Testa al Mantova per la gara di Coppa Italia e alla Sampdoria per la terza di campionato: Inzaghi predica umiltà ma il tifo rosanero già sogna.
In Toscana il Palermo ha battuto i granata per 3-2 ma non è stato semplice. Tuttavia nel calcio contano i punti e il colpo di Arezzo vale tanto, forse più di tre punti. I rosa hanno mostrato un carattere da grande ma Inzaghi avverte «Dobbiamo imparare a chiudere le gare»
La vittoria ad Arezzo deve servire da monito
Il Palermo torna da Arezzo con tre punti, il secondo successo consecutivo in campionato e soprattutto con una partita dalla quale Filippo Inzaghi potrà ricavare indicazioni preziose. Il 3-2 maturato al “Città di Arezzo” racconta infatti due facce della stessa squadra: quella autorevole e qualitativamente superiore capace di costruire un doppio vantaggio e creare le occasioni per chiudere la gara, e quella ancora vulnerabile che, nel momento apparentemente più favorevole, ha permesso agli amaranto di rientrare fino al 2-2.
Poi, al 94’, è arrivato Tommaso Augello. Un sinistro violentissimo dai venti metri, l’angolo trovato alla sinistra di Nunziante e l’esplosione della panchina rosanero mentre il Comunale, fino a pochi istanti prima trascinato dall’entusiasmo per la rimonta, è piombato nel silenzio.
Una vittoria pesante, dunque, ma soprattutto una partita da studiare. Perché dentro i novantasette minuti di Arezzo c’è molto di quello che il Palermo può diventare, ma anche ciò che deve ancora correggere per trasformarsi definitivamente nella squadra dominante che il valore della rosa suggerisce.
Arezzo-Palermo, dal controllo alla paura e poi la reazione: cosa ha detto il 3-2 del Comunale
Il primo elemento da sottolineare è il valore dell’avversario. L’Arezzo non ha interpretato la partita come una neopromossa intimorita dalla favorita del campionato. La squadra di Cristian Bucchi ha giocato con intensità, personalità e coraggio, sostenuta da quasi ottomila spettatori, cercando fin dai primi minuti di mettere sotto pressione il Palermo.
Gli amaranto hanno costruito occasioni e costretto Mattia Perin, all’esordio in rosanero, a intervenire già nel primo tempo. Il Palermo, però, ha mostrato una delle caratteristiche che possono fare la differenza in un campionato lungo come la Serie B: la capacità di colpire anche senza avere necessariamente il controllo assoluto della partita. Che possiamo tradurre con il termine “cinismo”.
Al 20’ Johnsen ha sfruttato un’azione insistita nell’area avversaria portando avanti i rosanero. Prima dell’intervallo la squadra di Inzaghi ha avuto anche l’opportunità di raddoppiare, soprattutto con Strefezza, fermato da una grande risposta di Nunziante.
La sensazione che la partita potesse definitivamente cambiare padrone è diventata ancora più forte nella ripresa.
Al 56’ Ranocchia ha disegnato uno dei gesti tecnici più belli della serata: controllo al limite, spazio creato per il destro e conclusione potente e precisa all’incrocio. Sullo 0-2 il Palermo sembrava avere la partita nelle proprie mani.
Ed è esattamente da quel momento che comincia l’aspetto più interessante – e preoccupante – dell’analisi.
Il grande limite: non aver saputo “uccidere” la partita
Una squadra costruita per vincere il campionato deve imparare a riconoscere i momenti nei quali l’avversario è vulnerabile. Sul doppio vantaggio il Palermo avrebbe dovuto togliere definitivamente ossigeno all’Arezzo. Non è successo.
Il gol di Cianci al 60’, arrivato appena quattro minuti dopo il raddoppio di Ranocchia, ha cambiato completamente l’inerzia psicologica della gara. L’Arezzo ha ritrovato entusiasmo, il Comunale ha ricominciato a spingere e il Palermo ha progressivamente perso sicurezza.
Al 65’ Sala ha sfiorato il pareggio. Poi i rosanero hanno avuto la grande occasione per ristabilire le distanze con Gyasi, fermato da Nunziante. Era probabilmente il pallone che avrebbe chiuso definitivamente la partita.
L’Arezzo è rimasto vivo e al 74’ Tavernelli, aiutato anche da una deviazione, proprio di Gyasi, ha trovato il 2-2.
In meno di venti minuti il Palermo era passato dalla possibilità di gestire un doppio vantaggio alla prospettiva di tornare in Sicilia con un solo punto.
È questo il principale campanello d’allarme della trasferta toscana: quando la partita sembrava sotto controllo, i rosanero hanno smesso di comandarla.
La qualità più importante: il Palermo non si è accontentato
Ma il 2-2 racconta anche l’altra metà della partita.
Subire una rimonta del genere in trasferta può avere conseguenze pesantissime. Una squadra mentalmente fragile avrebbe probabilmente cercato di proteggere almeno il pareggio. Il Palermo ha fatto l’esatto contrario.
Inzaghi ha trovato risposte importanti dalla panchina. Gabrielloni, entrato all’82’ al posto di Pohjanpalo e subito al debutto, ha dato peso all’attacco, combattuto sui palloni e partecipato all’assalto conclusivo. Al 94’ Renzi ha salvato sulla linea una conclusione che sembrava destinata in porta.
Pochi secondi dopo è arrivato Augello.
Il terzino ha raccolto il pallone fuori dall’area e con il sinistro ha trovato una conclusione straordinaria che ha fissato il risultato sul 3-2.
È un episodio, certamente. Ma il modo in cui quell’episodio è stato cercato conta almeno quanto il gol stesso.
Il Palermo non ha accettato il pareggio.
Ed è probabilmente questa la notizia migliore arrivata da Arezzo.
Una vittoria che cancella anche un problema in trasferta
Il successo del Comunale assume un peso ulteriore guardando al recente rendimento esterno dei rosanero. Il Palermo aveva faticato lontano dal Barbera e tornare a vincere in trasferta rappresentava uno degli esami più significativi di questo avvio di stagione.
Farlo in questo modo può avere un effetto importante sulla convinzione del gruppo.
Inoltre il Palermo ha conquistato sei punti nelle prime due giornate, vincendo le prime due partite di campionato per la prima volta dopo sessant’anni.
I numeri iniziano dunque nel migliore dei modi.
Ma proprio una partita come quella di Arezzo dimostra perché, nonostante la qualità della rosa, la strada verso l’obiettivo resta lunga: in Serie B la superiorità tecnica non basta se non viene accompagnata dalla capacità di controllare i momenti della gara.
Le parole di Inzaghi fotografano il Palermo: carattere, profondità e qualità, ma bisogna imparare a chiudere le partite
L’analisi più significativa della serata arriva proprio da Filippo Inzaghi.
Il tecnico non si è lasciato ingannare dall’entusiasmo del gol al 94’. Ha riconosciuto la qualità della prestazione dell’Arezzo, ma contemporaneamente ha individuato con precisione ciò che il Palermo deve correggere.
La frase centrale del suo dopopartita è chiarissima: «Dobbiamo imparare a chiudere le partite».
Dentro queste poche parole c’è probabilmente tutto il lavoro che attende il Palermo nelle prossime settimane.
Palermo, una squadra che non muore mai
Il primo grande elemento positivo individuato da Inzaghi riguarda il carattere.
Farsi rimontare da 0-2 a 2-2 avrebbe potuto distruggere psicologicamente la squadra. Lo stesso allenatore ha utilizzato un’immagine molto efficace, spiegando che una situazione del genere avrebbe potuto “ammazzare un toro”.
Invece il Palermo ha reagito.

Dopo alcuni minuti di difficoltà, ha ricominciato ad attaccare e ha costruito le occasioni per vincere.
Non si tratta soltanto di agonismo. È una caratteristica mentale fondamentale per una squadra che vuole arrivare fino in fondo in Serie B. Durante una stagione arriveranno inevitabilmente giornate nelle quali il gioco sarà meno brillante, gli avversari riusciranno a mettere in difficoltà i rosanero e gli episodi sembreranno girare nella direzione sbagliata.
Saper vincere anche quelle partite può fare la differenza tra una buona stagione e una stagione da promozione.
La panchina può cambiare le partite e non sempre in modo positivo
Il secondo elemento emerso dalle parole di Inzaghi riguarda la profondità della rosa.
Il tecnico ha sottolineato esplicitamente l’impatto dei subentrati e il caso più evidente è quello di Alessandro Gabrielloni.
Il nuovo attaccante ha avuto pochissimi minuti a disposizione, ma ha immediatamente mostrato le caratteristiche per le quali Inzaghi lo aveva richiesto: presenza fisica, capacità di combattere dentro l’area, gioco aereo e disponibilità al sacrificio.
Non deve necessariamente essere un’alternativa “identica” a Pohjanpalo. Può diventare una soluzione tattica differente.
Quando le partite si chiudono, quando bisogna attaccare l’area negli ultimi venti minuti o quando servono palloni sporchi e duelli fisici, Gabrielloni può offrire qualcosa che prima mancava.
Avere alternative di questo livello sarà fondamentale soprattutto quando il calendario diventerà più intenso.
La qualità individuale può risolvere le difficoltà
Johnsen, Ranocchia e Augello: tre marcatori differenti e tre reti nate anche dalla qualità tecnica dei singoli.
È un’altra indicazione significativa.
Una squadra che punta alla promozione deve avere un sistema di gioco riconoscibile, ma nelle partite più complicate deve anche possedere calciatori capaci di inventare qualcosa fuori dal copione.
Il gol di Ranocchia e soprattutto quello di Augello appartengono esattamente a questa categoria.
Il Palermo sembra avere molte più soluzioni rispetto al passato e l’inserimento progressivo di Strefezza, Perin e Gabrielloni aumenta ulteriormente il livello complessivo.
Sul 2-0 è mancata la mentalità della grande squadra
Inzaghi non ha cercato attenuanti.
Sul doppio vantaggio il Palermo avrebbe dovuto segnare il terzo gol.
Non significa necessariamente attaccare in maniera sconsiderata. Significa continuare a giocare con la stessa concentrazione, mantenere il controllo territoriale e soprattutto non permettere all’avversario di percepire che la partita possa essere riaperta.
Il gol di Cianci ha invece prodotto un evidente cambiamento emotivo.
Inzaghi lo ha ammesso: il Palermo si è “impaurito”.
È forse il termine più importante dell’intera intervista.
Una squadra costruita per vincere la Serie B dovrà imparare a trasformare quei momenti di paura in gestione. Perché contro avversari più cinici una rimonta da 0-2 potrebbe non lasciare il tempo per trovare un Augello al 94’.
Troppe occasioni per chiudere la gara sprecate
Il problema non riguarda soltanto la gestione difensiva.
Il Palermo ha avuto diverse opportunità per evitare completamente il finale thriller.
Inzaghi ha ricordato le ripartenze del primo tempo nelle quali sarebbe servita maggiore cattiveria. Nella ripresa Nunziante ha compiuto interventi importanti e Gyasi ha avuto sul piede una delle occasioni decisive.
Il Palermo produce, arriva negli ultimi metri e possiede giocatori di qualità. Il passaggio successivo deve essere aumentare la percentuale di occasioni trasformate.
Le squadre dominanti non sono necessariamente quelle che non concedono mai nulla: sono spesso quelle che, quando hanno l’avversario alle corde, non gli permettono di rialzarsi.
Dieci minuti di blackout possono costare carissimo
C’è infine una questione di continuità all’interno della stessa partita.
Il Palermo visto prima del gol di Cianci e quello immediatamente successivo sembravano quasi due squadre differenti.
La perdita di sicurezza ha consentito all’Arezzo di alzare ulteriormente ritmo e baricentro e di arrivare fino al pareggio.
Sono blackout che in un campionato equilibrato come la Serie B possono essere pagati duramente.
Ed è probabilmente qui che Inzaghi dovrà lavorare maggiormente: non tanto sulla qualità, che questa squadra possiede in abbondanza, quanto sulla capacità di mantenere lucidità e ferocia agonistica per novanta minuti.
Il verdetto di Arezzo: Palermo forte, ma ancora da completare
Il 3-2 del Comunale lascia dunque un messaggio apparentemente contraddittorio, ma estremamente positivo per Inzaghi.
Il Palermo non è ancora una macchina perfetta.
E forse, alla seconda giornata, sarebbe persino strano se lo fosse.
Ha concesso troppo quando avrebbe dovuto controllare, non ha sfruttato alcune opportunità per chiudere la gara e ha attraversato un momento nel quale la paura di perdere ciò che aveva costruito ha preso il sopravvento.
Ma contemporaneamente ha dimostrato qualcosa che non si può acquistare sul mercato: la capacità di ribellarsi a una partita che sembrava essersi capovolta.
Sul 2-2 il Palermo poteva accontentarsi.
Ha scelto di provare a vincere.
E il sinistro di Augello al 94’ ha trasformato quella scelta in tre punti.
La classifica dice sei punti dopo due giornate. Inzaghi, però, probabilmente guarderà soprattutto a ciò che la classifica non racconta: una squadra con enormi potenzialità, una panchina profonda, individualità capaci di decidere le partite e un carattere già evidente, ma anche la necessità di diventare più cinica e più matura nella gestione dei momenti.
Perché se il Palermo imparerà davvero a chiudere le partite quando ne ha l’opportunità, serate folli come quella di Arezzo potranno diventare meno frequenti.
Se invece conserverà la capacità di crederci fino all’ultimo, quella mostrata al Comunale potrebbe diventare una delle qualità più preziose nella corsa verso la Serie A.
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Valentino Sucato
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