In breve: la promessa di sconfiggere lo stallo del peso
La Cortisol Conntectio-Diet di Shawn Talbott punta a tenere sotto controllo il cortisolo per agevolare la perdita di peso. Pur offrendo alcune strategie pratiche per bilanciare i pasti e mantenere costante l’energia, il suo funzionamento reale rimane sempre e saldamente ancorato alla classica restrizione calorica, senza proporre concetti del tutto innovativi.
Cosa devi assolutamente sapere? In sintesi:
- Questo regime mira a stabilizzare gli ormoni frammentando i pasti giornalieri per arginare il catabolismo muscolare e limitare gli effetti negativi dello stress sul girovita.
- Il metodo si affida al calcolo di un indice di equilibrio, insegnando a compensare i cibi più raffinati con alimenti ad alto valore nutrizionale e ricchi di fibre.
- Nonostante l’attenzione al benessere psicofisico e agli ormoni, il calo ponderale avviene esclusivamente mantenendo un bilancio energetico negativo.
- I presunti danni da eccesso di cortisolo sono spesso, in realtà, il risultato di diete troppo restrittive protratte nel tempo, che causano una perdita di aderenza terapeutica e inevitabili sgarri serali.
Di cosa si tratta?
La Cortisol Connection Diet è un regime alimentare proposto negli States, nella prima metà degli anni 2000, da Shawn Talbott P.H.D, autore del libro “The Cortisol Connection Diet“.
Si tratta di un regime alimentare utile al controllo della secrezione di cortisolo nell’organismo; come sappiamo, il cortisolo è un’ormone che, se prodotto in eccesso, manifesta con una certa “evidenza” alcuni effetti indesiderati sul controllo del peso, come la riduzione della lipolisi e l’aumento del catabolismo muscolare.
Criticità
Accade con frequenza che, durante l’iter terapico del calo ponderale, ad un certo punto il peso smetta di scendere; soventemente, questa condizione di stallo segue un periodo di grande efficacia dimagrante.
Alcuni professionisti interpretano questo arresto nella perdita di peso come un effetto collaterale dell’iper-secrezione di cortisolo, un bio-regolatore che (in molti soggetti, ma non in tutti) viene prodotto quasi proporzionalmente allo stress generale (sia psichico che fisico).
Un ipotetico squilibrio ormonale può gravare pesantemente sul bilancio metabolico ed energetico, tuttavia sarebbe opportuno cominciare a parlare di concentrazioni ematiche soglia. Non è quindi necessario confermare ulteriormente il rapporto stress-cortisolo, perché in letteratura è già possibile trovare diversi lavori inerenti; piuttosto, è indispensabile capire e dimostrare quali siano le fluttuazioni ormonali para-fisiologiche che potrebbero ripercuotersi negativamente sull’organismo.
Non importa se a causa dello stress viene prodotto più cortisolo; quello dovremmo cercare di capire è quale sia il livello di ipersecrezione controproducente ad una dieta dimagrante.
Senza un dato del genere, tirare in ballo le alterazioni ormonali potrebbe sembrare un pretesto per giustificare il fallimento di percorso dietetico. Inoltre, ricordiamo che per una serie di fattori concomitanti, tanto più ci si avvicina al proprio “punto di equilibrio” (abbastanza soggettivo, perché dato da un settaggio multifattoriale dell’organismo), tanto meno l’organismo sarà disposto a ridurre il proprio peso corporeo.
Una condizione simile spesso induce professionisti e profani ad insistere nella terapia limitando ulteriormente l’apporto energetico dell’alimentazione. Si tratta di un atteggiamento sbagliato, poiché (confermando quanto sostenuto da molti altri specialisti) protrarre eccessivamente una dieta ipocalorica, a prescindere da quanto possa risultare impegnativa, spesso si dimostra una strategia fallimentare e controproducente.
Come stabilire quanto portare avanti una dieta dimagrante?
Cortisolo a parte, per stabilire quale sia il limite temporale di un trattamento, è indispensabile tenere in considerazione alcuni fattori:
- Entità del sovrappeso iniziale: tanto più si è in sovrappeso, tanto più a lungo potrà essere utile portare avanti il taglio energetico;
- Variazioni della massa corporea: vedere l’ago della bilancia scendere è certamente un risultato auspicabile, soprattutto per un soggetto in sovrappeso od obeso; ciò nonostante, è abbastanza importante che ciò corrisponda ad una reale diminuzione del grasso con conservazione della massa muscolare. Scendere di peso ma perdere muscolo è assolutamente sbagliato! Si sa che in condizioni di deplezione nutrizionale è inevitabile l’indebolimento dell’anabolismo e della super compensazione muscolari; tuttavia, un obbiettivo realistico potrebbe essere quello di conservare la massa muscolare il più integra possibile. Anche in questo caso, la Cortisol Connection Diet imputerebbe il catabolismo del tessuto magro all’eccesso di cortisolo circolante; in realtà, quel che più spesso accade è che il paziente esageri con l’attività fisica contemporaneamente alla restrizione calorica o che il regime dietetico sia tipicamente IPOglucidico e concomitante ad uno sport di tipo aerobico, quindi fortemente ossidativo.
- Compliance terapica: cioè la difficoltà o meno del paziente nel seguire e rispettare lo schema alimentare. In base alla Cortisol Connection Diet, la demotivazione e la sofferenza della persona nel seguire un regime alimentare restrittivo o inadatto favorirebbero l’alterazione del cortisolo stesso… io ho dei seri dubbi in merito, anche se pare comunque inequivocabile la correlazione tra dieta non personalizzata e fallimento della terapia stessa. Quella che per un sostenitore della Cortisol Connection Diet potrebbe sembrare un’impennata di cortisolo… io la giustifico con l’omissione del paziente (spesso per vergogna) nel dichiarare la tendenza a sgarri serali ripetuti. Questi sono spesso giustificabili dall’eccessiva restrizione nutrizionale della dieta.
- Equilibrio nutrizionale: non è consigliabile (e non è professionale) somministrare per lunghi periodi schemi alimentare carenti, non equilibrati o che necessitino di integrazione multipla; in ogni caso, qualsiasi ipocalorica non dovrebbe essere seguita per più di qualche mese.
Il potere dei diet break per sbloccare mente e corpo
Introdurre delle interruzioni strategiche durante una dieta ipocalorica, comunemente definite pause normocaloriche, rappresenta un approccio ampiamente supportato dalla ricerca scientifica per tutelare l’equilibrio globale dell’individuo. Analisi cliniche di grande rilevanza, come il noto studio MATADOR, hanno confermato che l’alternanza tra fasi di deficit energetico e settimane di mantenimento disinnesca la termogenesi adattativa, ostacolando il frustrante rallentamento del metabolismo tipico della restrizione prolungata. Prevedere queste finestre di recupero genera impatti positivi e misurabili su più fronti.
- Sollievo psicologico e cognitivo: ripristinare il corretto apporto energetico, dinamica osservata a fondo anche nel trial ICECAP, attenua notevolmente gli stati di irritabilità e la percezione della fame, restituendo al cervello le energie necessarie per sostenere l’aderenza al piano nel lungo termine.
- Ripristino del quadro ormonale: incrementare le calorie introdotte comunica all’organismo la fine dello stato di emergenza, favorendo la naturale risalita della leptina e normalizzando l’attività della tiroide.
- Tutela della composizione corporea: mettere a riposo l’assetto metabolico riduce le fisiologiche risposte di compensazione, permettendo al corpo di massimizzare la perdita di tessuto adiposo nelle fasi successive senza intaccare in modo aggressivo la massa muscolare.
Considerazioni
Questa Cortisol Connection Diet cerca (inutilmente, a mio avviso) di prescindere dal concetto di restrizione calorica; piuttosto, viene enfatizzato l’equilibrio nutrizionale mediante il rispetto del parametro di “Balance Index“. Questo prevede una gestione bifocale dell’alimentazione: da un lato la quantità (considerata non poca, bensì giusta!) e dall’altro la qualità.
In merito alla quantità, devo ammettere che vengono proposti alcuni piccoli stratagemmi molto utili al calcolo delle porzioni alimentari, mentre per quanto riguarda la qualità è sufficiente seguire la regola del compenso; ovvero: gli alimenti possono essere di buona qualità (contenenti fibre, proteine ad alto valore biologico, lipidi insaturi ) o di bassa qualità (cibi raffinati ad alto indice glicemico, con poche fibre, proteine incomplete, lipidi saturi o idrogenati, ultraprocessati).
Ad ognuno dei 6-7 pasti giornalieri consigliati è fondamentale gestire gli alimenti mantenendo alto il Balance Index, compensando gli alimenti di bassa qualità con altri di buona qualità: ad esempio pane bianco (bassa q.) + petto di pollo alla piastra (alta q.).
In definitiva, la Cortisol Connection Diet cerca di limitare l’ipersecrezione di cortisolo mediante la frammentazione dei pasti giornalieri, con particolare attenzione al periodo mattutino, maggiormente sensibile all’oscillazione di quest’ormone. Essa mira anche alla corretta scelta delle associazioni alimentari e all’individuazione di un range calorico dimagrante efficace ma non drastico (1200-1800kcal).
Personalmente, ritengo ammirabile la scelta di fornire quasi tutti i nutrienti in maniera equilibrata ad ogni pasto, e penso sia utile fornire un valido strumento per calcolare le porzioni più idonee; d’altro canto, non mi si venga a raccontare che la Cortisol Connection Diet non è ipocalorica! Lo è eccome! Il calcolo delle porzioni, la ripartizione e la gestione dei pasti riflettono palesemente gli schemi alimentari e le linee guida tradizionali, con la differenza che un metodo classico costruisce un programma grammato, mentre la Cortisol Connection Diet risulta ben più pratica ed elastica nelle porzioni, e per questo anche approssimativa.
In conclusione, trovo la Cortisol Connection Diet una strategia utile al dimagrimento controllato ma ancora una volta non si evidenziano concetti innovativi tali da poterne giustificare la predilezione rispetto al metodo tradizionale.
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Team MyPersonalTrainer
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