risultati progetto Scenarios su Alessandria e Montecastello


ALESSANDRIA – “Sui pfas non bisogna abbassare la guardia. Lo dico da scienziato, da padre di famiglia e da cittadino di Alessandria“. Queste le parole in Commissione Sicurezza e Ambiente di Alessandria del professor Francesco Dondero, docente di Ecologia dell’Università Piemonte Orientale, nel presentare le attività svolte nell’ambito del progetto Scenarios, una iniziativa internazionale di ricerca sui cosiddetti “inquinanti eterni” finanziata dall’Europa con protagoniste 19 organizzazioni di dieci Paesi europei, oltre a Israele, Usa e Canada, scattata il 1° novembre 2021 e terminato ufficialmente lo scorso 30 aprile.

Tre i pilastri alla base di Scenarios: facilitare la misurazione dei pfas, l’analisi del rischio per la salute e la definizione delle soglie di sicurezza. Ad aprile 2025 è scattato il reclutamento dei cittadini di Alessandria, Montecastello e Frugarolo: sono state analizzati i campioni di sangue, urine e di acqua potabile proveniente dalle loro abitazioni. Nel territorio di Alessandria, in particolare, si è proceduto a centri concentrici. Le circa 270 persone reclutate sono residenti in tre diverse fasce: entro un raggio di 3 km dal Polo Chimico di Spinetta Marengo, tra 3 e 6 km dal Polo Chimico e a oltre 6 km. Ad oggi sono stati analizzati i campioni di 270 cittadini alessandrini, a cui si aggiungeranno quelli di altre 70 persone.

Per conoscere i risultati, però, bisognerà aspettare ancora diversi mesi: “Siamo estremamente soddisfatti del lavoro compiuto. Restituiremo dei dati aggregati che dimostreranno se la vicinanza a un impianto di fluoro polimeri può rappresentare una sorgente di esposizione ai pfas maggiore. Non voglio essere allarmistico ma” ha sottolineato il professor Donderol’impatto di questi risultati avrà sicuramente dei risvolti. Per questo ritengo doveroso e scientificamente corretto diffondere questi dati solo quando saranno accettati per la pubblicazione in una rivista scientifica. I tempi? A luglio saranno fatte alcune rifiniture sui dati, visti i 70 cittadini alessandrini in più arruolati e le cui analisi non sono ancora state aggiunte. E poi vogliamo completare acquisizione dei dati sugli Adv. Ci vorrà un paio di mesi per completare il pacchetto di analisi. Per la pubblicazione scientifica di questi dati, inoltre, trascorreranno dai 6 ai 12 mesi. Mi rendo conto che stiamo parlando di tempistiche lunghe e, quindi, criticabili ma sarebbe auspicabile aspettare la conferma della pubblicazione. Ritengo sia doveroso essere prudenti nelle informazioni che restituiremo al territorio: stiamo parlando di dati che serviranno ai decision maker per fare considerazioni di tipo politico, è giusto che queste informazioni non siano soggette ad alcun errore. Noi siamo sicuri dei dati che abbiamo ottenuto: qualsiasi risultato emergerà rappresenterà un punto di partenza. Saranno dati utili a prendere decisioni prima di tutto a livello politico e poi a livello medico-sanitario”.

Pur non entrando nel merito dei dati, però, il professore di Ecologia si è soffermato su alcuni importanti riscontri emersi da Scenarios:Abbiamo dimostrato che è possibile eliminare i pfas dai reflui industriali, catturandoli attraverso delle bolle d’aria per separarli dal resto dell’acqua. È quindi possibile ripulire i reflui prima della loro immissione nelle fognature”.

“Due altri aspetti importanti emersi da Scenarios” ha aggiunto su Radio Gold il presidente della Commissione Sicurezza e Ambiente Adriano Di Saverio “è che sia i pfas a catena lunga che quelli a catena corta, dal pfoa al c6o4, sono ugualmente dannosi, oltre al fatto che possono essere distrutti solo con un inceneritore a 1400 gradi”.

Il professor Dondero ha inoltre parlato delle caratteristiche dei pfas: “Purtroppo la comunità scientifica non ha colto l’allarme sui pfas. Si tratta di sostanze non biodegradabili, la loro tossicità si manifesta a lungo termine. Servono studi epidemiologici. Occorre capire se ci sono delle sorgenti che possono essere interrotte o sostituite. Serve una strategia: occorre capire quali sono i rubinetti da chiudere, cosa si può fare per la popolazione, se c’è una emissione a livello industriale. Noi forniremo dati oggettivi che permetteranno alla cittadinanza e agli addetti ai lavori di avere un punto di partenza. A certe persone interessa più il clamore di una rivelazione piuttosto che un dato concreto che possa servire a qualcosa. Quando è iniziato Scenarios era difficile quantificare i pfas: siamo partiti quasi da zero, mettendo a punto specifici protocolli. Serve uno studio longitudinale che segua l’accumulo di queste sostanze, che capisca l’esposizione e bisogna vedere l’incidenza di patologie associate a questi valori. Noi siamo esposti in continuazione: di sicuro vivere a 4.5 km di distanza da un impianto che produce pfas deve comportare ricadute di tipo politico. La politica deve assumersi l’onere di prendere iniziative. Dal punto di vista politico tutto quello che può essere fatto per minimizzare l’esposizione andrebbe fatto: ad oggi non esiste ancora un protocollo sui pfas. La prima cosa da fare è analizzare le filiere produttive per capire quali sono le principali fonti di circolazione di queste sostanze: noi daremo dati obiettivi che consentiranno alla politica di fare scelte razionali. Dal punto di vista sanitario non esiste un protocollo di protezione consolidato, non sono in grado di dare ragguagli. Noi abbiamo dimostrato che i pfas si accumulano in tutte le reti alimentari, sia in quella acquatica che quella terrestre: questo è un altro dato importante. La letteratura mondiale ha associato l’esposizione principale all’alimentazione: poi l’acqua potabile e l’aria, sfuggire a queste esposizioni è impossibile. Eliminare certi alimenti potrebbe ridurre l’esposizione anche se le fonti di esposizione sono molteplici: l’aria è una fonte di esposizione, lo dimostrano i dati di Arpa. I loro effetti a lungo termine, inoltre, sono consolidati e sempre più evidenti: nel mondo ci sono sempre più pubblicazioni scientifiche che parlano di patologie neurodegenerative la cui frequenza aumenta per effetto di queste sostanze, sindromi nei giovani, l’aumento di disturbi del linguaggio, sindrome di iperattività”.

In attesa della divulgazione dei dati di Scena, infine, la capogruppo del Pd Rita Rossa ha proposto la convocazione di un consiglio comunale aperto: “Serve una discussione con tutti i soggetti interessati, per amore di trasparenza e per sollecitare comportamenti virtuosi, allargando la platea degli interlocutori, come una sorta di seminario. Potrebbe essere l’occasione per fornire una cornice più ampia e avere un momento di confronto“. “Una proposta nella direzione della massima trasparenza e informazione” ha concordato l’assessore all’Ambiente Daniele Coloris.

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 Francesco Conti

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