di FRANCO CIMINO
“È morto De Gasperi.”-De Gasperi chi?” Mah, che ne so, dicono sia un grande politico ma non ha incarichi sicuramente, questo nome non l’ho mai sentito“.-No, è uno che è morto l’anno scorso sicuramente, perché ho letto che ci sono delle messe di celebrazioni. E poi in televisione ho visto uomini che hanno portato corone e mazzi di fiori da qualche parte“-Mah, non sarà un politico, perché i nomi dei politici li conosco tutti. Aspetta che ti faccio l’elenco Meloni, la sorella … ma no, non me li ricordo gli altri…ah Salvini e quell’altro nuovo lì,quello con le stellette che non ricordo come si chiami, dicono che sia un generale, ma di che non lo so…. “ Io li ho sentiti mentre ci passavo davanti, camminando sullo stesso marciapiede. “ Scusate ragazzi, a scuola non ne avete mai sentito parlare? De Gasperi è stato un grande politico. Uno dei maggiori protagonisti della sconfitta del nazi-fascismo, e della successiva ricostruzione dell’Italia dalle macerie materiali e morali di quella brutta guerra, la seconda mondiale, e dalla dittatura fascista, dalla quale egli, come e più di altri, ha costruito un paese forte, economicamente e culturalmente progredito, rispettato e seguito nel mondo anche per quella straordinaria qualità di saper coniugare sviluppo economico e democrazia, ricchezza complessiva della società e giustizia sociale, eguaglianza e libertà, creatività individuale e solidarietà sociale, meriti e bisogni. De Gasperi ha governato l’Italia ininterrottamente dal 1945 al 1954 attraverso diversi governi. Il primo è stato quello con i comunisti, quel governo che Aldo Moro avrebbe chiamato di unità nazionale.
Allora, unità delle forze costituenti. La rottura con Togliatti e la nascita del centro come area di equilibrio e come passaggio finale a quel pluralismo politico che avrebbe cistite il vero motore della democrazia italiana , il pluralismo delle istituzioni. La rottura del patto di rinascita con i comunisti, non solo fu conseguenza di quella scelta obbligata,l’alleanza con gli Stati Uniti, e poi in anni successivi l’Alleanza Atlantica, che tanto progresso insieme al fiume di denaro che ci portarono, ma anche la creazione di un metodo politico che ancora mancava alla politica italiana appena rinata. Quel metodo che, pur nella contrapposizione ideologica e ideale tra i partiti. consentiva alla maggioranza e alla opposizione , per lunghissimo tempo immodificabili per quel che la storia ha segnato come fattore comunista, di dialogare per il bene del Paese. Metodo che ha evitato sempre che Democrazia Cristiana e Partito Comunista, negli scontri più duri rovinassero sulle istituzioni, il bene prezioso della Democrazia da quei due partiti e dal resto del cosiddetto arco costituzionale pienamente condivisi.

E unitariamente sostenuti e difesi. Specialmente, quando le trame golpiste, che si presentarono negli anni, ne attentavano la forza e l’integrità. Lo statista Trentino ostinatamente italiano, dalle Alpi alle isole siciliane, é stato il tessitore delle più solide alleanze, sempre rendendo protagonista il suo e nostro Paese anche quando ai consessi internazionali l’Italia ví arrivava povera e debole, umiliata e frustrata. Alla Conferenza di Pace di Parigi, la sua prima uscita dai confini, il 10 agosto del 1946, egli con il patto tra i paesi ex nemici che mise definitivamente fine alle ostilità e ai rancori seguenti alla guerra scatenata dalla follia nazi-fascista, diede a tutti una lezione di politica alta. Anzi, di Politica con la maiuscola e senza aggettivi. Quella in cui le idee e i progetti si accompagnavano all’orgoglio del proprio paese, e la richiesta di aiuti alla dignità di un popolo, il nostro. Allo stesso modo la domanda di entrare da sconfitto nella stanza dei vincitori, reclamandone per tutti eguale dignità, non era la volontà di prendere qualcosa per l’Italia però poi chiudersi a chiave in casa. Ma al contrario la disponibilità a impiegare le nostre grandi risorse morali e culturali, e allora anche politiche, per costruire insieme quella cosa straordinaria che si chiama Europa. Le sue parole di Parigi:” «Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me: è soprattutto la mia qualifica di ex nemico che mi fa considerare come imputato, l’essere arrivato qui dopo che i più influenti di voi hanno già formulato le loro conclusioni.
Non corro io il rischio di apparire come uno spirito angusto e perturbatore, che si fa portavoce di egoismi nazionali e di interessi unilaterali? Ho il dovere, innanzi alla coscienza del mio Paese e per difendere la vitalità del mio popolo, di parlare come italiano». Ragazzi , avete ascoltato? Quanta dignità e forza. Umiltà e orgoglio. Ancora vibrano in esse. Non esagero se dico che da quel memorabile discorso ha preso avvio il processo di costruzione dell’Europa unita, libera e democratica, già presente nel cuore e nella mente dei suoi padri “ sognatori” Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, del manifesto di Ventotene, prima dei padri fondatori De Gasperi, appunto, Schuman, Adenauer, l’italiano, il francese, il tedesco. La stessa dignità e lo stesso identico orgoglio, sguardo avanti e petto in fuori, corpo robusto sul quale con difficoltà si adattava il cappotto che quel politico povero, si dovette far prestare da un parlamentare che lo teneva ben nuovo nel suo armadio, si recò in America con un viaggio difficoltoso che lo costrinse a due fermate prima di raggiungere Washington, dine non era stato ufficialmente invitato. Il cappello classico nero se lo tose per cortesia quando incontrò il presidente Truman.
Ma il cappello era suo era italiano, e non conteneva alcuna scritta americana.Ragazzi, dignità e onore, fierezza e idealità, e ta te idee ricostruttive, queste aveva dentro la borsa marrone sdrucita e consumata. L’Italia riprese a essere stimata e amata e ossequiata e” copiata” da quel viaggio. Da subito divenne il migliore alleato degli USA. Alleato, non cooptato. Amica non serva! Ragazzi, basterebbero solo questi due fatti storici per farvi conoscere il più grande statista d’Europa e uno dei più grandi del mondo. Ma io sono democristiano convinto, come lui e mi fa gioia potervi dire che egli è stato un fervente cattolico è un fervente democratico, mai confondendo i due ambiti. Vieppiù distinguendoli ma sempre tenendoli con sé. É la laicità. Ragazzi, si chiama laicità quel filo invisibile ma indistruttibile, se non con la violenza, che tiene distinti e separati lo Stato e la chiesa, e nel politico la propria fede dal credo politico. È bello no? Pensate si può essere cristiani cattolici musulmani e ebrei, buddisti, quattro ancora, e democratici. Indistintamente democratici tutti. Può essere fermamente atei e non credenti, ma democratici con gli altri. E sapete questa forza, ma cosa gli veniva?
Dalla Costituzione del 1947. La Carta fondamentale dell’organizzazione dello stato democratico. La legge principale dei principi fondanti il vivere civile, il progresso, la custodia della libertà di ciascuno e di tutti. Nel varo di quel grande progetto umano e politico si espresse la più grande unità degli italiani. Degli italiani democratici naturalmente. Egli essendo presidente del consiglio ed avendo quotidiane fatiche tutte assorbenti, partecipò poco alle riunioni di preparazione del disegno costituzionale. Ma a quella che riproponeva il rapporto fra lo Stato italiano e la chiesa, ( necessario al rinnovo dei patti lateransi)nella formulazione che ha resi liberi ambedue, De Gasperi fu il relatore principale. E il convincente.
Non il vincente. Ché amava convincere però a che vincere. Perché la vittoria senza accettazione della proposta, diventa potere nudo e crudo. Quel potere dal quale, pur vestito di etica e di politica, De Gasperi seppe distaccarsi lasciando la doppia carica di presidente del Ci soglio e di Segretario della Democrazia Cristiana non solo quando ha perso la fiducia della maggioranza che lo sosteneva, ma quando ha ritenuto esaurito il suo compito, conclusa la sua missione. Egli no solo lascia la carica, cede il passo al rinnovamento e per non disturbare lascia Roma e si rifugia nella sua Trentino, in una oasi di pace della Valsugana, sotto i suoi amati monti. Scelti per camminarvi fino in cima, forse perché quel cielo gli sembrava toccarlo aprendo un piccolo squarcio dal quale vedere la Luce di Dio, dietro la quale ci sarebbe stato il Suo volto. Quella Luce, che vide, di certo, quando prima di dell’ultimo respiro, occhi al soffitto, pronunciò le tre parole:” Gesù , Gesù, Gesù. Infine, il viaggio che lo riportò a Roma su un treno che passò da tutte le stazioni dove lo attendeva commossa una folla enorme. Chilometri e chilometri lungo la “ discesa “ verso la Capitale.
Gente umile, semplice, povera condotta già sulle vie del progresso e della gratificazione nella soddisfazione dei bisogni: la terra ai contadini, la casa per i senza detto e i baraccati, il lavoro per le braccia, le scuole per tutti, l’istruzione per gli ignoranti, la fiducia nel Progresso nella fede per la Libertà. L’Italia che divenne prospera e ricca , forte e rispettata nel mondo, guida dell’Europa del progresso e della pace per sé stessa e per quella da costruire nel mondo, era nata dalle sue mani. E quel popolo in lacrime lo ringraziava. È morto giovedì 19 agosto 1954, nelle prime ore dell’alba, nella sua casa di montagna in Val di Sella, frazione Sella del comune di Borgo Valsugana in Trento. Era la casa dove amava trascorrere l’estate con la famiglia.
É morto povero. E non perché aveva perso i soldi rubati in borsa o al casinò, ma perché non se ne mise mai in tasca alcuno. Per lui la Politica era nella coerenza di queste parole:”Politica vuol dire realizzare. Ci sono molti che nella politica fanno solo una piccola escursione, come dilettanti, ed altri che la considerano e tale è per loro, come un accessorio di secondarissima importanza. Ma per me, fin da ragazzo, era la mia carriera, la mia missione.” E ancora :”Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione.” Ragazzi cari, io sono un prof un po’ originale, e non amo fare citazioni quando faccio lezione o quando mi trattengo a parlare con le persone, specialmente con i giovani.
Ma queste sue sono poesia da imparare a memoria. E io l’ho imparata. E anche come lezione nella mia attività di Maestro e di politico per quanto piccolissimo e umile io sia in entrambi i ruoli. Ma voi tenetele a mente. Soprattutto per non confondere quel De Gasperi con chi oggi tra ignoranza e arroganza vorrebbe scimmiottarlo.
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Alessia Burdino
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