Un solo centro dedicato al disturbo da gioco d’azzardo per 1.827.571 residenti, pari ad appena 0,55 strutture ogni milione di abitanti. È il dato che colloca la Calabria all’ultimo posto in Italia per accessibilità territoriale potenziale ai servizi di aiuto, secondo l’analisi realizzata da “Oltre il Gioco”.
Il progetto “Oltre il Gioco” è un’iniziativa territoriale e sociale nata per la prevenzione e il contrasto del gioco d’azzardo patologico, comunemente indicato con il termine ludopatia, e viene spesso sviluppata attraverso una rete composta da enti locali e servizi di supporto psicologico.
L’indagine ha confrontato il numero dei centri censiti con la popolazione residente nelle diverse regioni italiane, utilizzando come indicatore il numero di abitanti potenzialmente serviti da ciascuna struttura. Non valuta, invece, la qualità delle prestazioni offerte. In Calabria il rapporto arriva a 1.827.571 abitanti per ogni centro censito, risultando il meno favorevole dell’intero Paese.
La distanza dalla media nazionale è particolarmente ampia. In Italia sono stati censiti complessivamente 241 centri su una popolazione di 58.942.828 abitanti, con un rapporto medio di una struttura ogni 244.576 residenti. Il dato calabrese è quindi più di sette volte superiore.
Il divario emerge anche dal confronto con le regioni che precedono immediatamente la Calabria in graduatoria. La Campania dispone di 11 centri, con un presidio ogni 506.246 abitanti. In Sicilia il rapporto è di una struttura ogni 397.933 residenti, mentre in Sardegna si arriva a un centro ogni 388.622 abitanti.
All’estremo opposto si trovano le Marche, che presentano la proporzione più favorevole: 18 centri per 1.479.832 residenti, pari a una struttura ogni 82.213 abitanti. Seguono la Liguria, con un centro ogni 116.307 residenti, e la Valle d’Aosta, dove l’unico presidio censito serve una popolazione di 122.554 abitanti.
Significativo anche il confronto con la Basilicata. La regione dispone di appena due centri, ma il rapporto è comunque di una struttura ogni 262.640 abitanti, decisamente più favorevole di quello registrato in Calabria. La Lombardia, pur contando il numero assoluto più elevato di presidi, pari a 43, si colloca invece al decimo posto: la consistenza della popolazione modifica profondamente la lettura dei valori assoluti.
Una questione di accessibilità territoriale
Il risultato non significa automaticamente che in Calabria le persone vengano curate peggio. L’analisi non prende in considerazione i tempi di attesa, il personale disponibile, la qualità clinica, il numero degli utenti presi in carico o la durata dei percorsi terapeutici. Ciò che evidenzia è una criticità relativa alla densità territoriale dei servizi.
La distinzione è importante: la ricerca misura un’accessibilità potenziale, non la reale facilità di presa in carico e neppure l’effettiva distanza tra il singolo cittadino e il presidio più vicino. Il numero dei centri, da solo, non consente quindi di stabilire quanto un servizio sia concretamente lontano.
Il dato assume però un peso particolare in Calabria, regione caratterizzata da una specifica conformazione geografica, da una popolazione distribuita su un territorio complesso e dalla presenza di numerose aree interne e montane. In questo contesto la distanza da una struttura può rappresentare un ostacolo concreto. Prima di iniziare un percorso di cura, infatti, una persona deve riuscire a individuare il servizio, contattarlo e raggiungerlo.
In Calabria un solo centro risulta censito per oltre 1,8 milioni di residenti, mentre la media nazionale è di circa 244mila abitanti per struttura. Un numero ridotto di presidi non dimostra automaticamente una carenza qualitativa dell’assistenza, ma segnala una minore disponibilità di servizi rispetto alla popolazione residente.
Le conseguenze coinvolgono le famiglie
Il disturbo da gioco d’azzardo non riguarda soltanto chi gioca. La ludopatia può avere conseguenze sulla condizione economica, sulle relazioni familiari, sulla vita lavorativa e sul benessere psicologico. La richiesta di aiuto, inoltre, non parte necessariamente dalla persona che manifesta il comportamento problematico: può essere un familiare, il partner oppure un amico a riconoscere per primo i segnali di difficoltà.
Tra i campanelli d’allarme possono esserci l’accumulo di debiti, le frequenti richieste di denaro, le bugie sulle spese sostenute, l’isolamento, l’irritabilità e il tentativo ripetuto di recuperare le somme perse continuando a giocare. Per questa ragione l’accessibilità dei servizi interessa l’intero nucleo familiare e non soltanto il giocatore.
I servizi ai quali chiedere aiuto
Chi sta affrontando un problema legato al gioco d’azzardo, così come un familiare preoccupato, può rivolgersi anche ai servizi nazionali per ricevere un primo orientamento. Il Telefono Verde dell’Istituto Superiore di Sanità dedicato alle problematiche legate al gioco d’azzardo risponde al numero 800 558822. Il servizio è gratuito e anonimo, è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 16, ed è rivolto anche a familiari e amici.
È disponibile anche il Numero Verde Nazionale Dipendenze 800 940 789, gratuito e anonimo, che offre orientamento sulle dipendenze, comprese quelle comportamentali. L’Istituto Superiore di Sanità mette inoltre a disposizione una mappatura dei centri di cura, attraverso la quale è possibile cercare le strutture per regione, provincia e tipologia di servizio.
La ricerca sottolinea che accessibilità territoriale e qualità clinica non coincidono. Un numero maggiore di centri non garantisce automaticamente percorsi terapeutici migliori, così come una disponibilità ridotta di strutture non dimostra da sola l’inefficacia dei servizi esistenti.
Dall’analisi rimangono esclusi elementi determinanti quali la dotazione di personale, la formazione degli operatori, i tempi di attesa, la continuità terapeutica, la presenza di équipe multidisciplinari e gli esiti dei trattamenti. Il dato calabrese costituisce tuttavia un campanello d’allarme sulla prima soglia di accesso alla cura: la possibilità di individuare e raggiungere facilmente il servizio al quale chiedere aiuto. Ed è proprio su questo fronte che la Calabria presenta, secondo l’elaborazione di “Oltre il Gioco”, il divario più marcato rispetto al resto d’Italia.
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Maria Rita Galati
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