In un podcast pubblicato domenica Sam Altman ha detto che il settore dell’intelligenza artificiale ha sbagliato le previsioni sui tempi, e si considera esso stesso fra chi le ha sbagliate. Il capo di OpenAI ha risposto a una domanda del podcaster David Senra su una previsione altrui, quella di Tobi Lütke, amministratore delegato di Shopify, secondo cui il 2026 sarebbe l’anno in cui ogni impresa diventa contendibile. “Non sono sicuro che il 2026 sarà l’anno in cui ogni impresa si sentirà oggetto di contesa. Su questo forse dissento un po’ da lui”, ha risposto Altman: molte aziende di software sono contendibili, non tutte le aziende.

Dopo l’arrivo di GPT-4 nel 2023 Altman si aspettava una rottura rapida degli equilibri, che però non si è verificata. “L’economia ha semplicemente tantissima inerzia. Le persone continuano a fare le stesse cose. Continuano a comprare dalla stessa azienda”, ha detto. Il freno gli sembra un bene, perché renderà la transizione più morbida e più lenta e di questo dice di essere grato, ma la conclusione resta secca: “Penso significhi che siamo stati tutti troppo ambiziosi sulle tempistiche”. Non ha però quantificato lo slittamento, né ha indicato quali previsioni di OpenAI consideri ora sbagliate.


Per spiegarsi è ricorso a Blockbuster, davanti a cui passava andando a scuola: la gente ha continuato a entrarci anche dopo che Netflix aveva cominciato a spedire DVD per posta. Cambiare i comportamenti è “molto più difficile di quanto i nerd della tecnologia si rendano conto”, ha detto. Chi lavora da anni con gli stessi strumenti non li abbandona per un agente automatico nel giro di una notte, per quanto le capacità sulla carta siano superiori.

Il momento iPhone che non è arrivato

Altman ha paragonato la fase attuale a quella degli smartphone prima di Apple, ricordando il Palm Treo che aveva intorno al 2003. Quasi tutto ciò che serviva all’iPhone esisteva già, ha detto, e mancava soltanto l’idea di prodotto. “Abbiamo tutti i pezzi tecnologici, ma non abbiamo avuto il momento iPhone in cui cambia completamente il modo in cui una persona si interfaccia con la tecnologia.” La responsabilità la mette in un posto solo: “Penso che sia soprattutto un fallimento di prodotto“.

Alla domanda se si sorprenda a resistere ai propri prodotti ha risposto che aspettava quella domanda. Usa i computer nello stesso modo da vent’anni e adesso ha Codex, quindi non dovrebbe più copiare e incollare fra applicazioni di messaggistica né scorrere la casella di posta in cerca del messaggio meno doloroso da aprire. “Eppure c’è qualcosa codificato nella mia testa per cui fare questo genere di cose è ciò che significa lavorare”, ha detto, salvo ammettere che per preferenza rivelata un modo migliore ce l’ha già. Le persone, ha aggiunto, stanno “a cavallo fra due mondi” e non sanno quale usare e quando.

I due rischi e l’argomento di vendita che recita per deriderlo

Altman ha nominato due preoccupazioni che a suo dire sono un po’ in tensione fra loro. La prima è la perdita di controllo, cioè un’intelligenza artificiale potente in un modo che nessuno può garantire di tenere a bada. La seconda è il potere che si concentra troppo in una sola azienda, in un solo modello o in una sola persona. Entrambe sono posizioni contro l’umano, ha detto: “L’approccio giusto è dire che vogliamo le persone profondamente al comando del futuro”.

Dal secondo rischio ha costruito quella che lui stesso ha definito due volte una caricatura. Qualcuno nel settore offre in sostanza una cura per tutte le malattie e beni a basso costo, ha detto, e il prezzo sono l’autonomia e l’influenza sul futuro, in nome della sicurezza e in compagnia di una disuguaglianza dilagante. “Ci sarà chi accede a enormi quantità di ricchezza e potere, e altri che ricevono semplicemente un discreto tutto. Ed è un pessimo argomento di vendita.” Poi l’ha recitato: “Cari sudditi, vi faremo dono di una cura per il cancro, di ricchezza materiale e di grande intrattenimento. E voi smettete di lamentarvi, e noi prenderemo tutte le decisioni sul futuro“.

Alla domanda su chi possa vendere l’AI in quel modo ha risposto: paura e potere. Alcuni sono così allarmati dalla portata dei rischi da voler barattare molta libertà in cambio di sicurezza, ha detto, e quel ragionamento “finisce per diventare una specie di modo per giustificare parecchi comportamenti di ricerca del potere”. Non è stato fatto alcun nome, ma il passaggio sembra essere rivolto verso Dario Amodei, che ha sostenuto la necessità di un ruolo pubblico più forte nella regolazione dell’intelligenza artificiale.

Il capo di Anthropic aveva scritto su X la settimana scorsa che il marketing non sistemerà la reputazione del settore: dire che l’AI curerà il cancro è un luogo comune che la maggior parte delle persone trova ingannevole, e la cosa che funzionerà è curare davvero il cancro. La critica più accurata alle aziende di intelligenza artificiale, Anthropic compresa, resta secondo lui che le promesse non sono ancora state mantenute. Vale la pena notare che la promessa derisa nella caricatura Altman l’ha scritta di suo pugno: “Forse con 10 gigawatt di capacità di calcolo l’AI può capire come curare il cancro”, si legge in un suo post dell’estate scorsa, insieme all’ipotesi di un tutoraggio personalizzato per ogni studente sulla Terra.

Cosa OpenAI ha chiuso, e cosa sta rallentando

La lezione più dura negli affari è uccidere le idee buone per proteggere quelle grandi, ha detto Altman, e ha ammesso di essere poco capace di farlo. OpenAI ha chiuso Sora l’anno scorso perché consumava molta capacità di calcolo e contava meno di Codex, e ha chiuso il browser Atlas perché le persone che ci lavoravano servivano altrove, pur restando a suo dire il miglior browser mai fatto. ChatGPT e Codex sono stati fusi: l’obiettivo è che OpenAI sia una piattaforma e non un’azienda di prodotto, con una sola interfaccia e una sola API, senza mettersi in concorrenza con i propri clienti. Il grosso del suo tempo va invece alla ricerca e alla capacità di calcolo, che ha definito probabilmente il progetto infrastrutturale più costoso della storia.

Sulla sicurezza sostiene che l’azienda abbia fatto più progressi di quanto i critici si aspettassero, e attribuisce il merito al rilascio dei modelli a utenti reali. Non crede però che da qui in avanti sia più facile: le persone più intelligenti del mondo sono più o meno intelligenti quanto i modelli migliori, ha detto, e il rapporto sta per rovesciarsi. OpenAI dovrà quindi decidere quando rinviare lo sviluppo, sta già riscrivendo le proprie regole di sicurezza e ha rallentato un modello chiamato Astra per irrobustire i protocolli di test sulla sicurezza informatica.

Quanto a ciò che si aspetta, Altman ha detto che “stiamo per vedere il più grande boom di persone che avviano piccole imprese che si sia mai visto”, e che il settore, OpenAI compresa, ne ha parlato poco e ha costruito pochi prodotti per accelerarlo. Si aspetta anche che alcune attività diventino più difficili da attaccare proprio perché non hanno nulla a che fare con l’intelligenza artificiale, perché le persone cercheranno esperienze autentiche e non tecnologiche. Sul fronte finanziario i tempi sono invece già scritti: OpenAI ha depositato in forma riservata la richiesta di quotazione a giugno, e il direttore finanziario ha detto ai dipendenti la settimana scorsa che la società andrà in Borsa nel 2027, o prima.


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