Start up innovative, 70mila occupati e fatturato a 15,9 miliardi di euro


InnovUp, l’associazione che dal 2012 riunisce e rappresenta tutti gli attori della filiera innovativa italiana, e Assolombarda hanno presentato oggi al Ces Unveiled Milano (Allianz MiCo) i risultati della III edizione del rapporto che aggiorna e approfondisce l’analisi sull’impatto occupazionale delle start up innovative in Italia, con uno sguardo sia alle realtà attualmente iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese, sia a quelle che vi hanno transitato dal 2012 a oggi. L’esperienza italiana, in linea con quanto riscontrato a livello internazionale, conferma che le imprese giovani e dinamiche del nostro Paese contribuiscono in modo determinante al saldo occupazionale positivo, a testimonianza del valore strategico di sostenere l’imprenditorialità innovativa anche in Italia.

Il report L’impatto occupazionale delle start up innovative italiane tra il 2012 e il 2025, curato dal Centro Studi di Assolombarda, in collaborazione con l’Area Life Science, Healthcare & Start up di Assolombarda e InnovUp, analizza le 25.597 start up ed ex-start up oggi attive in Italia (11.206 start up e 14.391 ex-start up, con queste ultime pari ormai al 56% del totale osservato). Dopo il rallentamento nell’espansione del numero di start up degli ultimi anni, la crescita si assesta e torna a rafforzarsi lievemente: tra 2025 e 2026 il numero di imprese attive aumenta del 3,6%, pari a circa 900 imprese in più (dopo il +3,1% dell’anno precedente, dato aggiornato), grazie a una ripresa delle nuove iscrizioni a fronte di una mortalità sostanzialmente stabile.

Al 2025, queste imprese innovative hanno creato complessivamente 70.991 posti di lavoro in tutta Italia, circa 2,8 mila in più rispetto ai 68.217 del 2024 (dato aggiornato, +4,1%): un’espansione che riprende leggermente vigore rispetto al +3,5% del 2024, dopo gli incrementi compresi tra il 20% e il 30% annuo registrati tra il 2018 e il 2022. Oltre un quinto degli occupati (21,2%) è impiegato nelle startup industriali (più di 14mila addetti); seguono “Software B2B/Business services” (18,2%), “Food/Agritech” (9,2%) e “Life Sciences” (9,0%). L’aumento occupazionale dell’ultimo anno è trainato da alcuni settori in particolare: spiccano le startup attive in ambito AI, Data & Analytics, che pur rivestendo una quota ancora limitata del totale (5,2%), hanno aumentato i posti di lavoro del 12,2%, con incrementi importanti anche per “Cybersecurity” (+11,1%), “Life Sciences” (+9,5%), “Energy” (+9,2%) e “Fintech” (+8,0%). Nel complesso, la gran parte delle start up ed ex-start up (88%) ha mantenuto stabile (65%) o aumentato (23%) il numero di dipendenti nell’ultimo anno, mentre solo il 12% lo ha ridotto. Si conferma inoltre, nei primi anni di vita, un’espansione occupazionale più marcata rispetto alle nuove imprese non innovative: le start up nate nel 2019 e sopravvissute hanno aumentato i dipendenti del 172% nei primi cinque anni, contro il +104% rilevato dall’Istat per il complesso delle imprese nate nello stesso anno; per la coorte 2020 l’incremento stimato è del 164%. La distribuzione degli occupati resta molto concentrata: il 90,8% delle start up ed ex-start up è di dimensione micro (meno di dieci dipendenti) e quasi la metà (49,7%) non ha alcun dipendente; le imprese con almeno dieci addetti sono appena il 9,2% del totale, ma assorbono il 68,0% dell’occupazione complessiva, con forti differenze tra settori (dal 6,6% di startup con più di dieci dipendenti nel settore eCommerce & Marketplace al 21,8% della Cybersecurity).

Oltre ai dipendenti, sale a 107.769 il numero di soci distinti coinvolti (erano 104.687 un anno fa), in larga parte persone fisiche e famiglie (90,6 mila), seguite dalle aziende (15,6 mila); le corporate di medie e grandi dimensioni restano una componente marginale: le startup con investimenti aziendali sono 9.421, ma soltanto 606 hanno nel capitale, con una quota di minoranza, una corporate medio-grande (649 un anno fa). Continuano invece ad aumentare le start up partecipate da fondi di private equity, venture capital o investitori specializzati in innovazione, che superano quota mille (1.039, da 993).

Sul piano economico, il fatturato di start up ed ex-start up innovative nel 2025 è stimabile in somma aggregata pari a 15,9 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 14,3 miliardi del 2024, e il valore aggiunto pari a 4,3 miliardi (3,8 miliardi nel 2024).

La produttività, misurata come valore aggiunto per dipendente, sale a 61mila euro, dai 56mila dell’anno precedente.

Un contributo importante a questi risultati arriva dalle 25 nuove Gazzelle individuate quest’anno, imprese che nei primi cinque anni di vita hanno registrato per tre anni consecutivi una crescita del fatturato o dei dipendenti superiore al 20%. Le “Gazzelle” ancora attive salgono così a 96 (su 117 complessive includendo quelle cessate), con un record di 19 per la coorte 2019: nel 2025 occupano circa 6mila persone, con una dimensione media di 65 dipendenti, un fatturato medio di 14,8 milioni di euro e un valore aggiunto medio di 4,6 milioni.

Nel 2025 hanno cessato l’attività, o sono entrate in liquidazione o bancarotta, 1.382 start up ed ex-start up (escluse le uscite per acquisizione o fusione), con la perdita di 720 posti di lavoro: nella gran parte dei casi imprese rimaste molto piccole (solo il 6,1% ha superato almeno una volta i dieci dipendenti, con un fatturato medio mai oltre i 400mila euro annui). Il tasso di mortalità scende così al 5,8%, dal 6% dell’anno precedente, ma resta sopra la media delle società di capitali italiane (5,1% nel 2024).

Le acquisizioni salgono a 118: in valore assoluto un nuovo massimo storico, ma di fatto in linea con il 2023 (110) e il 2024 (116), a conferma che queste operazioni stentano a diffondersi nel panorama innovativo italiano. La quota di start up che raggiunge questo traguardo resta inferiore all’1% (0,49%), anche se l’M&A continua a premiare le realtà più strutturate: il 17,8% delle start up acquisite aveva superato i dieci dipendenti e il fatturato medio nell’anno precedente l’operazione era di quasi un milione di euro.

La Lombardia si conferma il baricentro dell’innovazione italiana: vi ha sede il 27,4% delle start up ed ex-start up attive, che generano il 37% dell’occupazione, il 40,2% del fatturato e il 37,8% del valore aggiunto nazionali. Al suo interno, il “Quadrilatero” di Assolombarda (Milano, Lodi, Monza-Brianza, Pavia) raccoglie il 20,6% delle startup attive, il 31,4% degli occupati, il 34,6% del fatturato e il 32,8% del valore aggiunto italiani: in valori assoluti oltre 5,2 mila start up, 22,3 mila posti di lavoro, 5,5 miliardi di euro di fatturato e 1,4 miliardi di valore aggiunto. La produttività delle start up del territorio (64 mila euro di valore aggiunto per dipendente) resta superiore alla media nazionale (61 mila euro). Anche nel “Quadrilatero” la crescita nel numero di start up torna ad accelerare (+3,0% tra 2025 e 2026), con una mortalità più elevata della media (7,1% contro 5,8%), ma anche una maggiore incidenza delle “exit” per acquisizione (0,74% contro 0,49%): con 37 operazioni nel 2025, il territorio concentra il 31,4% delle acquisizioni italiane. Un ecosistema competitivo, in cui la “selezione naturale” premia le imprese più produttive, come  confermano le “Gazzelle”: delle 25 nuove rilevate in Italia nel 2025, 10 hanno sede nel “Quadrilatero”.

«Le start up e le ex-start up innovative italiane danno lavoro a quasi 71 mila persone, il 4,1% in più dell’anno scorso, e generano 15,9 miliardi di euro di fatturato. Una quota significativa è rappresentata dal Quadrilatero di Assolombarda, con oltre 22mila occupati e 5,5 miliardi di euro di fatturato. Sono numeri – spiega Federico Chiarini, presidente dei Giovani Imprenditori di Assolombarda – che mostrano come questa filiera traduca risorse e capitali in occupazione e valore per il territorio e per il Paese. Ma conta soprattutto la qualità di questa crescita. Sale la produttività e corrono i settori di frontiera come AI, cybersecurity e life science. Le Gazzelle sono poche, ma creano lavoro ben oltre il loro peso. Il nostro territorio ne è il motore: quattro nuove Gazzelle su dieci nascono tra Milano, Lodi, Monza-Brianza e Pavia, dove la selezione è più dura ma le exit sono più frequenti. Ora la sfida è far crescere chi ha già dimostrato di saperlo fare. Avvicinare corporate e giovani imprese innovative è la leva per trasformare buone idee in campioni industriali».

«Dal 2012 al 2025 la filiera dell’innovazione italiana ha mobilitato 63,6 miliardi e oltre 250mila posti di lavoro: numeri che dicono quanto questo ecosistema conti per il Paese. Per consolidare questi risultati servono scelte chiare: la finalizzazione del Testo Unico per le start up, il rinnovo della detrazione fiscale del 30%, strumenti a sostegno dell’imprenditorialità quale accesso al public procurement e una rapida soluzione al rinnovo della governance di Cdp Venture Capital, sono elementi essenziali per crescere ancora di più e recuperare il gap che ancora contraddistingue il nostro ecosistema rispetto a quello delle altre nazioni europee», conclude Chiara Petrioli, presidente di InnovUp e ceo di WSense.


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