Il capogruppo al Senato e segretario lombardo rilancia la proposta al leader: «Una squadra con Zaia e i governatori, ne faccia parte. Aspettiamo la sua risposta». Fontana: «Sondaggi impietosi, il Nord non si può dimenticare». Tre militanti interrompono l’incontro: «C’è solo un Capitano»

«La Lega così non va». Massimiliano Romeo insieme al presidente lombardo Attilio Fontana, già protagonista dell’intervista al Corriere in cui non escludeva un passo indietro di Matteo Salvini, al Caffè della Versiliana tornano sulle rivendicazioni dell’ala nordista, dando una scadenza al segretario: prima di Pontida, il 20 settembre, bisogna trovare una soluzione.

Sul palco di Marina di Pietrasanta, il capogruppo al Senato e segretario della Lega Lombarda rilancia la proposta già consegnata al leader: una gestione di squadra che coinvolga Luca Zaia e i governatori con maggiore consenso sui territori. «Noi la proposta a Salvini l’abbiamo fatta, stiamo aspettando che la colga».

È un altro capitolo dello scontro che da settimane attraversa il Carroccio. E così ecco un nuovo pressing: «Noi abbiamo fatto questa fotografia e Salvini ne ha preso atto», scandisce Romeo. La fotografia, spiega, arriva direttamente dalla base: «Ci sono alcuni problemi che ci hanno segnalato gli elettori», fino al messaggio più netto raccolto tra i militanti: «La Lega non va e non vi votiamo più».

Non basta però la diagnosi. «Noi abbiamo proposto soluzioni, non creato problemi», insiste Romeo. E la soluzione è una «squadra» che possa «aiutare la Lega a risalire la china» in vista delle prossime Politiche, dentro una competizione che il senatore immagina sempre più polarizzata tra Giorgia Meloni e il futuro candidato del centrosinistra, con buona pace del Carroccio.

Salvini nella squadra, ma «che squadra sia»

La richiesta è la testa del segretario? No, anzi, precisa Romeo che «nessuno ha detto che Salvini non debba far parte della squadra, ci mancherebbe altro». Ma subito aggiunge: «Però che squadra sia».

Il modello indicato dall’ala lombarda passa innanzitutto dai volti più forti sui territori. «Penso a una squadra che coinvolga Zaia e i governatori che in questo momento sono le persone che hanno maggior appeal nei confronti degli elettori», spiega Romeo. «Io aggiungo qualche sindaco», rilancia Fontana. Ma «è il segretario che deve decidere se vuole dire no, faccio finta di nulla, vado avanti come se nulla fosse, perché va bene così, perché i sondaggi vanno bene, perché in realtà prenderemo il 10%», attacca Romeo. «Se si fa finta di nulla e si va in quella direzione, il rischio è che la Lega purtroppo vada ai minimi termini».

Da qui la scadenza fissata al raduno leghista: «Prima di Pontida ci deve essere l’occasione per trovare una soluzione insieme». Pontida, ricorda Romeo, è il luogo in cui «si rinnova il legame con la propria comunità» e si celebrano i valori della storia del movimento. Arrivarci con il conflitto ancora aperto, è il sottinteso, significherebbe trasformare il prato bergamasco nel teatro della resa dei conti.

Romeo: «La Lega si è schiacciata sempre più a destra»

Il problema, però, non riguarda soltanto l’organizzazione interna. Romeo mette in discussione anche la traiettoria politica seguita negli ultimi mesi. All’ultimo congresso, ricorda, erano state approvate mozioni che chiedevano una nuova valorizzazione dei temi del Nord e un maggiore coordinamento delle regioni settentrionali. «Queste linee però non sono state portate avanti. Il partito si è sempre più schiacciato sulla destra».

Il rischio, avverte, è «diventare una brutta copia di chi già prenderà i voti e risulta più credibile di noi in quel contesto». Il riferimento è alla concorrenza a destra e, in particolare, alla nuova formazione di Roberto Vannacci. La Lega, secondo Romeo, dovrebbe invece recuperare quello che storicamente la distingue: «Difesa dei territori, difesa e rilancio del nostro sistema produttivo».

Poi la critica si allarga alla gestione del partito: «La dirigenza è un po’ scollata dal mondo reale». E torna sul malessere che arriva dalla base: «Da due anni cerchiamo di spegnere incendi. Non sapete che fatica abbiamo fatto a organizzare la manifestazione a Milano ma anche Pontida». Un altro segnale, nella lettura del capogruppo, della necessità di intervenire prima dell’appuntamento del 20 settembre.

Fontana: «Non è una lotta contro Salvini»

Attilio Fontana prova intanto a tenere separata la battaglia politica dall’attacco personale al segretario. «Non la si deve vedere come una lotta contro Salvini», assicura. «È una lotta che va nella direzione di ridare alla Lega quella capacità che l’ha sempre portata a essere un partito determinante nel nostro Paese».

Il governatore ribadisce di aver semplicemente dato voce a quello che emerge dal territorio: «Alle cose che la gente dice, alle difficoltà che si trovano nelle sezioni, ai malumori che purtroppo si respirano». E cita due segnali: la difficoltà a fare nuove tessere e «i sondaggi impietosi nei confronti della Lega». Fontana respinge anche l’idea che dietro la sua iniziativa ci siano personalismi. «Io non ho nessuna ambizione di incarico nel partito, sono contento del mio ruolo che spero di continuare a svolgere per i prossimi due anni. Voglio solo che la Lega arrivi forte alle prossime elezioni».

La ricetta coincide in gran parte con quella di Romeo: «Vogliamo riaffrontare temi che sono da sempre cavalli di battaglia e forse un po’ dimenticati». Perché, avverte, «se noi ci snaturiamo la gente non ci riconosce più». Ed è proprio il radicamento locale, secondo il governatore, a spiegare perché la Lega continui ad andare meglio nelle competizioni regionali: «Noi siamo territorio e concretezza. Quella è la nostra forza».

E il ritorno alla «Lega dei territori», per Fontana, significa anche rivendicare maggiore libertà nei confronti dell’esecutivo: «Polemizza anche con il governo, se necessario, perché io devo fare sentire le proposte che abbiamo». Il governatore torna così su uno dei cavalli di battaglia del Carroccio: «Io vorrei più autonomia e non abbiamo timore a chiederne di più».

La contestazione: «Il Capitano non si tocca»

A dare plasticamente la misura della spaccatura ci pensano però tre militanti, dopo le rimostranze dei fedelissimi del segretario. Durante il dibattito, due leghisti arrivati da Napoli e uno da Firenze interrompono l’incontro con cartelli e fischietti. Il messaggio è rivolto direttamente ai due esponenti lombardi: «Il Capitano non si tocca». Poi parte il coro: «C’è solo un Capitano».

«Poi siamo noi quelli che vogliono dividere il partito, quelli che vogliono distruggere, quelli che vogliono creare i problemi», li punge subito Romeo. E rivendica ancora una volta il senso dell’offensiva nordista: «Siamo qua a costruire, a dare soluzioni. Questa è la verità». A Salvini «abbiamo detto: ci sono le vacanze, pensaci e ci fai sapere». Ma adesso la scadenza ha una data certa: il 20 settembre al pratone di Pontida.


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Luca Graziani

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