Se Francesco De Angelis deve intervenire spegnere le fiamme, la situazione nel centrosinistra a Frosinone non è soltanto complicata: è indecifrabile.
Arthur Bloch, il famoso umorista e scrittore americano, autore di diversi libri sulla Legge di Murphy, in uno dei suoi testi ha scritto: “Ogni umano tentativo di provare a semplificare le cose, serve solo a complicarle di più“. Questa frase calza alla perfezione per descrivere ciò che sta accadendo nel centrosinistra nel capoluogo.
Perché se Francesco De Angelis è costretto oggi a intervenire dopo una cena, una semplice cena, con l’ex sindaco Michele Marini per dire che «nessuno ha candidato nessuno», significa che la situazione nell’area riformista sta sfuggendo di mano. E invece di semplificarsi, si complica.
L’anticipazione e le conseguenze
È bastato che il caporedattore di Ciociaria Oggi Corrado Trento pubblicasse la notizia dell’incontro al Moka per far esplodere la santa barbara. Telefonate, reazioni, interrogativi, chat di whatsapp, precisazioni. E questo certifica diverse circostanze oggettive, incontestabili. (Leggi qui: Marini non dice no e i telefoni fondono: Schietroma chiama, Mastrangeli chiede).
Uno. Michele Marini non è un nome qualsiasi. Quando compare in un ragionamento politico declinato sul Comune di Frosinone, il dibattito si accende. Gli smartphone impazziscono. È stato l’ultimo sindaco di centrosinistra del capoluogo e il suo nome continua ad avere un peso specifico nella memoria politica ed elettorale di Frosinone. Non sarebbe accaduto tutto questo caos, se De Angelis fosse andato a cena con un qualsiasi consigliere comunale.
Due. L’intervento fatto in queste ore da De Angelis rivela un PD evidentemente nervoso e, da ieri, destabilizzato. La nota del Presidente Pd del Lazio è chiarissima: «Nessuno ha candidato nessuno. Credo sia importante dirlo con chiarezza, evitando di trasformare normali occasioni di confronto politico in qualcosa di diverso» (…) «Il PD di Frosinone ha messo a disposizione della coalizione la candidatura di Angelo Pizzutelli. È una proposta autorevole».
Premesso che Corrado Trento non ha mai scritto che Michele Marini sia stato candidato a sindaco e che – come aggiunto da Alessioporcu.it De Angelis gli ha detto “Servirebbe una figura alla Michele Marini” per tastarne il polso, se oggi De Angelis deve ribadire l’ovvio (che una cena è solo una cena) significa che qualcuno nel PD cittadino si è sentito destabilizzato. E non uno solo: più di qualcuno. Segno che quella cena ha toccato diversi nervi scoperti. E che nel PD cittadino, e più in generale nel centrosinistra, la situazione è tutt’altro che lineare.
Il fiuto della vecchia volpe
De Angelis è una vecchia volpe: sapeva benissimo che la notizia della cena sarebbe uscita. Francesco De Angelis mastica di politica da quando portava i calzoncini corti e giocava a figurine, ne ha viste e sentite di tutti i colori, ha superato senza affondare le peggiori tempeste, della grammatica politica conosce praticamente tutto, comprese le virgole. Sa perfettamente come funziona la comunicazione, sa come girano le notizie, sa che una cena in pieno centro storico, d’estate, con l’ex sindaco, non resta riservata a lungo. Se voleva discrezione e riservatezza, c’erano altre mille location, anche fuori Frosinone.
Perciò il punto non è la cena. Il punto è ciò che la cena ha fatto emergere. Il Partito ha reagito come se la cena fosse un tentativo di incoronazione. Non lo era. Ma il fatto che il PD abbia costretto De Angelis a dirlo apertamente è politicamente surreale.
De Angelis ha ribadito oggi che il candidato sindaco del PD è Angelo Pizzutelli. Nulla di nuovo. Pizzutelli è una candidatura autorevole, forte di un importante consenso personale costruito negli anni e di una presenza politica costante in Consiglio comunale. Il problema, però, è un altro: il PD, dopo aver detto (legittimamente) no al ticket PSI (Iacovissi sindaco, Pizzutelli vice), non ha fatto nulla di più per promuovere la candidatura a sindaco di Pizzutelli. Zero iniziative, zero strategia, zero politica. E quando manca la politica, la macchina non cammina. Infatti, l’operazione elezioni comunali 2027, nell’area riformista, è ferma. E qui sta il vero cortocircuito.
Senza subordinate
Il PSI, tramite il suo leader Gian Franco Schietroma, continua a ribadire, anche in queste ore, Vincenzo Iacovissi come candidato sindaco. Senza subordinate negoziali. Il PD continua a indicare Pizzutelli. Due nomi, due posizioni, nessuna sintesi. Le difficoltà tra i due Partiti sono note da tempo e lo stesso Pd ha riconosciuto la necessità di superare le divisioni interne e di costruire un’alleanza larga.
A questo punto, dunque, è politicamente coerente e sostenibile ritenere che De Angelis stia valutando anche altre strade per uscire dall’impasse. Che poi la soluzione eventuale si chiami Michele Marini, Paperino, Topolino o Zio Paperone, il concetto non cambia: se due candidature restano immobili, prima o poi qualcuno deve cercare una terza via. Per trovare una sintesi e arrivare a dama. Perché senza l’unità del centrosinistra, la fine del film delle comunali del 2027 a Frosinone è già scritta. La stessa degli ultimi 15 anni. Questo lo sanno anche i cestini ed i posacenere di Palazzo Munari.
Ed è proprio questo che rende la reazione del PD cittadino all’incontro conviviale De Angelis/Marini comprensibile, ma per certi versi veramente surreale. Il candidato sindaco ufficiale dem è Angelo Pizzutelli. Con il suo inconfondibile vocione Bruno Pizzul avrebbe detto “tutto molto bello“. Ma poi? Come si costruisce la coalizione? Come si supera il veto del PSI? E come si convince chi oggi non è disposto a convergere su Pizzutelli? Come si trasforma una candidatura di Partito in una candidatura realmente competitiva? Come si veicola il nome di Pizzutelli tra la gente, nei quartieri, tra il mondo dell’associazionismo? E come si costruisce la visione alternativa di Frosinone, rispetto a quella di chi la governa oggi?
Sono domande che non possono essere rinviate all’infinito. E questo non lo sa solo Francesco De Angelis: lo dovrebbero sapere tutti. Perché nel frattempo il tempo passa, anzi corre. Mancano sì e no dieci mesi alle elezioni.
Mastrangeli osserva e taglia i nastri
Il sindaco Riccardo Mastrangeli osserva questa grande confusione sotto il cielo del centrosinistra e se la ride. Perché la situazione è eccellente: per lui. Ormai in modalità campagna elettorale h24, il sindaco uscente può permettersi di guardare gli avversari discutere sul candidato, mentre la sua macchina amministrativa procede spedita. Il centrosinistra, invece, sta ancora discutendo su chi debba guidare la macchina.
La situazione nel PD ricorda uno sposo che dice: “La sposa l’ho scelta. Ma chiesa, vestito, ristorante, invitati, bomboniere e viaggio di nozze li decidiamo il giorno prima del matrimonio“. Il rischio è arrivare all’altare, da solo.
E mentre il centrosinistra litiga su chi debba condurlo all’altare, Mastrangeli sceglie, ancora una volta, di non mettersi seduto al tavolo della politica: preferisce il cantiere. Proprio nelle stesse ore in cui la cena al Moka faceva impazzire gli smartphone del centrosinistra, dagli uffici comunali arrivava una nota stampa che, a leggerla in controluce, è essa stessa un manifesto elettorale: ma scritto con il linguaggio dell’amministrazione, non con quello del Partito.
I lavori sulle scuole
L’annuncio riguarda l’avvio dei lavori di adeguamento antincendio in cinque plessi scolastici cittadini: la Aldo Moro di via Mastruccia, la Dante Alighieri di via Fosse Ardeatine, la Maiuri di viale Tevere, il plesso Ricciotti sempre di via Fosse Ardeatine e l’edificio Campo Coni di via Grappelli. Cantieri concentrati volutamente nel mese di agosto, per non interferire con l’inizio del nuovo anno scolastico, in una strategia che il Comune rivendica come più ampia: tra efficientamento energetico, miglioramento sismico, abbattimento delle barriere architettoniche e adeguamento impiantistico.
«Quando parliamo di una scuola non stiamo parlando semplicemente di muri, aule, impianti o edifici comunali», dichiara Mastrangeli. «Stiamo parlando del luogo al quale, ogni mattina, migliaia di mamme e papà affidano ciò che hanno di più prezioso: i propri figli». E ancora, rivendicando il metodo più che il singolo cantiere: «Abbiamo lavorato per intercettare queste risorse e oggi quelle risorse diventano cantieri, impianti, sicurezza e opere concrete […] Non ci siamo limitati alla manutenzione ordinaria: abbiamo scelto di programmare e investire sul futuro». Chiude con un registro volutamente personale, da nonno prima ancora che da sindaco: «Da padre e da nonno, prima ancora che da Sindaco, so bene quale sia il valore della serenità di una famiglia quando affida un bambino alla scuola. La sicurezza dei nostri ragazzi viene prima di tutto».
Sulla stessa linea l’assessore ai Lavori Pubblici Angelo Retrosi, che rivendica la programmazione tecnica dietro l’annuncio: «Abbiamo programmato le lavorazioni più importanti durante la pausa estiva, così da ridurre al minimo i disagi e arrivare all’inizio del nuovo anno scolastico con strutture ancora più sicure ed efficienti […] Le risorse vanno cercate, intercettate, progettate e poi tradotte in opere. Ed è quello che questa Amministrazione sta facendo».
Il vocabolario secondo Riccardo
Non una parola, in tutta la nota, su alleanze, coalizioni, candidature, avversari. Ed è proprio questo il punto politico più interessante della giornata: mentre il centrosinistra discute febbrilmente di nomi, veti e cene interpretate come incoronazioni, il sindaco uscente parla solo di cantieri, impianti antincendio e serenità delle famiglie. Non è un dettaglio casuale, è una scelta di campo precisa, ripetuta ormai a ogni uscita pubblica: lasciare agli altri il terreno scivoloso della politica dei nomi, e presidiare quello, molto più solido agli occhi dell’elettorato, delle opere concrete e già cantierate.
È su questo doppio binario che si giocheranno, con ogni probabilità, le prossime comunali: da una parte un centrosinistra che deve ancora decidere se vuole semplicemente presentarsi alle elezioni, o provare concretamente a vincerle; dall’altra un sindaco che scommette tutto sul racconto amministrativo, tenendosi accuratamente alla larga da ogni dibattito partitico che potrebbe, oggi, giocare a suo sfavore.
La vera domanda dunque non è se Michele Marini sarà candidato sindaco. Oggi non lo è. La vera domanda è perché, dopo quindici anni di sconfitte e divisioni, il centrosinistra continui a non riuscire a trasformare il proprio potenziale politico in una proposta unitaria: mentre l’avversario, silenziosamente, continua a tagliare nastri.
George Bernard Shaw, il celebre scrittore e drammaturgo irlandese, amava dire: “La politica è l’arte di cercare guai, trovarli, diagnosticarli male e applicare rimedi sbagliati“. Il centrosinistra i guai a Frosinone li ha trovati, da solo, 15 anni fa. Ora dovrebbe evitare di sbagliare pure i rimedi. Nel frattempo, i cantieri restano aperti tutta l’estate.
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