Il via libera federale apre il cantiere di Natrium, ma costi, combustibile e scorie devono ancora superare la prova reale
Per quasi dieci anni negli Stati Uniti nessun nuovo reattore nucleare commerciale aveva ottenuto un permesso di costruzione. Ora il contatore riparte dal Wyoming: il 9 marzo la Nuclear Regulatory Commission ha autorizzato il Kemmerer Power Station Unit 1, il progetto Natrium di TerraPower, società fondata da Bill Gates. È anche il primo reattore commerciale non raffreddato ad acqua leggera approvato alla costruzione negli USA da oltre quarant’anni.
Il 23 aprile TerraPower ha annunciato l’avvio ufficiale della costruzione della parte nucleare dell’impianto. Sul sito si lavorava già dal 2024, sulle strutture che potevano partire prima del via libera federale. Adesso il reattore è uscito davvero dalle slide. Le promesse su costi più bassi e cantieri più rapidi devono ancora farlo.
Natrium sorgerà vicino alla centrale a carbone di Naughton, destinata alla dismissione. La valutazione ambientale della NRC spiega che il progetto servirà anche a sostituire capacità elettrica dopo la chiusura di impianti a carbone. La scelta ha quindi un senso climatico concreto: il nucleare è una fonte a basse emissioni di carbonio e può togliere spazio alla produzione fossile. Il permesso, però, certifica qualcosa di molto preciso: il reattore può essere costruito. Costi reali, tempi e possibilità di replicarlo appartengono ancora al cantiere.
Cosa ha di diverso Natrium
Natrium avrà una potenza elettrica di 345 MW e sarà raffreddato con sodio liquido anziché acqua. Il sodio lavora a pressioni molto più basse rispetto ai sistemi ad acqua leggera e permette una configurazione diversa dell’impianto. TerraPower e il Dipartimento dell’Energia sostengono che questa soluzione possa semplificare la costruzione e ridurre i costi. Kemmerer è però il primo esemplare commerciale della tecnologia: prima vengono i progetti, poi i preventivi finali.
La parte più particolare si trova accanto al reattore. Natrium integra un sistema di accumulo termico a sali fusi: il calore può essere conservato e utilizzato quando la rete chiede più elettricità. La produzione può così salire temporaneamente dai 345 MW ordinari fino a 500 MW. È una caratteristica pensata anche per lavorare con molto eolico e fotovoltaico, dove la produzione cambia insieme a vento e sole.
L’accumulo non trasforma Natrium in una batteria gigante e non rende inutili reti e altri sistemi di stoccaggio. Rende la centrale più flessibile rispetto a molti impianti nucleari convenzionali. Anche questo, a Kemmerer, dovrà passare dalla teoria all’esercizio quotidiano.
I problemi che il permesso non risolve
Il primo è economico. Natrium fa parte dell’Advanced Reactor Demonstration Program e il Dipartimento dell’Energia ha previsto quasi 2 miliardi di dollari di sostegno federale per autorizzazione, costruzione e dimostrazione del progetto, dentro una partnership con l’industria. Il primo impianto serve proprio a capire se la tecnologia potrà diventare abbastanza semplice e conveniente da essere replicata. C’è quindi un reattore autorizzato. Il prezzo della serie ancora non esiste.
Poi c’è il combustibile. Natrium userà HALEU, uranio arricchito tra il 5% e il 19,75% in uranio-235. Il Dipartimento dell’Energia ammette che negli Stati Uniti la disponibilità commerciale rimane limitata e sta investendo 2,7 miliardi di dollari per sviluppare la filiera nazionale. Nel gennaio 2026 sono stati assegnati due contratti da 900 milioni di dollari ciascuno per aumentare la capacità di arricchimento. Il reattore del futuro ha già il permesso; il combustibile necessario per alimentarlo deve ancora trovare una filiera abbastanza grande.
E poi ci sono le scorie. I reattori avanzati possono cambiare quantità e caratteristiche del combustibile esaurito, senza cancellarne la gestione. Negli Stati Uniti il combustibile usato dai reattori commerciali è conservato in più di 70 siti distribuiti in 35 Stati; circa un quarto si trova presso siti dove il reattore ormai non funziona più. Una soluzione federale permanente deve ancora essere definita. Cambia il refrigerante. La geologia continua a presentarsi al lavoro.
Perché gli Stati Uniti tornano al nucleare
Il via libera arriva mentre Washington ha deciso di accelerare. TerraPower aveva presentato la domanda nel marzo 2024 e la NRC aveva iniziato la revisione formale due mesi dopo. Il Congresso aveva già approvato l’ADVANCE Act per rendere più rapide le procedure; nel maggio 2025 Donald Trump ha spinto ulteriormente sull’acceleratore con un ordine esecutivo dedicato alla NRC. La cronologia ufficiale mostra quindi una corsa iniziata prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca.
Dietro c’è la decarbonizzazione e c’è anche una fame di elettricità nuova. Data center e intelligenza artificiale stanno facendo crescere la domanda americana e le grandi aziende tecnologiche cercano fonti continue e a basse emissioni. TerraPower ha già firmato con Meta un accordo per sviluppare fino a otto impianti Natrium, per 2,8 GW di potenza continua e fino a 4 GW sfruttando l’accumulo termico. Le prime unità sono previste dal 2032.
Qui la storia si complica. Usare elettricità a basse emissioni al posto di quella prodotta con carbone o gas riduce le emissioni. Una parte della nuova capacità servirà però ad alimentare consumi che fino a pochi anni fa non esistevano a questa scala. Decarbonizzare l’offerta conta parecchio. Guardare anche a quanto cresce la domanda non guasta.
Prima degli altri otto reattori viene comunque Kemmerer. Il Dipartimento dell’Energia indica il completamento intorno al 2030 e, anche a cantiere finito, TerraPower dovrà ottenere dalla NRC una licenza separata prima di poter mettere Natrium in esercizio.
Il primato è già acquisito: gli Stati Uniti hanno autorizzato il primo nuovo reattore nucleare commerciale in quasi dieci anni. Natrium promette più flessibilità, una costruzione più semplice e costi più gestibili. Il permesso dimostra che si può costruire, ma non dimostra ancora che convenga costruirne altri.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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