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In breve: che cos’è davvero l’abbandono di un animale (oltre gli stereotipi)
Quando si parla di abbandono si pensa spesso al cane lasciato sul ciglio della strada. In realtà, la legge e l’etologia animale descrivono un quadro molto più ampio.
Abbandonare significa separarsi intenzionalmente da un animale di cui si è responsabili, lasciandolo senza qualcuno che se ne prenda cura, in condizioni di pericolo o sofferenza. Non conta solo il “dove”, ma soprattutto il “come” e il “poi”.
Rientrano nel concetto di abbandono, ad esempio:
- Lasciare un cane o un gatto in un luogo isolato sapendo che non saprà orientarsi per tornare.
- “Dimenticare” un animale in un appartamento vuoto senza acqua, cibo, cure.
- Smarrire il cane e non attivarsi minimamente per cercarlo o segnalarne la scomparsa.
- Liberare in natura animali abituati alla cattività, come tartarughe d’acqua, pesci rossi, piccoli rettili o uccelli ornamentali, condannandoli spesso a morte o a gravi sofferenze.
L’abbandono, quando l’animale sopravvive, può trasformarsi in randagismo: cani e gatti che vivono in strada, senza riferimenti stabili, con un alto rischio di traumi, malattie, fame e incidenti.
Per gli animali esotici il discorso è ancora più delicato: molti, se riescono a sopravvivere, diventano specie invasive che danneggiano la fauna locale e gli ecosistemi.
Cosa prevede la legge italiana: non è solo una questione morale
L’abbandono non è soltanto un gesto crudele: in Italia è un reato penale.
Articolo 727 del Codice Penale: cosa dice
L’articolo 727 del Codice Penale stabilisce che chi abbandona animali domestici o abituati alla cattività è punito con:
- arresto fino a un anno, oppure
- ammenda da 5.000 a 10.000 euro.
Se l’abbandono avviene su strada o nelle sue pertinenze (ad esempio in autostrada, su una statale, nei parcheggi adiacenti), la pena aumenta di un terzo. Inoltre, se il fatto è commesso usando un veicolo, è prevista anche la sospensione della patente da sei mesi a un anno.
Lo stesso articolo punisce chi detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, tali da provocare gravi sofferenze. Questo significa che:
- Non è necessario che l’animale sia malato: basta che viva in condizioni che gli creino patimenti fisici o psicologici.
- La responsabilità può derivare anche da negligenza, non solo da volontà deliberata di fare del male.
Rientrano nelle condizioni vietate, per esempio:
- cani tenuti sempre legati a catene corte e senza riparo adeguato;
- animali lasciati ore in auto in piena estate;
- detenzione in spazi troppo angusti, sporchi, senza acqua e cibo sufficienti;
- uso di collari elettronici coercitivi, che provocano dolore e paura, come sistema principale di “addestramento”.
Quando l’abbandono può portare a responsabilità ancora più gravi
Un animale lasciato vagare vicino a strade trafficate non mette a rischio solo sé stesso. Un cane improvvisamente in carreggiata può causare incidenti con feriti o vittime. In questi casi, il proprietario che lo ha abbandonato può rispondere anche di omicidio colposo, oltre che del reato di abbandono.
La normativa italiana, inoltre, riconosce sempre di più gli animali come esseri senzienti, capaci di provare dolore e paura. Questo ha portato la giurisprudenza a interpretare in modo severo i comportamenti di abbandono e maltrattamento, anche quando dovuti a superficialità.
Perché si abbandonano ancora tanti animali (e come prevenire davvero)
Capire le cause aiuta a prevenire il problema. Molti proprietari non pensano di essere “persone che abbandonano un animale”, ma nella pratica alcune scelte portano esattamente lì.
Le motivazioni più frequenti (e cosa fare prima che sia tardi)
Tra le cause più comuni:
- Cucciolate non programmate: gatte e cagne non sterilizzate che ogni anno partoriscono cuccioli “di troppo”. Trovare famiglia a tutti non è semplice e molti piccoli finiscono scaricati in campagna o in città.
- Adozioni impulsive: cuccioli presi per moda, per i figli, o perché “era troppo tenero per lasciarlo lì”, senza valutare impegno, spese, tempo.
- Cambi di vita: traslochi, separazioni, nuove nascite, perdita del lavoro. Quando l’animale non è stato inserito in un progetto familiare solido, diventa l’elemento sacrificabile.
- Comportamenti difficili: cani paurosi, reattivi, che mordono, gatti che sporcano fuori lettiera, distruzioni in casa. Molto spesso sono problemi risolvibili con un professionista, ma si arriva allo scarico dell’animale come “problema”.
- Animali esotici comprati con leggerezza: tartarughe, coniglietti, serpenti, pappagallini presi senza informarsi su dimensioni adulte, aspettativa di vita, esigenze reali.
Gli strumenti per evitare l’abbandono esistono e sono concreti:
- Sterilizzazione: è il cardine per prevenire cucciolate indesiderate. Aiuta anche a ridurre fughe, lotte tra maschi, alcuni tumori e infezioni gravi.
- Scelta consapevole dell’animale: valutare specie, razza, taglia adulta, livello di energia, bisogni sociali, aspettativa di vita. Un cane molto attivo o un gatto timido non sono adatti a tutte le famiglie.
- Supporto di educatori e veterinari comportamentalisti: intervenire presto su paure, aggressività, ansia da separazione o sporcare in casa evita di arrivare a situazioni ingestibili.
- Pianificazione delle ferie: informarsi con anticipo su pensioni, pet sitter, strutture pet friendly. Molti cani e gatti vivono benissimo brevi periodi in pensione qualificata, se abituati gradualmente.
Il peso emotivo dell’abbandono per l’animale
Dal punto di vista etologico, l’abbandono è uno stress enorme. Il cane, animale sociale, costruisce un forte legame di attaccamento con il suo gruppo umano: separarsene improvvisamente in un luogo estraneo può provocare:
- panico e disorientamento;
- aggressività da paura;
- comportamenti ripetitivi e stereotipati;
- in alcuni casi rinuncia a muoversi o mangiare.
Anche gatti e piccoli animali abituati alla presenza umana possono manifestare ansia intensa, rifiuto del cibo, tentativi disperati di nascondersi.
Il corpo risponde allo stress con alterazioni ormonali e immunitarie, che rendono gli animali più vulnerabili a malattie infettive, parassiti e traumi.
Cosa fare se non puoi più tenere un animale (e come aiutare chi è già stato abbandonato)
Capita che la vita cambi in modo davvero imprevisto: malattie gravi, perdita della casa, impossibilità oggettiva di garantire il minimo benessere. In questi casi, l’abbandono non è mai l’unica via.
Alternative responsabili all’abbandono
Prima di arrivare allo stremo, è fondamentale attivarsi:
- Parlare con il veterinario di fiducia: può indirizzare verso associazioni serie, reti di stallo, progetti di adozione.
- Contattare canili e gattili pubblici o convenzionati: la consegna dell’animale in struttura non costituisce reato di abbandono, perché lì riceve cura e custodia. Molti rifugi richiedono colloqui e possono supportare la ricerca di una nuova famiglia.
- Chiedere supporto alle associazioni locali: spesso gestiscono reti di stallo casalingo temporaneo e campagne di adozione mirate, con selezione attenta delle famiglie.
- Gestire con responsabilità le richieste di adozione: non affidare cani o gatti “al primo che passa”. Un’adozione sbagliata può portare a un secondo abbandono. Meglio valutare esperienza, contesto di vita, disponibilità a percorsi educativi.
Quando si affida un animale a terzi sapendo che esiste un concreto rischio che venga abbandonato, si può comunque incorrere in responsabilità: la cura non si “scarica” con leggerezza.
Come comportarsi se si trova un animale abbandonato
Trovare un cane o un gatto spaesato è un’esperienza che tocca nel profondo, ma è importante agire con metodo:
- Mettere in sicurezza l’animale senza esporsi a rischi (ad esempio in mezzo al traffico).
- Controllare la presenza di medaglietta e microchip (il chip viene letto da veterinari, canili, polizia locale).
- Chiamare polizia locale, carabinieri, ASL veterinaria o canile sanitario di riferimento: possono intervenire direttamente o indicare la procedura.
- Segnalare sui canali locali (social, veterinari di zona) eventuali smarrimenti recenti compatibili.
Accogliere temporaneamente l’animale in casa, se possibile e sicuro, può aiutare a proteggerlo nell’attesa dell’intervento delle autorità o del ritrovamento del proprietario, ma non sostituisce la segnalazione ufficiale.
Il ruolo di chi adotta un animale abbandonato
Molti cani e gatti provenienti da abbandono portano con sé ferite emotive: paura degli sconosciuti, difficoltà a gestire spazi chiusi, sensibilità ai rumori, diffidenza verso alcune figure (per esempio uomini con cappello, bambini vivaci, ecc.).
L’adozione responsabile prevede:
- tempi di inserimento graduale;
- rispetto degli spazi di fuga e dei momenti di riposo;
- uso esclusivo di metodi educativi gentili, senza punizioni fisiche o collari coercitivi;
- coinvolgimento di un educatore cinofilo o di un veterinario comportamentalista in caso di segnali di disagio.
Un cane o un gatto abbandonato può diventare un compagno straordinario, ma ha bisogno di tempo per capire che questa volta la casa è per sempre.
Cosa ognuno può fare, anche senza adottare
La lotta all’abbandono non riguarda solo chi adotta:
- Diffondere informazioni corrette su sterilizzazione, microchip, educazione di base.
- Sostenere le campagne di sensibilizzazione di comuni, enti e associazioni.
- Segnalare con prontezza situazioni di maltrattamento o detenzione inadeguata a forze dell’ordine, ASL veterinarie, guardie zoofile.
- Scegliere sempre strutture, allevatori e negozi che rispettino benessere animale e non alimentino il commercio irresponsabile.
Dietro ogni cane o gatto lasciato per strada c’è una catena di leggerezza, mancata informazione e scelte rimandate. Rompere quella catena è possibile: passa da decisioni quotidiane, apparentemente piccole, ma che per gli animali significano la differenza tra essere un membro della famiglia o un numero in una statistica sul randagismo.
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Team MyPersonalTrainer
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