La pasta è uno degli alimenti più presenti sulle nostre tavole, ma cosa troviamo davvero dentro una confezione di spaghetti o penne? A questa domanda ha cercato di rispondere 60 Millions de Consommateurs, che ha portato in laboratorio 36 confezioni di pasta, tra spaghetti e penne rigate, sottoponendole a un’ampia serie di analisi.
Gli esperti della rivista francese hanno cercato metalli pesanti, pesticidi e micotossine, ma hanno valutato anche il profilo nutrizionale, la composizione e il comportamento della pasta dopo la cottura. Il risultato che colpisce maggiormente è quello relativo al cadmio che è stato rilevato nell’80% dei prodotti analizzati.
Una presenza che, va precisato, non significa automaticamente che la pasta sia pericolosa o non conforme alla legge. Tutti i livelli di cadmio riscontrati sono infatti rimasti al di sotto dei limiti normativi europei. Il problema, secondo la rivista, riguarda soprattutto le differenze piuttosto marcate tra un prodotto e l’altro e il fatto che il cadmio tende ad accumularsi nell’organismo.
Perché il cadmio preoccupa
Tra le sostanze ricercate, il cadmio è quello che ha attirato maggiormente l’attenzione degli esperti. Si tratta di un metallo pesante classificato come cancerogeno, mutageno e tossico per la riproduzione, che può essere presente naturalmente nei terreni e arrivare agli alimenti attraverso le colture.
Secondo l’agenzia francese ANSES, citata da 60 Millions, per le persone che non fumano l’alimentazione rappresenta la principale fonte di esposizione al cadmio, arrivando a spiegare fino al 98% dell’esposizione totale.
Tra gli alimenti che possono contribuire all’assunzione di questo contaminante ci sono proprio diversi prodotti a base di cereali, tra cui pane, riso e pasta. Il problema non è rappresentato da una singola porzione di spaghetti, ma dall’esposizione ripetuta nel tempo. Il cadmio, infatti, tende ad accumularsi nell’organismo.
Perché proprio la pasta può contenere cadmio? La risposta è che il grano duro è particolarmente interessato dalla presenza di questo metallo.
Il gruppo di monitoraggio del cadmio nella filiera alimentare francese ha rilevato nel grano duro un contenuto medio di 0,056 mg/kg, un valore comunque molto inferiore al limite europeo di 0,18 mg/kg previsto per il grano. Il confronto con il grano tenero è però significativo: quest’ultimo presenta un valore medio di circa 0,034 mg/kg.
Una delle ragioni per cui la pasta di grano duro può rappresentare una fonte di esposizione al cadmio è quindi legata proprio alla capacità della pianta di assorbire questo elemento dal terreno.
Gli spaghetti con più cadmio
Tra i 18 spaghetti analizzati, il risultato più elevato per il cadmio riguarda gli spaghetti integrali Barilla, nei quali 60 Millions ha rilevato 0,071 mg/kg. È un dato che la rivista considera particolarmente significativo.
Perché la pasta integrale potrebbe presentare livelli maggiori? La spiegazione è legata alla struttura del chicco. Il cadmio tende infatti ad accumularsi soprattutto negli strati più esterni del cereale, che vengono eliminati in parte durante la raffinazione ma rimangono nella farina integrale.
Questo non significa che la pasta integrale sia da evitare, dal punto di vista nutrizionale presenta infatti importanti vantaggi, soprattutto per il maggiore contenuto di fibre. Il risultato del test mostra però che anche un alimento considerato generalmente più salutare può contribuire all’esposizione a determinati contaminanti.
Cosa significa per chi mangia pasta tutti i giorni? 60 Millions fa un esempio concreto. Secondo i calcoli della rivista, un bambino di circa 12 anni, del peso di 40 kg, che consumasse cinque porzioni settimanali da 60 grammi di pasta secca con il livello di cadmio rilevato negli spaghetti integrali Barilla arriverebbe ad assumere circa 21 microgrammi di cadmio alla settimana. Si tratta di oltre un quinto della dose settimanale tollerabile indicata dall’autorità europea.
È importante però non interpretare questo dato come una soglia oltre la quale la pasta diventa automaticamente pericolosa: la pasta è soltanto una delle numerose possibili fonti alimentari di cadmio e l’esposizione complessiva dipende dall’insieme degli alimenti consumati.
I risultati delle marche italiane
Tra gli spaghetti analizzati troviamo diversi prodotti italiani dei marchi Barilla, De Cecco e Rummo, con risultati differenti a seconda della referenza.
Gli spaghetti De Cecco n. 12 hanno ottenuto un punteggio complessivo di 14,2/20, collocandosi nella parte alta della classifica, considerando tutti i parametri. Per quanto riguarda specificatamente il cadmio, però, hanno ricevuto un giudizio molto negativo (–).
Gli spaghetti Barilla Protein+ hanno invece raggiunto 15,2/20, conquistando una delle posizioni migliori del test. Il prodotto si distingue soprattutto dal punto di vista nutrizionale per l’elevato contenuto proteico e, per il cadmio, ha ottenuto un giudizio molto positivo (+++).
Più complesso il quadro per gli spaghetti integrali Barilla: pur offrendo un vantaggio nutrizionale in termini di fibre, hanno fatto registrare il valore di cadmio più alto tra tutti gli spaghetti analizzati, pari a 0,071 mg/kg, ricevendo per questo parametro un giudizio molto negativo (–).
Gli spaghetti Barilla senza glutine hanno ottenuto invece un punteggio complessivo di 11,9/20 ma giudizio molto buono per il cadmio.
Gli spaghetti Rummo senza glutine n. 3, infine, hanno raggiunto il punteggio di 14,2/20. Per questi ultimi, 60 Millions segnala oltre ad un giudizio negativo sul cadmio anche la presenza di arsenico, uno degli altri contaminanti ricercati nel test.
@60 Millions de Consommateurs
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I risultati delle penne
Per quanto riguarda le penne, il quadro sul cadmio è altrettanto significativo. Delle 18 referenze analizzate, 16 contenevano questo metallo, mentre solo le penne dei marchi Marque Repère e U (entrambe referenze tipiche francesi) ne sono risultate prive. Le concentrazioni rilevate variavano da 0,009 mg/kg, nel prodotto Delverde, fino a 0,066 mg/kg nelle penne integrali Barilla, il valore più alto riscontrato tra tutte le penne testate.
Proprio le penne integrali Barilla hanno ricevuto un giudizio “molto insufficiente” per il cadmio, pur rimanendo sempre al di sotto della soglia prevista dalla normativa. Anche le Penne Rigate Protein+ di Barilla rientrano tra le cinque referenze che hanno ricevuto lo stesso giudizio per questo contaminante.
Sul piano della valutazione complessiva, le Penne Rigate Protein+ di Barilla hanno ottenuto 14,8/20, mentre le Penne Rigate n. 41 di De Cecco hanno raggiunto 14,7/20. Seguono le Penne Rigate n. 70 di Garofalo, con 13,4/20.
Più indietro troviamo le Penne Rigate n. 66 senza glutine di Rummo, che hanno ottenuto 11,8/20.
E i pesticidi?
Buone notizie arrivano invece dal fronte pesticidi. La rivista ha ricercato ben 728 molecole nei 36 campioni analizzati. Circa due terzi degli spaghetti e delle penne non presentavano residui rilevabili, indipendentemente dal fatto che fossero prodotti convenzionali, integrali, biologici o senza glutine. Tra questi tutte le paste italiane, che hanno ottenuto il voto più alto in fatto di pesticidi.
In alcuni casi, tuttavia, sono state individuate più sostanze contemporaneamente. Tra le molecole individuate figurano il piperonil butossido, utilizzato come sinergizzante di alcuni insetticidi piretroidi, la deltametrina e il clopiralid.
I livelli riscontrati, precisa la rivista, erano comunque al di sotto dei limiti massimi consentiti.
Gli esperti hanno cercato anche le micotossine, sostanze prodotte naturalmente da alcune muffe che possono svilupparsi sulle colture agricole prima del raccolto o durante la conservazione. Tra quelle più problematiche ci sono aflatossine, ocratossina A, fumonisine, deossinivalenolo (DON) e tossine T-2 e HT-2.
Nel complesso, il test non ha evidenziato una situazione particolarmente allarmante, ma alcuni prodotti si sono avvicinati ai limiti normativi. Tra le penne, per esempio, l’ocratossina A è arrivata a 2,1 µg/kg nella versione integrale Barilla, rispetto a un limite di 3 µg/kg.
Fonte: 60 Millions de Consommateurs
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Francesca Biagioli
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