Sul Trasimeno l’acqua è ormai abbastanza bassa da cambiare perfino il modo di muoversi. Dal 5 luglio 2026 il collegamento tra San Feliciano e Isola Polvese è sospeso proprio a causa della crisi idrica; ad agosto Busitalia ha dovuto limitare anche il trasporto delle persone in sedia a rotelle su alcune tratte perché il livello del lago ha aumentato la pendenza delle passerelle di imbarco. In mezzo a questa estate complicata è spuntata un’idea: usare pannelli fotovoltaici galleggianti per ridurre l’evaporazione dell’acqua.
L’ipotesi del fotovoltaico galleggiante sul Trasimeno è stata rilanciata dall’assessore regionale all’Ambiente e all’Energia Thomas De Luca. Per ora siamo ancora lontani da un impianto con coordinate, dimensioni e megawatt: non esiste un progetto definitivo sul lago. Nei documenti dell’Assemblea legislativa relativi al programma Basin4Energy, il fotovoltaico flottante compare già tra i possibili usi degli invasi recuperati, mentre viene precisato che le linee regionali non individuano ancora opere specifiche.
Una cosa, però, possiamo dirla già adesso: l’idea di usare i pannelli per ridurre l’evaporazione ha basi scientifiche solide. E viene studiata da anni.
Pannelli sull’acqua: mentre producono energia, fanno anche ombra
Il principio è quasi disarmante nella sua semplicità. Un impianto fotovoltaico galleggiante occupa una porzione dello specchio d’acqua e la scherma dalla radiazione solare diretta. Le strutture modificano inoltre l’azione del vento sulla superficie. Meno riscaldamento e meno vento significano, in determinate condizioni, meno acqua che passa allo stato di vapore.
La Banca Mondiale dedica al fotovoltaico galleggiante un intero manuale tecnico, Where Sun Meets Water, e inserisce la riduzione delle perdite d’acqua tra i vantaggi della tecnologia insieme alla produzione di elettricità e al minore consumo di suolo.
I numeri cambiano parecchio a seconda di clima, copertura e configurazione dei moduli, ed è proprio questo il dato interessante. In una sperimentazione in clima mediterraneo pubblicata nel 2024, una configurazione dei pannelli ha ridotto l’evaporazione dell’83,3%, con un risparmio stimato fino a circa 2,19 metri cubi d’acqua all’anno per metro quadrato occupato. Un altro esperimento aveva osservato riduzioni del 17% con copertura parziale e del 28% con quella completa. Sono studi effettuati in condizioni differenti, quindi quei valori non si possono appiccicare al Trasimeno con la calcolatrice e via. Servono però a mostrare che l’effetto esiste ed è misurabile.
Su scala molto più grande, uno studio pubblicato su Nature Sustainability ha simulato una copertura fotovoltaica del 30% su 114.555 bacini artificiali nel mondo. Il risultato teorico è enorme: 106 chilometri cubi d’acqua risparmiati ogni anno attraverso la minore evaporazione, oltre alla produzione di elettricità. Gli stessi autori avvertono che gli impianti di grandi dimensioni richiedono ulteriori studi sugli effetti a lungo termine.
In Corea del Sud i pannelli formano perfino un fiore
Il fotovoltaico galleggiante non vive soltanto nei modelli al computer. Alla diga di Hapcheon, in Corea del Sud, K-water gestisce un impianto da circa 41,5 MW, entrato in funzione nel 2021 e realizzato dopo precedenti sperimentazioni sullo stesso bacino. Una parte dei moduli è stata disposta seguendo la forma del fiore di prugno, simbolo della zona. Persino una distesa fotovoltaica, insomma, può evitare di sembrare un parcheggio visto dall’alto.
Hapcheon è però il bacino di una diga. Il Trasimeno ha caratteristiche molto diverse e interessanti proprio per capire fin dove possa spingersi questa tecnologia.
Secondo la documentazione della Regione Umbria, ha una superficie intorno ai 124 chilometri quadrati ed è un lago estremamente poco profondo, con circa sei metri nel punto massimo. È inoltre privo di un emissario naturale e il suo livello è fortemente legato all’andamento delle precipitazioni. Una specie di enorme piatto d’acqua, quindi, particolarmente sensibile a quello che arriva dal cielo e a quello che se ne va dalla superficie.
Sul Trasimeno serve un progetto costruito sul lago
Qui entra la cautela necessaria, senza trasformarla in una condanna preventiva. Il Trasimeno è un lago naturale e il suo specchio d’acqua rientra nel Parco regionale e nella Rete Natura 2000. Coprirne una parte modifica inevitabilmente luce, temperatura dell’acqua, azione del vento e circolazione superficiale. Quanto? Dipende da dove vengono installati i moduli, da quanti sono e da come vengono disposti.
Uno studio pubblicato su Nature Water nel 2024 conferma proprio il doppio interesse della tecnologia: produrre elettricità e contemporaneamente limitare le perdite per evaporazione. Sul fronte ecologico, gli autori chiedono però valutazioni specifiche quando gli impianti interessano laghi naturali, perché ombreggiamento e variazioni della circolazione possono influire sull’ecosistema in modi differenti da bacino a bacino.
È il passaggio che manca oggi per parlare seriamente del Trasimeno: quale superficie, in quale zona e con quale percentuale di copertura. Dieci ettari e dieci chilometri quadrati raccontano due storie completamente diverse. Senza questi numeri si può valutare la tecnologia, molto meno il futuro impianto.
Portare acqua e perderne meno sono due pezzi dello stesso problema
Nel frattempo al Trasimeno una parte dell’acqua sta già arrivando da fuori. Il 28 febbraio è stata attivata l’adduzione da Montedoglio con una portata di circa 200 litri al secondo. Un mese dopo il contatore installato con l’Università di Perugia registrava valori tra 200 e 207 litri al secondo e oltre mezzo milione di metri cubi immessi nel lago. La fase successiva prevede i lavori sul Paganico per aggiungere altri 800 litri al secondo.
E qui il fotovoltaico galleggiante trova forse la sua collocazione più sensata nel racconto del lago. L’adduzione prova ad aumentare ciò che entra. I pannelli potrebbero aiutare a diminuire ciò che se ne va attraverso l’evaporazione. Nel mezzo ci sono dragaggi, manutenzione dei canneti, darsene e gestione di un ecosistema che la Regione ha già dovuto affrontare con interventi straordinari durante questa estate.
Pensare al fotovoltaico galleggiante come sostituto dell’acqua da portare al Trasimeno avrebbe poco senso. Considerarlo uno degli strumenti per conservarne di più, invece, è esattamente uno degli impieghi per cui questa tecnologia viene studiata nel mondo.
Ora servono i metri quadrati. E servono studi fatti sul lago, non semplicemente trasferiti da una diga coreana o da un bacino sperimentale. Ma liquidare l’idea perché i pannelli starebbero sull’acqua significa saltare un pezzo abbastanza ingombrante della storia: sull’acqua il fotovoltaico produce energia e può anche farne evaporare meno. Al Trasimeno, in questo momento, entrambe le cose meritano almeno di essere misurate.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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