Toñi, l’orca iberica più longeva conosciuta, mostra nuove lesioni sulla pinna: il ministero spagnolo indaga su possibili colpi di fucile
Qualche settimana fa quelle ferite non c’erano. Ora sulla pinna dorsale e sul dorso di Toñi, l’orca iberica più longeva conosciuta, sono comparsi diversi segni circolari che hanno fatto scattare un’ipotesi piuttosto pesante: qualcuno potrebbe averle sparato. Il Ministero spagnolo per la Transizione ecologica ha aperto un’indagine dopo aver ricevuto le immagini dell’animale e parla ufficialmente di segni compatibili con colpi di un fucile caricato a pallini o pallettoni. Compatibili, appunto. L’origine delle lesioni non è stata ancora accertata.
Toñi è stata avvistata nello Stretto di Gibilterra e le organizzazioni che la seguono da tempo hanno contato fino a una decina di nuove lesioni. Il Ministero è stato informato l’11 agosto dall’associazione WeWhale, autorizzata a operare nell’area, e il giorno successivo la Direzione generale per la Biodiversità, le Foreste e la Desertificazione ha avviato gli accertamenti preliminari. Se verranno chiariti i fatti e individuati eventuali responsabili, l’indagine potrà trasformarsi in un procedimento sanzionatorio.
Le ferite fanno pensare a un colpo di fucile, la prova ancora manca
Il dettaglio più inquietante sta nella disposizione dei segni. Il Gruppo di lavoro Orca Atlántica ha ipotizzato che alcune lesioni possano essere compatibili con pallettoni di piombo di circa 9 millimetri, munizioni utilizzate anche in cartucce da caccia. Una differenza lessicale che qui conta: parlare genericamente di “pallini” fa pensare a proiettili minuscoli, mentre l’ipotesi avanzata riguarda sfere decisamente più grandi, quelle che in italiano chiameremmo più correttamente pallettoni.
C’è però chi sta tenendo il piede sul freno, ed è un freno necessario. CIRCE, che studia i cetacei dello Stretto da decenni, ha avviato un’indagine specifica sulle lesioni di Toñi e vuole confrontare le nuove fotografie con il proprio archivio storico, oltre a osservare di nuovo direttamente l’animale, il suo comportamento, gli spostamenti e le condizioni generali. Prima di attribuire le ferite a uno sparo, quindi, servono immagini migliori e un esame più completo.
Il Ministero spagnolo usa la stessa cautela: nella comunicazione ufficiale non dice che Toñi sia stata colpita da un’arma da fuoco, dice che presenta segni compatibili con questa possibilità. È una distinzione meno spettacolare di un foro sulla pinna, ma giornalisticamente parecchio importante.
Toñi è la “nonna” delle orche iberiche
Nel catalogo fotografico del Gruppo di lavoro Orca Atlántica, Toñi viene indicata come l’esemplare più longevo conosciuto della popolazione iberica. Le fotografie servono proprio a questo: la forma della pinna, le tacche, le cicatrici e altri segni permettono ai ricercatori di riconoscere gli individui negli anni e seguire gli spostamenti dei diversi gruppi. Il catalogo Foto-ID pubblicato nel 2023 era stato costruito analizzando circa 21mila immagini.
Questa memoria fotografica rende particolarmente evidente la comparsa di una lesione nuova. Ed esiste anche un precedente molto meno rassicurante. Lo stesso archivio di Orca Ibérica ricorda che nel 2002, a Burela, in Galizia, una femmina arrivò vicino al porto in condizioni gravissime: secondo la ricostruzione riportata dal gruppo, era stata colpita da un’arma da fuoco al volto, aveva perso la capacità di orientarsi acusticamente e morì.
La popolazione dello Stretto di Gibilterra e del golfo di Cadice è oggi classificata come vulnerabile nel Catalogo spagnolo delle specie minacciate. Esiste inoltre uno specifico piano di conservazione, approvato nel 2017, che disciplina le attività nelle aree frequentate dalle orche.
Le interazioni con le barche sono iniziate nel 2020
Il sospetto di una possibile ritorsione arriva dentro una storia che negli ultimi anni ha riempito parecchi titoli. Dall’estate del 2020 alcune orche iberiche hanno iniziato a interagire ripetutamente con le imbarcazioni, soprattutto con i timoni dei velieri. Il fenomeno è reale, i danni alle barche pure; sull’origine del comportamento, invece, non esiste ancora una spiegazione unica e dimostrata. E soprattutto non tutte le orche iberiche partecipano a queste interazioni: il catalogo del GTOA distingue proprio gli individui osservati mentre interagiscono con le imbarcazioni dagli altri membri della popolazione.
La risposta prevista dalle autorità spagnole è decisamente meno creativa di un’eventuale arma da caccia. Il Real Decreto 1727/2007 sulla protezione dei cetacei stabilisce distanze e regole di comportamento, vietando azioni che possano disturbare o danneggiare gli animali. Le indicazioni più recenti del Ministero raccomandano inoltre di evitare nei mesi a maggiore presenza le aree dello Stretto e del golfo di Cadice indicate nelle mappe di rischio e, durante un’interazione, di dirigersi verso acque meno profonde senza mettere in atto sistemi dissuasivi capaci di ferire i cetacei.
Le tutele sono sostanziose anche sulla carta. Secondo il MITECO, le violazioni della normativa di protezione possono comportare sanzioni fino a due milioni di euro e, nei casi previsti, responsabilità penale. Se l’ipotesi dello sparo venisse confermata, quindi, non saremmo davanti a una forma particolarmente aggressiva di “difesa della barca”, bensì al possibile ferimento deliberato di un animale appartenente a una popolazione protetta.
Per ora il dato più solido rimane quello che hanno registrato le fotografie: Toñi porta sulla pinna lesioni nuove e abbastanza sospette da aver spinto il Governo spagnolo ad aprire un’indagine. CIRCE sta cercando altre immagini e nuovi incontri con l’orca per capire cosa le sia successo. Il fucile è ancora un’ipotesi. I segni, purtroppo, sono già lì.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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