Giovane Danza Italiana al debutto: contro le distanze e le ritualità vuote


A Kilowatt Festival 2026 i debutti nazionali dei progetti vincitori del bando Giovane Danza Italiana, creati da YoY Performing Arts, IVONA, Tyche / Michele Ifigenia e da Vittorio Pagani. Il bando è stato promosso da CapoTrave/Kilowatt, Anghiari Dance Hub e Cantieri Danza con il sostegno di Otto per Mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Articolo in media partnership

 

Your Tactile Identity. Foto Elisa Nocentini

A Kilowatt Festival i prossimi 24 e 25 luglio, presso la cornice del Chiostro di Santa Chiara a Sansepolcro, andranno in scena in prima nazionale le due coreografie vincitrici del bando Giovane Danza Italiana – progetto ideato dal connubio di CapoTrave/Kilowatt, Anghiari Dance Hub e Cantieri Danza con il sostegno di Otto per Mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai -, Your Tactile Identity ed Echo Chmbers – un amore senza fine. Le figure vincitrici nel giro di un anno hanno ricevuto per la produzione di queste opere una serie di preziosi supporti alla creazione, tra contributi economici, un mese di residenza nei tre luoghi partner e il supporto di tutor professionisti; interessante come, tra le richieste del bando, figurasse oltre al vincolo anagrafico anche l’idea di superare la “dimensione assolo” per spronare alla concezione di progetti che contemplassero da tre a cinque figure coinvolte, tra coreografi e interpreti, in un’ottica di cooperazione e condivisione dei valori. 

Echo Chambers. Un amore senza fine. Foto Elisa Nocentini

Abbiamo dunque parlato con i vincitori del bando, ovvero le tre compagnie che hanno presentato Your Tactile Identity, YoY Performing Arts, IVONA e Tyche / Michele Ifigenia (con in scena Emma Zani, Roberto Doveri, Pablo Girolami, Guilherme Leal, Federica D’Aversa, dramaturg Riccardo Vanetta) e Vittorio Pagani per Echo Chambers. Un amore senza fine, (che dirige Francesca Santamaria e Rafael Candela, aiuto regia Pietro Angelini) per entrare dentro questo processo creativo che ha potuto essere supportato in maniera così stratificata.

Roberto Doveri, Pablo Girolami, Michele Ifigenia Colturi, Emma Zani. Foto Alice Colombo

I due spettacoli, che partono da tematiche che ruotano nel caso di Your Tactile Identity attorno alla necessità di stare vicini e di coabitare pur nelle diversità e a ricerche metalinguistiche che hanno come perno l’atto rituale dell’applauso come invece accade in Echo Chambers, presentano però un’affinità prospettica. Entrambi, sebbene ciascuno a proprio modo (frutto dell’incontro tra realtà distinte il primo; prosecuzione di una serie di lavori pregressi che avevano come riflessione le dinamiche della scena il secondo), lavorano sulla relazione con altri. «Il punto di svolta è stato decidere di sederci concretamente attorno a un tavolo, che è poi diventato il fulcro scenico e concettuale del progetto. Sul piano pratico abbiamo azzerato le vecchie regole: nessuna divisione dei compiti e nessuna gerarchia. Abbiamo lavorato in totale sinergia ricercando un approccio rizomatico e orizzontale, il che ha richiesto prima di tutto di lasciare l’ego fuori dalla sala. Ognuno ha contribuito con il proprio sguardo, senza rinunciare alla propria identità ma mettendola al servizio di un progetto comune. Più che cercare un punto d’incontro, abbiamo costruito una fiducia reciproca che ci ha permesso di esplorare territori inattesi»; così affermano i creatori di YTI, sottolineando con forza quanto «in un momento in cui tutto spinge verso l’isolamento, abbiamo scelto la strada opposta: fermarsi, ascoltarsi davvero e condividere pensieri per arrivare a un’idea comune, un’idea che fosse molto più della semplice somma delle nostre tre realtà»: partire dal ribaltamento delle disuguaglianze e distanze sociali non in maniera astratta, ma «come urgenza fisica che celebra il potenziale trasformativo del fare le cose insieme».

Vittorio Pagani. Foto James Keats.

Mentre Pagani, attraverso questo tassello dedicato alla natura dell’applauso, sceglie, ancora utilizzando una chiave ironica e sovversiva di «concentrarsi sul pubblico, inteso come “cartina di tornasole” di ogni azione scenica. La consapevolezza principale che traggo da questo studio riguarda il modo in cui certe dinamiche sociali (talvolta dettate da leggi naturali, altre consapevolmente reiterate) tendano a ripetersi ciclicamente. Ho compreso quanto alcune derive pericolose, legate al desiderio di successo e notorietà, siano ricercate ed enfatizzate proprio per alimentare tali meccanismi di consenso». Allora, se la prima parte è più un disvelamento dei meccanismi di messa a nudo che si mettono in atto pur di farsi apprezzare, è nella seconda fase che «quelle azioni cariche di ironia vengono ribaltate per mezzo del contesto scenico e sonoro. È in questo momento che la critica si fa più tagliente, evidenziando le contraddizioni intrinseche ai desideri di approvazione e consenso».

Se il tema appartiene naturalmente a riflessioni fondanti il performativo, una risposta apertamente schierata arriva quando poniamo una delle questioni del nostro tempo, legata  al confronto di un mestiere come quello delle arti sceniche in confronto all’ipermedialità sempre più sovrastante, tra dibattiti su liceità delle IA, corpi bionici e relazioni sempre più filtrate; qui entrambe le compagnie invocano l’atto performativo come necessario ora più che mai, considerandolo un atto politico e di resistenza, e confermando una visione comune: «Il modo in cui occupiamo lo spazio, quali luoghi scegliamo di abitare e come utilizziamo i nostri corpi diventano una dichiarazione politica, è l’esperienza viva della presenza» (Pagani) «che rimette al centro la vicinanza fisica e umana, per una società che non teme l’altro, ma che sappia valorizzare le differenze senza il bisogno di uniformarle […]Da qui anche la nostra scelta di innestare le nostre estetiche coreografiche differenti per dimostrare che la condivisione tra autori non è un limite, ma un amplificatore» (YoY, Ivona, Tyche). 

Questo però non vuol dire rinnegare aprioristicamente il rapporto con l’ipermedialità, anzi, rientra nelle modalità di approccio personale al lavoro. Sostiene Pagani che: «talvolta, ad esempio, il lavoro di video editing e di sound design nei miei spettacoli somiglia più a un’attività di dis-archivio e di sampling, come nel caso di Echo Chambers che ha richiesto un’attività di ricerca e rielaborazione di materiali preesistenti più corposa rispetto ad altri miei progetti».

Foto Elisa Nocentini

La vittoria di questo bando rientra in una delle strategie di sostenibilità che le giovani compagnie hanno messo in pratica, stimolando la creazione e conferendo ai progetti l’inserimento in compagini di risonanza internazionale attente al costante dialogo tra arti, territori e persone, specialmente quando il sistema attuale costringe alla costante produttività e impone agli artisti di acquisire competenze non solo artistiche ma anche imprenditoriali.

Arrivati alle soglie di questo traguardo, cavalcando una riflessione nata dal claim del festival ospitante, “Nuovo respiro del Mondo”, ripensando ai quotidiani orrori a cui siamo sottoposti, occasione simile può diventare un’azione «per nutrire ciò che ci muove profondamente, ciò che “illumina gli occhi”»  senza lasciarsi trasportare passivamente da quelle dimensioni inglobanti in grado di inaridire respiri (concreti e metaforici), individuando nell’altro non un avversario, ma «come a un’opportunità di crescita, sottraendosi per quanto possibile alle logiche di potere per seguire con autenticità ciò che anima il nostro lavoro e la nostra vita» (Pagani). «La linfa nuova sta nel coraggio di fare l’esatto contrario: esporsi, mescolarsi, contaminarsi senza la paura di perdersi. Contro l’inaridimento culturale e i tic di questa società, non servono prediche. Serve produrre nuovi immaginari, rimettere in circolo i corpi e far vibrare l’intelligenza collettiva dei sensi» (YoY, Ivona, Tyche).

Kilowatt Festival 2026, Sansepolcro (AR)

24 luglio 2026 – 22:50, Chiostro di Santa Chiara
YoY Performing Arts – Ivona – Tyche / Michele Ifigenia
Your Tactile Identity – 50’

25 luglio 2026 – 22:35, Chiostro di Santa Chiara
Vittorio Pagani
Echo Chambers. Un amore senza fine – 60’


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