Droni e sensoriper fermareil fuocosul nascere


Il progetto Mopid della Cooperativa lucana Coing integra sensori IoT, piattaforme cloud e droni per il monitoraggio precoce degli incendi boschivi, riducendo i tempi di risposta e migliorando l’efficacia degli interventi

 

Nel corso del 2025 l’Italia è tornata a fare i conti con un’emergenza che, puntualmente, sembra non concedere tregua. Secondo i dati di Ispra e del sistema europeo European Forest Fire Information System, tra genna­io e metà settembre dell’anno scorso si sono registrati circa 1.600 grandi incendi boschivi, con quasi 890 km² di superfi­cie bruciata. Sedici le regioni coinvolte, con Sicilia, Calabria, Puglia e Campania a rappre­sentare l’85% delle aree colpite. In questo scenario, anticipare diventa una necessità operati­va. Intercettare il fuoco nella fase iniziale significa ridurre drasticamente gli impatti su­gli ecosistemi e sulle comunità.

A muoversi in questa direzio­ne è Coing, cooperativa lucana guidata da un team di ingegne­ri con competenze integrate nell’ambito dell’elettronica, dell’IoT e delle piattaforme cloud, tra cui Gianfranco Spal­luto, CEO & co-founder, e Giu­seppe Volpe, CTO & co-foun­der. L’azienda ha sviluppato NoFire, un sistema per il mo­nitoraggio intelligente degli incendi boschivi. Su questa base, successivamente, è nato il progetto Mopid, che integra droni e sensori IoT per rilevare tempestivamente incendi, ve­rificarli attraverso immagini ottiche e termiche e allertare le autorità competenti.

Un sistema orientato alla prevenzione

In particolare, NoFire ha ori­gine dall’esperienza diretta sul campo e dalla necessità di superare i limiti dei sistemi tra­dizionali. «NoFire – commenta Gianfranco Spalluto – nasce da un’esigenza molto concreta: in­tercettare l’incendio nella sua fase iniziale, quando è ancora facilmente gestibile e prima che si trasformi in un evento critico. L’esperienza maturata sul campo ci ha mostrato co­me i sistemi tradizionali siano spesso orientati alla rilevazio­ne tardiva, quando il danno è già in atto».

Da sinistra, Giuseppe Volpe e Gianfranco
Spalluto, rispettivamente CTO & co-founder
e CEO & co-founder della cooperativa Coing

Spalluto racconta i passaggi che hanno portato alla nascita di NoFire, dalla progettazione alla messa in campo. «Abbia­mo sviluppato un sistema di­stribuito basato su nodi intel­ligenti installati sul territorio, la cui densità e distribuzione vengono definite in funzione delle caratteristiche specifiche del contesto, come la tipologia di vegetazione, la presenza di sottobosco sensibile e sentie­ri di maggiore frequentazione umana. Ogni nodo è dotato di sensori di temperatura e umi­dità e di un microcontrollore che analizza in continuo l’an­damento di questi parametri su una scala temporale di mi­nuti, calcolando un indice di rischio incendio. Quando tale indice supera una soglia cri­tica, il nodo attiva il modulo radio (LoRaWAN o NB-IoT) e trasmette un alert geolocaliz­zato alla piattaforma».

Il passaggio a una logica distri­buita segna un cambio di para­digma: il monitoraggio diventa continuo, adattivo e radicato nel territorio, con una capacità di prevenzione che cresce con la qualità dei dati raccolti. Questo approccio non nasce come soluzione isolata, ma si inserisce in una visione più ampia sviluppata da Coing negli anni: la realizzazione di un ecosistema IoT modulare, scalabile e adattabile a diversi contesti applicativi.

Le stesse logiche tecnologiche alla base di NoFire – integrazione tra sensoristica, comunicazione wireless, elaborazione edge e piattaforme cloud – sono infatti utilizzate anche in altri ambiti, come il monitoraggio energeti­co, la gestione delle risorse idri­che, l’agricoltura di precisione e il controllo di infrastrutture. Questo consente di ridurre i tempi di sviluppo, ottimizzare i costi e adattare rapidamente le soluzioni alle specificità del territorio, mantenendo un’ele­vata flessibilità progettuale.

«Dal punto di vista tecno­logico – prosegue Giuseppe Volpe – l’ossatura di NoFire è stata progettata con un ap­proccio modulare, adattabile ed espandibile, proprio per rispondere alla variabilità dei contesti operativi. In primo luogo, è possibile scegliere la tecnologia di comunicazione più adatta: tipicamente Lo­RaWAN per coperture estese e a basso consumo, NB-IoT dove disponibile una rete cellulare affidabile.

Allo stesso modo, la piattaforma è pensata per integrare ulteriori livelli di sensoristica e dispositivi, am­pliando progressivamente le funzionalità del sistema. È pos­sibile, per esempio, aggiungere dispositivi per il monitoraggio delle presenze umane nelle aree boschive, sensori di CO₂ per rafforzare la validazione degli eventi, oppure telecame­re (ottiche/termiche) installate in punti strategici, in grado di supportare sia la segnalazione sia le operazioni di intervento. Questa architettura flessibile, basata su tecnologie IoT, ed­ge computing e piattaforme cloud, consente a NoFire di evolvere nel tempo e di adat­tarsi a scenari molto diversi, mantenendo al centro l’obiet­tivo di una prevenzione sempre più efficace e tempestiva».

In questo senso, NoFire rappre­senta non solo una soluzione verticale, ma anche un esempio concreto di come un approccio IoT modulare possa applicarsi in modo efficace alla gestione intelligente del territorio.

Tempestività e supporto alle decisioni

Il nodo NoFire è dotato di sensori di temperatura e umidità e di un microcontrollore che analizza in continuo l’andamento di questi parametri su una scala temporale di minuti, calcolando un indice di rischio incendio

La prevenzione rappresenta il cuore del sistema e si traduce in obiettivi concreti. «L’obiet­tivo di NoFire è intervenire nella fase iniziale dell’incen­dio, quando è ancora gestibile in modo rapido ed efficace. In termini di tempestività, i no­di analizzano continuamente temperatura e umidità, indi­viduando variazioni anomale in pochi minuti e generando allarmi precoci, spesso prima che il fenomeno sia visibile».

Qui emerge con forza il valore del tempo: pochi minuti pos­sono fare la differenza tra un principio di incendio e un even­to fuori controllo. «L’integra­zione con sensori aggiuntivi, come CO₂ o sistemi di visione, rafforza ulteriormente l’affida­bilità – prosegue Giuseppe Vol­pe – Sul fronte del supporto alle decisioni, la piattaforma con­sente di monitorare in tempo reale la rete, visualizzare alert geolocalizzati e seguire l’evo­luzione dell’evento, facilitan­do scelte rapide come l’invio di squadre o l’attivazione di verifiche con droni. In questo modo, NoFire si configura co­me un sistema integrato che trasforma i dati in azioni, mi­gliorando efficacia e tempesti­vità degli interventi».

L’integrazione del drone nel sistema

L’inserimento del drone rap­presenta un passaggio evo­lutivo per migliorare il col­legamento tra rilevazione e intervento. «L’introduzione del drone nasce dalla neces­sità di migliorare il passaggio tra rilevazione dell’incendio e azione operativa. Il sistema NoFire individua precocemen­te condizioni di rischio, ma è fondamentale verificarne ra­pidamente natura ed entità» sottolinea Spalluto.

Il limite dei sistemi tradiziona­li non è solo “vedere tardi”, ma anche “capire tardi”. È proprio qui che il contributo del drone diventa decisivo, prosegue il CEO di Coing. «Il drone con­sente di raggiungere in tempi brevi l’area segnalata e ottene­re una conferma visiva imme­diata, tramite immagini otti­che e termiche, distinguendo tra falso allarme, principio di incendio o evento già evoluto. Oltre alla verifica, diventa uno strumento di supporto opera­tivo: la visione dall’alto per­mette di seguire l’evoluzione dell’incendio e supportare le squadre in azione sul campo, migliorando coordinamento, sicurezza ed efficacia dell’in­tervento, soprattutto in conte­sti complessi. In questo senso, il progetto Mopid integra il drone come elemento cen­trale del sistema, collegando direttamente il dato rilevato all’azione sul territorio».

Automazione, ai e gestione operativa

Mopid si innesta nell’ecosiste­ma NoFire automatizzando il passaggio dall’allerta all’azio­ne. «Mopid – spiega Giuseppe Volpe – è progettato come un’estensione dell’ecosistema NoFire, in cui il passaggio da rilevazione a verifica avviene in modo automatico e integra­to. Quando un nodo rileva un indice di rischio incendio ele­vato, invia un alert geolocaliz­zato alla piattaforma. A questo punto, il sistema può tradurre automaticamente l’evento in una missione di volo, utiliz­zando le coordinate del nodo come destinazione operativa».

La vera innovazione è nella continuità del processo: non più passaggi manuali, ma una catena automatizzata che ri­duce drasticamente i tempi decisionali. «Il drone viene attivato e indirizzato verso l’area critica, dove esegue una ricognizione e trasmette in tempo reale immagini ottiche e termiche. Questo consente una verifica visiva immediata dell’evento, riducendo drasti­camente i tempi tra segnala­zione e valutazione. Il valore aggiunto è proprio nella con­tinuità del processo: sensore, piattaforma e drone operano come un unico sistema coor­dinato, in grado di trasformare un dato ambientale in un’azio­ne concreta sul campo, sup­portando gli operatori in modo rapido ed efficace».

L’integrazione dei droni intro duce vantaggi evidenti: «L’in­tegrazione dei droni consente una verifica rapidissima degli allarmi, riducendo i tempi di intervento e migliorando la precisione nell’individuazione dei focolai. La visione dall’al­to permette inoltre di seguire l’evoluzione dell’incendio e di supportare in modo concreto le operazioni di spegnimento, soprattutto in aree difficilmen­te accessibili».

Accanto ai benefici, emergo­no però anche complessità operative legate alla gestione reale sul campo. «Le principa­li sfide riguardano gli aspetti normativi, l’autonomia di vo­lo e l’operatività in ambienti complessi. L’approccio adot­tato è stato quello di integrare il drone in modo semplice ed efficace all’interno del sistema, automatizzando i processi e rendendolo uno strumento re­almente utilizzabile dagli ope­ratori sul campo».

Infine, il ruolo dell’intelligenza artificiale si affianca alle com­petenze umane, senza sostitu­irle. «L’intelligenza artificiale gioca un ruolo crescente nel sistema, supportando l’analisi dei dati ambientali e, progres­sivamente, delle immagini acquisite dai droni. L’obiettivo è migliorare la qualità degli al­larmi, individuare pattern di rischio e fornire informazioni sempre più accurate».

La tecnologia evolve, ma il presidio umano resta centra­le. «Il sistema è pensato come strumento di supporto e non di sostituzione dell’operatore. L’elemento umano resta cen­trale nel processo decisionale. Gli utenti ideali sono enti loca­li, Protezione Civile e soggetti che operano nella gestione del territorio. Le interfacce sono progettate per essere intuitive e accessibili, mentre le fun­zionalità più avanzate posso­no essere utilizzate con una formazione mirata. Le prime esperienze sul campo – conclu­de Gianfranco Spalluto – con­fermano come l’integrazione tra sensoristica intelligente e supporto aereo consenta in­terventi più tempestivi, mirati ed efficaci, contribuendo a una gestione più sostenibile del ri­schio incendio».


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 

Source link

Di