L’iperammortamento 2026 è stato al centro dell’ultimo Telefisco. Durante il forum gli esperti del settore e i rappresentanti del Consiglio Nazionale dei Commercialisti hanno affrontato i vantaggi fiscali della misura e i principali nodi normativi ancora da chiarire
.
L’iperammortamento è stato introdotto dalla legge di Bilancio 2026 come misura continuativa dei precedenti crediti d’imposta previsti da Transizione 4.0 e 5.0 e modifica radicalmente la modalità di recupero del beneficio per le imprese.
Iperammortamento 2026, come funziona
A differenza delle precedenti agevolazioni per le imprese che riconoscevano crediti di imposta da utilizzare in compensazione con il modello F24, l’iperammortamento prevede una maggiorazione del costo fiscale del bene. L’incremento aumenta le quote di ammortamento da dedurre in dichiarazione dei redditi e questo permette di abbattere l’imponibile Ires e Irpef.
L’aliquota di maggiorazione cambia in base all’entità dell’investimento e nello specifico è riconosciuta al:
- 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
- 100% per investimenti compresi tra 2,5 e 10 milioni di euro;
- 50% per investimenti compresi tra 10 e 20 milioni di euro.
Facciamo un esempio concreto. Se un’azienda compra un macchinario agevolabile da 500.000 euro, il valore fiscale deducibile sale a 1.400.000 euro (l’aliquota applicabile è del 180% in base all’importo dell’investimento) generando un forte risparmio d’imposta diluito negli anni di ammortamento del bene.
Piattaforma GSE per l’iperammortamento
Durante l’ultimo Telefisco sono state evidenziate numerose complessità burocratiche e procedurali che stanno preoccupando i professionisti del settore e le imprese. Il primo dubbio riguarda la gestione della piattaforma GSE, dove per l’agevolazione bisogna segnalare la prenotazione, l’avanzamento e il completamento dell’investimento.
I dubbi sollevati riguardano in modo particolare la complessità procedurale a tre fasi e il vincolo stringente dei 60 giorni per confermare il plafond. Il portale, inoltre, ha funzionalità ancora incomplete. Si evidenziano carichi burocratici che risultano sproporzionati per ottenere una deduzione fiscale.
Acconto minimo del 20%
L’obbligo di versare un acconto minimo del 20% per la prenotazione dell’iperammortamento è uno dei nodi critici emersi. Nei vecchi piani di Transizione 4.0 l’acconto del 20% serviva per congelare le aliquote per l’anno in corso e si poteva rimandare l’investimento. Con l’iperammortamento il vincolo è perentorio e condiziona l’esistenza del beneficio.
Il 20% di acconto nell’iperammortamento è rigidissimo e non deve essere calcolato sull’investimento complessivo, ma su ogni singolo bene inserito nella comunicazione preventiva. I
l rischio pratico di questa rigidità comporta che se un’azienda presenta un progetto di investimento da 500.000 euro composto da un macchinario principale da 350.000 euro e uno secondario da 150.000 euro, non basta versare un acconto di 100.000 al fornitore. È necessario dimostrare con le relative fatture di aver pagato almeno 70.000 euro per il primo macchinario (il 20% di 350.000 euro) e almeno 30.000 euro per il macchinario secondario (20% di 150.000). Sbagliare la suddivisione dell’acconto nelle fatture fa decadere la prenotazione dell’agevolazione per il bene non interamente coperto.
Il timer dei 60 giorni
Un’altra criticità sollevata riguarda il termine temporale imposto per la procedura. Quando l’impresa invia la comunicazione per prenotare i fondi sul portale del GSE, una volta che riceve l’esito positivo, ha 60 giorni di tempo per inviare la comunicazione di conferma. Sempre nello stesso arco temporale deve risultare effettivamente pagato anche l’acconto del 20%.
Se un’azienda si muove in anticipo per prenotare il beneficio rischia di arrivare alla fine dei 60 giorni senza aver finalizzato l’ordine oppure senza avere la liquidità per versare l’acconto.
Da quando parte la maggiorazione?
L’iperammortamento riconosce una maggiorazione fiscale che non parte al momento dell’acquisto o del pagamento dell’investimento, ma a decorrere dal periodo di imposta in cui si verificano tre specifici eventi normativi:
- l’interconnessione dell’investimento al sistema aziendale;
- l’entrata in funzione effettiva del bene nel circuito produttivo;
- l’invio al GSE della comunicazione di completamento degli investimenti.
La deduzione maggiorata si attiva solo nell’anno di imposta in cui tutti e tre i requisiti sono soddisfatti. Se si investe in beni nel 2026, ma la comunicazione al GSE si invia nel 2027, nel 2026 l’unica deduzione riconosciuta è quella ordinaria. Solo nel 2027 inizierà a decorrere la deduzione maggiorata che permette di recuperare anche la quota non fruita nel 2026.
Il paradosso delle imprese in perdita fiscale e il Concordato
Un aspetto fondamentale analizzato a Telefisco riguarda l’impatto dell’agevolazione sui conti aziendali. Trattandosi di una deduzione, le imprese che chiudono l’esercizio in perdita non possono monetizzare subito il beneficio. La quota di iperammortamento concorre a incrementare la perdita di periodo, che dovrà essere riportata in avanti negli anni successivi per abbattere gli utili futuri. In questo moto i tempi per recuperare l’investimento si allungano sensibilmente.
Una nota positiva riguarda invece chi ha aderito al Concordato Preventivo Biennale: la maggiorazione dell’iperammortamento rientra tra i componenti esclusi dal calcolo del reddito concordato, salvaguardando il diritto all’agevolazione senza penalizzazioni.
Le cause di decadenza: quando si perde il beneficio
Durante l’ultima edizione di Telefisco l’attenzione si è concentrata anche sulle rigide regole per mantenere il diritto alla maggiorazione. L’impresa decade totalmente dall’agevolazione e deve restituire i benefici fiscali goduti qualora si verifichino specifiche violazioni prima del termine del periodo di ammortamento:
- cessione o delocalizzazione, se il bene viene venduto o trasferito in strutture produttive situate all’estero durante il periodo di fruizione della deduzione (fatti salvi gli investimenti sostitutivi) si decade;
- irregolarità documentale: anche la mancata corretta conservazione delle fatture o delle relazioni tecniche può portare alla decadenza;
- dichiarazioni mendaci al GSE: l’invio di dati non veritieri nelle tre fasi di comunicazione sul portale o l’ostruzionismo durante i controlli e le ispezioni dell’amministrazione finanziaria fanno perdere il diritto alla maggiorazione.
I decreti attuativi hanno esteso il vincolo di mantenimento del bene all’interno dell’azienda per tutto il periodo di fruizione dell’ammortamento maggiorato. Cedere un macchinario prima del termine del beneficio senza una corretta procedura di sostituzione o spostarlo in un altro stabilimento fa scattare il recupero fiscale da parte dello Stato. La decadenza è diventata, quindi, il maggiore rischio perché sposta l’attenzione della misura alla rigida burocrazia documentale che si protrae per un periodo molto lungo.
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