D’estate cambia anche il modo di bere vino. Si cercano bottiglie capaci di accompagnare una cucina più semplice, le lunghe serate all’aperto, un pranzo sul mare o un aperitivo che si prolunga fino al tramonto. Freschezza e facilità di beva diventano centrali, ma senza necessariamente rinunciare alla complessità. E persino il rosso, servito qualche grado più fresco, può trovare una sua dimensione decisamente estiva.
I vini siciliani da scegliere in estate
In Sicilia questa geografia del bere attraversa territori molto diversi: dalle vigne in quota dell’Etna a Pantelleria, da Marsala alla campagna trapanese fino al territorio di Vittoria. Sei bottiglie raccontano altrettanti modi di interpretare l’estate, tra bianchi mediterranei, vini più profondi e Frappato da bere freschi. Ecco allora sei vini siciliani da degustare in questo periodo dell’anno.
Etna Bianco – Barone di Villagrande
Per chi cerca refrigerio anche nel bicchiere, si può cominciare da Milo, sul versante orientale dell’Etna. Qui Barone di Villagrande produce il suo Etna Bianco da Carricante per il 90% e da una piccola quota di altri vitigni autoctoni etnei. Le vigne si trovano in contrada Villagrande, a circa 700 metri di altitudine, affacciate verso sud-est.
È un bianco che gioca sull’acidità, sulla mineralità e su un registro olfattivo di fiori e frutta bianca, fresco e diretto ma tutt’altro che esile. La sua dimensione estiva ideale è una cena in terrazza sull’Etna, quando dopo il tramonto la temperatura scende e viene voglia di un vino capace di accompagnare tutta la tavola. Molluschi e crudi di mare sono gli abbinamenti più immediati, ma la struttura consente di spingersi verso preparazioni di pesce più saporite.
È il vino da scegliere anche per una cena d’agosto che non finisca con l’antipasto: ha abbastanza freschezza per aprire la serata e abbastanza carattere per restare nel bicchiere quando arrivano le portate successive.
Passo Vosca Frappato – Feudo del Balio
L’estate non appartiene soltanto ai bianchi. Il Frappato è probabilmente uno dei vitigni siciliani che meglio dimostrano quanto un rosso possa trovare spazio anche quando le temperature salgono.
Passo Vosca di Feudo del Balio nasce in contrada Vosca, nel Trapanese, ed è Frappato in purezza. Ha colore rubino con sfumature violacee, profumi di frutti rossi freschi, fiori e spezie delicate e un sorso fresco, armonico, con tannini setosi. La cantina ne suggerisce il servizio tra i 14 e i 16 gradi.
È dunque il rosso da portare a una cena informale in giardino, da stappare durante una grigliata non necessariamente carnivora o da mettere in tavola quando il menu mescola sapori diversi. Tonno scottato, carpacci, caponata, salumi e carni bianche sono compagni naturali. Un rosso da bere leggermente fresco, senza troppe cerimonie, magari durante quelle cene d’estate in cui si comincia alle otto e ci si alza da tavola molto più tardi.
Bianco di Venere – Cantine Pellegrino
Pantelleria significa Zibibbo, ma non necessariamente vino dolce. Bianco di Venere è il nuovo tassello del progetto che Cantine Pellegrino sta costruendo sull’isola intorno ai bianchi secchi e affianca il percorso già avviato con il cru Isesi.
Nasce da una selezione di vigneti più giovani nelle zone più fresche dell’isola e cerca volutamente il volto più fragrante e immediato di Pantelleria. Zagara, fiori di cappero e agrumi anticipano un sorso fresco e dinamico, chiuso da una delicata sapidità. La produzione è di circa 13 mila bottiglie.
Se c’è un contesto che gli appartiene è quello dell’aperitivo sul mare: piedi ancora sporchi di sabbia, qualcosa di semplice da mangiare e il sole che comincia a scendere. Ma funziona altrettanto bene a pranzo, con un crudo di pesce, un’insalata di mare o piatti vegetariani mediterranei. È una Pantelleria meno contemplativa e più quotidiana, pensata per una bevuta agile senza perdere il carattere aromatico dello Zibibbo.
Infatata – Nino Caravaglio
Poi c’è Salina, con una delle varietà che più di altre identificano le Eolie: la Malvasia. Con Infatata, Nino Caravaglio ne propone una lettura secca, lontana dall’immaginario esclusivamente dolce al quale questo vitigno è stato a lungo associato.
È una bottiglia che per vocazione chiama il mare e una cucina essenziale. Più che per una cena formale, viene da immaginarla su una terrazza eoliana, davanti a pane cunzato, insalate con pomodoro e capperi, pesce alla griglia o semplicemente all’ora dell’aperitivo. È il genere di vino che in estate può accompagnare anche il pranzo dopo una mattina in barca: aromaticità mediterranea e freschezza diventano parte dello stesso paesaggio.
Una Malvasia secca è anche un modo diverso di raccontare le Eolie nel bicchiere: non il vino da aspettare alla fine del pasto, ma quello con cui cominciarlo.
Grappoli del Grillo – Marco De Bartoli
Non tutti i vini dell’estate devono essere immediati. Grappoli del Grillo di Marco De Bartoli è la bottiglia per quelle sere in cui si ha più tempo e si vuole bere un bianco importante.
Nasce a Samperi, nelle campagne di Marsala, da Grillo in purezza ed è uno dei vini che hanno contribuito a mostrare le potenzialità del vitigno al di fuori della tradizionale produzione marsalese. Fermentazione tra acciaio e legno e un lungo lavoro sui lieviti costruiscono un bianco di struttura, complessità e capacità evolutiva. La stessa azienda suggerisce di servirlo a 12-14 gradi e di abbinarlo a piatti di carattere.
Più che il bianco da aperitivo veloce, è quello da cena d’estate. Una tavola apparecchiata all’aperto, un pesce importante al forno o alla griglia, crostacei, una pasta con ingredienti di mare. È anche una bottiglia da aprire quando il vino deve essere protagonista della serata e non semplice accompagnamento.
E dimostra che “vino estivo” non è necessariamente sinonimo di vino leggero: può significare anche un grande bianco, purché abbia freschezza e tensione sufficienti per reggere il caldo e la cucina della stagione.
Frappato – Gurrieri
Dalla Sicilia occidentale ci si sposta infine nel territorio di Vittoria. Il Frappato di Gurrieri nasce a Chiaramonte Gulfi, in contrada Fegotto di Sotto, da Frappato in purezza. È affinato prevalentemente in acciaio e mette al centro proprio gli aspetti che rendono questo vitigno particolarmente adatto alla bella stagione: piccoli frutti rossi, componente floreale, freschezza, tannino contenuto e una naturale agilità di beva. La temperatura di servizio consigliata è di 14-15 gradi.
È forse la bottiglia più trasversale della selezione. Si può stappare per un aperitivo con salumi e formaggi freschi, ma soprattutto portarla a tavola con il pesce: tonno rosso, pesce azzurro, sushi e sashimi sono tra gli abbinamenti suggeriti dalla cantina.
Il contesto perfetto? Una cena sulla spiaggia o in campagna, con una bottiglia tenuta qualche grado sotto la temperatura abituale dei rossi. Perché uno dei piccoli piaceri enologici dell’estate è proprio riscoprire certi rossi siciliani fuori stagione apparente: freschi, fragranti, poco tannici e capaci di stare accanto al pesce senza alcuna forzatura.
Un vino siciliano per ogni momento estivo
Dal Carricante dell’Etna allo Zibibbo secco di Pantelleria, dalla Malvasia delle Eolie al Grillo marsalese, fino alle interpretazioni più agili del Frappato, non esiste dunque un solo vino siciliano dell’estate. Cambiano il territorio, il momento della giornata e soprattutto l’occasione. C’è la bottiglia da stappare appena tornati dal mare, quella per il pranzo in barca, quella da portare a una cena tra amici e quella da aprire lentamente quando la temperatura scende e la serata può finalmente cominciare. È forse proprio questa varietà la parte più interessante: scegliere il vino non soltanto in funzione di ciò che si mangia, ma anche di dove, come e con chi lo si berrà.
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Francesca Landolina
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