I conti della Manovra 2027 si fanno sempre più stretti e il capitolo pensioni rischia di rimanere uno dei più penalizzati. Dopo la pubblicazione dei dati Istat sull’andamento della finanza pubblica e la conferma di un deficit al 3,1%, il governo si trova davanti a un bivio complicato: reperire risorse aggiuntive senza sforare ulteriormente i parametri concordati con Bruxelles, oppure ridimensionare gli interventi previsti sul fronte previdenziale. La strada che sembra restare percorribile, secondo quanto emerge dal dibattito politico ed economico di queste settimane, è quella della tassazione sugli extraprofitti, ma con un’avvertenza importante: anche questa misura, da sola, potrebbe non bastare a coprire il fabbisogno necessario.
Niente tesoretto, i conti pubblici non lasciano margini
Il primo elemento da chiarire riguarda l’assenza di un tesoretto su cui il governo potrebbe fare affidamento per finanziare le misure pensionistiche annunciate nei mesi scorsi. I dati diffusi dall’Istat fotografano una situazione di finanza pubblica sotto pressione, con un deficit che si attesta al 3,1% del Pil, un livello che non lascia spazio a manovre di bilancio particolarmente generose. In altre parole, non ci sono risorse extra rispetto a quanto già previsto nei tendenziali di finanza pubblica, e questo significa che ogni euro destinato a nuove misure dovrà necessariamente essere trovato altrove, attraverso interventi mirati su specifiche voci di entrata.
Questa condizione cambia sensibilmente lo scenario rispetto alle previsioni più ottimistiche circolate in estate, quando si ipotizzava che un andamento migliore del previsto delle entrate fiscali potesse liberare margini aggiuntivi per il capitolo previdenziale. Con il deficit fermo al 3,1% e nessun tesoretto disponibile, l’esecutivo deve invece ragionare su coperture alternative, e la tassazione degli extraprofitti torna prepotentemente al centro del dibattito.
La tassazione degli extraprofitti come unica leva disponibile
Come era già stato ipotizzato da alcune forze politiche e da diversi osservatori economici nelle scorse settimane, la tassazione sugli extraprofitti rappresenta oggi l’opzione più concreta per trovare risorse aggiuntive da destinare alle misure previdenziali. L’idea di base è semplice: colpire i margini di profitto ritenuti eccezionali, generati da alcuni settori in condizioni di mercato particolarmente favorevoli, per redistribuire parte di quelle risorse verso interventi di carattere sociale, tra cui appunto le pensioni e non solo.
Nei mesi scorsi il dibattito sulla tassazione sugli extraprofitti ha coinvolto diversi comparti produttivi, dal settore bancario a quello assicurativo, passando per l’energetico, il petrolifero e persino il farmaceutico. L’ipotesi di allargare la platea dei soggetti chiamati a contribuire era stata avanzata da più parti, sulla scia di quanto già sperimentato negli anni precedenti con misure simili applicate ad altri comparti dell’economia.
Nonostante le discussioni e le ipotesi circolate nelle ultime settimane, allo stato attuale la situazione appare però più circoscritta rispetto a quanto inizialmente immaginato. Non risultano al momento proposte concrete per tassare altri settori, come l’energia, il farmaceutico o la grande distribuzione, nell’ambito della Manovra 2027. Il fronte degli extraprofitti resta infatti limitato, almeno per ora, al solo comparto bancario assicurativo, senza estensioni ad altri ambiti produttivi.
Questo rappresenta una differenza sostanziale rispetto a quanto accaduto nel biennio 2022 2023, quando la misura originaria sugli extraprofitti aveva colpito, oltre al settore bancario, anche le imprese energetiche, beneficiarie in quel periodo di margini particolarmente elevati a causa dell’impennata dei prezzi delle materie prime energetiche legata alla crisi internazionale. In quella fase, il perimetro della tassazione era stato più ampio, coinvolgendo direttamente anche il comparto energetico come soggetto passivo dell’imposta straordinaria.
Oggi, invece, il contesto è diverso. Il settore energetico non risulta al momento tra i destinatari di nuove misure straordinarie nella Manovra in discussione, così come il farmaceutico e la grande distribuzione, nonostante alcune proposte informali fossero circolate nelle scorse settimane da parte di esponenti politici e sindacali. Questo restringimento del perimetro pone interrogativi importanti sulla reale capacità della misura di generare un gettito sufficiente a coprire le esigenze del capitolo pensioni.
Perché le risorse potrebbero non bastare
Il nodo centrale, e probabilmente il più delicato, riguarda proprio l’entità delle risorse che la tassazione sugli extraprofitti limitata al solo comparto bancario assicurativo potrebbe effettivamente generare. Se il perimetro della misura resta circoscritto rispetto a quanto avvenuto in passato, è lecito attendersi un gettito inferiore rispetto a quello ottenuto con le precedenti versioni della norma, quando anche il settore energetico contribuiva in maniera significativa.
Questo scenario apre una questione cruciale per il governo: se le risorse raccolte attraverso la tassazione degli extraprofitti bancari e assicurativi non dovessero essere sufficienti a coprire le misure previste in Manovra, si renderebbe necessario individuare ulteriori coperture, con il rischio concreto di dover ridimensionare gli interventi inizialmente ipotizzati oppure di dover cercare risorse attraverso altri canali, meno favorevoli dal punto di vista politico e sociale.
Tra le misure previdenziali che necessitano di copertura finanziaria rientrano, secondo quanto emerso nel dibattito pubblico, interventi legati alla flessibilità in uscita, all’adeguamento delle pensioni minime e ad alcune forme di sostegno per specifiche categorie di lavoratori. Ognuna di queste voci ha un costo che deve trovare una copertura strutturale nel testo della legge di bilancio, e senza risorse aggiuntive sufficienti il rischio è quello di un ridimensionamento delle ambizioni iniziali. Senza considerare le altre priorità per il governo, dall’ulteriore revisione dell’Irpef alla conferma delle detassazioni sul lavoro, da quella sugli aumenti contrattuali al 5% a quella su lavoro straordinario, festivo e notturno al 15%.
Guardando al passato, la misura sugli extraprofitti introdotta nel biennio 2022 2023 aveva avuto un impatto più ampio proprio perché coinvolgeva anche le imprese energetiche, protagoniste in quella fase di margini di profitto particolarmente elevati legati all’aumento dei prezzi dell’energia sui mercati internazionali. Quella scelta aveva permesso di ampliare la base imponibile della misura straordinaria, generando un gettito più consistente rispetto a quanto oggi sembra profilarsi con un perimetro limitato al solo comparto bancario assicurativo.
La differenza non è solo tecnica, ma anche politica. Estendere la tassazione a settori come l’energia, il farmaceutico o la grande distribuzione comporta inevitabilmente un confronto più ampio con le rispettive categorie produttive, con il rischio di generare tensioni e resistenze che il governo, in questa fase, sembra voler evitare, preferendo concentrare l’intervento su un comparto, quello bancario assicurativo, già abituato a misure di questo tipo negli ultimi anni.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
Il dibattito sulla Manovra 2027 è destinato a proseguire nelle prossime settimane, con la possibilità che emergano nuovi elementi rispetto al perimetro della tassazione sugli extraprofitti. Non è escluso che, di fronte a una copertura finanziaria giudicata insufficiente, il governo possa rivedere le proprie posizioni e valutare un ampliamento della platea dei settori coinvolti, magari includendo anche l’energia o altri comparti che in passato erano stati oggetto di discussione.
Al momento, tuttavia, la situazione resta quella descritta: nessun tesoretto aggiuntivo, un deficit fermo al 3,1% secondo i dati Istat, e una tassazione sugli extraprofitti che, per ora, riguarda esclusivamente banche e assicurazioni, senza estensioni concrete ad altri settori produttivi. Una condizione che rende incerto il destino di molte delle misure pensionistiche annunciate, e che potrebbe costringere il governo a scelte difficili nelle prossime fasi di definizione della legge di bilancio.
Il tema resta dunque aperto e sarà uno dei punti più delicati da monitorare nel percorso parlamentare della Manovra, con le parti sociali e le forze politiche di opposizione pronte a chiedere un ampliamento del perimetro della tassazione, mentre il governo valuta con cautela i possibili effetti di un intervento più esteso sul tessuto produttivo del paese.
Dott.ssa Serena Benedetti
La dott.ssa Serena Benedetti è un’esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell’assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all’analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi…
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