La Cassazione chiarisce che la categoria catastale A/1 dipende da una valutazione complessiva di materiali, finiture, posizione e tecnologie. La superficie rileva solo per le agevolazioni fiscali come la prima casa, non per il classamento catastale.
L’Agenzia delle Entrate classifica un appartamento in categoria A/1 — immobile signorile — con tutte le conseguenze fiscali che ne derivano, dalla tassazione IMU più elevata all’esclusione dalle agevolazioni prima casa. Il proprietario contesta: l’appartamento ha una mansarda con soffitti bassi e la superficie abitabile non supera i limiti fissati dal decreto ministeriale sulle abitazioni di lusso. Il giudice di merito gli dà ragione. La Cassazione ribalta tutto.
La domanda che molti proprietari di immobili si pongono quando ricevono un classamento catastale contestato è se un appartamento venga classificato A/1 in base ai metri quadri o alla qualità delle finiture: la risposta della Cassazione, con l’ordinanza n. 11727 del 2026, è che i metri quadri non c’entrano con il classamento catastale. La categoria A/1 si attribuisce sulla base di una valutazione complessiva della qualità — materiali, finiture, posizione, caratteristiche tipologiche e tecnologiche — indipendentemente dalla superficie. La superficie rileva solo per un fine diverso: stabilire se l’immobile sia di lusso ai sensi del Dm 2 agosto 1969, e quindi se sia escluso da certe agevolazioni fiscali.
Cosa distingue un A/1 da un A/2
Le categorie catastali per le abitazioni — A/1, A/2, A/3 e così via — non hanno una definizione legislativa precisa. La Cassazione lo ha riconosciuto più volte, ricordando che i criteri di distinzione tra categorie sono incerti e che la qualificazione di un’abitazione come signorile, civile o popolare corrisponde alle nozioni presenti nell’opinione generale in un determinato contesto spazio-temporale.
L’attribuzione della rendita catastale riguarda le caratteristiche oggettive del bene nella sua destinazione ordinaria — non il valore soggettivo attribuito dal proprietario né il prezzo di mercato. L’atto di classamento guarda al bene in sé, alle sue qualità intrinseche e al contesto in cui si trova.
I criteri per la categoria A/1: una valutazione complessiva
La Cassazione elenca i criteri che il giudice di merito deve considerare per stabilire se un immobile rientri nella categoria A/1. Si tratta di una valutazione complessiva che considera la collocazione nel contesto territoriale, l’ordinarietà catastale del fabbricato, le caratteristiche costruttive — qualità dei materiali e livello delle finiture — le caratteristiche tipologiche — elementi architettonici, altezza del fabbricato, numero dei piani dell’appartamento e loro connessione, distribuzione e utilizzabilità dei vani, presenza di locali di servizio — lo stato manutentivo e la dotazione di impianti tecnologici avanzati.
Questi elementi devono essere valutati rispetto ai canoni costruttivi ordinariamente riscontrabili nel contesto in cui si trova l’immobile. Un appartamento con finiture di livello superiore alla media, in un contesto di pregio, con caratteristiche costruttive e tecnologiche che lo distinguono dalle abitazioni ordinarie, è classificabile A/1 anche se non è grande.
Perché la superficie non rileva per il classamento
Nel caso esaminato, i giudici di merito avevano applicato la logica sbagliata. Avevano misurato la superficie abitabile dell’appartamento — escludendo la mansarda perché con altezze inferiori ai limiti di abitabilità — e avevano concluso che, non superando le soglie del Dm 2 agosto 1969, l’immobile non poteva essere classificato A/1.
La Cassazione ha bocciato questo ragionamento su due piani. Il primo: la superficie è irrilevante per il classamento catastale. I metri quadri contano solo per stabilire se un immobile sia di lusso ai sensi del Dm 2 agosto 1969 — una qualificazione che serve non per attribuire la categoria catastale ma per escludere l’accesso ad agevolazioni fiscali come le agevolazioni prima casa nella loro versione previgente. Il secondo: anche quando la superficie rileva, ciò che conta è la superficie utilizzabile — l’idoneità degli ambienti allo svolgimento di attività proprie della vita quotidiana — non la superficie abitabile in senso tecnico-edilizio. Una mansarda parzialmente bassa può essere utilizzabile anche se non è tecnicamente abitabile.

La distinzione tra classamento A/1 e abitazione di lusso
La sentenza chiarisce un punto che genera frequente confusione: un immobile classificato A/1 non è necessariamente un’abitazione di lusso ai sensi del Dm 2 agosto 1969, e viceversa. Sono due qualificazioni distinte con finalità diverse.
La categoria catastale A/1 serve a determinare la rendita catastale e di conseguenza la base imponibile per IMU, TASI e altre imposte immobiliari. La qualificazione come abitazione di lusso ai sensi del Dm 1969 serve a stabilire se l’immobile possa accedere a certe agevolazioni fiscali. I criteri sono diversi, la superficie rileva solo per la seconda qualificazione, e la prima non implica automaticamente la seconda.
La regola pratica
Chi riceve un classamento catastale in categoria A/1 e vuole contestarlo non può limitarsi a misurare i metri quadri. Deve dimostrare che le caratteristiche qualitative dell’immobile — finiture, materiali, posizione, tecnologie — non sono superiori alla media degli edifici del contesto in cui si trova. È una valutazione che richiede un’analisi tecnica approfondita e il confronto con gli standard costruttivi ordinari della zona.
L’Agenzia delle Entrate che attribuisce la categoria A/1 deve fondare la propria decisione su questa stessa valutazione complessiva, non su parametri dimensionali. Un accertamento che si basi esclusivamente sulla superficie o che non consideri le caratteristiche qualitative concrete dell’immobile è vulnerabile in giudizio.
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Angelo Greco
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