Vendere su Amazon Germania dall’Italia: quali tasse si pagano
Vendere su Amazon Germania permette a un’impresa italiana di accedere direttamente a uno dei principali mercati e-commerce europei, ma l’apertura delle vendite su Amazon.de non comporta automaticamente l’obbligo di costituire una società tedesca o di aprire una partita IVA in Germania.
Il trattamento fiscale dipende soprattutto da dove è stabilita l’impresa, dove si trova fisicamente la merce e da quale Paese parte la spedizione verso il cliente. È questo il primo controllo da effettuare, perché Amazon può essere utilizzato con modelli logistici molto diversi.
Un’impresa italiana può, per esempio, pubblicare i propri prodotti su Amazon.de mantenendo tutta la merce nel magazzino italiano e spedendo ogni ordine direttamente in Germania. Oppure può affidare i prodotti ad Amazon FBA e autorizzare lo stoccaggio in centri logistici tedeschi. Dal punto di vista commerciale le due operazioni possono sembrare quasi identiche, ma fiscalmente producono conseguenze differenti.
Bisogna inoltre distinguere l’IVA dalle imposte sul reddito. Se una società italiana vende prodotti a clienti tedeschi, gli utili dell’attività non diventano automaticamente imponibili in Germania soltanto perché le vendite avvengono attraverso Amazon.de. Finché l’impresa rimane fiscalmente residente in Italia e non dispone di una stabile organizzazione in Germania, il reddito d’impresa continua normalmente a essere tassato in Italia secondo il regime applicabile al venditore.
Diverso è il tema IVA. In Germania l’aliquota ordinaria è attualmente pari al 19%, mentre per determinate categorie di prodotti è prevista un’aliquota ridotta del 7%. La corretta aliquota dipende quindi anche dalla tipologia di bene commercializzato.
La conseguenza pratica è che non esiste una risposta unica alla domanda se serva una partita IVA tedesca per vendere su Amazon Germania. Un venditore che spedisce dall’Italia può spesso utilizzare l’OSS, mentre un venditore che mantiene il proprio stock nei magazzini Amazon tedeschi può essere obbligato a identificarsi ai fini IVA in Germania.
Amazon Germania con merce in Italia: soglia IVA e regime OSS
Il modello fiscalmente più semplice è quello nel quale l’impresa italiana conserva i prodotti in Italia e li spedisce direttamente ai consumatori tedeschi dopo aver ricevuto l’ordine su Amazon.de.
In questo caso siamo normalmente davanti a una vendita intracomunitaria a distanza B2C. La normativa europea prevede una soglia complessiva di 10.000 euro annui per determinate vendite a distanza di beni e servizi elettronici effettuati verso consumatori di altri Stati membri. La soglia non riguarda esclusivamente la Germania, ma deve essere calcolata considerando complessivamente le operazioni interessate effettuate negli altri Paesi UE.
Un venditore italiano che realizza 6.000 euro di vendite B2C in Germania e 7.000 euro in Francia non è quindi sotto soglia: il totale delle operazioni rilevanti è 13.000 euro.
Quando vengono rispettate tutte le condizioni previste e il totale non supera 10.000 euro né nell’anno corrente né in quello precedente, le vendite possono continuare a essere territorialmente rilevanti nello Stato nel quale il venditore è stabilito. Superata la soglia, invece, l’IVA deve essere applicata secondo le regole dello Stato nel quale termina la spedizione. Per una vendita destinata a un consumatore tedesco significa applicare l’IVA tedesca.
Questo non significa, però, che l’impresa italiana debba automaticamente aprire una posizione IVA in Germania.
Il venditore può aderire al regime OSS, One Stop Shop, attraverso l’Italia. Le vendite B2C tedesche vengono tassate con l’aliquota tedesca prevista per il prodotto, ma l’imposta viene dichiarata e versata attraverso il portale OSS italiano. È uno dei principali vantaggi della riforma IVA e-commerce europea: evitare che un’impresa debba aprire una partita IVA in ogni Paese nel quale ha semplicemente dei consumatori.
Supponiamo che una SRL italiana venda attraverso Amazon.de 80.000 euro di prodotti a consumatori tedeschi, con merce che parte sempre dal proprio magazzino di Milano. La società può normalmente applicare l’IVA tedesca sulle vendite interessate e versarla tramite OSS dall’Italia, senza aprire una partita IVA tedesca esclusivamente per quelle operazioni.
Amazon.de è quindi il marketplace sul quale viene conclusa la vendita, ma non è il sito internet utilizzato a determinare la territorialità IVA. Conta il percorso della merce.
Questo principio diventa fondamentale quando si passa ad Amazon FBA.
Amazon FBA Germania: quando serve la partita IVA tedesca
Con Amazon FBA Germania, l’impresa consegna i prodotti ad Amazon, che si occupa dello stoccaggio, della preparazione degli ordini, della spedizione e di altre attività logistiche.
La questione fiscale decisiva è capire in quale Paese Amazon conserva fisicamente i prodotti.
Se lo stock rimane in Italia e Amazon spedisce da un centro logistico italiano direttamente al consumatore tedesco, possono continuare ad applicarsi le regole sulle vendite intracomunitarie a distanza e sull’OSS.
Se invece la merce viene trasferita in un centro logistico situato in Germania, cambia il quadro.
La normativa IVA tedesca considera il trasferimento di beni appartenenti all’impresa da un altro Stato membro alla Germania, quando destinati alla disponibilità dell’impresa nel territorio tedesco, come un acquisto intracomunitario assimilato. Il venditore italiano sta sostanzialmente trasferendo la propria merce dall’Italia alla propria posizione fiscale tedesca, anche se non è ancora avvenuta una vendita a un cliente finale.
Per questo motivo la presenza dello stock in Germania determina normalmente la necessità di registrarsi ai fini IVA tedeschi.
Amazon stessa chiarisce, nelle informazioni relative al programma Pan-European FBA, che conservare merce in un Paese diverso da quello di origine genera obblighi aggiuntivi di registrazione IVA e reporting. Quando Amazon è autorizzata a movimentare l’inventario tra diversi centri logistici europei, il venditore deve quindi verificare la propria registrazione IVA in ciascun Paese nel quale viene effettivamente conservata la merce.
È questo uno degli errori più frequenti dei venditori Amazon. L’impresa guarda le vendite realizzate in Germania e pensa di poter utilizzare esclusivamente l’OSS, senza verificare che una parte della propria merce sia stata trasferita in un magazzino tedesco.
L’OSS non risolve l’intero problema. Le vendite effettuate da merce già depositata in Germania verso consumatori tedeschi sono, per il venditore ordinario, operazioni interne tedesche e devono essere gestite attraverso la posizione IVA locale. Le vendite effettuate dal magazzino tedesco verso consumatori di altri Stati UE possono invece rientrare, alle condizioni previste, nel regime OSS.
La posizione IVA tedesca serve inoltre a rilevare i trasferimenti intracomunitari dello stock e le altre operazioni che devono essere dichiarate localmente.
Il problema diventa ancora più importante utilizzando il Pan-European FBA. In questo programma Amazon può distribuire l’inventario tra diversi Paesi europei abilitati. Ogni nuovo Paese nel quale viene depositata la merce deve essere analizzato separatamente, perché può far nascere un nuovo obbligo IVA. Amazon stessa precisa che è richiesta una posizione IVA nei Paesi nei quali viene conservato lo stock.
Vendere contemporaneamente su Amazon.it, Amazon.de, Amazon.fr e Amazon.es non significa però, da solo, dover avere quattro partite IVA. Il punto determinante rimane dove viene conservato l’inventario, non semplicemente su quali marketplace sono attive le inserzioni.
Tassazione degli utili e stabile organizzazione Amazon in Germania
Avere una partita IVA tedesca non significa automaticamente dover pagare in Germania anche le imposte sul reddito.
IVA e imposizione diretta seguono regole differenti.
Una società italiana che utilizza Amazon.de e dispone di un numero IVA tedesco perché conserva prodotti in Germania può continuare a essere fiscalmente residente in Italia. Il reddito dell’attività viene quindi normalmente tassato in Italia, salvo che l’organizzazione presente in Germania integri una stabile organizzazione.
La Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Germania stabilisce che una stabile organizzazione è, in sostanza, una sede fissa di affari attraverso la quale l’impresa esercita totalmente o parzialmente la propria attività. Possono assumere rilievo, per esempio, una sede di direzione, una succursale o un ufficio.
La stessa Convenzione contiene però una previsione molto importante per l’e-commerce: non configura di per sé una stabile organizzazione l’utilizzo di un’installazione o l’immagazzinamento delle merci ai soli fini di deposito, esposizione o consegna, nei limiti stabiliti dall’articolo 5.
Di conseguenza, il semplice fatto che Amazon conservi i prodotti di una società italiana in un centro FBA tedesco non consente di concludere automaticamente che l’impresa abbia una stabile organizzazione in Germania.
La situazione deve però essere analizzata concretamente. Se alla logistica si aggiungono un ufficio tedesco, dipendenti dell’impresa, una struttura commerciale propria, persone che concludono abitualmente contratti per conto dell’azienda o una vera organizzazione operativa locale, il rischio cambia sensibilmente.
Un’impresa italiana che vende 500.000 euro all’anno in Germania attraverso Amazon FBA può quindi avere una partita IVA tedesca senza necessariamente avere una stabile organizzazione ai fini delle imposte dirette. Al contrario, un’impresa con un fatturato inferiore ma con ufficio, personale e funzioni operative stabilmente presenti in Germania potrebbe avere un problema completamente diverso.
Per questo fatturato tedesco, partita IVA tedesca e stabile organizzazione non devono essere confusi. Sono tre elementi distinti.
Se viene effettivamente individuata una stabile organizzazione, alla Germania può essere attribuito il diritto di tassare la parte degli utili riferibile all’attività svolta attraverso quella struttura, coordinando poi l’imposizione con le regole convenzionali contro la doppia tassazione.
LUCID, imballaggi e altri adempimenti per vendere su Amazon Germania
Chi decide di vendere su Amazon Germania deve infine considerare una serie di obblighi che non riguardano direttamente IVA e imposte sul reddito, ma che possono incidere concretamente sulla possibilità di commercializzare i prodotti.
Uno dei più importanti riguarda gli imballaggi.
Dal 12 agosto 2026 il nuovo quadro europeo PPWR ha modificato anche la gestione tedesca degli obblighi relativi agli imballaggi. Le imprese considerate produttori ai sensi della disciplina applicabile devono verificare la registrazione nel LUCID Packaging Register. Per gli imballaggi soggetti alla partecipazione al sistema non è sufficiente la sola iscrizione: occorre finanziare il sistema di riciclo e comunicare i quantitativi degli imballaggi interessati.
L’obbligo interessa direttamente anche le imprese straniere che vendono prodotti confezionati ai consumatori tedeschi. Dal 12 agosto 2026, inoltre, un’impresa stabilita all’estero che vende direttamente agli utilizzatori finali in Germania senza disporre di una sede tedesca deve, quando rientra nella definizione prevista dalla nuova disciplina, nominare un rappresentante autorizzato per gli obblighi di responsabilità estesa del produttore.
L’iscrizione LUCID deve essere effettuata prima di immettere per la prima volta sul mercato tedesco gli imballaggi interessati. Per quelli soggetti al sistema devono essere inoltre stipulati gli accordi necessari per il finanziamento del riciclo e devono essere effettuate le relative comunicazioni. La mancata compliance può determinare anche divieti di distribuzione, oltre alle conseguenze sanzionatorie.
Il fatto che Amazon gestisca materialmente la spedizione non significa automaticamente che questi obblighi siano assolti dalla piattaforma. Marketplace e fornitori di servizi di fulfillment hanno propri obblighi di verifica, mentre il venditore deve individuare correttamente il proprio ruolo nella catena distributiva.
Prima di iniziare a vendere, bisogna quindi conoscere esattamente il modello scelto.
Se l’impresa vende su Amazon.de ma conserva i prodotti in Italia, il punto centrale sarà normalmente la gestione delle vendite B2C attraverso l’OSS una volta applicabili le regole di tassazione nel Paese del consumatore. Se utilizza Amazon FBA con stock tedesco, dovrà verificare la registrazione IVA in Germania e gli adempimenti locali. Se utilizza Pan-European FBA, dovrà controllare tutti i Paesi nei quali Amazon può spostare l’inventario.
Parallelamente vanno analizzati gli obblighi relativi agli imballaggi e, se l’attività tedesca diventa più strutturata, anche l’eventuale presenza di una stabile organizzazione.
Il principale errore è quindi iniziare a vendere su Amazon Germania e affrontare gli adempimenti solo quando Amazon richiede un numero IVA, blocca un prodotto oppure emerge una movimentazione di merce verso un magazzino estero. La struttura fiscale e logistica dovrebbe essere definita prima di attivare FBA e soprattutto prima di autorizzare lo stoccaggio dell’inventario in più Paesi.
Una verifica preventiva permette di stabilire quali partite IVA estere siano realmente necessarie, quali vendite possano essere dichiarate tramite OSS e quali adempimenti tedeschi debbano essere completati prima dell’avvio dell’attività.
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FAQ: le risposte alle tue domande
1. Cos’è il sistema fiscale tedesco e quali sono i suoi principi fondamentali?
Il sistema fiscale tedesco si fonda su principi di legalità, universalità e capacità contributiva. Ogni imposta deve avere base legale, i residenti sono tassati sui redditi ovunque prodotti, mentre i non residenti solo su quelli tedeschi. La tassazione è progressiva e proporzionata al reddito, con obbligo di autodichiarazione da parte del contribuente. L’amministrazione fiscale verifica i dati e offre strumenti digitali come il portale ELSTER per facilitare la compliance.
2. Come funziona il federalismo fiscale in Germania e quali autorità fiscali operano?
Il sistema fiscale tedesco è federale: lo Stato, i Länder e i Comuni condividono competenze legislative e gettito. Le imposte si dividono tra tributi federali, statali, comunali e condivisi. Il Bundeszentralamt für Steuern gestisce funzioni centrali e internazionali, mentre i Finanzämter locali si occupano di accertamenti e riscossione. Il tutto è coordinato digitalmente, assicurando efficienza e uniformità.
3. Quali sono i criteri per la residenza fiscale in Germania e le sue implicazioni?
Si acquisisce la residenza fiscale in Germania con un’abitazione stabile o una presenza abituale di oltre sei mesi. I residenti sono tassati su tutti i redditi globali, mentre i non residenti solo su quelli tedeschi. In caso di doppia residenza, si applicano i criteri della convenzione Italia-Germania. La residenza comporta obblighi dichiarativi, iscrizioni anagrafiche e previdenziali, con possibili controlli retroattivi.
4. Come funziona la tassazione dei redditi delle persone fisiche (Einkommensteuer) in Germania?
L’imposta sul reddito è progressiva: si parte da una franchigia esente di 12.096 €, con aliquote dal 14% al 45% in base al reddito. Il sistema prevede classi di ritenuta per i lavoratori dipendenti e il “Ehegattensplitting” per le coppie, che consente una tassazione più favorevole. Le soglie sono aggiornate annualmente in base all’inflazione.
5. Quali sono le principali deduzioni, detrazioni e agevolazioni disponibili per le persone fisiche?
Il sistema offre deduzioni per figli, spese professionali, sanitarie, previdenziali e donazioni. È previsto un forfait per costi da lavoro (1.230 €) e un’esenzione su redditi finanziari (1.000 € per persona). Il portale ELSTER consente di gestire facilmente tutte le detrazioni e ottenere eventuali rimborsi.
6. Quali sono i regimi speciali per lavoratori transfrontalieri e impatriati in Germania?
I frontalieri sono tassati dove lavorano, salvo eccezioni legate alla regola dei 183 giorni. Non esistono regimi agevolati per impatriati come in Italia, ma sono previste deduzioni per spese familiari o legate al trasferimento. I lavoratori possono mantenere la previdenza italiana in caso di distacco, oppure iscriversi al sistema tedesco.
7. Come viene tassata una ditta individuale (Einzelunternehmen) in Germania?
La ditta individuale è fiscalmente trasparente: il reddito confluisce nell’imponibile del titolare, soggetto a tassazione progressiva. È anche dovuta l’imposta comunale sugli utili, oltre una franchigia di 24.500 €. Si applicano le regole IVA ordinarie salvo opzione per il regime agevolato per piccoli operatori.
8. Quali sono le principali imposte per le società di capitali (GmbH e UG) e i vantaggi che offrono?
Le società di capitali pagano l’IRES tedesca al 15% (più 5,5% di sovrattassa) e l’imposta comunale sugli utili, con un carico totale intorno al 30%. La GmbH richiede un capitale minimo di 25.000 €, la UG può partire da 1 €. Offrono responsabilità limitata, pianificazione fiscale sugli utili, e vantaggi su plusvalenze e dividendi da partecipazioni qualificate.
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