Il governo Paz cancella il ministero che ospitava l’ambiente e trasferisce le competenze dentro produzione, agricoltura, acqua e industria boliviana

Prima gli hanno tolto un ministero tutto suo. Adesso lo hanno trasferito sotto lo stesso tetto di produzione, agricoltura e industrializzazione. In Bolivia l’ambiente sta facendo una specie di carriera al contrario.

Il governo di Rodrigo Paz ha approvato il Decreto Supremo 5675, che riduce da 14 a 12 i ministeri e cancella quello della Pianificazione dello sviluppo e dell’Ambiente. Le sue competenze vengono distribuite tra Presidenza, Economia e Istruzione, mentre quelle ambientali finiscono nel nuovo Ministero di Produzione Sostenibile, Ambiente e Acqua. Qui viene collocato anche il Viceministero dell’Ambiente, Cambiamento climatico, Sviluppo forestale e Biodiversità.

Paz presenta la riorganizzazione come parte della sua “riduzione dello Stato”: meno ministeri, meno burocrazia, meno spesa. Per boschi, biodiversità e clima il risultato è più concreto: in meno di un anno l’ambiente ha cambiato casa due volte e adesso condivide quella nuova proprio con i settori che devono aumentare produzione e competitività. Una convivenza quantomeno interessante.

Secondo trasloco in nove mesi

Quando Paz si è insediato, nel novembre 2025, aveva già eliminato il vecchio Ministero dell’Ambiente e dell’Acqua. Le competenze ambientali erano finite dentro Pianificazione, diventato per l’occasione Ministero della Pianificazione dello sviluppo e dell’Ambiente. Il Decreto Supremo 5488 aveva lasciato la gestione operativa al Viceministero dell’Ambiente, Biodiversità, Cambiamenti climatici e Gestione e sviluppo forestale.

Una casella dell’organigramma che si occupa di cose parecchio meno ornamentali del nome. Il Sistema nazionale di informazione ambientale lo indica come Autorità ambientale competente nazionale: da lì passano licenze ambientali, valutazioni, biodiversità, foreste, biosicurezza e controlli legati alla normativa ambientale.

Adesso cambia di nuovo indirizzo. Il ministero che lo assorbe ha tra i propri compiti istituzionali la diversificazione produttiva, l’industrializzazione e l’espansione dei mercati. Gestisce inoltre sviluppo agropecuario, commercio, risorse idriche e politiche produttive. Lo dice lo stesso portale del ministero.

Le norme ambientali non spariscono e nemmeno i controlli vengono cancellati per decreto. Cambia però il luogo politico in cui dovranno essere difesi. La struttura chiamata a spingere produzione e agricoltura sarà anche quella dentro cui dovranno essere valutati boschi, biodiversità e impatti ambientali. La distanza tra acceleratore e freno si è fatta decisamente corta.

Il ministro arriva dal cuore dell’agroindustria

Poi c’è il nome sulla porta. A guidare il nuovo ministero c’è Óscar Mario Justiniano, che prima di entrare nel governo ha presieduto la Federación de Empresarios Privados de Santa Cruz e la Cámara Agropecuaria del Oriente, una delle principali organizzazioni del settore agropecuario boliviano. Nel 2021 era la stessa CAO a presentarlo come proprio presidente mentre chiedeva di mettere la produzione tra le priorità nazionali.

Fino alla nomina ministeriale Justiniano guidava anche la Federación de Empresarios Privados de Santa Cruz. La stessa organizzazione ha annunciato il passaggio di consegne spiegando che lasciava la presidenza proprio dopo il suo ingresso nel governo.

Il curriculum, naturalmente, non permette di prevedere quali decisioni prenderà né autorizza a trasformare un possibile conflitto di priorità in una certezza. Però rende l’accorpamento difficile da considerare un dettaglio burocratico: chi arriva dal vertice delle organizzazioni produttive e agropecuarie ora guida anche il ministero che ospita la massima struttura ambientale del Paese.

Dentro quella struttura ricadono competenze che riguardano foreste, biodiversità, cambiamento climatico e aree protette. E arrivano in un Paese in cui l’uso della terra, l’espansione agricola e la conservazione dei boschi si incontrano molto spesso sullo stesso pezzo di territorio.

Pianificazione sparisce, l’ambiente finisce con la produzione

Il Decreto 5675 ha risolto anche il pasticcio rimasto aperto dopo l’annuncio del 3 agosto. La Legge 777 sul Sistema di Pianificazione Integrale dello Stato indicava infatti il Ministero della Pianificazione dello sviluppo come organo rettore del sistema nazionale. Il riferimento compare ancora nei documenti ufficiali del vecchio dicastero.

Con la nuova organizzazione quelle competenze vengono spacchettate: Pianificazione strategica e modernizzazione passano alla Presidenza, gli investimenti pubblici all’Economia e parte delle competenze scientifiche all’Istruzione. Il vecchio ministero, quindi, non esiste più nella nuova struttura dell’esecutivo. L’ambiente invece rimane, almeno nel nome. Il nuovo dicastero si chiama infatti Ministero di Produzione Sostenibile, Ambiente e Acqua. Una scelta lessicale che salva la parola e cambia parecchio il vicinato.

Nel novembre 2025 le politiche ambientali avevano perso un ministero autonomo. Ad agosto 2026 hanno fatto un altro trasloco e sono finite insieme a produzione e agricoltura, sotto un ministro proveniente dai vertici delle organizzazioni imprenditoriali e agropecuarie. Paz la chiama riduzione dello Stato. Per l’ambiente la traiettoria è più facile da leggere: sempre meno spazio separato e sempre più produzione nello stesso ufficio. La burocrazia forse si accorcia. Anche la distanza tra chi deve produrre e chi deve controllare.

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Ilaria Rosella Pagliaro

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