Le vacanze stanno per terminare e per milioni di famiglie italiane settembre si conferma uno dei mesi economicamente più impegnativi dell’anno. Al rientro dalle ferie si concentrano infatti una serie di spese difficilmente rinviabili: acquisto dei libri scolastici e del materiale didattico, abbonamenti ai trasporti, attività sportive, bollette energetiche e spesa alimentare.
A rendere ancora più complesso il quadro è l’andamento dei prezzi. Secondo gli ultimi dati definitivi Istat disponibili, a luglio 2026 l’inflazione si attesta al 2,9% su base annua, dopo il 3% registrato a giugno. Ma il dato generale nasconde dinamiche molto diverse: gli alimentari non lavorati aumentano del 3,6%, gli energetici non regolamentati dell’11,4%, mentre quelli regolamentati registrano un incremento del 14,8%. I servizi relativi ai trasporti crescono dell’1,6% e quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona del 3%. I prodotti ad alta frequenza d’acquisto, quelli cioè che incidono maggiormente sulla percezione quotidiana dei consumatori, aumentano del 3,4%. L’inflazione acquisita per l’intero 2026 è già pari al 2,7%.
Un elemento particolarmente significativo riguarda inoltre le famiglie con minore capacità di spesa: nel secondo trimestre 2026 l’inflazione misurata dall’IPCA, l’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato per i Paesi dell’Unione Europea, è risultata pari al 3,7% per le famiglie con bassi livelli di spesa, contro il 2,6% per quelle con livelli di spesa più elevati.
L’Osservatorio Consumerismo ha quindi provato a ricostruire il “conto di settembre”, mettendo insieme le principali spese che una famiglia deve affrontare al ritorno dalle vacanze. Per un nucleo con due figli, considerando le diverse voci e le forti differenze determinate dall’età dei ragazzi, dalle scelte di acquisto e dai servizi utilizzati, il conto può arrivare a superare i 2.000 euro.
Scuola: libri, zaini e materiale didattico
La prima grande voce del rientro riguarda inevitabilmente la scuola.
Per l’anno scolastico 2026/2027 i tetti di spesa dei libri di testo sono stati aggiornati applicando il tasso di inflazione programmata per il 2026, pari all’1,5%. Per la scuola secondaria di primo grado i nuovi tetti sono di 303 euro per il primo anno, 121 euro per il secondo e 136 euro per il terzo. Il decreto consente eventuali incrementi fino a un massimo del 20%, che devono però essere adeguatamente motivati dal Collegio dei docenti e approvati dal Consiglio d’istituto.
Nelle scuole superiori i massimali variano invece in base all’indirizzo e all’anno di corso. Per dare un ordine di grandezza, per il primo anno si arriva a 346 euro per liceo classico e linguistico, 331 euro per il liceo scientifico, 329 euro per gli istituti tecnici del settore economico e 346 euro per alcuni indirizzi del settore tecnologico. Sono previste riduzioni dei tetti del 10% per determinate adozioni in versione mista e del 30% nel caso di testi esclusivamente digitali.
Per comprendere l’ordine di grandezza della spesa effettivamente sostenuta dalle famiglie, gli ultimi dati consolidati dell’Associazione Italiana Editori indicano nel 2025 una spesa media annua per i libri di 190 euro nella scuola secondaria di primo grado, 279 euro nei licei, 241 euro negli istituti tecnici e 167 euro negli istituti professionali, dizionari esclusi. Rispetto al 2024, i prezzi di listino erano cresciuti dell’1,7% per le secondarie di primo grado e dell’1,8% per quelle di secondo grado.
Ma il conto delle famiglie non si esaurisce con i libri. Bisogna aggiungere zaini, astucci, quaderni, penne, colori, materiale tecnico, eventuali dispositivi digitali, abbigliamento e tutto ciò che viene acquistato in vista dell’inizio delle lezioni.
Le rilevazioni dell’Osservatorio Consumerismo mostrano come proprio la somma di tante spese apparentemente contenute possa trasformare il ritorno a scuola in una delle voci più pesanti del bilancio di settembre, soprattutto quando in famiglia ci sono due o più figli.
Per sostenere gli studenti appartenenti alle famiglie economicamente più fragili, per il 2026 e il 2027 la dotazione complessiva per la fornitura gratuita o semigratuita dei libri di testo è stata portata a 139 milioni di euro l’anno. Le risorse vengono poi ripartite territorialmente e l’accesso agli aiuti dipende dai requisiti e dalle procedure previste.
Bollette: dopo il caldo arriva il conto dell’estate
Settembre è anche il momento nel quale molte famiglie fanno i conti con i consumi energetici accumulati durante i mesi più caldi.
Condizionatori e sistemi di raffrescamento, utilizzati per molte ore al giorno durante le ondate di calore, hanno inciso sui consumi elettrici estivi. E i dati di Terna mostrano chiaramente l’effetto delle temperature: a luglio 2026 la domanda di energia elettrica in Italia è aumentata dell’8,3% rispetto allo stesso mese del 2025.
Alla crescita dei consumi si aggiunge l’andamento dei prezzi. ARERA ha stabilito per il terzo trimestre 2026 un aumento del 4,6% della bolletta elettrica del cliente tipo vulnerabile servito in Maggior Tutela rispetto al trimestre precedente. La spesa annuale stimata per questo profilo si attesta a 591,86 euro nel periodo compreso tra il 1° ottobre 2025 e il 30 settembre 2026. L’aggiornamento riguarda circa 3 milioni di clienti vulnerabili in Maggior Tutela e non può quindi essere automaticamente esteso alle famiglie che hanno contratti nel mercato libero.
Anche sul fronte del gas sono emersi segnali di tensione. Per luglio 2026 l’Associazione Italiana Utility Manager ASSIUM ci segnala che ARERA ha registrato un aumento del 9,7% della spesa totale dell’utente tipo nel Servizio di tutela della vulnerabilità rispetto a giugno. La sola componente della materia prima gas è stata fissata a 56,69 euro/MWh, pari a circa 0,607 euro per Smc. Il dato interessa circa 2,3 milioni di clienti ancora nel Servizio di tutela della vulnerabilità.
La spesa effettiva cambia naturalmente in base alla classe energetica dell’apparecchio, alle ore di utilizzo, alla temperatura impostata, alla dimensione dell’abitazione e soprattutto al contratto di fornitura.
Il problema è che la bolletta arriva proprio mentre si concentrano tutte le altre spese del rientro. Una famiglia che ha utilizzato intensamente il climatizzatore durante l’estate può quindi ritrovarsi a settembre con un costo energetico maggiore proprio nel momento di massima pressione sul bilancio domestico.
Spesa alimentare: il carrello continua a pesare
Anche fare la spesa continua a rappresentare una voce importante.
A luglio 2026, secondo Istat, gli alimentari non lavorati registrano un aumento del 3,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Complessivamente i beni alimentari, per la cura della casa e della persona – il cosiddetto “carrello della spesa” – crescono dell’1%, mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto aumentano del 3,4%.
Il peso della spesa alimentare sui bilanci familiari è già rilevante. Gli ultimi dati strutturali Istat disponibili indicano una spesa media mensile complessiva delle famiglie italiane di 2.755 euro, mentre il 19,3% della spesa viene destinato ad alimentari e bevande analcoliche: significa, in termini medi, oltre 530 euro al mese. La percentuale sale al 25,4% nel Sud e al 23,5% nelle Isole. Ancora più significativo è un altro dato: il 31,1% delle famiglie dichiara di aver cercato di limitare la quantità o la qualità del cibo acquistato.
Per le famiglie numerose l’impatto è ancora maggiore: secondo Istat, una coppia con tre o più figli spende mediamente 819 euro al mese per prodotti alimentari e bevande analcoliche, pari al 22,2% della propria spesa complessiva.
Per una famiglia, anche variazioni percentuali apparentemente contenute diventano rilevanti quando riguardano acquisti effettuati ogni settimana. Pane, pasta, carne, frutta, verdura, latte, prodotti per la casa e per l’igiene sono spese alle quali è difficile rinunciare.
È proprio il carattere quotidiano di questi acquisti a rendere il carrello uno degli indicatori più immediatamente percepiti dai consumatori: pochi centesimi in più su molti prodotti, moltiplicati per settimane e mesi, diventano decine o centinaia di euro sul bilancio annuale.
Trasporti e carburanti: riparte la routine quotidiana
Con settembre riprendono a pieno ritmo anche gli spostamenti per lavoro e scuola.
Abbonamenti al trasporto pubblico, carburante, parcheggi e costi legati all’utilizzo dell’automobile tornano quindi ad avere un peso pieno sul bilancio familiare dopo la pausa estiva.
Anche qui i numeri aiutano a comprendere l’incidenza della mobilità sui conti domestici. Secondo gli ultimi dati Istat sulle spese delle famiglie, i trasporti assorbono mediamente il 10,8% della spesa familiare e valgono circa 297 euro al mese. Nel Nord-est la quota arriva all’11,5% e nel Nord-ovest all’11,4%.
A luglio 2026, inoltre, Istat rileva per i servizi relativi ai trasporti un aumento dei prezzi dell’1,6% su base annua e dell’1,4% rispetto al mese precedente.
Il mercato dei carburanti resta sotto osservazione: il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha riunito anche ad agosto la Commissione di Allerta Rapida di Sorveglianza dei Prezzi per monitorare l’andamento dei mercati energetici, dei prodotti petroliferi e dei carburanti.
Per chi accompagna quotidianamente i figli a scuola o deve percorrere molti chilometri per raggiungere il posto di lavoro, la mobilità rappresenta una spesa strutturale e difficilmente comprimibile. Il costo del rientro, quindi, non può essere calcolato guardando soltanto agli acquisti scolastici, ma deve comprendere anche tutto ciò che serve alla famiglia per tornare alla normale organizzazione quotidiana.
Sport e attività extrascolastiche
Settembre è anche il mese delle iscrizioni.
Palestre, piscine, scuole di danza, calcio, tennis, musica, lingue e altre attività extrascolastiche ripartono insieme all’anno scolastico.
Lo sport riguarda una parte molto ampia dei ragazzi italiani. Gli ultimi dati Istat disponibili indicano che nel 2024 praticavano uno o più sport il 75,6% dei ragazzi tra 11 e 14 anni, di cui il 66,7% con continuità. Tra i 15 e i 17 anni la quota dei praticanti era ancora pari al 66,1%. Complessivamente in Italia praticavano sport oltre 21,5 milioni di persone dai 3 anni in su, pari al 37,5% della popolazione di riferimento.
La spesa per ricreazione, sport e cultura rappresenta mediamente il 3,8% della spesa delle famiglie italiane e sale al 4,4% nel Nord-est e al 4,1% nel Nord-ovest.
Alla quota di iscrizione possono aggiungersi il costo dell’abbigliamento tecnico, dell’attrezzatura, delle visite mediche, delle trasferte e di eventuali quote associative.
Per una famiglia con due figli, soprattutto quando entrambi praticano uno sport o frequentano un corso, questa voce può incidere per diverse centinaia di euro già nelle prime settimane dell’anno scolastico.
Il vero problema è la concentrazione delle spese
Il punto non è soltanto quanto aumentano i singoli prodotti o servizi, ma quante spese arrivano contemporaneamente. Libri, quaderni, bollette, carburante, abbonamenti, sport e spesa quotidiana si concentrano nello stesso periodo. È questa sovrapposizione a rendere settembre particolarmente difficile per le famiglie, soprattutto dopo le spese sostenute durante l’estate.
I dati Istat aiutano a comprendere il contesto nel quale arriva questa concentrazione di costi: la spesa media mensile delle famiglie italiane è pari a 2.755 euro, ma il valore mediano – quello al di sotto del quale si colloca metà delle famiglie – è decisamente più basso, 2.240 euro. Inoltre, tra il 2019 e il 2024 la spesa per consumi delle famiglie è cresciuta del 7,6%, mentre nello stesso periodo l’inflazione misurata dall’IPCA è aumentata del 18,5%.
Secondo l’Osservatorio Consumerismo, per una famiglia con due figli il complesso delle principali spese del rientro può arrivare a superare i 2.000 euro, con differenze importanti a seconda dell’età dei figli, della scuola frequentata, delle attività sportive, degli spostamenti e delle abitudini di consumo. La stima non rappresenta quindi una spesa standard uguale per tutte le famiglie, ma fotografa uno scenario nel quale si sommano costi scolastici, materiale, mobilità, consumi energetici, alimentari e iscrizioni alle attività extrascolastiche.
Il rischio è che sempre più famiglie siano costrette a rinviare alcune spese, utilizzare risparmi o ricorrere a strumenti di pagamento dilazionato anche per affrontare costi ordinari.
Settembre diventa così un vero banco di prova per il potere d’acquisto: non un singolo rincaro eccezionale, ma la somma di tanti costi che arrivano tutti insieme.
COME RISPARMIARE SULLE SPESE DI SETTEMBRE
Libri scolastici: controllare sempre l’elenco definitivo adottato dalla scuola prima di acquistare e verificare la possibilità di ricorrere all’usato. È utile informarsi anche sui contributi regionali e comunali per l’acquisto dei testi. Per il 2026 sono disponibili complessivamente 139 milioni di euro per la fornitura gratuita o semigratuita dei libri agli studenti in possesso dei requisiti previsti.
Materiale scolastico: evitare di acquistare tutto nei primi giorni. Molti prodotti dell’anno precedente possono essere riutilizzati e per zaini, astucci e cancelleria è importante confrontare i prezzi, senza lasciarsi condizionare esclusivamente da marchi e personaggi del momento.
Bollette: controllare i consumi reali e confrontarli con quelli dello stesso periodo dell’anno precedente. Verificare inoltre prezzo dell’energia, condizioni economiche dell’offerta e scadenza di eventuali promozioni. L’aumento del 4,6% indicato da ARERA per il terzo trimestre riguarda esclusivamente il cliente tipo vulnerabile in Maggior Tutela: chi è nel mercato libero deve verificare le condizioni del proprio contratto.
Spesa alimentare: confrontare il prezzo al chilo o al litro, non soltanto quello della confezione. Programmare i pasti e preparare una lista prima di andare al supermercato aiuta inoltre a limitare gli acquisti non necessari.
Trasporti: verificare se abbonamenti mensili o annuali risultano più convenienti rispetto all’acquisto dei singoli titoli di viaggio e controllare eventuali agevolazioni per studenti e famiglie. Per chi utilizza l’automobile, confrontare i prezzi dei distributori può incidere sul costo complessivo mensile degli spostamenti.
Sport e corsi: prima di pagare un abbonamento annuale chiedere sempre quali costi siano realmente compresi nella quota e quali rimangano esclusi: iscrizione, assicurazione, divisa, attrezzatura, visite mediche e trasferte possono modificare sensibilmente il prezzo finale.
Pagamenti a rate: attenzione a trasformare le spese ordinarie in debiti di lunga durata. Prima di scegliere una formula rateale è necessario verificare il costo complessivo, eventuali interessi, commissioni e soprattutto la sostenibilità delle rate rispetto al reddito familiare.
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Barbara Molinario
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