modalità di crescita spirituale. Nell’affrontare le indicazioni, soprattutto bibliche, devo necessariamente premettere che nessuno può pensare o agire mosso dalla “sindrome del primo, del migliore della classe”, perché così facendo si è fuori dalla logica evangelica.

Pensi di essere invincibile e potente? Sappi che tutto il tuo mondo perfetto e intoccabile prima o poi crollerà, in quanto non ha le fondamenta nella verità, unico e insuperabile potere.

Tutto ha inizio con l’affermazione di Gesù: “Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21) che, tradotto in termini molto semplici, significa che le nostre scelte rivelano ciò a cui diamo valore nella vita. Per il cristiano si dovrebbe trattare dei valori eterni e spirituali, allontanando quelli immediati, materiali e fragili. Se offri un fiore ricevi un giardino; se offri una spina, una spina alla fine ti rimarrà. Non è ciò che è esterno all’uomo che contamina le cose, che turba i rapporti, che ingarbuglia la vita, ma la fonte di tutto sono sempre le personali intime intenzioni, ovvero ciò che si cela dentro un cuore che si nutre di invidia, falsità, tenebrosità.

A bruciapelo dobbiamo chiederci: a che cosa diamo il primato in questo momento in cui i modelli di vita che la società propone sanno di prepotenza dell’uno sull’altro?

Se siamo in sintonia con il Vangelo dobbiamo scegliere il servizio, l’ultimo posto (cf. Lc 14,10) e avremo la gioia di scoprire che tale modello è agli antipodi del potere, dell’avere, dell’apparire.

Il credente autentico è onesto, non dispensa biasimo o vendetta, ma mantiene alto e fiero il rispetto dell’altro, non dà vapore ma significato autentico alle proprie parole e azioni.

Questa certamente è una logica veramente alternativa rispetto al sentire e all’agire comune del mondo, nel quale siamo invitati a vivere senza lasciarci pilotare dai furbi.

So che noi cristiani rappresentiamo e siamo, e ce lo ricorda Luca al capitolo 12,32 del suo Vangelo, il “pusillus grex” (piccolo gregge), a cui Gesù dice “nolite timere” (non temere) e a cui affida il compito di dare consistenza alla “massa”, come avviene con la piccolissima porzione di lievito impastato con la farina.

Carissimi, abbiate sempre una visione cristiana, vale a dire d’Amore verso l’altro poiché l’altro diventa mio prossimo, e prossimo alla salvezza, solo se io abolisco le distanze che mi separano da lui. Fate sì che l’altro diventi vostro prossimo! Amare, recuperare il cuore, avere cura, perdonare, combattere il male con il bene: è questo che ci fa assomigliare a Cristo!

Il cielo sia il vostro specchio, sì, della vostra coscienza; la terra sia il vostro prossimo da convertire alla pace, sia la vostra sposa da amare con pienezza per esaltarne la vera bellezza, innanzi allo sguardo di anime che attendono tenerezza e solo amore puro. Allora, veramente daremo testimonianza che un mondo di fraternità (cfr. Fratelli tutti) è possibile, anzi tutti capiranno che il cielo nuovo e la terra nuova (cfr. Ap 21,1) non sono un’utopia, ma la cifra che si fonda sul primato dato a Dio e sui rapporti fraterni e sinceri con tutti. Sulle parole di David Maria Turoldo auguro a tutti un proficuo discernimento e un sereno periodo di riposo:

Ama

saluta la gente

dona

perdona

ama ancora e saluta.

Dai la mano

aiuta

comprendi

dimentica

e ricorda

solo il bene.

E del bene degli altri

godi e fai

godere.

Godi del nulla che hai

del poco che basta

giorno dopo giorno:

 e pure quel poco

-se necessario-

dividi.

E vai,

vai leggero

dietro il vento

e il sole

e canta.

Canta il sogno del mondo:

che tutti i paesi

si contendano

d’averti generato.

 

Ettore Sentimentale 


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roberto

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