Buongiorno! Siamo David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm, gli autori del Mattinale Europeo.
L’analisi del giorno è dedicata alla sovranità monetaria. Oliver spiega che per disinnescare l’arma del dollaro contro l’Ue esiste una soluzione semplice: l’euro. Ma serve volontà politica.
Nel nostro briefing ci occupiamo di Ucraina: l’esercito di Kyiv è stato riconnesso a Starlink, ma mancano ancora gli intercettori Patriot. In Serbia, la Lista degli studenti sembra sul punto di rovesciare il regime Vučić. Il 9 dicembre la Commissione presenterà tutti i suoi strumenti di difesa commerciale contro la Cina. Venerdì i governi hanno annacquato la nuova legislazione sul ventottesimo regime per le imprese che vogliono operare facilmente nel mercato dell’Ue. L’Entry-Exit System continua a provocare code interminabili negli aeroporti europei.
Se non lo hai ancora fatto, non dimenticare di sostenerci passando a un abbonamento a pagamento.
Di Oliver Grimm
«Il dollaro è la nostra valuta, ma è il vostro problema», disse nel 1971 John Connally, segretario al Tesoro di Richard Nixon, in una battuta rimasta celebre. Cinquant’anni dopo, questa affermazione è ancora valida. Ma cosa succederebbe se la nostra valuta, l’euro, diventasse la soluzione a questo dilemma?
È questo, in sintesi, quanto propongono Shahin Vallée (German Council on Foreign Relations) e Jens van ‘t Klooster (Università di Amsterdam) in un nuovo paper pubblicato dall’European Macro Policy Network, una rete di istituti europei di ricerca e analisi delle politiche pubbliche. «Costruendo opzioni praticabili in euro per i pagamenti, gli investimenti e il commercio, l’Ue può spingere i mercati finanziari oltre il punto di svolta in cui l’euro diventa autosufficiente», sostengono. Ma come?
In fondo – ammettono i due ricercatori – «ogni passo verso l’integrazione monetaria ha comportato una maggiore dipendenza dal dollaro statunitense». Sembra controintuitivo. Dopotutto, il progetto europeo di unificazione monetaria, fin dai suoi primi tentativi negli anni Sessanta, «è stato in parte motivato dal desiderio di rendere l’Europa meno dipendente dal dollaro». Ma man mano che l’Europa si integrava, ha sviluppato un mercato offshore del dollaro. Le banche hanno iniziato a emettere “eurodollari” — depositi e prestiti denominati in dollari emessi al di fuori degli Stati Uniti, come ci ricordano van ‘t Klooster e Vallée.
L’introduzione dell’euro nel 1999 non ha indebolito la presa di Washington sull’economia, la finanza e la politica europea. «Ben poca attenzione è stata dedicata alla dipendenza dell’Ue dalle infrastrutture finanziarie e di pagamento in dollari», sottolineano i due ricercatori. Quasi ogni europeo porta in tasca l’insegna di questa dominazione, sotto forma di una carta Visa o Mastercard.
La Banca centrale europea (BCE) ha assunto un atteggiamento deliberatamente agnostico sull’internazionalizzazione dell’euro. «L’Eurosistema non ostacola né promuove l’uso internazionale dell’euro», dichiarò nel 2018 il presidente della BCE. Il suo nome? Mario Draghi. Di conseguenza, l’euro è rimasto una valuta prevalentemente regionale. E di conseguenza «le imprese e le banche europee hanno continuato a usare il dollaro per i loro affari internazionali», spiegano i due ricercatori.
Questo non sembrava un grande problema nei giorni felici della pace, dell’amore e dell’alleanza transatlantica. Invece è un grande problema nell’anno 2026, con un presidente americano il cui comportamento erratico non nasconde la sua avversione costante nei confronti dell’Unione europea. Il governo di Donald Trump è «una nuova amministrazione transazionale che tratta la propria valuta e il più ampio sistema del dollaro come uno strumento di leva, coercizione ed estorsione», osservano van ‘t Klooster e Vallée.
I due ricercatori propongono un piano in tre punti per liberare l’Europa dalla dipendenza dal dollaro e usare un euro veramente globale come leva per aumentare l’autonomia geostrategica.
In primo luogo, dovrebbe essere varata una «nuova strategia concertata per l’internazionalizzazione dell’euro», sulla falsariga del successo del Rapporto dei quattro presidenti che nel 2012 diede il via ai lavori sull’Unione bancaria e all’aggiornamento dell’architettura di Maastricht (e in cui Vallée aveva avuto, in qualità di consigliere economico dell’allora presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, un posto in prima fila). I presidenti del Consiglio europeo, dell’Eurogruppo, della Commissione europea e della BCE dovrebbero «delineare una visione strategica per il ruolo dell’euro nel sistema monetario globale», pro e contro inclusi. I capi di Stato e di governo dovrebbero avallare questa strategia globale per l’euro. Il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali dovrebbero dibatterla regolarmente con loro, garantendo così la responsabilità democratica.
In secondo luogo, una Eurogroup+ Internationalisation Taskforce (EIT) dovrebbe lavorare all’aggiornamento e alla messa a punto di questa strategia. Eurogroup+, perché i sei attuali membri dell’Ue non appartenenti all’area euro sono anch’essi direttamente colpiti dalla dipendenza europea dal dollaro. L’EIT dovrebbe essere istituita presso il Segretariato generale del Consiglio o il Segretariato dell’Eurogruppo, gestita dalla Commissione e dotata di personale proveniente dalla BCE, dalla Commissione e dai ministeri nazionali. Dovrebbe riferire al Parlamento nell’ambito di un annuale «Euro Internationalisation Dialogue».
Infine, un Euro Internationalisation Semester dovrebbe diventare parte del Semestre europeo esistente, garantendo la responsabilità e il monitoraggio dei progressi — vale a dire che le cose vadano effettivamente avanti. La Commissione dovrebbe predisporlo, l’Eurogruppo guidarlo, la BCE fornire il suo contributo, e dovrebbe essere integrato nella raccomandazione annuale sulla politica economica dell’area euro.
Sul piano sostanziale, van ‘t Klooster e Vallée sottolineano che «il commercio è al cuore di una valuta internazionale efficace» e l’Ue, con il maggior numero di accordi commerciali al mondo, dispone di un’enorme leva. Settantadue paesi, che rappresentano collettivamente il 40 per cento del Pil mondiale, hanno l’Europa come principale partner commerciale. Perché non spingerli a usare l’euro nei loro scambi con l’Ue?
«Passi importanti potrebbero essere compiuti spingendo le imprese nazionali a fatturare in euro, concentrandosi sui settori meno dipendenti dagli input in dollari, che vendono principalmente a clienti europei e (come la maggior parte delle imprese) hanno salari denominati in euro come principale voce di costo». Ovunque sia possibile, l’Ue dovrebbe creare incentivi all’uso dell’euro: nel credito all’esportazione e nelle assicurazioni, e attraverso l’inserimento di clausole valutarie nei suoi accordi di libero scambio (Volete commerciare con noi? Ottimo — usate l’euro). La BCE dovrebbe istituire una rete mirata di linee di swap bilaterali con altre banche centrali per garantire liquidità e fluidità.
L’euro digitale, attualmente previsto per il 2029, sarebbe un elemento cruciale di questa strategia. Vallée e van ‘t Klooster lo definiscono «storico, in quanto fornirebbe all’Ue un sistema di pagamento ampiamente utilizzato e libero dall’interferenza americana». Purtroppo, «fa poco per promuovere l’internazionalizzazione», dato che le disponibilità di euro digitali da parte di soggetti stranieri saranno strettamente limitate e non sarà consentito per i pagamenti all’ingrosso.
Ecco dunque un modello di processo per fare dell’euro uno strumento per accrescere la sovranità dell’Europa. E il bello è che non servirebbero modifiche ai trattati, ma solo la volontà politica di farlo. Esiste attualmente questa volontà politica nei corridoi del Berlaymont, il palazzo della Commissione? Nelle 27 capitali? Nelle torri della BCE? Questa è un’altra questione.
La frase
«Dovremmo avere un po’ di compassione anche per i poveri coscritti russi. Quei ragazzi non hanno altra scelta che combattere e morire sotto gli attacchi dei droni».
Elon Musk.
L’Ucraina di nuovo connessa a Starlink — Nel fine settimana le autorità ucraine hanno annunciato un ritorno alla normalità nell’utilizzo di Starlink e Starshield, i servizi satellitari civile e militare forniti da SpaceX che hanno subito gravi limitazioni nel corso della settimana precedente, compromettendo la capacità dell’Ucraina di difendersi dagli attacchi russi. Tuttavia, resta il problema della penuria di intercettori Patriot in grado di proteggere le città contro i missili balistici russi. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha spiegato che la scorsa settimana l’Ucraina è stata vittima di 48 missili di diverso tipo, 1.600 bombe guidate e 2.300 droni. «È necessario sbloccare le forniture di intercettori destinati alle batterie Patriot già approvate dagli europei», ha detto Zelensky. Il leader ucraino ha accusato l’Amministrazione Trump di non aver autorizzato alcuni paesi europei a trasferire a Kyiv gli intercettori Patriot nei loro stock.
La Lista studentesca rovescia il regime Vučić — Le elezioni legislative di ieri in Serbia potrebbero entrare nella storia. «Abbiamo perso le elezioni», ha dichiarato Aleksandar Vučić, l’ex presidente che si è candidato al posto di primo ministro per restare al potere, spiegando che la Lista degli studenti avrà la maggioranza nel prossimo Parlamento, superando il suo partito che ha corso sotto il nome di «Serbia Unita». Le stime di Vučić si basano su un conteggio non ufficiale, non sui risultati ufficiali. Secondo il leader serbo, la Lista degli studenti dovrebbe ottenere tra i 135 e i 140 seggi sui 250 dell’Assemblea nazionale. Secondo un conteggio parallelo di CeSID/Ipsos, la Lista degli studenti dovrebbe ottenere più del 50 per cento dei voti, contro meno del 40 per cento del Partito progressista serbo di Vučić.
La scommessa di Vučić di convocare elezioni anticipate per consolidare il suo potere di fronte alle proteste del movimento degli studenti è fallita. Ma non è chiaro quale direzione prenderà la Serbia. La Lista degli studenti manca di leader sperimentati. In campagna elettorale non si è espressa né sulle relazioni con il Kosovo, né su quelle con l’Unione europea o l’allineamento alle sanzioni contro la Russia. Il movimento che ha iniziato a scendere in piazza nel novembre del 2024, dopo la tragedia ferroviaria di Novi Sad, per contestare la corruzione del regime Vučić, si è sentito abbandonato dall’Ue per la mancanza di sostegno e la vicinanza di Bruxelles con il leader serbo. La priorità della Lista degli studenti è restaurare lo Stato di diritto e lottare contro la corruzione.
«Dopo quasi due anni di proteste a favore della democrazia, dello stato di diritto e della lotta alla corruzione, i cittadini serbi hanno partecipato in numero storicamente elevato. Congratulazioni alla lista studentesca per la vittoria ottenuta. Si tratta proprio dei valori che sono al centro della nostra Unione europea», ha detto la commissaria all’Allargamento, Marta Kos. «Per la Serbia può aprirsi un nuovo capitolo. La porta verso l’Ue è aperta e siamo pronti ad andare avanti insieme». In realtà, l’Ue rischia di pagare un prezzo per la sua miopia sul movimento studentesco.
Iotova in testa nelle elezioni presidenziali — Anche gli elettori in Bulgaria si sono recati alle urne per scegliere il successore di Rumen Radev alla presidenza. Secondo i conteggi preliminari, Iliana Iotova, la candidata legata al Partito socialista bulgaro, è in testa al primo turno con quasi il 35 per cento dei voti. Iotova ha già ricoperto l’incarico ad interim dallo scorso gennaio: Radev si era dimesso all’inizio dell’anno per poter correre alle elezioni legislative e candidarsi come premier. Al secondo turno sfiderà Andrey Gyurov, ex vicepresidente della Banca nazionale bulgara, indipendente sostenuto da quasi tutti i partiti dell’opposizione pro-europea, che ha ottenuto oltre il 30 per cento dei voti.
Il 9 dicembre, la giornata chiave per proteggersi dalla Cina — Venerdì 23 ottobre il commissario al Commercio, Maroš Šefčovič, ha lanciato un nuovo allarme sugli squilibri nella relazione economica con la Cina. Il deficit commerciale dell’Ue nel primo semestre ha raggiunto «quasi 197 miliardi di euro» e «a questo ritmo potrebbe battere il precedente record del 2022 di 397 miliardi», ha detto Šefčovič al termine della riunione informale dei ministri del Commercio a Dublino. Il commissario ha rivendicato un primo successo con l’accordo con Pechino per limitare le esportazioni di auto ibride cinesi. «Ci impegneremo al massimo per garantire di poter procedere con l’applicazione provvisoria della clausola di salvaguardia già all’inizio di dicembre», ha detto Šefčovič, assicurando di voler limitare le esportazioni anche in altri settori prioritari. «In alcuni casi, la soluzione ideale potrebbe consistere in ulteriori negoziati con le nostre controparti cinesi. In altri, il ricorso a misure di salvaguardia potrebbe rivelarsi più appropriato e rapido», ha detto il commissario.
Il grande giorno delle misure per proteggersi dalla Cina è fissato per il 9 dicembre. In quell’occasione la Commissione dovrebbe presentare tre nuovi strumenti. Il primo servirà per incentivare la diversificazione delle catene di approvvigionamento delle imprese europee. Il secondo dovrebbe garantire la solidarietà a Stati membri o imprese in caso di ritorsione commerciale da parte di Pechino. Il terzo è ispirato dalla proposta franco-tedesca di un «kill switch» per escludere la Cina dal mercato unico.
Il Consiglio svuota il ventottesimo regime — A parole tutti gli Stati membri avevano sostenuto la proposta contenuta nel rapporto di Enrico Letta sul mercato unico di creare un «ventottesimo regime» per facilitare la vita delle imprese e delle start-up che vogliono operare nei 27 paesi dell’Ue. Nei fatti, i governi hanno lavorato contro l’ambizione proposta dalla Commissione sotto il titolo di «Eu Inc.». Venerdì il Consiglio ha trovato un accordo sulla sua posizione nei negoziati con il Parlamento europeo sul ventottesimo regime, sopprimendo alcuni elementi chiave della proposta originaria della Commissione, come il registro unico delle imprese o il regime semplificato per l’insolvenza delle start-up. Anche la possibilità di un regime fiscale semplificato per le stock option delle start-up ha subito modifiche significative.
Caos all’aeroporto di Bruxelles per l’Entry-Exit System — L’aeroporto di Bruxelles nel fine settimana ha vissuto momenti di caos, dopo che è stato reintrodotto l’Entry-Exit System dell’Ue per controllare l’ingresso e l’uscita di passeggeri in provenienza o diretti fuori dall’area Schengen. Nonostante un rafforzamento del personale e delle postazioni disponibili, i passeggeri hanno dovuto affrontare fino a 5 ore di coda in arrivo. «Durante le ore di punta del mattino, il tempo medio di elaborazione per ogni passeggero in arrivo con visto è ora da due a tre volte superiore a causa dell’EES», ha detto l’aeroporto di Bruxelles.
Nonostante le rassicurazioni della Commissione sull’efficienza del sistema che raccoglie e registra i dati biometrici, i problemi continuano a persistere in diversi paesi europei. «In tutta Europa, i tempi sono molto più lunghi di quanto inizialmente previsto», ha detto l’aeroporto di Bruxelles.
Accade oggi
-
Consiglio Agricoltura e pesca a Lussemburgo
-
Servizio europeo di azione esterna: l’Alto rappresentante Kallas partecipa alla riunione dei ministri della Difesa dell’E5 con il commissario Kubilius
-
Commissione: il vicepresidente Fitto partecipa al Quinto Festival delle regioni e delle province autonome a Firenze
-
Commissione: il commissario Dombrovskis riceve il presidente della Camera di commercio dell’Ue in Cina, Jens Eskelund
-
Parlamento europeo: visite delle delegazioni parlamentari negli Stati membri e in paesi extra-Ue
-
Eurostat: dati sul cofinanziamento nazionale e la spesa per la difesa nel 2025; dati sulla salute dei migranti nel 2025; dati sulla salute dei giovani nel 2025
Alcuni testi del Mattinale Europeo sono tradotti con strumenti di intelligenza artificiale, ma sono tutti redatti e verificati da persone in carne e ossa. Sia l’IA sia gli esseri umani possono commettere errori. Grazie per le vostre segnalazioni: ci aiutano a correggerli e a migliorarci.
Il Mattinale Europeo è una newsletter di informazione edita da DC NEXUS EUROPE Srl. David Carretta ne è il direttore responsabile. Per sponsorizzazioni o contatti: dcnexuseurope@gmail.com
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link





