Il PD: “Un piano necessario per evitare il dissesto, ma che certifica il fallimento delle scelte amministrative di questi due anni”.

 

L’Amministrazione comunale arriva al giro di boa del proprio mandato con un dato politico e finanziario che non può essere ignorato: il Comune è stato costretto ad approvare un Piano di Riequilibrio Pluriennale che, se avrà il via libera da parte del Ministero dell’Interno e della Corte dei Conti, impegnerà la comunità cittanovese per 15 anni, fino al 2040.

Non si tratta di un problema comparso improvvisamente. Al momento del suo insediamento, l’Amministrazione aveva a disposizione tempo, risorse e strumenti per affrontare le criticità finanziarie dell’Ente. Oggi, invece, interviene dopo il giudizio negativo espresso dal Revisore dei conti sul Rendiconto 2025 e dopo la richiesta dello stesso Organo di attivare le procedure necessarie a tutelare il Comune.

Il Piano approvato rappresenta quindi, prima ancora che una soluzione, la fotografia delle conseguenze di scelte amministrative che il Partito Democratico ritiene profondamente sbagliate.

 

Due milioni di euro che potevano essere recuperati

La precedente Amministrazione aveva individuato alcune concrete possibilità per rafforzare le casse comunali.

In particolare, attraverso la dismissione di parte del patrimonio immobiliare disponibile, a cominciare dagli alloggi di edilizia popolare, gli Uffici avevano stimato la possibilità di ottenere circa 800 mila euro.

A questi si sarebbero potuti aggiungere:

  • circa 800 mila euro di oneri relativi a concessioni cimiteriali non pagati;
  • circa 400 mila euro derivanti dal rinnovo delle concessioni cimiteriali scadute.

Parliamo complessivamente di circa 2 milioni di euro di potenziali risorse.

Risorse tutt’altro che irrilevanti, che avrebbero potuto contribuire a migliorare l’equilibrio finanziario dell’Ente e, soprattutto, a evitare che le difficoltà si trasformassero nella situazione che oggi il Comune si trova ad affrontare.

La domanda politica, dunque, è inevitabile: perché queste opportunità non sono state perseguite con la necessaria determinazione?

 

I numeri del Piano raccontano una situazione preoccupante

I dati contenuti nel Piano sono eloquenti.

Per il 2024 viene indicato un disavanzo di 776.314 euro. Per il 2025 il disavanzo sale a 3.881.257 euro.

Ma il problema più grave riguarda la capacità del Comune di incassare le proprie entrate.

La riscossione delle entrate tributarie passa dal 52,65% del 2024 al 38,42% del 2025.

Anche le entrate extratributarie registrano un peggioramento, passando dal 31,22% al 30,31%.

Non è un’interpretazione politica del PD: è lo stesso Piano a individuare nella bassa capacità di riscossione delle entrate proprie la causa principale dello squilibrio di cassa.

Ed è proprio qui che emergono le responsabilità delle scelte organizzative compiute dall’Amministrazione.

 

Se la riscossione peggiora, perché indebolire l’Ufficio Tributi?

In passato era stato rafforzato l’Ufficio Tributi attraverso l’assegnazione di personale dedicato.

L’attuale Amministrazione ha invece modificato quell’assetto organizzativo, sostituendo il responsabile e affidando la funzione a una unità di personale utilizzata per 18 ore settimanali, alla quale è stata attribuita anche la responsabilità di un settore complesso come quello ambientale.

Non è una valutazione sulla persona. È una valutazione sulle scelte organizzative.

Se la riscossione rappresenta il principale problema finanziario del Comune, appare difficile comprendere la scelta di indebolire proprio la struttura chiamata a garantire la riscossione delle entrate.

E oggi è lo stesso Revisore dei conti a chiedere una “Riorganizzazione Strutturale dell’Ufficio Tributi”, attraverso una migliore programmazione, informatizzazione, monitoraggio, eventuale supporto specialistico e rafforzamento del personale.

Il Piano prevede inoltre un nuovo Funzionario amministrativo-contabile dell’Area Elevata Qualificazione, considerato dallo stesso documento “indispensabile per l’attuazione delle misure”, destinato a sostituire l’attuale incarico flessibile a 18 ore.

La domanda è quindi semplice:

Se oggi si riconosce che per risanare il Comune è indispensabile rafforzare strutturalmente l’Ufficio Tributi, perché non lo si è fatto quando la capacità di riscossione stava precipitando?

 

Il giudizio del Revisore è severo

Il parere dell’Organo di Revisione contiene numerose riserve, precisazioni e prescrizioni.

Viene segnalata una “grave e strutturale incapacità di riscossione delle entrate proprie” e una “palese e strutturale crisi di liquidità non episodica”.

Il Revisore parla inoltre di “collasso della capacità di riscossione” e rileva che il riaccertamento ha comportato la cancellazione di quasi 2,9 milioni di euro di residui attivi, anche per intervenuta prescrizione o per la mancanza di titoli giuridici certi.

 

Ancora più significativo e severo è il giudizio sul recupero dell’evasione: il Revisore parla di “fallimento degli obiettivi programmati”, rilevando riscossioni per appena 18 mila euro a fronte di oltre 1,6 milioni di euro accertati e chiedendo una radicale riorganizzazione della gestione delle entrate.

Sono parole che non possono essere ignorate.

 

Scelte amministrative che hanno prodotto conseguenze finanziarie

Secondo il PD, quanto evidenziato dal Revisore non può essere considerato un fatto casuale o inevitabile, ma deve essere messo in relazione con precise scelte compiute dall’Amministrazione.

Tra queste, riteniamo particolarmente significativa la vicenda relativa alla cooperativa Zomaro Resort: il Comune ha restituito oltre 30 mila euro di liquidità oggetto di pignoramento, invece di chiederne l’assegnazione a copertura della consistente morosità ancora esistente. A ciò si aggiunge la perdita delle spese che la precedente Amministrazione aveva sostenuto per ottenere giudizialmente il pagamento.

Vi è poi la questione edilizia che coinvolge il Sindaco, sulla quale da anni Amministrazione e Ufficio tecnico sono impegnati nella ricerca di espedienti per evitare il pagamento delle sanzioni amministrative dovute.

Al di là delle singole vicende, il punto politico è uno solo: un Comune in difficoltà finanziaria non può permettersi di rinunciare alla riscossione di entrate certe né di continuare a sostenere nuove spese per pareri e contenziosi che non producono benefici per le casse dell’Ente.

 

Anche il patrimonio è un’occasione mancata

Il giudizio del Revisore riguarda anche la gestione del patrimonio.

Il Comune non ha inserito nel Piano entrate derivanti da alienazioni patrimoniali a copertura del disavanzo, pur dichiarando di voler valorizzare il patrimonio disponibile.

Anche in questo caso la domanda è inevitabile:

Se il Comune dispone di un patrimonio stimato in circa 800 mila euro, perché non utilizzare questa possibilità, laddove tecnicamente e giuridicamente possibile, per contribuire al risanamento dell’Ente?

Lo stesso interrogativo vale per il recupero degli oneri relativi alle concessioni cimiteriali non pagate e per i proventi derivanti dal rinnovo delle concessioni scadute.

Il parere favorevole del Revisore, ma condizionato a cinque precise prescrizioni

È importante chiarire un punto: il Revisore non ha espresso una promozione incondizionata dell’operato dell’Amministrazione.

Il parere considera il percorso prospettato astrattamente idoneo a prevenire il dissesto, ma soltanto se le misure saranno rigorosamente attuate.

Il parere finale è infatti:

“FAVOREVOLE SUBORDINATAMENTE AL RIGIDO RISPETTO ED ADEMPIMENTO”

di cinque prescrizioni, tra cui:

  • l’emissione dei ruoli idrici 2024-2025 entro il 31 ottobre;
  • l’allineamento degli incassi entro il 31 dicembre;
  • l’azzeramento dell’anticipazione di tesoreria entro il 31 dicembre 2026;
  • la ricostituzione della cassa vincolata;
  • un monitoraggio bimestrale con l’obbligo di adottare immediatamente misure correttive in caso di scostamento dagli obiettivi.

Questa è la vera condizione posta dal Revisore: il Piano può funzionare soltanto se l’Amministrazione farà, da oggi, ciò che finora non ha fatto.

 

Il rischio è che il conto venga presentato ai cittadini

La preoccupazione più grande riguarda ora le conseguenze concrete sulla vita della nostra comunità.

Il Piano di riequilibrio comporterà inevitabilmente una forte attenzione alla spesa e alla capacità dell’Ente di aumentare le entrate.

Il rischio concreto è che a pagare il prezzo delle difficoltà finanziarie siano soprattutto imprese, associazioni, famiglie.

Potranno diminuire le risorse destinate ai servizi e aumentare i costi a carico delle famiglie: scuolabus, mensa scolastica, canone idrico, tariffe per i rifiuti e altri servizi comunali.

A essere maggiormente esposte saranno le fasce più deboli della popolazione, che rischiano di pagare il prezzo di una situazione finanziaria che non hanno contribuito a determinare.

 

Non basta approvare un Piano. Serve cambiare passo

Il Partito Democratico ritiene che il risanamento del Comune sia un obiettivo necessario e che nessuno possa augurarsi il dissesto dell’Ente.

Ma proprio per questo non possiamo limitarci a prendere atto dell’approvazione del Piano.

Servono responsabilità, trasparenza e un radicale cambio di passo nella gestione delle entrate, della spesa e del patrimonio comunale.

Non basta approvare un documento di riequilibrio. Bisogna dimostrare di essere in grado di rispettarne gli obiettivi.

Dopo due anni nei quali, secondo quanto evidenziato dallo stesso Organo di Revisione, si sono accumulati gravi problemi nella riscossione, nella liquidità, nel recupero dell’evasione e nella gestione finanziaria, non possiamo concedere una fiducia a chi quelle criticità avrebbe dovuto affrontarle prima che diventassero un’emergenza.

Il Piano impegnerà il Comune per quindici anni, fino al 2040.

Quindici anni sono un periodo troppo lungo per affidarsi alle promesse.

Servono risultati verificabili, mese dopo mese, e soprattutto serve che siano l’Amministrazione e non i cittadini a farsi carico della responsabilità delle scelte compiute.

Il PD continuerà a vigilare sull’attuazione del Piano, a chiedere trasparenza sui conti pubblici e a difendere l’interesse della comunità, affinché il risanamento finanziario non si trasformi semplicemente in nuovi sacrifici per le famiglie e in una riduzione dei servizi.

La responsabilità del risanamento è dell’Amministrazione comunale: non può diventare l’ennesimo conto da presentare alle famiglie cittanovesi.

 


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