Dal Monte Brianza, nel Giardino delle Esperidi, raccontiamo la 22^ edizione del Festival organizzato da Campsirago Residenza
Al Giardino delle Esperidi, nella 22^ edizione del Festival organizzato da Campsirago Residenza, le bisettrici di tempo e spazio hanno dei valori riconoscibili, amplificati dalle peculiarità del luogo, piccolissimo borgo sul monte Brianza, quasi abbandonato fino a una trentina di anni fa, che ha saputo ritrovare linfa dalla strenua volontà di chi lo ha reso presidio teatrale, nell’incontro tra cultura artistica e cultura del paesaggio. Proprio in virtù di questo distacco dal mondo sotto ai Sacri Monti, anche il tempo segue ritmi diversi: negli otto giorni di festival, la permanenza viene scandita dall’invito a partecipare alle performance che spesso avvengono dentro ai boschi, lungo cammini di molte ore per raggiungere l’ombra delle cappelle, su sentieri lungo antiche pietre rituali, sui crinali collinari, accanto o dentro alle mura di chiese arroccate.
L’invito, soprattutto nelle due giornate più piene, quelle dalla notte all’alba e dall’alba al tramonto, è quello di un lento attraversamento, del misurare passo e respiro assieme a respiri e azioni degli artisti che hanno abitato ambienti naturali. Monte san Genesio o il lago di Lecco diventano bacini di risonanza sonora e visiva, le foglie secche del Sentiero di Giano palcoscenico, cavalli inaspettati vengono inglobati nella performance, la sauna sotto Palazzo Gambassi non più scenografia di fortuna ma ambientazione concreta e centrata, dove il vapore avvolge ciascuno. Allora il pubblico non è più singolo fruitore del prodotto-spettacolo da consumarsi per il rapido scorrere dei tempi produttivi contemporanei, ma può diventare parte di una comunità seppur temporanea che si muove insieme, guidata dal direttore artistico di Campsirago, Michele Losi, in testa alla fila e il monaco giapponese zen Seigaku a chiuderla, a condividere in mezzo ai boschi della Brianza acqua e frutta, bastone e fiato.
Soprattutto nella parte finale di questa edizione, la questione “tempo” emerge anche dalle tematiche di alcuni spettacoli e performance, i quali, pur nelle diversità di approccio e nelle peculiarità di ciascuno, sembrano comunque raccordarsi attorno a idee multiformi, ma solidamente affini. Oscar De Summa, in un primissimo studio portato – in forma di concerto leggiamo dal foglio di sala – al pubblico nel cortile di Palazzo Gambassi, guarda al proprio Passato remoto nel tentativo di andare a individuare una sorta di fenomenologia della memoria familiare (dall’arroganza dei diciott’anni con la pretesa di essere invincibili e contemporaneamente l’abbattimento del sentirsi “peso e non risorsa”, dai primi lavori fino a un incidente terribile e alle conseguenze da questo scaturite), grazie alla narrazione affabulatoria che contraddistingue il suo teatro in grado di superare un taglio nostalgico e personalista. Al momento assume la forma di un racconto “incrinato” come se forma e contenuto si incrociassero inesorabili, a cui le immagini proiettate, create con l’AI, aggiungono poco, mentre rimaniamo in attesa di osservare come presenterà “i vari piani temporali” a cui attinge.
Riflessioni dal taglio disincantato e ironico emergono invece da My Age, di cui in questo caso vediamo degli estratti, sebbene lavorati già in forma piuttosto compiuta. Lo spettacolo, ideato da Qui e Ora Residenza Teatrale – Francesca Albanese, Silvia Baldini e Laura Valli – con la collaborazione alla regia coreografica e alla ricerca dei materiali testuali di Silvia Gribaudi, gioca volontariamente con stereotipi e immaginari legati alla percezione delle età, nella volontà di decostruirli. Tre donne in asciugamano e biancheria, ammiccanti e esposte, giocose e brutali, costruiscono un caleidoscopio di invenzioni a tre voci tra il grottesco e il divertito, attraverso i fumi della sauna, in una cornice da ritiro di pratica mindfulness, dove però la critica a volte rischia di evadere nella strizzata d’occhio sorniona. Il ritmo incalzante però sorregge lo spettacolo, e le tre performer non si risparmiano neanche nell’interazione con il pubblico che, a distanza ridotta, rimane coinvolto e trascinato, rispondendo alle sollecitazioni e diventando complice della dimensione di gioco instaurata.
Un taglio ancora diverso hanno le due coreografie a firma di Elisa Sbaragli prodotte da Tir Danza con Alice Raffaelli e Lorenzo De Simone in Se domani nell’arena di Palazzo Gambassi e solo con Raffaelli in Falena, presentato invece nella lunga giornata conclusiva, Errando per antiche vie, dove per 16 ore gli spettatori venivano invitati ad attraversare boschi e sentieri, inframezzando la pratica del camminare e della meditazione con performance diffuse. Entrambe le opere, sebbene su bisettrici diverse, sembrano scaturire da un approccio al gesto coreografico che si fonda su una mutazione lenta che parte dalla reiterazione. Nel caso di Se domani, duo inteso e sospeso, perturbante nell’uso del sound design di Edoardo Sansonne e nella pulizia dei due danzatori, il concetto di partenza è l’idea di come affrontare una crisi, che diventa rottura di equilibri del corpo, sbigottimento, attraversamento di una più densa densità d’aria che rende i muscoli in trazione. Si ha la sensazione di rimanere avviluppati in una sorta di apnea, dove il gesto – quasi acquatico – dell’una rimanda a quello dell’altro senza soluzioni di continuità; i due danzatori stanno perennemente sguardo di fronte, in schiera avanti e dietro, mentre i loro movimenti fendono l’aria e rompono la linea retta per trovare pacificazione solo dopo una lunga intensa lotta contro un’alterità invisibile.
Falena invece arriva come un’epifania, dopo la prima sosta dal lungo cammino, appena ripresa la via, lungo il crinale del Pian dei Goti del Monte Barro, a Galbiate. Uno stretto spazio ci costringe vicini, sull’erba, con da un lato qualche albero prima dello scollinamento e, dall’altro lato, tre cavalli che, incuriositi si sono avvicinati a osservare quello che appare come processo di metamorfosi di un altro simile. Raffaelli, anche in questo caso diretta da Elisa Sbaragli e sui suoni di Sansonne, lavora su micro e macro movimenti, accenni però netti, senza nessuna sbavatura, asciugando il gesto da ogni intenzione emotiva che non sia altro che quell’istintiva necessità di azione che ha un insetto di tramutare per sopravvivere, di osservare ciò che lo circonda per prenderne le misure, di stendere i propri arti oltre se per saggiare l’aria, difendersi da una minaccia. Si offre a chi la osserva, per poi ritornare via, oltre il visibile, in una corsa scomposta che ci attraversa, e che forse scompone l’uomo, ma non quell’altro che ne ha riconosciuto un’atavica appartenenza di mondo e continua saggiamente a osservare e brucare l’erba. La metamorfosi ha attraversato il nostro tempo, è ora di rimettersi in cammino.
Viviana Raciti
Visti al Giardino delle Esperidi Festival 2026 – Campsirago Residenza
PASSATO REMOTO
di Oscar De Summa | progetto sonoro Oscar De Summa e Davide Fasulo | produzione Teatro Metastasio di Prato
MY AGE #ESTRATTI
Qui e Ora Residenza Teatrale | Silvia Gribaudi Performing Arts | con Francesca Albanese, Silvia Baldini e Laura Valli | regia coreografica Silvia Gribaudi | testi e ricerca materiali Francesca Albanese, Silvia Baldini, Silvia Gribaudi, Laura Valli | con la collaborazione di Loredana Savino | produzione Qui e Ora Residenza Teatrale
SE DOMANI
coreografia Elisa Sbaragli | danza Lorenzo De Simone, Alice Raffaelli | dramaturg Eliana Rotella | suono Edoardo Sansonne | voce Elena Griggio | luci Fabio Brusadin | costumi Chiara Corradini | cura Marco Burchini | produzione TIR Danza | coproduzione ArtGarage
con il sostegno di Citofonare PimOff, HOME Centro Creazione Coreografica 2023 / Perugia progetto residenze di Dance Gallery, Scintille – Festival delle Arti Performative, Sosta Palmizi, Cross Project, Anghiari Dance Hub, Teatro della Contraddizione, Fondazione Armunia / Festival Inequilibrio, South East Dance (UK), D.ID Dance Identity | Choreographic Centre Burgenland (AU)
con il contributo di IIC di Londra, IIC di Vienna
FALENA
coreografia Elisa Sbaragli | danza Alice Raffaelli | suono Edoardo Sansonne | cura Marco Burchini | produzione TIR Danza | progetto speciale di InCastro Festival | residenze artistiche Scintille – Festival delle Arti Performative
con il supporto di Residenza HOME 2025 / Dance Gallery Perugia
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Viviana Raciti
Source link




