«I fondi 0-6 penalizzano le famiglie venete»: la battaglia Fism sui finanziamenti alle scuole


Si parla senza mezzi termini di un’«iniquità». A usare questa parola inequivocabile è Paola Roma, assessora ai Servizi sociali della Regione del Veneto che parla di un’«iniquità che ricade sulle famiglie» venete. L’assessora fa riferimento, attraverso un comunicato diramato dalla Regione del Veneto il 14 luglio 2026, al dossier della Federazione italiana scuole materne (Fism) Veneto presentato nel febbraio scorso, che ha denunciato come i criteri di ripartizione tra le Regioni delle risorse (pari a 144 milioni di euro l’anno) destinate alle scuole dell’infanzia siano scorrette. Risorse che sono messe nero su bianco nel Piano d’azione nazionale pluriennale per il Sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni.
«La contestazione che abbiamo mosso attraverso il dossier è per un’ingiustizia palese – spiega Mirco Cecchinato, da 7 anni alla guida della Federazione italiana scuole materne (Fism) oggi dette dell’infanzia, di Padova – Nella ripartizione dei fondi che ciclicamente lo Stato garantisce alle Regioni per le scuole dei bambini 0-3 anni, attraverso il Piano d’azione nazionale, vengono conteggiati solo i bambini frequentanti gli asili nido pubblici e quelli privati convenzionati con i Comuni (in tutto poco più di 11 mila posti in Veneto). Da questo conteggio sono esclusi i piccoli che frequentano i nidi privati autorizzati e accreditati, privi di una convenzione attiva. Ed è la maggior parte dei gestori non profit, che accolgono circa 20 mila bambini». Il problema di fondo è questo: in Veneto ci sono molti asili nido privati, autorizzati e accreditati, ma non convenzionati. Va ricordato che per questi tre passaggi è il Comune dov’è collocata la scuola il principale interlocutore: rilascia l’autorizzazione, concede l’accreditamento e stipula le convenzioni con i nidi privati (l’Ulss di zona svolge funzioni di supporto e verifica per gli aspetti di sua competenza). È da tenere presente che gli asili nido sono convenzionati con il Comune di appartenenza, mentre le scuole dell’infanzia (anche quelle private paritarie), sono tutte convenzionate con l’Ufficio scolastico regionale perché fanno parte del Sistema pubblico d’istruzione. Un altro aspetto utile per capire la questione è che in Veneto la quota destinata dal Piano d’azione nazionale è divisa tra gli asili nido (0-3 anni) e le scuole dell’infanzia (3-6 anni) al 50 per cento, metà per ogni ordine.
Questi numeri di alunni non corrispondenti alla realtà determinano un ammanco economico, quindi a finanziamenti non assegnati agli istituti privati e, a cascata, a una ricaduta negativa su diverse famiglie venete. La Fism Veneto ha calcolato una perdita destinata ai servizi per l’infanzia 0-6 in Regione di circa 12 milioni per il periodo 2022-2025 che sale a 28,5 milioni per il quinquennio 2026-2030. Per Padova e provincia la cifra mancante per le scuole private, nel quinquennio 2026-2030, è di 3 milioni e mezzo di euro. «Sono cifre importanti che si ripercuotono direttamente sulla qualità dei servizi che offriamo nelle nostre realtà educative – ammonisce Mirco Cecchinato – Nonostante questo mancato introito che subiamo già da qualche anno, le scuole legate alla Fism lavorano bene; non facciamo mancare niente ai nostri bambini. Certamente se avessimo le risorse che ci spettano, potremmo attivare altri interventi e migliorare quelli già esistenti». Per Cecchinato la questione va risolta «o attivando le convenzioni per tutti gli istituti pareggiando la base di calcolo, o in alternativa inserendo nel conteggio anche quelle scuole che non sono convenzionate perché comunque rimangono strutture presenti che elargiscono servizi».
Ritornando al comunicato della Regione del Veneto su questa problematica, l’assessora Roma ammonisce che «questo modello di riparto penalizza fortemente il Veneto, un territorio in cui il privato garantisce i due terzi dell’offerta complessiva. Il Fondo considera appena 11.818 utenti a fronte di una platea reale di oltre 30 mila bambini regolarmente accolti nelle strutture del territorio. Si tratta di una iniquità rispetto ai Livelli essenziali delle prestazioni (Lep)». A proposito delle dichiarazioni e dell’impegno profuso dall’assessora regionale per questa problematica, Cecchinato fa presente che «si è impegnata sin da subito con noi in questa battaglia; è stata bravissima ad accogliere il nostro lamento e a portarlo in Commissione». Il presidente di Fism Padova fa riferimento alla Commissione istruzione della Conferenza delle Regioni che lo scorso febbraio ha accolto la posizione del Veneto. «Per far fronte alla situazione confidiamo nell’intervento del Consiglio regionale del Veneto che si è appena insediato. Va tenuto presente che sono risorse che mancano ai Veneti» conclude.

Fism Padova raggruppa 179 strutture

Alcuni dati e spunti per capire il “modello Veneto” per gli asili nido e per le scuole dell’infanzia: il privato sociale per i bambini 0-6 anni copre due terzi dei posti, mentre il pubblico risponde ad appena un terzo della domanda. Il 60 per cento dei bambini frequenta la scuola dell’infanzia paritaria con un contributo ministeriale pro capite pari a un settimo del costo medio dello studente statale che è di 7.204 euro (dato del Ministero dell’istruzione e del merito Mim, gennaio 2026). In Veneto, così come a Padova, il 67 per cento delle scuole dell’infanzia sono gestite dalla Federazione italiana scuole materne, Fism (attraverso le parrocchie o associazioni “costole” dalle parrocchie) e il restante da paritarie comunali e statali. La Fism di Padova raduna le scuole di ispirazione cristiana nella città di Padova e provincia e conta 179 strutture di cui 29 in città. Oltre a queste sono 57 gli asili nido integrati, cioè presenti all’interno delle scuole dell’infanzia e uno non integrato.

Fism Padova chiede il sostegno anche di Anci

Mirco Cecchinato e Simonetta Rubinato, delegata nazionale delle scuole 0-6 anni, chiedono che anche l’Associazione nazionale Comuni italiani (Anci) Veneto sostenga la battaglia contro l’iniquità nella distribuzione delle risorse per le scuole 0-6 anni, «per porre fine a una ripartizione di risorse pubbliche davvero penalizzante per le famiglie e la comunità veneta».


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 Andrea Canton

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