Salvare l’impresa invece di chiuderla


Codice della crisi accordo transattivo fisco: la svolta della circolare 5/E che salva le imprese

Codice della crisi accordo transattivo fisco non è più solo una formula tecnica. Con la circolare n. 5/E del 16 luglio 2026, l’Agenzia delle Entrate ha finalmente chiarito come deve funzionare l’accordo tra imprese in difficoltà e Fisco nella composizione negoziata, recependo in modo significativo le osservazioni dell’Associazione nazionale DEBITUM. Una svolta concreta che riguarda migliaia di imprenditori da Roma a Milano.

A Roma, il 7 settembre 2026, il presidente di DEBITUM Serafino Pietro Paola ha parlato di un passo importante verso una valutazione più concreta delle proposte di risanamento dell’azienda.  Non più una logica puramente contabile, ma un confronto vero su cosa conviene davvero allo Stato: incassare qualcosa salvando posti di lavoro o perdere tutto con una liquidazione giudiziale.

La novità nasce dalla consultazione pubblica aperta il 15 aprile e chiusa il 20 maggio 2026. DEBITUM, il 19 maggio, aveva chiesto criteri chiari e uniformi per gli uffici e soprattutto l’obbligo di motivare un eventuale no. L’Agenzia, nella circolare definitiva, lo ha scritto nero su bianco: il rigetto va motivato con elementi di fatto concreti.

Per capire perché conta, bisogna ricordare cosa prevede l’art. 23, comma 2-bis del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. L’imprenditore, durante la composizione negoziata, può proporre ad Agenzia delle Entrate, Agenzia Entrate Riscossione, Inps e Inail un accordo transattivo che prevede il pagamento parziale o dilazionato del debito. Una transazione fiscale che fino a ieri era applicata in modo disomogeneo tra Torino, Napoli e Bari.

Cosa dice davvero la circolare 5/E dell’Agenzia delle Entrate

La circolare n. 5/E del 16 luglio 2026 è la prima di quattro parti che formeranno il commentario organico al Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, D.lgs. n. 14/2019. Non è un parere, è un atto di indirizzo ufficiale che fornisce inquadramento e approfondimento dei nuovi istituti introdotti rispetto alla vecchia legge fallimentare.

Il punto centrale è la valutazione di convenienza. L’Agenzia spiega che l’accordo transattivo previsto dall’art. 23, comma 2-bis, va valutato confrontando due scenari: quanto incasserebbe l’Erario con il risanamento e quanto incasserebbe con la liquidazione giudiziale. Non basta più dire no per principio. Serve dimostrare, numeri alla mano, che la liquidazione conviene di più.

Il secondo pilastro è il ruolo collaborativo dell’Amministrazione. La circolare parla di tempi istruttori coerenti, costante confronto con il debitore e effettivo contraddittorio. Non più una controparte che decide a porte chiuse, ma un tavolo dove l’esperto negoziatore, nominato dalla Camera di Commercio, può dialogare.

Perché l’accordo transattivo con il Fisco cambia le regole a Milano, Napoli e nei territori

Fino a ieri, molte proposte venivano bocciate con motivazioni standard. Ora la circolare impone che l’eventuale rigetto sia adeguatamente motivato e fondato su concreti elementi di fatto idonei a dimostrarne la non convenienza rispetto alla liquidazione giudiziale. Tradotto: l’ufficio di Milano non può dire no diversamente da quello di Palermo senza spiegare perché.

Questo è il riscontro significativo alle osservazioni di DEBITUM. L’associazione aveva segnalato proprio la necessità di criteri uniformi. L’Agenzia, nella premessa della circolare, precisa che il testo definitivo tiene conto dei contributi ricevuti dagli operatori durante la consultazione. È un riconoscimento del metodo partecipativo.

Il commento di Serafino Pietro Paola: salvare valore, non solo crediti

Le parole di Serafino Pietro Paola, presidente nazionale DEBITUM APS, vanno in questa direzione: “La valutazione dell’Amministrazione non può limitarsi alla tutela nominale del credito tributario, ma deve verificare quale soluzione assicuri concretamente il miglior risultato per l’Erario, confrontando il risanamento con l’alternativa liquidatoria”.

“Il riconoscimento del valore della continuità aziendale, dei tempi di recupero, della redditività futura e della tutela dell’occupazione rappresenta un passo importante verso una piena attuazione della nuova filosofia del Codice della crisi. Salvare un’impresa quando esistono concrete prospettive di risanamento significa preservare valore, occupazione e capacità contributiva futura, nell’interesse dei creditori e dello stesso Stato”.

Codice della crisi accordo transattivo fisco: come funziona in pratica per l’imprenditore

L’istituto è disciplinato dal D.lgs. 13 settembre 2024, n. 136 che ha corretto il Codice. L’imprenditore in composizione negoziata può formulare proposta di accordo transattivo alle agenzie fiscali che prevede il pagamento, parziale o dilazionato, del debito e dei relativi accessori. L’accordo si risolve di diritto se poi si apre la liquidazione giudiziale, quindi è un patto legato alla continuità.

La documentazione richiesta ora è più chiara: piano di risanamento, attestazione dell’esperto sulla convenienza rispetto alla liquidazione, prospetto dei flussi di cassa futuri, analisi occupazionale. La circolare fornisce per la prima volta una ricostruzione organica di presupposti, documentazione e percorso amministrativo.

Cosa deve fare ora chi ha debiti dell’azienda con il Fisco

Se sei un imprenditore in difficoltà, la strada non è aspettare la cartella. La composizione negoziata è uno strumento volontario, riservato, che non comporta automatismi fallimentari. Con la nuova circolare, presentare una proposta di accordo transattivo ha più chance se è ben argomentata sui quattro criteri: tempi di soddisfacimento, redditività attesa, benefici della continuità, tutela occupazione.

Conclusione: una filosofia nuova che mette al centro il valore dell’azienda.

La circolare 5/E non è un condono. Non regala nulla. Dice una cosa semplice e rivoluzionaria per la cultura fiscale italiana: a volte, per incassare di più, bisogna accettare di incassare meno subito, ma salvare chi poi pagherà ancora. È la filosofia del Codice della crisi: preservare valore, occupazione e capacità contributiva futura.

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