Il registratore di cassa diventa software: così cambia il modo di comunicare le vendite al Fisco


«Con il cloud la conformità fiscale diventa un servizio integrato nel software». David Feichter, appena nominato Co-CEO di fiskaly, fintech austriaca fondata a Vienna nel 2019 che sviluppa infrastrutture cloud per la fiscalizzazione e la compliance IVA, sintetizza così al Corriere della Sera il cambiamento che il sistema di registrazione e trasmissione dei dati di vendita. Tradizionalmente, la fiscalizzazione delle vendite è passata soprattutto da un dispositivo fisico: il registratore telematico installato nel negozio, collegato alla rete e soggetto a manutenzione e aggiornamenti. Il modello che si sta affermando sposta invece una parte crescente di queste funzioni nel cloud: il software raccoglie e trasmette i dati delle transazioni, applica le regole fiscali previste nei diversi Paesi e si aggiorna quando cambiano gli obblighi di legge.

È il passaggio dalla cassa come hardware alla cassa come software. E per l’Italia è un mercato che potrebbe muoversi rapidamente nei prossimi anni, anche perché una quota consistente dei registratori telematici installati nel 2019 e nel 2020 arriverà a fine vita entro il 2027, mentre l’Agenzia delle Entrate sta lavorando all’evoluzione dei sistemi verso soluzioni software e cloud. 
Sullo sfondo c’è anche la progressiva digitalizzazione degli adempimenti fiscali europei: con il pacchetto ViDA (VAT in the Digital Age), approvato dall’Unione europea nel 2025, la fatturazione elettronica e lo scambio digitale delle informazioni IVA saranno progressivamente estesi e armonizzati. La fiscalizzazione dei corrispettivi resta invece in larga parte regolata a livello nazionale.

Il modello di business di fiskaly

È in questo spazio che si muove fiskaly, oggi presente in otto Paesi europei, con oltre 1.900 clienti B2B e più di un milione di sistemi per il punto cassa attivi. La sua tecnologia viene utilizzata da fornitori di sistemi per il punto cassa, retailer e operatori omnichannel per gestire gli adempimenti fiscali senza dover sviluppare e mantenere soluzioni diverse per ciascun mercato. Nell’ultimo anno i suoi ricavi annuali ricorrenti sono cresciuti del 60%. Dopo l’ingresso del fondo di private equity europeo Verdane nel 2024 e due acquisizioni, la società punta ora ad accelerare l’espansione europea. La nuova fase passa anche dal rafforzamento della squadra manageriale: Feichter, già ceo di orderbird e primo cliente di fiskaly, affianca il fondatore Johannes Ferner come co-ceo. Feichter seguirà operations e crescita organizzativa, mentre Ferner si concentrerà sull’espansione internazionale, sulle partnership e sulle acquisizioni.
A Feichter abbiamo chiesto che cosa significhi, concretamente, passare dal registratore fisico alla fiscalizzazione cloud, quali Paesi europei stiano accelerando di più, come potrebbe cambiare la catena del valore tra produttori di casse, software house e operatori dei pagamenti e quale ruolo potrà avere l’intelligenza artificiale in questa trasformazione.

Dal vostro osservatorio, che opera già in otto Paesi europei, quanto è diverso il mercato italiano dagli altri mercati europei? E quali Paesi stanno oggi accelerando maggiormente verso la fiscalizzazione cloud? Com’è la situazione in Italia?
L’Italia condivide con Germania, Austria e Svezia un punto di partenza simile: la fiscalizzazione è nata attorno a dispositivi fisici collegati alla cassa. Oggi però tutti questi mercati prevedono anche alternative cloud. In Italia il Registratore Telematico resta ancora centrale, ma il quadro sta cambiando: circa 1,7 milioni di dispositivi, pari all’80% di quelli oggi in uso e utilizzati da oltre 1,5 milioni di esercenti, arriveranno a fine ciclo di vita entro il 2027. Intanto 7 imprese su 10 stanno già investendo o prevedono di investire in soluzioni cloud e software. La vera svolta sarà l’omologazione delle nuove soluzioni software: quando arriverà, il mercato italiano potrebbe accelerare rapidamente verso il software.

Ogni Paese ha ancora regole e sistemi fiscali differenti. Quanto è difficile costruire un’infrastruttura tecnologica realmente europea e quanto la progressiva armonizzazione normativa, anche attraverso ViDA, sta creando le condizioni per un mercato unico della fiscalizzazione?
Costruire un’infrastruttura realmente europea è complesso perché ogni Paese ha costruito il proprio modello di fiscalizzazione: cambiano autorità, formati dei dati, processi di certificazione e requisiti tecnici. Il nostro approccio non è cancellare queste differenze, ma gestirle all’interno della piattaforma: offrire a chi sviluppa sistemi di cassa un’unica integrazione, mentre la complessità normativa di di ciascun paese viene gestita dalla nostra piattaforma, che si aggiorna centralmente quando le regole cambiano, semplificando notevolmente l’operatività per retailer e fornitori di sistemi per il punto cassa che operano su più mercati.
ViDA rappresenta un passo importante verso la convergenza, soprattutto su fatturazione elettronica e trasmissione digitale dei dati IVA per le operazioni B2b, mentre scontrini e registratori di cassa, cioè le vendite al consumatore, restano per ora materia di competenza nazionale. Non siamo ancora davanti a un mercato unico della fiscalizzazione, ma la direzione è quella di una maggiore interoperabilità e di standard sempre più digitali.

Chi controllerà la nuova catena del valore? Con il passaggio dai registratori fisici al cloud cambiano anche i rapporti tra produttori di POS, software house, payment provider e infrastrutture fiscali. Chi pensa che avrà maggiore potere nella nuova catena del valore e quali operatori rischiano invece di perdere centralità?
Ho osservato questa catena del valore da entrambi i lati. Prima di entrare in fiskaly guidavo orderbird, il primo cliente di fiskaly. Oggi, vedo la stessa trasformazione dal lato dell’infrastruttura. Non credo che la nuova catena del valore sarà controllata da un solo attore. Cambierà però il punto in cui si crea valore: con l’hardware la conformità fiscale era un dispositivo da acquistare, installare e manutenere; con il cloud diventa un servizio integrato nel software. Questo sposta il baricentro verso chi gestisce il software e i dati, e verso chi garantisce che quei dati siano conformi in ogni Paese. Acquisteranno quindi centralità le software house, i fornitori di sistemi di cassa e i payment provider, perché sono loro a detenere il rapporto con l’esercente e perché pagamenti e fiscalità sono sempre più integrati, mentre le infrastrutture fiscali avranno il ruolo di rendere questi sistemi conformi nei diversi mercati. Rischia invece di perdere peso chi basa il proprio modello soprattutto sulla vendita e manutenzione dell’hardware, se non saprà evolvere verso servizi digitali. L’hardware non sparirà da un giorno all’altro ma la tendenza è chiara: nei Paesi che introducono oggi nuove regole di fiscalizzazione nessuno sceglie più il solo hardware, ma si va verso il cloud oppure si accetta l’hardware accanto al cloud. Chi saprà trasformare la propria competenza in servizi digitali avrà ancora un ruolo importante, chi resterà legato al dispositivo fisico molto meno.

Fiskaly parla di un’organizzazione AI-first. Dove vede il vero impatto dell’intelligenza artificiale nella fiscalizzazione: nella gestione interna dell’azienda, nello sviluppo dei prodotti oppure nella capacità delle imprese di gestire e interpretare la crescente complessità normativa?
L’AI cambia profondamente gli strumenti con cui lavoriamo, ma non cambia ciò che fa funzionare un’azienda, che sono le persone e la cultura aziendale. Per noi essere AI-first significa soprattutto supportare le persone e amplificarne l’impatto: automatizzare le attività più ripetitive, accelerare i processi aziendali e liberare tempo per pensiero critico e creatività. L’impatto dell’AI è trasversale, ma oggi lo vediamo soprattutto nello sviluppo dei prodotti e nella gestione della complessità. La utilizziamo lungo l’intero ciclo di vita dello sviluppo del prodotto, dalla prototipazione allo sviluppo software, fino alla gestione della documentazione tecnica. In un settore regolamentato come il nostro aiuta anche a recepire più rapidamente normative e specifiche dei diversi Paesi e a tradurle in requisiti di prodotto. L’AI accelera il lavoro, ma non sostituisce il giudizio umano, soprattutto quando si tratta di interpretare norme e prendere decisioni.
Per quanto riguarda la fiscalizzazione in senso stretto, invece, non credo che ci sarà una rivoluzione immediata guidata dall’AI. Prima viene la digitalizzazione dell’infrastruttura fiscale: spostare i processi dall’hardware al software, rendere i dati interoperabili e permetterne una gestione digitale. È questa infrastruttura che, nel medio-lungo periodo, potrà abilitare applicazioni più avanzate dell’intelligenza artificiale, anche nell’analisi dei dati fiscali e nei controlli da remoto.

1 ottobre 2026


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