torna la proposta Ruffini, ma la ritenuta B2B è già realtà


Mentre la politica discute sulla non nuova proposta di un Fisco in tempo reale per le partite IVA, una ritenuta d’acconto sulle fatture tra imprese è già legge dello Stato e scatterà dal 2028

Nel dibattito politico ed economico tiene banco la controversa e ciclica proposta di Ernesto Maria Ruffini, ex capo dell’Agenzia delle Entrate, di far liquidare le imposte in corso d’anno alle imprese man mano che incassano.

Questa idea di Fisco in tempo reale continua a destare critiche da parte degli operatori, sia per gli aspetti finanziari della liquidità drenata dal sistema economico sia per gli studi che si troverebbero a predisporre 12 mini dichiarazioni intermedie in un calendario di adempimenti già fin troppo fitto.

Tuttavia vi è un enorme paradosso in corso: mentre tutti si concentrano a criticare quella proposta, nessuno parla più della nuova ritenuta d’acconto B2B.

Eppure non si tratta di un’ipotesi o di una provocazione politica, ma di una norma già scritta nero su bianco nella Legge n. 199/2025 che entrerà in vigore il 1° gennaio 2028.

Non solo una proposta: il Fisco in tempo reale diventa realtà già dal 2028

Nei fatti il meccanismo della ritenuta d’acconto generalizzata sulle cessioni di beni e servizi tra imprese realizzerà per via diversa esattamente lo stesso obiettivo: costringere le aziende a finanziare lo Stato in anticipo, decurtando l’incasso di ogni singola fattura prima ancora del bilancio annuale.

Chi pensa che manchi troppo tempo rischia di farsi trovare impreparato di fronte a un adempimento che impatterà sulla liquidità e sui sistemi di fatturazione elettronica.

La misura punta a contrastare l’evasione fiscale legata alle imprese “apri e chiudi” ma finirà per ridisegnare le abitudini quotidiane di tutti i reparti amministrativi d’Italia.

Le scadenze e le aliquote: la tabella di marcia

L’introduzione della ritenuta sarà graduale e si svilupperà in due fasi distinte:

  • Dal 1° gennaio 2028: scatterà un’aliquota iniziale dello 0,5% sul corrispettivo dovuto, calcolato rigorosamente al netto dell’IVA.
  • Dal 1° gennaio 2029: l’aliquota salirà a regime, raddoppiando all’1%.

Il meccanismo salvo novità dovrebbe ricalcare quello già visto per i professionisti: il cliente in qualità di sostituto d’imposta tratterrà la somma dal pagamento e la verserà al Fisco tramite modello F24 per conto del fornitore.

La ritenuta si applicherà al momento del pagamento effettivo della fattura e non alla sua emissione o trasmissione al Sistema di Interscambio, il cosiddetto SdI.

Chi riguarda e chi si salva: l’identikit delle esclusioni

La misura si applicherà in modo generalizzato alle transazioni commerciali B2B tra soggetti residenti in Italia o stabili organizzazioni nel territorio dello Stato.

Tuttavia, per evitare cortocircuiti normativi e non gravare sui regimi di vantaggio, il legislatore ha previsto un elenco di soggetti esclusi.

La ritenuta non si applicherà se il fornitore è:

  • un contribuente in regime forfetario o di vantaggio;
  • un’impresa che ha aderito al concordato preventivo biennale;
  • un’azienda inclusa nel regime di adempimento collaborativo, noto anche come cooperative compliance;
  • un lavoratore autonomo o professionista, per i quali continuano a valere le storiche ritenute d’acconto ordinarie.

Sono inoltre escluse le operazioni già soggette a ritenute specifiche, come le provvigioni di agenzia o i pagamenti legati a bonus edilizi che subiscono già la ritenuta sui bonifici. Naturalmente la norma non toccherà i consumatori finali ossia le operazioni B2C.

L’impatto invisibile: software e flussi di cassa

Il fatto che la norma sia finita fuori dai radar dei media non cancella i complessi nodi operativi che le aziende dovranno sciogliere.

In prima battuta la “trappola della liquidità”: anche se lo 0,5% o l’1% possono sembrare percentuali minime, su base annua e su alti volumi di fatturato l’impatto sul cash flow sarà tangibile.

Le imprese si troveranno a finanziare lo Stato in anticipo, proprio come temuto nel “piano” Ruffini, recuperando quelle somme solo in sede di dichiarazione dei redditi. Per le aziende che lavorano con margini ridotti questo richiederà una pianificazione finanziaria millimetrica.

Il ricorso ai gestionali sarà assolutamente necessario, i software di fatturazione elettronica dovranno essere aggiornati per introdurre nuovi codici specifici e automatizzare il calcolo della ritenuta nei tracciati XML.

Chi gestisce centinaia di pagamenti al mese dovrà automatizzare il processo per evitare che la gestione dei sostituti d’imposta si trasformi in un incubo burocratico.

Il grande dubbio: entrerà mai in funzione davvero o sarà il solito rinvio all’italiana?

La storia del nostro ordinamento tributario ci insegna che tra l’approvazione di una legge e la sua applicazione pratica c’è di mezzo il mare dei decreti attuativi, dei milleproroghe e dei cambi di governo. Le norme fiscali approvate con data futura sono storicamente le più fragili.

Tuttavia analizzando i dettagli tecnici ed economici della legge emergono dinamiche specifiche che peseranno sul destino della ritenuta B2B.

Il vincolo blindato dei 730 milioni di euro e la trappola del bilancio

Il motivo principale per cui questa norma è stata scritta non è solo la lotta all’evasione ma la necessità immediata di far quadrare i conti dello Stato.

L’impatto finanziario di questa misura è stato quantificato in oltre 730 milioni di euro di gettito per il 2028, che saliranno a circa 1,4 miliardi di euro dal 2029 con il raddoppio dell’aliquota all’1%.

Questi soldi sono già stati iscritti nel bilancio pluriennale dello Stato per garantire le coperture finanziarie di altre voci di spesa.

Se un nuovo governo decidesse di abrogare la norma prima del 2028, si troverebbe istantaneamente con un buco economico da coprire.

Trovare coperture alternative, come l’aumento di altre accise o tasse, è politicamente rischioso il che rende l’impianto della norma molto resistente alla cancellazione totale.

La clessidra dell’automazione e il retroscena di Sogei

Perché fissare la decorrenza lasciando due anni di vuoto?

Non è stato un atto di generosità ma una necessità logistica. Gestire miliardi di micro trattenute dello 0,5% manualmente devasterebbe gli uffici amministrativi italiani.

L’Agenzia delle Entrate e le software house potrebbero decidere di integrare questo meccanismo all’interno dei tracciati XML della fatturazione elettronica, per creare una stanza di compensazione digitale in cui al momento del bonifico il sistema separa e versa la ritenuta in automatico.

Ma qui emerge il vero cortocircuito operativo: da una mia indagine informale, non risulta che Assosoftware abbia ricevuto alcuna comunicazione o studio di fattibilità da parte di Sogei, il partner tecnologico del Fisco che gestisce l’infrastruttura del Sistema di Interscambio.

Proprio per questo motivo le software house non stanno implementando alcuna modifica e i lavori sui gestionali sono completamente fermi. Senza specifiche tecniche ufficiali le aziende informatiche hanno le mani legate.

Questo stallo tecnologico a porte chiuse suggerisce che la macchina amministrativa sia al palo rendendo lo scenario di una proroga tecnica quasi inevitabile.

Lo scenario politico e il gioco del cerino

Approvando la norma a fine 2025 con decorrenza 2028, le forze politiche hanno fatto una mossa strategica incassando subito i benefici contabili nei bilanci previsionali, utili per rispettare i parametri europei, ma hanno spostato l’effettivo danno di liquidità alle imprese e i relativi malumori a qualche anno più tardi.

Le associazioni di categoria, dalle piccole medie imprese all’industria, hanno già iniziato a far sentire la propria voce denunciando un anticipo forzoso d’imposta che penalizza le aziende con bassi margini e con l’avvicinarsi del 2028 la pressione della lobby imprenditoriale salirà alle stelle.

Quali sono quindi i possibili finali per il 2028?

  • L’abrogazione, scenario difficile: richiede una volontà politica ferma e la capacità di trovare subito centinaia di milioni di euro alternativi per coprire il bilancio corrente.
  • Il Rinvio o Proroga, scenario estremamente probabile: è la via di fuga classica. Visto lo stallo nello sviluppo software legato all’assenza di comunicazioni da parte di Sogei spostare la decorrenza di un anno tramite il consueto Decreto Milleproroghe salverebbe la faccia con le imprese senza stracciare i bilanci.
  • La Partenza in sordina, possibile solo se si accelera sui software: se Sogei dovesse sbloccare i tavoli tecnici a breve e i gestionali privati dovessero correre per recepire la modifica in tempo, la ritenuta scatterebbe quasi invisibilmente lasciando alle sole tesorerie aziendali il compito di gestire i flussi di cassa contratti.

L’errore più grande che un’impresa possa fare oggi è considerare il 2028 un futuro remoto o una farsa burocratica.

Anche se la data dovesse essere rimandata per motivi informatici la direzione tracciata dal Fisco verso il prelievo parcellizzato e in tempo reale appare ormai irreversibile e farsi trovare finanziariamente pronti prima che il mercato si accorga della scadenza sarà il vero vantaggio competitivo.


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