Vaccinazione in farmacia: dalla Fip l’analisi di sette modelli nazionali, compresa l’Italia



Il 10 giugno 2026 la Federazione farmaceutica internazionale (Fip) ha pubblicato un rapporto intitolato «Country case studies on pharmacy-based vaccination: Key learnings from seven countries», con lo “stato dell’arte” della vaccinazione in farmacia a livello globale. Il documento è un aggiornamento delle precedenti rilevazioni condotte dall’organizzazione nel 2016, nel 2019 e nel 2024. Il rapporto si inserisce nel quadro strategico dell’Immunisation Agenda 2030 dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in particolare per garantire la protezione universale attraverso l’immunizzazione completa e di consentire a tutti gli individui di beneficiare dei vaccini raccomandati lungo tutto l’arco della vita.

Esperienza nazionale letta attraverso otto domini chiave

Il report, realizzato con il contributo di Nisa Masyitah, Grace Adebayo e Tatiana Soares Ribeiro, e curato dalla dott.ssa Catherine Duggan, Chief Executive Officer della Fip, ha esaminato sette paesi con programmi di vaccinazione in farmacia maturi: Australia, Canada, Francia, Irlanda, Italia, Portogallo e Regno Unito. Gli autori hanno documentato l’esperienza nazionale attraverso otto domini chiave: il quadro normativo, la capacità della forza lavoro, la formazione, il finanziamento e il rimborso, la registrazione delle vaccinazioni, il monitoraggio della qualità, le strategie di implementazione e scalabilità, e i fattori abilitanti e le barriere. Uno dei dati più rilevanti emersi dall’analisi è che, a livello globale, la vaccinazione in farmacia era disponibile in 56 paesi nel 2024, di cui 44 autorizzano i farmacisti a somministrare direttamente i vaccini. Tuttavia, son diverse le differenze: alcuni paesi hanno programmi consolidati con diversi vaccini, mentre altri si trovano in fasi iniziali, con autorizzazioni limitate principalmente ai vaccini antinfluenzali e anti-Covid-19.

Il caso italiano tra progressi normativi e criticità territoriali

Il capitolo dedicato all’Italia, redatto con il contributo della Federazione italiana titolari di farmacia (Federfarma) con il lavoro della dott.ssa Erminia Pietrobono, Legal and Policy Officer, descrive il percorso normativo che ha preso avvio in emergenza e si è progressivamente consolidato. La base giuridica principale è stata il Decreto-Legge n. 44 del 1° aprile 2021, che ha autorizzato i farmacisti abilitati a somministrare vaccini nell’ambito della campagna anti-Covid-19, previa specifica formazione. Il quadro è stato poi ampliato dal Decreto-Legge n. 24 del 24 marzo 2022, convertito dalla Legge n. 52 del 19 maggio 2022, sulla base del quale è stato firmato, nel luglio 2022, il Protocollo d’intesa tra il Governo, le Regioni e Federfarma. L’accordo ha confermato la somministrazione dei vaccini anti-Covid-19 e antinfluenzali da parte dei farmacisti come attività strutturale, superando la dimensione emergenziale.

Sviluppi della norma in Italia

Ulteriori sviluppi normativi sono stati introdotti dal Decreto-Legge n. 182 del 2 dicembre 2025 (c.d. “Semplificazione”), che ha rafforzato il ruolo delle farmacie nell’assistenza territoriale, con la semplificazione delle procedure autorizzative per l’erogazione dei servizi sanitari, inclusa la vaccinazione. La Legge di Bilancio 2026 (Decreto-Legge n. 199/2025) ha ulteriormente consolidato la struttura, introducendo misure di finanziamento strutturale e contribuendo alla piena integrazione della vaccinazione in farmacia nell’assistenza territoriale del Servizio Sanitario nazionale (Ssn).

Frammentazione regionale tra le barriere principali

Il rapporto ha messo in luce criticità di non poco conto. Le categorie di vaccini attualmente somministrabili in farmacia comprendono tutti quelli previsti dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale (Pnpv), con una popolazione eleggibile generalmente a partire dai 12 anni di età. Tuttavia, la frammentazione regionale è tra le barriere principali. La responsabilità della sanità è prevalentemente regionale e ciò si traduce in differenze sostanziali nell’implementazione, nel rimborso e nella digitalizzazione del servizio.

Formazione, rimborso, tracciabilità nei servizi vaccinali

Per quanto riguarda la capacità della forza lavoro, il rapporto ha stimato che, nel 2024, circa 5mila farmacie fossero attive nella somministrazione di vaccini, con almeno un farmacista abilitato per sede. Su un totale di circa 100.800 farmacisti iscritti agli albi professionali secondo i dati Enpaf del 2024, l’autorizzazione alla vaccinazione è subordinata al completamento di un programma formativo specifico. I requisiti formativi minimi, definiti dal Protocollo d’Intesa del 28 luglio 2022 e aggiornati dall’Accordo del 9 novembre 2022, hanno compreso il corso teorico-pratico di almeno 8 ore sulla tecnica di somministrazione, formazione sulla gestione dell’anafilassi e la certificazione Blsd, obbligatoria e rinnovabile ogni due anni.

Remunerazione che non copre integralmente i costi di gestione

Dal punto di vista economico, la remunerazione per la somministrazione dei vaccini anti-Covid-19 e antinfluenzali è stata fissata in circa 6,16 euro per atto, escluso il costo della dose. La Legge di Bilancio 2026 ha stanziato un fondo da 50 milioni di euro per il potenziamento dei servizi di prevenzione in farmacia, mirato a garantire la sostenibilità economica del servizio. Il rapporto segnala, tuttavia, che il tasso di rimborso attuale non copre integralmente i costi di gestione, stimando un divario di finanziamento compreso tra 2 e 4 euro per somministrazione, a seconda delle dimensioni e dell’organizzazione della farmacia.

Ostacoli per il monitoraggio in tempo reale

La registrazione delle vaccinazioni avviene su piattaforme regionali dedicate, sistemi di gestione farmaceutica e, in alcuni contesti meno digitalizzati, ancora tramite registri cartacei. Il Decreto-Legge n. 34/2020 ha fissato obiettivi per la piena interoperabilità del Fascicolo sanitario elettronico (Fse) entro il 2025/2026, sebbene l’attuazione sia ancora in corso. Il rapporto conclude che, sebbene l’esperienza pandemica abbia accelerato l’adozione della vaccinazione in farmacia e creato competenze organizzative, la frammentazione regionale e la digitalizzazione incompleta dei sistemi informativi rimangono ostacoli rilevanti per il monitoraggio in tempo reale delle coperture e per la piena integrazione del servizio su scala nazionale.

Si rimanda al report integrale nella sezione “Documenti Allegati”.


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