Dal Municipio al Campanile. Santa Maria di Sala


Le grandi opere e l’identità. Il sindaco: «Lavoriamo per mantenere vive tutte le nostre realtà, a partire dalle scuole. Caltana ora è in sicurezza grazie al “tombotto”. Il futuro? Passa da villa Farsetti»

Santa Maria di Sala si racconta oggi come un territorio sospeso tra continuità e trasformazione. I suoi circa 17.700 abitanti vivono in sei realtà – Veternigo, Caltana, Caselle, Sant’Angelo, Stigliano e il capoluogo – che disegnano una geografia fatta di comunità distinte ma profondamente intrecciate. Quindici anni fa era considerato il Comune più giovane della provincia di Venezia; oggi si trova invece a fare i conti con un lento ma costante cambiamento demografico. «La popolazione resta sostanzialmente stabile – racconta il sindaco Alessandro Arpi – anche se il saldo naturale è progressivamente negativo: ogni anno il numero dei morti supera quello dei nati».
Alla guida dell’amministrazione da maggio 2025 Arpi, 41 anni, porta con sé un lungo percorso iniziato nel 2007 quando, appena ventiduenne, entrò per la prima volta in Consiglio comunale. Appena eletto la priorità è stata la macchina organizzativa. «Abbiamo lavorato sulla struttura interna riorganizzando uffici, competenze e inserendo nuove risorse. Un ente funziona solo se la sua base è solida e motivata». Accanto al lavoro tecnico, c’è la dimensione politico-amministrativa del territorio: «La maggioranza è costruita su deleghe precise affidate a ogni consigliere e su referenti per ciascuna frazione. Questo permette un contatto diretto con i cittadini e un ascolto costante delle comunità».
Il racconto del territorio passa anche dalle opere pubbliche, che definiscono una netta traiettoria improntata allo sviluppo e alla sostenibilità. Tre gli interventi più importanti. «La nuova rotatoria sulla statale 313 Noalese, in zona industriale rappresenta uno degli interventi più visibili: un’infrastruttura da circa 1,5 milioni di euro realizzata da Veneto Strade, pensata per migliorare i collegamenti produttivi e già completata, con relativa pista ciclabile in fase finale. A Caltana, invece, il grande intervento idraulico del “tombotto” ha segnato una svolta attesa da anni: un investimento da oltre 3 milioni di euro (2,1 milioni dal Pnrr, 400 mila euro sbloccati tramite bando regionale, altri 400 mila dal Consorzio Acque Risorgive e 200 mila euro da fondi comunali) che ha ridisegnato la sicurezza del centro abitato attraverso un sistema di bypass e collettori sotterranei. La nuova pista ciclabile lungo via Caltana, realizzata dalla Città metropolitana di Venezia, ricuce in sicurezza il collegamento verso Scaltenigo partendo dalla Madonna Mora. Un macro intervento da 10 milioni di euro per le municipalità di Santa Maria di Sala e Mirano che concorrono rispettivamente con 1,1 milioni e circa 2,5 milioni».
Ma è sul fronte sociale che il Comune si misura con la sfida più sottile. L’inverno demografico incide soprattutto sui servizi scolastici, mettendo alla prova l’equilibrio dei piccoli centri. «Tenere aperte le scuole è una priorità assoluta – sottolinea il sindaco – perché significa mantenere vivi i territori. Nonostante le difficoltà siamo riusciti a garantire tutte le sezioni, con particolare attenzione a Stigliano». E poi c’è lo sguardo che si allarga e prova a dare un orizzonte culturale e identitario al futuro. «Il nostro grande progetto per il futuro mette al centro villa Farsetti (nella foto). Non abbiamo una piazza monumentale, ma abbiamo un patrimonio straordinario che vogliamo rendere sempre più aperto, vissuto e centrale nella vita culturale del territorio. È un luogo che parla della nostra identità e che può dialogare ben oltre i confini comunali».

I parroci: «Le parrocchie rimangono vitali nel tessuto sociale, sono vivaci, generose e partecipi. Grazie alla collaborazione pastorale stiamo generando una buona interrelazione»

Per la fede e la vita sociale

Nel comune di Santa Maria di Sala sono tre le parrocchie in Diocesi di Padova: Caltana, Caselle de’ Ruffi e Sant’Angelo, per circa 9.300 abitanti in totale.
A Caltana don Vittorio Pistore traccia il ritratto di una comunità dinamica. «È una realtà originale, in una sorta di terra di confine fra tre Diocesi e altrettante province, che ha contribuito a sviluppare una bella sensibilità nelle relazioni e una creatività audace nel territorio, senza perdere la propria identità di comunità cristiana». Con circa 4 mila abitanti si distingue per «intraprendenza e capacità di investimento che si riflettono anche nella vita ecclesiale. Pur essendo una comunità di media grandezza, possiede notevole autonomia e buono spirito di iniziativa». Non mancano le sfide, a partire da quelle demografiche. «Nel 2025 ci sono stati trenta funerali e otto battesimi; nel 2026 il numero dei funerali è già vicino a quello dell’intero anno precedente». Il parroco sottolinea il valore delle collaborazioni pastorali nate dopo il Sinodo. «Con Sant’Angelo e Caselle è stato avviato un percorso positivo di interrelazione: siamo agli inizi e le prospettive sono incoraggianti». Tra le iniziative spiccano le due feste della comunità, a giugno e ottobre, il doposcuola, che si vorrebbe estendere anche agli studenti delle superiori, e la scuola dell’infanzia della Fondazione Crovato. «Comunità cristiana, famiglie e scuola lavorano in sintonia, diventando una risorsa preziosa». Intanto la comunità guarda all’estate con grest e campiscuola, segni concreti di una fede vissuta e condivisa.
Don Mirko Zoccarato guida le parrocchie di Caselle e Murelle. A Caselle, con circa 3.600 abitanti, la parrocchia continua a essere un punto di riferimento per la fede e la vita sociale. «È una realtà vivace, generosa e partecipe. Lo conferma il grest, appena concluso, che ha coinvolto 180 ragazzi e 40 animatori. Alla festa finale hanno partecipato anche tante famiglie, segno di una comunità che ama ritrovarsi. La parrocchia è ancora il luogo dove persone diverse si incontrano volentieri: è questa capacità di unire esperienze, età e sensibilità diverse la nostra bellezza e la nostra forza». Accanto alla proposta spirituale promuove attività educative e aggregative, dai campi scuola al doposcuola, attivo da 45 anni e divenuto una realtà identitaria. Preziosa la presenza delle suore Elisabettine che, pur non gestendo più la scuola dell’infanzia, continuano a collaborare nelle attività parrocchiali, mantenendo un forte legame con famiglie e comunità.
A Sant’Angelo la parrocchia resta uno dei principali punti di riferimento. Don Alberto Pregno racconta una realtà di circa 1.800 abitanti. «È un paese con grande senso di appartenenza, anche se la vita quotidiana è segnata dagli spostamenti per lavoro e da presenze sempre più frammentate. La chiusura della scuola primaria ha inciso profondamente, indebolendo il tessuto del paese e, in parte, anche quello della parrocchia». L’iniziazione cristiana si regge su numeri minimi, «ci siamo trovati anche con gruppi di uno o due bambini», mentre si cerca di fare rete con le altre parrocchie. I giovani non sono molti, ma sono presenti: il grest ha coinvolto quest’anno circa 40 ragazzi e 15 animatori, e i campi scuola restano un importante riferimento formativo. Accanto alla vita pastorale resistono le tradizioni: due feste, ad agosto e a fine settembre, quest’ultima dedicata al patrono san Michele Arcangelo. Cuore identitario rimane la devozione alla Madonna della Cintura, nata da un voto in tempo di guerra. «È un legame che viene da lontano e continua a custodirci. Non possiamo perdere questo filo che tiene insieme la nostra storia».

Fra tre Diocesi e altrettante province

I 17.700 abitanti di Santa Maria di Sala abitano un territorio segnato dal graticolato romano prima e poi dalla dominazione longobarda. Ancora oggi, il Comune, che appartiene alla Città metropolitana di Venezia, è suddiviso quasi a metà tra le Diocesi di Padova e Treviso.


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 Andrea Canton

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