Nuova sfida ambiziosa quest’anno per Daniele Matterazzo, il trentacinquenne di Legnaro, che a febbraio scorso ha compiuto l’ascesa dell’Ojos del Salado, la montagna più alta del Cile e il vulcano attivo più alto del mondo, con i suoi 6.893 metri di altitudine. La sua è una storia di coraggio
e resilienza. Nel 2005 è coinvolto in un grave incidente stradale che compromette per sempre l’uso del braccio sinistro. A trent’anni la svolta: dopo aver visto il film Il cammino per Santiago decide di mettersi in viaggio per affrontare le sue paure.
Oggi si dedica a imprese sportive, soprattutto a piedi, con relative raccolte fondi per realtà che si occupano di diverse fragilità e problematiche, come l’ospedale pediatrico di Padova o il progetto “Emozionabile”; quest’anno, con l’impresa in Cile, ha sostenuto la cooperativa Magnolia di Piove di Sacco.
«Dall’incidente e fino ai trent’anni ero in una situazione di crisi generale, per il lavoro e gli affetti, fino a quando ho avuto modo di vedere il film Il cammino per Santiago, che ha fatto scattare la scintilla» spiega Daniele. Dopo poche settimane, parte per la Spagna come pellegrino: era il 23 luglio 2020. «Quell’esperienza è stata la mia cura: in quei giorni ho soprattutto ritrovato l’autostima che avevo perso negli anni, un modo per ritornare indietro e cercare quei pezzettini di me che avevo lasciato nel tempo lungo la strada – racconta ancora il giovane – Ho percepito di potermene riappropriare soprattutto guardando, con una luce nuova, la mia disabilità».
Nell’estate del 2021, ripensando alla sua storia, desidera restituire, almeno in parte, tutto quello che ha ricevuto anni prima, a seguito dell’incidente, dall’ospedale di Padova. In particolare, vorrebbe fare qualcosa per i bambini della pediatria, appoggiando la fondazione Salus Pueri. Così, attraverso il suo nuovo viaggio – questa volta lungo la via Francigena, partendo dal passo San Bernardo, sul confine italo-svizzero, e arrivando fino a Roma – promuove una raccolta fondi per sostenere la sua iniziativa (in quell’occasione raccoglie più di tremila euro). Poi arriva il 2022 con il cammino del Re nella Lapponia svedese: circa 450 chilometri per raccogliere fondi per la onlus Noisy Vision, organizzazione che sostiene le persone con limitazioni visive e uditive e sensibilizza sulla loro accessibilità e inclusione sociale. Nel 2023, tra fine maggio e giugno, Daniele porta a termine un’attraversata di 1.200 chilometri – questa volta in bicicletta – dall’ospedale Necker-Enfants Malades di Parigi, primo nosocomio pediatrico al mondo, fino a Padova. L’obiettivo è sostenere nuovamente il reparto di pediatria della città del Santo. Nel 2024 una nuova impresa: un cammino di circa 400 chilometri, per attraversare da nord a sud l’Islanda con un nuovo progetto sociale: sostenere economicamente Emozionabile, onlus che offre esperienze alternative a persone con disabilità.
Dal 2020 Daniele Matterazzo porta a termine, ogni anno, vere e proprie imprese sportive, sempre più ambiziose, affrontate quasi in solitaria e in totale autosufficienza, trasformando lo sforzo fisico e la passione per l’avventura in strumenti di sensibilizzazione e raccolta fondi a favore di temi per lui fondamentali come disabilità, inclusione sociale e salute dei bambini. Negli ultimi anni ha attraversato territori selvaggi e remoti come la Lapponia svedese, l’Islanda, l’Irlanda e la Groenlandia. Accanto alle grandi traversate a piedi, non sono mancati cicloviaggi e contesti sportivi competitivi, tra cui la recente partecipazione all’Ironman 70.3 di Cervia 2025, gareggiando volutamente con atleti normodotati per sostenere il reparto di pediatria dell’ospedale di Padova.
Nel 2026 è stata la volta del Cile, con un progetto alpinistico che lo ha portato quasi a settemila metri, all’Ojos del Salado. Daniele ha seguito un percorso di acclimatamento che prevedeva due salite preliminari a 4.950 metri prima e 6.100 poi. Il 12 febbraio scorso ha compiuto l’ascensione della cima del vulcano più alto del mondo, l’Ojos del Salado: 6.893 metri. Lì, ha spiegato la bandiera del “Disability Pride. Unlimited Horizons” – questo il nome del progetto – che prevede di raccogliere fondi per la cooperativa Magnolia, attraverso il sito Rete del dono.
Ma… cosa si vede dalla vetta del vulcano più alto del mondo? «I colori rocciosi della cordigliera delle Ande si mescolano con l’ocra, il marrone e il nocciola del deserto di Atacama, in lontananza. Attorno, le altre cime di cinque/sei mila metri che circondano l’Ojos del Salado. E poi i giochi di luce, tra il sole e le nuvole viste da sopra, a mezza altezza rispetto alla cima. Un areale senza inizio e senza fine, grandioso, che non avevo mai visto e che farò fatica a rivedere, per non dire mai più».
Daniele si è portato su quella cima per vedere senza confini, per vedersi con orizzonti senza limiti. Se non si possono sempre superare, i limiti però si possono spostare: un passo alla volta. Come i passi che ha messo a terra Daniele Matterazzo per raggiungere quella vetta: una scelta non casuale. «Era un piano che avevo in mente già da tempo; ho mollato la presa qualche anno fa sul volerlo fare da solo, perché
studiando il percorso ho capito che non sarei mai riuscito a portare tutto il materiale con me e a coprire distanze in autonomia restando comunque in sicurezza, vista la mia inesperienza alpinistica. Qualche mese prima della partenza si è palesata casualmente la possibilità di aggregarmi a una spedizione alpinistica di due settimane – dal 1 al 15 febbraio – tramite il mio amico e guida alpina Luca Montanari,
e così ho fatto, preservando sia la mia
voglia di autonomia, sia l’aiuto in caso di necessità, con una esperienza alla mia portata».
Dal 2020 Daniele Matterazzo, come detto, si cimenta in nuove imprese, sempre con l’idea di stare nella natura, sempre con l’intenzione di spingere i limiti un po’ più in là. Fino al vulcano cileno, la cui vetta sta a mille metri di dislivello dall’ultimo rifugio, il Tejos (5.870 metri). «Normalmente ci si impiega qualche ora per raggiungere la cima, ma per fare quei mille metri ce ne abbiamo messe dieci. Siamo partiti a mezzanotte dal campo base di Laguna Verde (4.200 metri), senza aver chiuso occhio dal giorno precedente vista la forte calura del deserto nelle ore pomeridiane, e a
causa dell’adrenalina e dell’emozione per la salita. In due ore abbiamo raggiunto il rifugio con la Jeep per poi iniziare l’ascensione che avrebbe condotto alla vetta. Nel camminare, abbiamo cercato di mantenere un ritmo buono per tutti e alla fine ce l’abbiamo fatta».
Raccolta fondi
L’obiettivo di Daniele Matterazzo è stato quello di abbinare all’ascesa alpina la raccolta fondi a favore della cooperativa sociale Magnolia di Piove di Sacco, che gestisce servizi diurni e residenziali rivolti a persone adulte con disabilità fisiche, cognitive e psico-sensoriali. «Attraverso la Rete del Dono – spiega Matterazzo – voglio contribuire concretamente ad ampliare il loro impegno, sostenendo non solo i servizi, ma anche le attività di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, per scardinare pregiudizi e stereotipi che ancora oggi persistono rispetto alla disabilità».
Ha portato in vetta la bandiera del Disability Pride
La bandiera del Disability Pride ha uno sfondo nero, che rappresenta le barriere quotidiane, con i colori rosso per le disabilità fisiche, giallo per la neurodiversità, bianco per le disabilità invisibili, blu per le disabilità mentali, verde per le disabilità sensoriali.
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Andrea Canton
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