Il welfare aziendale è diventato un sostegno concreto al potere d’acquisto degli italiani, ma la scadenza delle attuali agevolazioni fiscali rischia di mettere in difficoltà imprese e lavoratori. Secondo due studi indipendenti commissionati da Satispay, senza una proroga delle soglie di esenzione dei fringe benefit, fino al 60% delle aziende potrebbe ridurre i benefit destinati ai dipendenti.
Eppure i vantaggi del welfare aziendale riguarderebbero l’intera economia italiana. Le analisi indicano infatti che ogni euro destinato a questi strumenti può generare un impatto sul PIL fino a quattro volte superiore rispetto a un equivalente taglio dell’IRPEF. Per questo Satispay chiede di rendere permanenti le attuali agevolazioni, che scadranno a dicembre 2027.
Perché Satispay chiede di stabilizzare i fringe benefit?
Attualmente le aziende possono riconoscere ai dipendenti fringe benefit esenti da imposte fino a 1.000 euro annui. Una soglia che sale a 2.000 euro per i lavoratori con figli. Il regime resterà in vigore fino alla fine del 2027, dopodiché, in assenza di ulteriori interventi legislativi, verranno meno gli attuali limiti agevolati.
Per capire quali conseguenze potrebbe avere questa scadenza, Satispay ha commissionato due studi indipendenti, presentati il 7 ottobre a Roma durante un incontro tra rappresentanti della politica, delle imprese e del mondo accademico. Il primo, intitolato Le prospettive del Welfare aziendale, porta la firma degli economisti Carlo Cottarelli e Giampaolo Galli dell’Osservatorio Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano. Il secondo è stato realizzato dall’Osservatorio HR Innovation del Politecnico di Milano e analizza il ruolo dei fringe benefit nel mercato del lavoro italiano.
Dalle ricerche emerge che il welfare aziendale è ormai una pratica diffusa. In particolare, il 77% delle imprese con più di 10 dipendenti offre già almeno una forma di benefit. Tuttavia, l’incertezza sulle agevolazioni fiscali condiziona le decisioni delle aziende, soprattutto quando devono pianificare investimenti su più anni.
Il 22% dei datori di lavoro considera infatti l’incertezza normativa il principale ostacolo all’introduzione o all’ampliamento dei fringe benefit. Ancora più significativo è quello che potrebbe accadere dopo il 2027: il 20% delle imprese intervistate dichiara che ridurrebbe il budget welfare fino alla nuova soglia di esenzione, mentre il 40% non sa ancora come reagirebbe. Soltanto il 16% manterrebbe gli importi attuali, accettando che diventino imponibili per i dipendenti.
Il welfare aziendale può far crescere il PIL più di un taglio delle tasse
Secondo l’analisi di Cottarelli e Galli, i fringe benefit possono avere un impatto sull’economia fino a quattro volte superiore rispetto a una riduzione generalizzata dell’IRPEF. La differenza dipende principalmente dal modo in cui le risorse vengono utilizzate.
Un taglio delle imposte dell’1%, infatti, genera normalmente un incremento del PIL dello 0,11%, poiché una parte consistente delle somme risparmiate dalle famiglie viene accantonata. I fringe benefit, invece, favoriscono l’utilizzo delle risorse in tempi relativamente brevi, alimentando direttamente i consumi.
Per quantificare questo effetto, gli economisti hanno ipotizzato un miliardo di euro di spesa aggiuntiva in welfare aziendale, applicando i moltiplicatori del modello econometrico della Banca d’Italia. Secondo le simulazioni, una misura di questa portata potrebbe produrre 800 milioni di euro di PIL aggiuntivo nel primo anno, destinati a salire a 1,25 miliardi entro il terzo anno.

Anche lo Stato ne trarrebbe beneficio attraverso le maggiori entrate fiscali generate dall’attività economica. Il recupero di gettito stimato ammonterebbe a circa 280 milioni di euro nel primo anno e 480 milioni al terzo, a fronte di un costo netto iniziale della stabilizzazione di circa 648 milioni di euro annui.
Naturalmente si tratta di proiezioni economiche, subordinate alle ipotesi utilizzate nello studio. I risultati suggeriscono comunque che rendere permanenti le agevolazioni potrebbe sostenere i consumi mantenendo i costi per le finanze pubbliche in linea con quelli già previsti per il triennio 2025-2027.
Come vengono utilizzati i fringe benefit dai lavoratori italiani?
I dati del Politecnico di Milano raccontano quanto questi strumenti incidano sulle spese quotidiane delle famiglie. Il 53% dei lavoratori utilizza i fringe benefit per acquistare beni di prima necessità, confermando che una parte importante delle risorse viene destinata ai bisogni più immediati.
Anche il tasso di utilizzo è particolarmente elevato. Il 93% delle somme destinate ai buoni acquisto viene effettivamente speso. Di contro una percentuale compresa tra il 64% e il 67% per altre forme di flexible benefit. Tra queste quelle dedicate alla cultura, al tempo libero e all’istruzione.
La ricerca ha inoltre cercato di capire quali consumi verrebbero sacrificati in assenza di queste agevolazioni. Secondo i risultati, il 48% degli acquisti per la cura della persona e il 26% di quelli legati a cultura, intrattenimento e arredamento non verrebbero effettuati senza il contributo dei fringe benefit.
Dati che rafforzano la posizione di Satispay, sempre più presente nel settore del welfare aziendale. A tre anni dall’ingresso in questo mercato, la fintech italiana conta 45.000 aziende clienti e oltre 430.000 lavoratori serviti attraverso la propria piattaforma.
La posizione delle istituzioni
La richiesta di stabilizzare le agevolazioni ha trovato spazio anche nel confronto politico organizzato dall’azienda. Walter Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro della Camera, ha ricordato che il Governo ha già garantito il finanziamento della misura fino al 2027. Inoltre ha sottolineato l’importanza di assicurare maggiore prevedibilità alle imprese.
Una posizione condivisa anche dalle senatrici Paola Mancini ed Elena Murelli. Queste hanno sostenuto la necessità di rendere permanenti le soglie di esenzione, facilitandone l’applicazione anche nelle piccole imprese.
Per il momento, dunque, la stabilizzazione dei fringe benefit resta una proposta, sostenuta dalle analisi economiche presentate da Satispay e dalle posizioni espresse durante l’incontro. Le attuali agevolazioni rimangono garantite fino al 31 dicembre 2027, ma il confronto sul loro futuro è già aperto.
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