Quali vitamine si distruggono con la luce (fotosensibili) e come salvarle nei cibi


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In breve: la luce è la nemica invisibile dei tuoi nutrienti

Le vitamine sono micronutrienti essenziali per la nostra salute, ma molte di esse presentano una marcata sensibilità all’esposizione luminosa. La luce, infatti, degrada rapidamente l’integrità funzionale di molecole fondamentali presenti negli alimenti freschi, comportando un progressivo impoverimento nutrizionale che possiamo evitare prestando attenzione alle corrette modalità di conservazione.

Cosa devi assolutamente sapere? In sintesi:

  1. Vitamine idrosolubili a rischio: la vitamina C e diverse molecole del gruppo B, come la B2, la B6 e la B8, si degradano se esposte alla luce, rendendo fondamentale l’uso di contenitori non trasparenti.
  2. Molecole liposolubili vulnerabili: anche le vitamine A, D, E, K e F (acidi grassi essenziali), sono fortemente fotosensibili e deperibili.
  3. Strategie di conservazione: per preservare intatto il profilo nutrizionale e scongiurare carenze, è opportuno proteggere sempre gli alimenti freschi dalle fonti luminose e consumarli in tempi molto brevi.

Sensibilità alla luce

Le vitamine sono molecole essenziali per la vita; si tratta di micronutrienti da assumere in quantità molto ridotte, soprattutto se paragonate ai macronutrienti energetici; la quota di vitamine da introdurre quotidianamente con la dieta, seppur specifica e variabile, oscilla infatti tra i microgrammi (µg) ed i milligrammi (mg).

Nota: sia la carenza (ipovitaminosi o avitaminosi) che l’eccesso (ipervitaminosi) possono rivelarsi dannose per la salute.

Le vitamine possono essere classificate con diversi metodi; i più comuni sono senz’altro l’associazione ad una lettera dell’alfabeto (frequentemente fraintesa come sostantivo che denomina la vitamina in oggetto) e la solubilità (in acqua o acidi grassi – liposolubili o idrosolubili). Tuttavia, le caratteristiche chimico-fisiche delle vitamine sono molte e ognuna di esse può rappresentare un buon criterio di classificazione; ne sono un esempio tipico la termolabilità e la sensibilità al pH. Nel paragrafo che seguirà verrà invece analizzato un aspetto delle vitamine (a parer mio) meno conosciuto dei precedenti: la sensibilità alla luce o fotosensibilità.

Il lettore potrà domandarsi: Per quale motivo la sensibilità alla luce dovrebbe essere oggetto di interesse nutrizionale?

La risposta è abbastanza semplice; la sensibilità alla luce rappresenta una caratteristica che pregiudica (in maniera relativa) l’integrità funzionale delle vitamine negli alimenti; in parole povere, le vitamine fotosensibili che vengono esposte alla luce possono non “sopravvivere” in quantità necessarie. Ovviamente, consumare soprattutto cibi aventi buona parte delle vitamine degradate dalla luce non è una buona abitudine nutrizionale.

Vitamine fotosensibili

Per comodità, nella descrizione delle vitamine fotosensibili, le varie molecole potranno essere citate con il loro corrispettivo in lettera dell’alfabeto; inoltre, per questioni di correttezza metodologica, saranno anche suddivise per solubilità.

Vitamine idrosolubili fotosensibili

  • Vitamina C: l’acido ascorbico è in assoluto la vitamina più reattiva; subisce negativamente l’ossidazione e le alte temperature, ma ciò che non tutti sanno è che si tratta anche di una molecola fotosensibile. Tenere per lunghi periodi gli alimenti con vitamina C (frutta e verdura FRESCHI come arancelimonipompelmi, kiwi, fragolemelonipomodori e cavoli) esposti alla luce (esempio classico: la spremuta di arancia) ne pregiudica l’integrità; dunque, volendo evitare questa degradazione (ma prendendo atto del fatto che la vitamina C è anche fortemente ossidabile), sarebbe consigliabile utilizzare bottiglie di vetro scuro o contenitori NON trasparenti.
  • Vitamina B2: la riboflavina è contenuta soprattutto negli alimenti di origine animale: fegatouovalatte e pesce, oltre che nei cereali integrali e nei funghi. E’ termolabile e anche fotosensibile, pertanto, oltre alla riduzione del suo contenuto a causa della cottura, se esposti eccessivamente alla luce, gli alimenti contenenti vitamina B6 subiscono un’ulteriore impoverimento del suo contenuto. Tuttavia, un’ottima fonte alimentare di riboflavina è il latte animale, soprattutto quello fresco (pastorizzato rapidamente HTST [High Temperature Short Time] – 72°C per almeno 15 secondi). Nota: la tipica opalescenza e il trattamento termico “relativamente basso” ne favoriscono il mantenimento nonostante la termolabilità e la fotosensibilità.
  • Vitamina B6: la piridossina, il piridossale e la piridossamina sono fotosensibili e vengono introdotte principalmente con gli alimenti di origine vegetale (cereali integralispinacipiselli e banane) e con il fegato. Oltre a proteggere i cibi dalla luce, non ci sono altre indicazioni particolari se non quella di consumare sempre cibi freschi e NON lungamente conservati, anche se refrigerati o surgelati.
  • Vitamina B8 o H: la biotina è contenuta nel tuorlo d’uovo, nel fegato, nel rene, nei vegetali verdi e nella carne; essendo fotosensibile e termolabile, le fonti principali dalle quali si ottiene in forma integra sono principalmente quelle vegetali e di tipo fresco, pertanto non lungamente conservate.

Vitamine liposolubili fotosensibili

Tutte le vitamine liposolubili (vit.: A, D, E, K e F) sono fotosensibili e tutte, a eccezione della D (che resiste fino a 125°C), anche termolabili. Le vitamine liposolubili sono molecole la cui assunzione si correla ai lipidi alimentari, pertanto sono ottime fonti di vitamine liposolubili: tuorlo d’uovo, germe di granooli vegetali, semi, semi oleosi e frutta secca in genere, oli di semi, fegato, pesce dei mari freddi e olio di pescelatte e derivati. Tra tutte, le due vitamine liposolubili che hanno una razione raccomandata più difficile da raggiungere sono la vitamina D (ergocalciferolo e colecalciferolo), e le vitamine F o acidi grassi essenziali polinsaturi (AGE o PUFA – serie omega6 [acido linoleico, acido γ-linolenico, acido diomo-γ-linolenico e acido arachidonico] e omega3 [acido α-linolenico, acido eicosapentaenoico ed acido docosaesaenoico]).

In particolare, le vitamine F risultano fotosensibili e altamente deperibili, pertanto, l’assunzione di questi nutrienti con i cibi non deve mai essere trascurata; gli acidi grasi essenziali sono presenti soprattutto negli oli vegetali da semi oleosi o da soia e nel pesce dei mari freddi. E’ quindi opportuno conservare questi prodotti in modo da limitarne l’esposizione alla luce e possibilmente consumarli in tempi relativamente brevi (vista la bassissima conservabilità che caratterizza gli acidi grassi polinsaturi).

D’altro canto, la presenza di vitamina D negli alimenti è estremamente ridotta; si trova principalmente in: latte, tuorlo, tonnosalmone e olio di fegato di merluzzo, ma in modeste concentrazioni che spesso richiedono l’integrazione con alimenti fortificati o prodotti da banco.


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