Orsi (M&G):distribuzione cerca soluzioni,solo fondi”


Un mercato obbligazionario tornato interessante, che offre oggi un’opportunità per aumentare l’allocazione al reddito fisso. Il nuovo livello dei rendimenti ha restituito attrattività all’asset class, rafforzandone il ruolo nei portafogli diversificati e ampliando le opportunità a disposizione degli investitori. È questo il filo conduttore del Bond Vigilantes Forum organizzato da M&G il 1° ottobre scorso a Villa Necchi Campiglio, a Milano, occasione per fare il punto sulle prospettive dell’asset class e sulle strategie per intercettarne le opportunità.

Ad aprire la riflessione è stato Andrea Orsi, (nella foto) country head Italy, Ireland & Greece della casa di gestione, che ha indicato tre aree di valore: obbligazioni a tasso variabile, debito dei mercati emergenti e titoli governativi a medio-lunga scadenza. “Il nostro approccio al fixed income è value: prendiamo rischio nei portafogli obbligazionari solo quando il premio risulta adeguatamente remunerato”. Un metodo costruito in oltre trent’anni di esperienza, che combina lettura macroeconomica, analisi fondamentale degli emittenti e disciplina nelle valutazioni per distinguere i movimenti giustificati dai fondamentali dalle inefficienze di prezzo. La flessibilità tra duration e credito consente così di selezionare le opportunità più interessanti, privilegiando al contempo qualità e preservazione del capitale, aspetti particolarmente rilevanti per l’investitore italiano, tradizionalmente sensibile alla stabilità dell’investimento.

Le valutazioni rafforzano l’importanza della selezione attiva. Le analisi presentate da M&G mostrano come gli spread del credito investment grade siano vicini ai minimi degli ultimi dieci anni: al 31 agosto 2026, quelli delle emissioni corporate si attestavano a circa 80 punti base negli Stati Uniti, 77 in Europa e 63 nel Regno Unito. In questo quadro, migliorare la qualità del portafoglio ha un costo storicamente contenuto, mentre la dispersione tra settori ed emittenti continua a offrire opportunità a chi può selezionare dove il rischio è meglio remunerato.

È il punto sviluppato da Richard Ryan, co-head of fundamental fixed income, che ha concentrato il proprio intervento sul ruolo del credito a bassa duration in uno scenario globale in evoluzione. L’approccio punta a valorizzare il carry mantenendo flessibilità e capacità di intervento: oggi, infatti, migliorare la qualità di un portafoglio ha un costo storicamente contenuto e una componente di attivi difensivi liquidi consente di essere pronti a cogliere nuove opportunità.

“In questa fase è possibile combinare un livello di rendimento interessante con una maggiore qualità del portafoglio. Una duration contenuta e una riserva di liquidità aiutano a contenere la volatilità e, soprattutto, mantengono la flessibilità necessaria per aumentare l’esposizione quando emergono opportunità più interessanti”, è la sintesi del suo intervento.

La presentazione ha evidenziato anche alcune possibili aree di valore nel credito investment grade di alta qualità, compreso quello delle grandi società tecnologiche e degli hyperscaler, oltre a opportunità selettive tra gli emittenti più indebitati. In questo scenario, la capacità di distinguere tra solidità dei fondamentali e valutazioni di mercato diventa essenziale.

Un’altra direttrice di diversificazione è rappresentata dal debito dei Paesi emergenti. A illustrarne le potenzialità è stato Carlos Carranza, gestore del team emerging market debt, che ha richiamato l’ampiezza di un mercato composto da circa 100 Paesi investibili, tre segmenti distinti – debito sovrano in valuta forte, debito corporate e titoli sovrani in valuta locale – e molteplici fonti di rendimento.

Nonostante rappresenti circa il 27% del mercato obbligazionario globale, il debito emergente continua ad avere un peso medio nei portafogli degli investitori intorno all’1-3%. Un divario che, secondo l’esperto di M&G, lascia spazio a un maggiore riconoscimento del suo contributo alla diversificazione.

“Il debito emergente offre un universo di investimento molto più ampio di quanto suggerisca la sua presenza nei portafogli. Fondamentali più solidi, rendimenti interessanti e diverse fonti di rendimento possono contribuire a rafforzarne il ruolo nelle strategie obbligazionarie”, evidenzia Carranza. 

Un aspetto interessante riguarda anche la possibilità di accedere ai mercati emergenti senza replicare le concentrazioni tipiche dell’azionario. L’esposizione al debito, infatti, permette di intercettare dinamiche economiche e valutarie differenti, con una selezione attiva tra Paesi, emittenti e divise. Una prospettiva che guarda anche all’Asia e che, come sottolinea Orsi, offre opportunità sia in valuta locale sia in valuta forte, con premi per il rischio che M&G giudica interessanti.

A completare il quadro è stato infine Carlo Putti, portfolio manager nel team di M&G (Lux) Optimal Income Fund, con un intervento dedicato alla capacità di trasformare il rendimento in opportunità attraverso una gestione flessibile delle diverse componenti del mercato obbligazionario.

La strategia combina governativi e credito corporate, investment grade e high yield, con un’allocazione che può cambiare in funzione delle valutazioni e delle condizioni di mercato. Il controllo della duration e l’analisi del rischio di credito sono gli strumenti attraverso cui il team di gestione cerca di individuare le fonti di rendimento più interessanti, con ampia libertà nella costruzione del portafoglio rispetto al benchmark.

“In un mercato obbligazionario globale, le opportunità non si concentrano sempre nello stesso segmento. La flessibilità nella gestione della duration e del rischio di credito permette di spostare l’esposizione dove il rapporto tra rendimento e rischio appare più favorevole”, è la sintesi del contributo di Putti.

È proprio questa flessibilità a caratterizzare anche le indicazioni di Orsi sui titoli governativi. Il recente rialzo dei rendimenti ha prodotto una correzione dei prezzi che, secondo il manager, apre nuove possibilità sui Treasury americani e sui titoli di Stato europei. Le scadenze tra tre e cinque anni presentano livelli di rendimento che M&G considera adeguati rispetto al rischio assunto, mentre l’esposizione può essere modulata anche sulle scadenze più lunghe.

La riflessione sulle strategie d’investimento si inserisce in un percorso di crescita che vede l’Italia protagonista. Con 20 miliardi di euro di masse gestite, il nostro Paese è il secondo mercato di M&G a livello globale e il primo in Europa. Un risultato che Orsi attribuisce alla capacità del gruppo di evolvere da fornitore di fondi a partner nella costruzione di soluzioni d’investimento.

“Oggi i distributori ci chiedono sempre meno di presentare un singolo fondo e sempre più di mettere a disposizione le competenze dei nostri gestori, per valorizzarle all’interno delle loro soluzioni”. Un cambiamento che si traduce nello sviluppo di mandati di sub-advisory, prodotti a scadenza e soluzioni Step-In, pensate per accompagnare gradualmente gli investitori verso una maggiore diversificazione.

Accanto al canale wholesale, M&G sta rafforzando anche il business istituzionale, con un focus su casse previdenziali, fondi pensione e compagnie assicurative. La struttura integrata tra asset manager e asset owner rappresenta un vantaggio competitivo, soprattutto nello sviluppo dei private asset, dove il gruppo può mettere a fattor comune competenze maturate in oltre un ventennio di attività.

Guardando ai prossimi anni, Orsi individua proprio nell’integrazione dei private asset nei portafogli e nell’intelligenza artificiale due dei principali driver di trasformazione dell’industria. Private credit e real estate potranno trovare spazio attraverso soluzioni ibride, che combinano componenti liquide e illiquide e accompagnano gradualmente il cliente verso nuove fonti di rendimento.

 


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