Nuova edizione per “Cinema Revolution”, iniziativa promossa dal ministero della Cultura insieme alle principali associazioni di categoria per favorire la fruizione cinematografica anche nel periodo estivo a prezzi agevolati. Tra i titoli in evidenza “Piccolo miracolo” di Guido Chiesa con Greta Scarano e Marco D’Amore, la storia di un incontro che cambia la vita, quello tra la non vedente Ursula e lo scaltro immobiliarista Davide. Un film che affronta la disabilità fisica, i legami familiari dispersi e il rapporto centro-periferia. Su Sky la serie statunitense “The Miniature Wife” firmata da Jennifer Ames e Steve Turner, con Elizabeth Banks e Matthew Macfadyen. Un viaggio nella relazione di una coppia chiamata a rimettere al centro del proprio legame un dialogo autentico e un sentimento rinnovato.
“Piccolo miracolo” (Cinema, dal 25 giugno)
Torinese, classe 1959, il regista-sceneggiatore Guido Chiesa ci ha abituato negli oltre trent’anni di carriera a titoli di richiamo, dalle tematiche dense e di stringente attualità, ma anche a svolte di umorismo brillante. Suoi “Il partigiano Johnny” (2000), “Lavorare con lentezza” (2004), “Quo vadis, baby?” (2008), “Io sono con te” (2010), “Ti presento Sofia” (2018). Dal 25 giugno è nei cinema con “Piccolo miracolo”, dal romanzo di “La grazia del demolitore” di Fabio Bartolomei, un soggetto sviluppato da Edoardo Leo e Nicoletta Micheli. Protagonisti Marco D’Amore e Greta Scarano, affiancati da Laura Adriani, Pierluigi Gigante, Giorgio Colangeli e Mariangela D’Abbraccio.
La storia. Roma, Davide Lancia è un architetto quarantenne figlio di un noto costruttore della Capitale. Vive nell’agiatezza, senza troppe preoccupazioni e sottraendosi a legami sentimentali duraturi. Un giorno il padre Glauco, che vorrebbe vedere il figlio più grintoso e incisivo negli affari, gli offre una palazzina di periferia da ristrutturare e trasformare in appartamenti di lusso. Un lavoro che non presenta difficoltà a livello immobiliare, ma sotto il profilo etico-umano sì: molti degli affittuari sono stati mandati via sbrigativamente e nell’edificio c’è ancora un’inquilina, la trentenne Ursula, non vedente impiegata nel sociale, in prima linea nel recupero dei giovani dall’abbandono scolastico. Tra Davide e Ursula inizialmente è scontro, ma progressivamente l’uomo inizia a osservare la donna con sguardo diverso…
Un film, sottolinea il regista, che “si gioca su due dicotomie. La prima è quella tra vedere/non vedere, sentire/non sentire. La cecità fisica di Ursula, quello che non può vedere e quello che riesce comunque a percepire. La cecità emotiva di Davide, la superficialità del suo sguardo, il suo non sapersi ascoltare”. E ancora, il “binomio centro/periferia. Centro nel senso di cuore della città, sede del potere, economico e politico. (…) Periferia nel senso di quartieri eretti non a misura di esseri umani”.
“Piccolo miracolo” è un’opera che si muove tra dramma e commedia sentimentale. Chiesa racconta la parabola di un uomo di successo, ma piatto e anestetizzato a livello emotivo-valoriale: Davide ha tutto, ma vive senza farsi mai toccare dalla vita. L’incontro con Ursula non accenderà solamente il sentimento, ma sarà in qualche modo catartico. Davide inizia a pedinare la donna, ammaliato dalla sua indipendenza, dalla sua grinta e solarità, mai limitata dalla disabilità; Ursula si scontra con la vita tutti i giorni, nel privato e sul lavoro, occupandosi di giovani dispersi, non dimostrando mai stanchezza o rassegnazione. Davide sarà spinto a rivedere tutto di sé e ad attivare un profondo cambiamento, nelle pieghe dell’animo e delle dinamiche familiari. Da delfino del padre abdica a una carriera da costruttore spregiudicato per ritornare ad abbracciare la professione di architetto con coscienza civile, sociale e orientata ai valori della solidarietà. Guido Chiesa firma un film piccolo, dalla struttura narrativa lineare e prevedibile, cui però imprime fascino e profondità con il suo sguardo mai banale. Ottimi gli interpreti, in particolare la Scarano, incoronata per il ruolo al 72° Festival di Taormina. Consigliabile, brillante-poetico, per dibattiti.
“Miniature Wife” (Sky-Now, dal 9 giugno)
Sulle prime il pensiero va al cult di fine anni ’80 “Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi” (1989) di Joe Johnston con Rick Moranis. Parliamo della miniserie statunitense “The Miniature Wife. Un piccolo problema” – su Sky e Now dal 9 giugno – ideata da Jennifer Ames e Steve Turner, prendendo le mosse dal racconto di Manuel Gonzalez. La serie in verità si direziona verso un pubblico adulto, snodandosi come la radiografia brillante e graffiante di una coppia sposata da oltre vent’anni e ora finita sulle secche di un dialogo stanco e monotono. Protagonisti gli ottimi Elizabeth Banks e Matthew Macfadyen.
La storia. Stati Uniti, Lindy e Les sono una coppia che attraversa una crisi, familiare e professionale. Lindy è una scrittrice che ha vinto il Pulitzer con il primo romanzo ma da 18 anni non riesce a scrivere altro; Les è un ambizioso scienziato in cerca di consensi e gloria. Tra loro ci sono stati incomprensioni e tradimenti. Un giorno, dopo un litigio, Les utilizza una sua invenzione contro la moglie: la rimpicciolisce all’altezza di 15 cm. Tra smarrimento e preoccupazione – al momento non c’è antidoto –, nella coppia divampa un acceso confronto-scontro…
“The Miniature Wife” è una serie giocata tra ironia e amarezza. Attraverso l’espediente del fantastico va in scena una crisi di coppia dove i due coniugi non si risparmiano nulla e al contempo vivono tempeste professionali tragicomiche: Lindy sta per essere accusata di plagio per aver pubblicato un racconto di un’allieva; Les si sente un genio incompreso cui il centro di ricerca taglia fondi e ne ridimensiona il ruolo. Tra fantastico, dramedy e commedia tagliente, la serie gira in maniera frizzante e originale anche se a tratti un po’ ripetitiva, appesantita da raccordi narrativi che ne dilatano inutilmente la durata. Ottimi gli interpreti capaci di abitare le varie tonalità del racconto. Complessa, brillante.
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Andrea Canton
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