L’invecchiamento della forza lavoro in Italia non è solo un’emergenza demografica, ma un freno alla competitività, alla produttività e alla transizione digitale e sostenibile delle imprese. Emerge dalle ultime analisi di Unioncamere e del suo Centro studi Tagliacarne sulla base di elaborazioni originali e da fonti istituzionali. Le stime di Unioncamere parlano chiaro: le aziende capaci di attrarre e trattenere talenti under 35 segnano un +7,2% di produttività e, mostra l’Istat, le imprese con più giovani corrono più delle altre, registrando una crescita del fatturato e dell’occupazione superiore di 1,5 punti percentuali. La propensione a fare innovazione di processo cresce fino ai 36 anni di media degli occupati e quella di prodotto fino ai 42, per poi flettere vistosamente. Data la composizione attuale della forza lavoro, il risultato è che il 60% delle imprese italiane ha già superato la soglia anagrafica oltre la quale cala la spinta a innovare (Istat). Mettere in campo azioni in grado di invertire la marcia, facendo, ad esempio, tornare in Italia la metà dei giovani expat, produrrebbe un beneficio enorme, stimato in 12 miliardi di euro, pari a mezzo punto del Pil.

“Accorciare la distanza tra giovani, lavoro e impresa, condizione indispensabile di sviluppo e di sostenibilità per l’intero territorio, tanto più in presenza di una crisi demografica che ha ridotto in notevole misura la presenza dei giovani nelle comunità, è tra le priorità del Consiglio e della Giunta camerali”. Così Giorgio Guberti, presidente della Camera di commercio di Ferrara Ravenna, che ha aggiunto: “Parte da qui, nel riconoscere i giovani come risorsa essenziale per lo sviluppo sociale ed economico, il nostro piano straordinario per l’accesso al lavoro e la promozione del fare impresa. Un milione e mezzo di euro le risorse che abbiamo reso disponibili ed utilizzate tra il 2024 e il 2026 (altrettante ne saranno stanziate nel prossimo triennio) per favorire assunzioni a tempo indeterminato di giovani under 35, la nascita e lo sviluppo di nuove imprese, l’attrazione di talenti e di capitali, il sostegno alla genitorialità, la connessione scuola lavoro”.

Il rapporto di Unioncamere. Negli ultimi vent’anni gli occupati over 50 sono raddoppiati (passando dal 20% a circa il 40%), mentre la quota degli under 35 è crollata dal 35% a meno del 25% (Cnel). Eppure, i giovani sono il vero motore della trasformazione. Come mostra il Sistema informativo Excelsior, di Unioncamere e Ministero del Lavoro, le imprese annualmente destinano circa il 28% dei contratti che hanno preventivato di effettuare agli under 30. Ma lo scorso anno, il 48% di queste posizioni era considerata difficile da coprire, in prevalenza (il 31%) per assenza di candidati. Guardando in prospettiva, gli scenari di Excelsior mostrano una situazione oggettivamente delicata: tra il 2026 e il 2029, considerando la domanda delle imprese e della Pubblica amministrazione e il numero di giovani in uscita dall’Università, potrebbero mancare oltre 13mila laureati Stem l’anno, soprattutto ingegneri, economisti e medici. Investire sulle nuove generazioni farebbe fare un balzo in avanti alla ricchezza prodotta nel Paese. Un caso emblematico è quello dei cosiddetti “cervelli in fuga”. Nell’ultimo decennio i giovani tra i 20 e i 34 anni che hanno lasciato l’Italia sono quasi raddoppiati, passando da 37mila a 70mila (+85%) (Eurostat). Il valore del capitale umano emigrato tra il 2011 e il 2024 è pari a ben 159,5 miliardi di euro (il 7,5% del PIL nazionale) (Cnel). Non è solo una perdita demografica: è una perdita di energie, competenze e futuro. Oggi in Italia emigrano 8 giovani ogni mille, più del doppio della Germania e più della Spagna (Eurostat). Le stime Unioncamere mostrano che se si riuscisse a far rientrare anche solo la metà dei 20-34enni emigrati negli ultimi cinque anni (poco più di 250 mila), si genererebbe un impatto economico fino a 12 miliardi di euro, pari a circa mezzo punto di PIL.

“Il piano straordinario per i giovani – ha proseguito Guberti – dà voce ad un sistema di imprese per niente rassegnato ma desideroso di competere e di creare ricchezza e benessere sul territorio e che, raccogliendo l’invito della Camera di commercio, hanno deciso di investire su tante ragazze e tanti ragazzi, di chiamarli a fare la propria parte e dare loro adeguate opportunità. Dobbiamo contribuire a rendere attrattivi i nostri territori, per consolidare sempre di più il trend positivo che riguarda Ferrara e Ravenna. Se l’Emilia-Romagna è stata la regione del nord a crescere di più dal 2019 ad oggi per quota di residenti giovani under 35 (+6,9), la provincia di Ferrara ha segnato un + 8,0 e Ravenna è risultata in assoluto la provincia più attrattiva in regione per i giovani con una crescita dal 2019 del 8,7. Questi dati ci confortano e ci spronano a consolidare le nostre azioni per favorire un’occupazione stabile, una relazione scuola-lavoro di valore, un orientamento mirato alle aspettative dei giovani, nuovi modelli di business, per produrre quel salto culturale necessario al cambiamento, di cui i giovani sono eccezionali acceleratori. Anche per questo – ha concluso il presidente della Camera di commercio – ringrazio tutti coloro che condividono la nostra visione, enti locali, associazioni di categoria e organizzazioni sindacali, per i tanti stimoli, le proposte formulate e la puntuale e preziosa diffusione della conoscenza di tale importante opportunità”.

Il nuovo Bando della Camera di commercio per l’erogazione di contributi a fondo perduto alle Micro Piccole Medie Imprese finalizzati all’assunzione di giovani under 35

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