Human AI teaming, physical AI ed etica: un’adozione corretta della AI


Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi e dal VRAI Lab (Vision, Robotics and Artificial Intelligence Lab), riunisce cinque imprese marchigiane attive nei settori dell’informatica, della sicurezza elettronica, della robotica, della mobilità e della farmacogenetica

L’intelligenza artificiale entra davvero in un’impresa solo quando entra nei suoi team di lavoro. È da questa convinzione che nasce la Fondazione Human AI, presentata oggi nella sede dell’Università di Macerata: una delle prime realtà marchigiane ad applicare lo “Human AI Teaming”, cioè un’intelligenza artificiale che lavora accanto alle persone, non al loro posto, come missione fondativa.

L’obiettivo è portare l’intelligenza artificiale dentro le imprese e le organizzazioni italiane in modo concreto, in linea con i principi etici europei e con la sovranità tecnologica come traguardo, e raccontarla con chiarezza ai giovani e alle scuole, fucine di talenti per il futuro imprenditoriale marchigiano e non solo.

La Fondazione è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi e dall’Associazione Vrai Lab (*), laboratorio che raggruppa ricercatrici e ricercatori provenienti da differenti università e collabora con centri di ricerca nazionali e internazionali*, ed è nata dall’iniziativa congiunta di imprese e ricercatori.

Ne sono soci fondatori, insieme ai due promotori, Apra (Jesi), Pluservice (Senigallia), Inim Electronics (Monteprandone), Campetella Robotics Center (Montecassiano) e Diatech Pharmacogenetics (Jesi). Sono realtà marchigiane attive sui mercati internazionali che insieme sviluppano un fatturato di 203 milioni di euro e contano 983 dipendenti.

Dichiara Mauro Tarantino, Segretario Generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi:

“La Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi ha scelto di essere tra i promotori e i soci fondatori di Human AI perché l’intelligenza artificiale cambierà il lavoro delle nostre imprese e il futuro dei nostri ragazzi, e vogliamo che questo cambiamento metta al centro le persone. Sostenere l’innovazione e anticipare i bisogni della comunità fa parte della nostra missione. Farlo insieme alle imprese e all’università significa promuovere un progresso tecnologico responsabile, i cui benefici arrivino a tutto il territorio”.

Il contesto 

Secondo l’Istat, nel 2025 la quota di imprese italiane con almeno 10 addetti che utilizzano tecnologie di intelligenza artificiale è raddoppiata rispetto all’anno precedente, passando dall’8,2% al 16,4%. Significa che oltre otto aziende su dieci restano ancora fuori. È su questo divario che la Fondazione intende lavorare, puntando non sulla sostituzione delle competenze ma sul loro potenziamento.

Negli Stati Uniti, secondo i dati raccolti nello Stanford AI Index Report 2026, l’AI generativa è stata usata almeno una volta da circa il 53% degli adulti tra i 18 e i 64 anni in appena tre anni, più rapidamente di quanto abbiano fatto personal computer e Internet. E l’Italia non è indietro: secondo il Microsoft AI Diffusion Report, che misura l’uso con un metodo diverso, a fine 2025 il 27,8% della popolazione italiana in età lavorativa usava strumenti di AI generativa, un livello analogo a quello degli Stati Uniti (28,3%) e ben sopra la media mondiale (16,3%).

Dichiara Oliva Alberti, Presidente della Fondazione Human AI e amministratore delegato di Diatech Pharmacogenetics:

“Le persone che conoscono i processi, i clienti e i prodotti sono le uniche in grado di dire dove l’intelligenza artificiale crea valore e dove invece va governata. Per questo l’adozione non è un progetto tecnologico, ma un percorso che si costruisce insieme a chi lavora ogni giorno in azienda. Il nostro compito è mettere queste persone nelle condizioni di guidare questo cambiamento, non di subirlo”.

Sottolinea Emanuele Frontoni, Vicepresidente della Fondazione, Professore ordinario di Informatica all’Università di Macerata, Co-direttore del VRAI Lab ed esperto valutatore della Commissione europea:

“L’Italia produce ricerca sull’intelligenza artificiale di altissimo livello, riconosciuta a livello internazionale, e troppo spesso lo dimentichiamo. La sfida ora è trasformare questo patrimonio in innovazione per le imprese e in consapevolezza per le persone. Usiamo l’AI ogni giorno, spesso senza saperlo: capire come funziona, cosa può fare e dove sono i suoi limiti è ormai una competenza di cittadinanza, che deve partire dalle scuole e dai giovani”.

Human AI Teaming: ricambio generazionale e nuovi modelli organizzativi

La Fondazione Human AI lavora per un’adozione corretta ed eticamente coerente dell’intelligenza artificiale, con un’attenzione particolare alla physical AI, cioè l’AI applicata a progetti e processi che si concludono con un prodotto fisico. Le applicazioni vanno dalle lavorazioni artigianali verticali, come la produzione di cappelli e calzature, alla robotica per la filiera del vino e per il settore biomedico: ambiti in cui creatività e competenza umana non possono essere sostituite, ma i processi possono essere migliorati. Sono competenze che la Fondazione punta a trasferire anche agli studenti, che entreranno in un mondo del lavoro profondamente trasformato.

“L’intelligenza artificiale non va letta come una scorciatoia per sostituire chi manca”, prosegue Frontoni. “La ricchezza che le imprese rischiano di perdere con i pensionamenti non è soltanto la forza lavoro, ma il sapere tacito: ciò che un tecnico con trent’anni di reparto sa e che nessun manuale contiene”.

Oggi sistemi di AI in grado di intervistare, raccogliere, organizzare e rendere interrogabile questa conoscenza sono alla portata anche delle piccole imprese, a partire dai modelli open source europei. La Fondazione interviene in questo snodo, anche con percorsi formativi personalizzati per riqualificare chi ha più esperienza, con tempi e linguaggi adatti.

È qui che lo Human AI Teaming prende forma:

squadre ibride in cui persone di età diverse e sistemi intelligenti collaborano in modo esplicito e governato, unendo la velocità di chi è cresciuto con gli strumenti digitali al giudizio di chi ha attraversato più di una crisi.

L’adozione corretta a partire dalla scuola

La stessa consapevolezza serve ai più giovani, che l’AI la usano già, e molto: secondo l’indagine «Io e l’Intelligenza Artificiale» di Indire, il 94% degli studenti delle scuole secondarie la utilizza almeno occasionalmente e oltre la metà vi si è rivolta almeno una volta per sfogarsi o affrontare un problema personale.

“Serve un’adozione corretta dello strumento, perché di strumento si tratta: è una macchina quella che abbiamo davanti. Performante a livelli incredibili, ma è pur sempre una macchina, senza empatia, senza sentimenti, verso la quale non dobbiamo avere timori reverenziali. Dobbiamo insegnare la distinzione a partire dalle scuole”, conclude Frontoni.

L’etica come fondamento

Alla presentazione sono intervenuti due importanti studiosi di etica dell’intelligenza artificiale.

Mario De Caro, professore ordinario di Filosofia morale a Roma Tre, titolare della Cattedra Unesco in Etica dell’intelligenza artificiale e saggezza pratica e presidente SepAI, osserva come

“l’intelligenza artificiale è in grado, da una parte, di apportare benefici senza precedenti all’umanità (basti pensare agli enormi progressi che sta favorendo in campo medico) ma, dall’altra, può anche produrre danni molto gravi. Sta a noi orientarne lo sviluppo e l’impiego verso obiettivi socialmente benefici, adottando approcci che non soltanto preservino, ma valorizzino i nostri valori etici fondamentali.”

Benedetta Giovanola, professoressa ordinaria di Etica all’Università di Macerata, co-titolare della Cattedra Uneco in Etica dell’intelligenza artificiale e saggezza pratica, vice-presidente SepAI e già titolare della Cattedra Jean Monnet “Ethics for inclusive digital Europe”, finanziata dalla Commissione europea. Giovanola ha sottolineato che

“l’intelligenza artificiale è una questione non solo tecnologica, ma anche etica, che richiede un approccio consapevole e critico e una capacità di giudizio situato: solo così l’IA può essere progettata, sviluppata e utilizzata per il bene delle persone e della società”.

Governance e risorse

Il Consiglio di Amministrazione, presieduto da Oliva Alberti, è composto da:

  • Vicepresidente Emanuele Frontoni (Università di Macerata – VRAI Lab) e
  • Giorgio Fanesi (MyCicero – Pluservice),
  • Elia Campetella (Campetella Robotics Center),
  • Giuliano Gabbarrini (Apra),
  • Baldovino Ruggieri (Inim Electronics) e
  • Francesca Rocchetti (Fondazione Federico II Jesi).
  • L’Organo di controllo è Mauro Tarantino, Segretario Generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi.

La Fondazione ha sede a Jesi, in piazza Colocci 4, e parte con una dotazione iniziale di 100.000 euro. Dal 2027 si aprirà all’ingresso di nuove imprese, per allargare la rete e moltiplicare i progetti di adozione sul territorio regionale e nazionale.

Obiettivi misurabili nei prossimi 5 anni

Durante la conferenza stampa di presentazione, sia Alberti che Frontoni hanno anticipato alcuni degli ambiti di lavoro e di sviluppo attesi: l’apertura a realtà aziendali da tutta Italia, la nascita di dieci startup innovative specializzate in soluzioni AI nei primi 5 anni, coinvolgimento di almeno il 20% delle PMI marchigiane in programmi di formazione sull’intelligenza artificiale e creazione di tre laboratori congiunti università-imprese.

Il programma del primo anno

Dopo la presentazione di oggi, il calendario prevede a novembre un primo incontro con le imprese dedicato all’AI come leva di competitività, con un focus sugli incentivi e sugli strumenti di sostegno all’investimento; a febbraio un tavolo con la Regione Marche su intelligenza artificiale e politiche pubbliche, per costruire sinergie su risorse e specializzazione intelligente; tra aprile e maggio un secondo appuntamento con le imprese sulla governance e sulla conformità al Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (AI Act), con particolare attenzione alla gestione del rischio e all’alfabetizzazione del personale; tra giugno e luglio una Summer School rivolta ai docenti delle scuole del territorio, con moduli dedicati anche agli studenti delle superiori, su etica e pensiero computazionale.

In foto – Da sinistra: Mauro Tarantino, Emanuele Frontoni, Oliva Alberti, Benedetta Giovanola, Giuliano Gabarrini, Elia Campedella, Valter Fraccaro, Pasqualino Ruggieri

(*) Vrai Lab – Vision, Robotics and Artificial Intelligence Lab, è un laboratorio che raggruppa ricercatrici e ricercatori provenienti da differenti università e collabora con vari centri di ricerca nazionali e internazionali: l’Università Politecnica delle Marche, l’Università di Macerata, l’Università di Chieti-Pescara, l’Università di Teramo, l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, il CRISP dell’Università di Milano-Bicocca, il Politecnico di Torino e il Center for Design della Northeastern University di Boston US, l’Università Mercatorun, l’Università eCampus, l’Università di Camerino.

 


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