Di recente, in Aspromonte, un gruppo scout ha intrapreso un sentiero del Parco Nazionale dell’Aspromonte che si è rivelato così problematico da mettere in seria difficoltà i 18 partecipanti, rendendo necessario l’intervento del Soccorso Alpino, della Guardia di Finanza, dei Vigili del Fuoco e dei Carabinieri, con la collaborazione della Commissione Straordinaria del Comune di San Luca. La difficile accessibilità del luogo e le condizioni di salute di alcuni degli scout hanno persino reso necessario il loro trasporto con l’elisoccorso dei Vigili del Fuoco.
Scrive CityNow: «Dalle prime verifiche, sembrerebbe che il sentiero scelto dal gruppo, sulla base delle indicazioni disponibili sul sito web del Club Alpino Italiano – C.A.I., sia in realtà risultato impraticabile, per la presenza di alta vegetazione».
Il sentiero in questione è il 103, nel tratto Polsi–San Luca, tappa del Sentiero Italia (o Sentiero Calabria, secondo la denominazione adottata dalla Regione Calabria).

Eppure, una verifica che chiunque può effettuare dimostra che le indicazioni pubblicate sul sito ufficiale del CAI sono corrette e aggiornate. In particolare, la scheda relativa al percorso riporta chiaramente:
«29/04/2025 Tappa che si interrompe in prossimità dell’alveo del Fiume Bonamico dove le recenti piene hanno eroso le sponde e cancellato il sentiero».
Nell’ampia scheda disponibile sul sito viene inoltre specificato che «il sentiero … prosegue nella contrada Salita dei Panzi e tra ginestre, felci e rovi si arriva al greto della fiumara (in quest’ultimo tratto potrebbero incontrarsi rovi che ostruiscono il passaggio)».
https://sentieroitaliamappe.cai.it/index.php/view/map/?repository=sicaipubblico&project=SICAI_Pubblico#15.705932,38.063980,16.155147,38.221748|Segnalazioni,Sentiero%20Italia%20CAI%20Escursionismo,Punti%20tappa,Varianti%20temporanee,SICAI%20Escursionismo|predefinito,,predefinito,predefinito,predefinito|1,1,1,1,1
È dunque difficile sostenere che il CAI non avesse segnalato le criticità del percorso. Al contrario, le informazioni disponibili indicavano espressamente la presenza di problemi di percorribilità e, in particolare, la cancellazione del sentiero in prossimità dell’alveo del Bonamico.
Il percorso 103 è, inoltre, uno degli assi portanti del Catasto Ufficiale dei Sentieri del Parco Nazionale dell’Aspromonte. Sul sito web del Parco, tuttavia, non viene fornita alcuna informazione analoga sulle difficoltà di percorrenza.
Questa è la descrizione del percorso riportata sul sito del Parco:
«Dal Santuario della Madonna di Polsi si resta in quota, prima di iniziare la discesa lungo la Fiumara Buonamico che conduce all’invaso del Lago Costantino, originato da una frana che nel gennaio 1973 ostruì il corso del torrente e in seguito prosciugato dal continuo apporto di detriti. Proseguendo il cammino si costeggia la località “San Gianni” ed oltrepassando Case Stranges si prende la salita per raggiungere San Luca».
Nessun avviso segnala le difficoltà che si possono incontrare lungo il percorso. Al contrario, dal sito del Parco è possibile scaricare tranquillamente la traccia digitale dell’itinerario e una carta in scala 1:25.000.
Sempre nell’articolo di CityNow si legge: «Il Prefetto, infine, richiama l’attenzione degli Enti competenti (Parco Nazionale d’Aspromonte, Club Alpino Italiano – C.A.I.) sull’opportunità di verificare l’aggiornamento delle informazioni fornite sui propri siti, con particolare riferimento alla percorribilità dei sentieri».
Il richiamo del Prefetto, tuttavia, mette sullo stesso piano due realtà profondamente diverse.
Il CAI, pur essendo un’associazione prestigiosa e altamente competente, si fonda sull’impegno dei propri volontari, che operano in coerenza con gli scopi sociali dell’associazione, tra i quali rientra anche la cura e la valorizzazione della rete sentieristica. E, nel caso specifico, il CAI ha svolto correttamente il proprio compito, fornendo informazioni puntuali e aggiornate sulla situazione del sentiero 103.
Il Parco Nazionale dell’Aspromonte è invece un Ente Pubblico, dotato di risorse, strumenti e mezzi messi a disposizione dallo Stato per lo svolgimento dei propri compiti istituzionali, tra i quali rientra anche la gestione e la manutenzione della rete sentieristica inserita nel proprio Catasto.
Siamo consapevoli delle restrizioni, dei recenti tagli e delle lungaggini burocratiche che possono rendere particolarmente difficile la manutenzione di una rete di circa 400 chilometri di sentieri. Proprio per questo, però, laddove il Parco non sia in grado di garantire la piena manutenzione e percorribilità di un itinerario, è indispensabile che ne dia tempestiva e corretta informazione a quanti intendano percorrerlo.
Il principio è lo stesso che vale per le infrastrutture stradali: quando una strada di competenza dell’ANAS non è percorribile in condizioni di sicurezza, viene interdetta al traffico e l’utenza viene informata. Analogamente, per i sentieri ufficialmente inseriti nel Catasto del Parco, laddove la percorribilità non possa essere garantita, deve essere chiaramente indicata l’eventuale impraticabilità o la presenza di condizioni di rischio, evitando che la sola disponibilità di una traccia digitale o di una carta possa essere interpretata come garanzia di percorribilità.
Del resto, in passato lo stesso Parco, consapevole delle difficoltà di manutenzione del sentiero Polsi–San Luca, aveva individuato una bretella alternativa, la 103a, riportata nella mappa tuttora disponibile sul proprio sito. Si tratta della pista carrabile denominata di Santa Maria, che collega Polsi a San Luca per circa 18 chilometri.
È proprio la presenza di questa alternativa a dimostrare come il problema della percorribilità del collegamento Polsi–San Luca non sia nuovo e come, nel tempo, siano già state individuate soluzioni per consentire di affrontarlo.
L’obiettivo non è individuare un capro espiatorio, ma richiamare ciascun soggetto alle proprie responsabilità e, soprattutto, garantire a chi frequenta l’Aspromonte informazioni corrette, complete e tempestive. Il CAI, in questo caso, ha fornito informazioni aggiornate sulle criticità del sentiero; spetta invece al Parco, in quanto Ente titolare della gestione della propria rete sentieristica, assicurare che i percorsi inseriti nel proprio Catasto siano adeguatamente manutenuti oppure, quando ciò non sia possibile, che la loro impraticabilità o le eventuali condizioni di rischio siano chiaramente segnalate. La sicurezza degli escursionisti non può prescindere da una corretta informazione e da una precisa assunzione di responsabilità da parte di chi ha il compito di garantire la fruibilità della rete sentieristica.
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Redazione Pianainforma.it
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