Sabato 27 giugno, alle 18, nel Piccolo Teatro Urbano II di San Marco Argentano, sarà presentato ufficialmente l’Accordo operativo tra la diocesi di San Marco Argentano-Scalea e Federesco Ets, un’associazione senza fini di lucro che promuove la cultura dell’efficienza energetica e del risparmio energetico tra operatori pubblici e privati e la cittadinanza.
Si tratta del primo Accordo di questo tipo sottoscritto da una diocesi italiana in materia di efficienza energetica, in piena sintonia con i principi della Laudato si’.
Il territorio della diocesi di San Marco Argentano-Scalea comprende circa 250 strutture suddivise in 65 parrocchie, raggruppate in 3 vicarie: San Marco Argentano, Scalea e Belvedere Marittimo.
L’Accordo si propone di
“adeguare le strutture diocesane a criteri di risparmio ed efficientamento energetico, così da liberare risorse da destinare a scopi benefici e caritativi; valorizzare le risorse agrarie e boschive del territorio attraverso la produzione di energia da fonti rinnovabili (agrivoltaico e agrisolare), con la creazione di cooperative dedicate che offrano opportunità di impiego per i giovani; costituire Comunità energetiche rinnovabili (Cer) per coinvolgere famiglie, aziende ed edifici pubblici del territorio in un percorso comunitario di transizione energetica”.
Il vescovo di San Marco Argentano-Scalea, mons. Stefano Rega, ha dichiarato:
“La nostra diocesi vuole essere esemplare nel favorire quanto ci viene suggerito dalla Laudato si’ sulla produzione e sul risparmio di energia.
Ci muove la consapevolezza che le nostre strutture debbano essere visibilmente esemplari, che si possa andare incontro ad un risparmio significativo del consumo di energia, che si possano destinare a scopi caritativi i risparmi ottenuti e, ove possibile, far fronte alla povertà energetica di famiglie delle parrocchie. Dove sarà fattibile gli interventi di efficientamento saranno accompagnati dalla costituzione di apposite Cer affinché questo percorso sia accompagnato anche da un aspetto comunitario che coinvolgerà famiglie, aziende ed edifici pubblici del territorio. Si confida, infine, che dai risultati di alcuni di questi interventi possano scaturire occasioni di lavoro giovanile”.
Dopo la sottoscrizione dell’Accordo, è prevista la firma del contratto relativo al primo intervento operativo, che sarà realizzato presso la parrocchia di Maria Santissima del Rosario di Pompei a Belvedere Marittimo a opera di “Lanzino Costruzioni”, Esco consociata a Federesco. L’intervento prevede la realizzazione di un impianto fotovoltaico da 45 kW e sarà accompagnato dalla costituzione di un’apposita Cer. “Questo progetto nasce in un discorso che non è solo di natura tecnica, cioè di come ottenere un risparmio nei consumi elettrici, ma è un discorso molto più ampio che si inserisce in una logica ecologica dell’attenzione all’ambiente, in quanto l’energia dalle fonti naturali ci aiuta a non prendere energie da fonti non ecologiche – spiega al Sir don Gian Franco Belsito, parroco di Maria Santissima di Pompei a Belvedere Marittimo e direttore dell’Ufficio tecnico diocesano –. E
questo consentirà di inserire la parrocchia in una dimensione di maggiore attenzione alla natura, che è un po’ il ragionamento che ha proposto Papa Francesco nella Laudato si’ e che spesso è rimasto inascoltato”.
Il sacerdote chiarisce che il progetto in parrocchia servirà anche a testarne la bontà: “Chiamiamo il progetto in parrocchia ‘pilota’, ma, di fatto, Maria Santissima di Pompei fa anche da ‘cavia’ per verificare l’efficacia di questo intervento che mira a generare un risparmio sui consumi e come secondo passaggio a favorire la nascita anche delle Cer:
l’obiettivo è quello di promuovere la logica delle comunità che crescono insieme e che fanno anche di questi incentivi un’opera di attenzione sociale, infatti i fondi che si ricavano sono destinati a scopi sociali, che è il proprio della mission delle parrocchie”.
Dopo la parrocchia Maria Santissima di Pompei, sono già pronte a partire con il progetto altre tre parrocchie: “L’idea – ribadisce don Belsito – è di far nascere le Cer proprio perché possiamo inserirci in una logica anche di attenzione e di donazione verso chi vive delle difficoltà e avere da questo punto di vista anche degli incentivi che possano aiutarci a fare meglio il bene e la carità. Questo è lo scopo nostro, non fare business”.
Subito dopo la firma dell’Accordo tra diocesi e Federesco, il parroco di Maria Santissima di Pompei firmerà il primo contratto per la realizzazione di un impianto di 45 kw sulla parrocchia: “Così la parrocchia sarà percepita come un impianto di produzione e potrà avviare anche la Cer, ma stiamo ragionando sulla possibilità di farne nascere diverse con un coordinamento diocesano e stiamo valutando l’idea di quale istituto giuridico sia migliore, se un’associazione o una fondazione partecipata; a breve risolveremo anche questo nodo e faremo un secondo passaggio. Insomma, guardiamo le energie rinnovabili come un modo anche di fare pastorale attraverso degli impegni concreti verso chi è in difficoltà, sia i risparmi sia gli incentivi saranno finalizzati in questa direzione”.
Con l’idea di far nascere le Cer, rimarca il sacerdote, “parte un ragionamento di comunità che progettano insieme le azioni sul territorio e questo attiene ad una modalità che è propria della sinodalità: evangelizzare non solo con l’annuncio del Vangelo, ma anche con gesti e azioni concrete che si sappiano fare attente al prossimo”.
Esiste una sensibilità dal basso verso questi temi? “Sì, c’è già una sensibilizzazione che viene dal passato, perché nella nostra diocesi c’è la presenza e di otto gruppi scout, che presto diventeranno dieci, che hanno attenzione verso la natura. Inoltre,
l’idea di far diventare la montagna un luogo di rifugio per esperienze spirituali ci appartiene, perché la nostra diocesi è configurata con una zona di montagna e una zona di mare. Queste proposte fanno parte del Dna del nostro territorio”.
Che risultati sperate di ottenere con il progetto? “Come direttore dell’Ufficio tecnico diocesano miro un po’ alto, però faremo i passi sempre in modo prudente. Ci sono ancora da considerare i terreni: la diocesi addirittura può avviarsi alla produzione di energia, sempre finalizzata a scopi di carità. Perciò l’idea è di alzare il livello, gradualmente”.
Per capire qual è il percorso migliore da adottare don Belsito presto andrà a Cremona, dove la diocesi ha avviato già 7 Cer coordinate a livello diocesano attraverso una fondazione partecipata: “Stiamo valutando ora quale sia la formula migliore dal punto di vista dell’ente giuridico deputato alla gestione. Per questo andrò a Cremona per imparare con umiltà e capire come funziona, poi lo lanceremo anche da noi. Io so già come funziona l’associazione e abbiamo anche una fondazione ma non della natura che servirebbe per il nostro progetto, andrò a Cremona per capire quale opportunità ci dà maggiori garanzie.
Con prudenza ma decisione, faremo un passo alla volta, con l’obiettivo di ragionare attorno a questa tematica con una mentalità che guarda al Vangelo, a partire dalla fede.
Pensiamo, ad esempio, ai piccoli paesi dell’area interna che hanno difficoltà anche a reggersi da soli: è una grande opportunità utilizzare i tetti delle chiese che non hanno risorse per metterli a posto, un’occasione per ritornare ad essere luogo anche di ritrovo e di evangelizzazione. Infatti, anche nei piccoli centri ci sono tantissime chiese, penso a Papasidero, a Verbicaro, piccoli centri dell’area interna, che sono destinati allo spopolamento. In questo modo si può trovare una risorsa per la comunità, per ritrovare la possibilità di ritornare in quei luoghi”. Don Gian Franco conclude:
“Si tratta di un circolo virtuoso, tutto sta a iniziare con prudenza, ma con grande fiducia e speranza che il Signore poi ci sostenga e ci aiuti”.
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Andrea Canton
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