La Bulgaria ha appena varato una delle normative fiscali più severe d’Europa in materia di criptovalute. Il 9 settembre il parlamento di Sofia ha approvato con 149 voti favorevoli, nessun contrario e 10 astenuti un pacchetto di modifiche che obbliga gli operatori crypto a comunicare all’Agenzia delle Entrate nazionale dati dettagliati sui clienti e sulle transazioni. La normativa fiscale crypto Bulgaria arriva con oltre otto mesi di ritardo rispetto alla scadenza fissata dall’Unione Europea, ma segna un salto di qualità nella capacità del fisco bulgaro di intercettare guadagni non dichiarati in criptovalute.
Punti chiave
- Il parlamento bulgaro ha approvato la legge il 9 settembre con 149 voti a favore, zero contrari e 10 astensioni, su un’assemblea di 240 seggi.
- I fornitori di servizi crypto (CASP) devono registrarsi presso l’Agenzia delle Entrate nazionale e riferire identità, residenza fiscale e dettagli delle transazioni dei clienti.
- La raccolta dei dati è iniziata il 1° gennaio 2026; le prime segnalazioni complete sono previste entro il 30 giugno 2027, relative a tutta l’attività del 2026.
- Non è previsto alcun importo minimo esente: ogni transazione, piccola o grande, va segnalata.
- Gli Stati membri UE inizieranno lo scambio automatico dei dati crypto raccolti entro il 30 settembre 2027.
Approvazione parlamentare in Bulgaria delle modifiche al reporting fiscale crypto
Il voto del 9 settembre ha modificato il Codice di procedura fiscale e di assicurazione sociale bulgaro, introducendo obblighi di comunicazione specifici per gli operatori crypto. Il consenso quasi unanime in aula racconta molto sulla priorità politica attribuita al tema: nessun deputato si è opposto al provvedimento.
Voto legislativo e iter
Il disegno di legge, presentato dal governo, ha superato la seconda e ultima lettura con 149 voti favorevoli, nessuno contrario e 10 astensioni, in un’Assemblea Nazionale composta da 240 membri. Un risultato che segnala un allineamento trasversale delle forze politiche sulla necessità di colmare il vuoto normativo che finora aveva lasciato ampi margini di opacità fiscale sulle attività in criptovalute.
Principali modifiche alla legge fiscale
Le modifiche approvate trasformano radicalmente gli obblighi dei fornitori crypto operanti nel paese. Le società devono ora registrarsi formalmente presso l’Agenzia delle Entrate nazionale e comunicare periodicamente le informazioni sui propri clienti, un cambiamento che pone fine alla possibilità di operare senza un canale diretto di comunicazione con il fisco.
Obblighi principali per fornitori crypto e ambito di reporting
Il cuore della riforma riguarda la mole di dati che i fornitori dovranno trasmettere: non solo identità dei clienti, ma anche il dettaglio economico di ogni operazione, senza soglie minime di esenzione.
Raccolta dati e obblighi di comunicazione
Gli operatori devono raccogliere nome, indirizzo, data e luogo di nascita, codice fiscale e paese di residenza fiscale di ciascun utente. L’obiettivo dichiarato è permettere alle autorità di identificare con precisione chi effettua operazioni in criptovalute sul territorio bulgaro. A questo si aggiunge la segnalazione degli importi lordi complessivi delle transazioni e del numero di unità scambiate, comprese le compravendite regolate in valuta fiat.
Transazioni coinvolte, self-custody e sanzioni
Il perimetro di segnalazione copre acquisti, vendite, trasferimenti e scambi, incluse le operazioni interamente in crypto senza passaggio dalla valuta fiat: una scelta che chiude una possibile falla, quella degli scambi crypto-to-crypto che in passato potevano sfuggire ai controlli. Non esiste alcuna soglia minima esente: che si tratti di poche decine di euro o di importi milionari, l’obbligo di comunicazione è identico per ogni operazione.
I prelievi verso indirizzi esterni collegati a portafogli self-custody possono comparire nei rapporti trasmessi dai fornitori. Le transazioni effettuate interamente all’interno di wallet self-custody, invece, restano escluse dal monitoraggio continuo, perché il sistema si concentra sulle attività che transitano attraverso fornitori registrati e licenziati.
Per i clienti già esistenti, la scadenza per fornire informazioni valide sulla residenza fiscale è fissata al 1° gennaio 2027. Chi non si conforma rischia restrizioni sul conto, ma solo dopo che il fornitore ha inviato due promemoria e concesso una finestra di 60 giorni per adeguarsi. L’applicazione delle sanzioni resta comunque affidata alle leggi fiscali nazionali già in vigore, senza l’introduzione di un regime punitivo separato per le crypto.
Allineamento della Bulgaria con quadri fiscali crypto UE e internazionali
La riforma bulgara non nasce nel vuoto: recepisce la direttiva europea DAC8, il framework che ha esteso lo scambio automatico di informazioni fiscali agli asset digitali, e si inserisce in un mosaico normativo che coinvolge tutta l’Unione.
DAC8 e scambio automatico tra Stati UE
Gli Stati membri avrebbero dovuto recepire la direttiva entro il 31 dicembre 2025. La Bulgaria arriva con oltre otto mesi di ritardo, ma il risultato finale allinea il paese agli obblighi UE per il reporting DAC8 crypto UE. Una volta operativo il sistema, le autorità fiscali degli Stati membri e delle giurisdizioni partner potranno scambiarsi informazioni sugli utenti crypto, con l’obiettivo dichiarato dalla Commissione Europea di intercettare redditi o plusvalenze non dichiarate legate al trading di asset digitali. Lo scambio automatico transfrontaliero dei dati raccolti dovrebbe avviarsi entro il 30 settembre 2027 tra gli Stati membri.
Relazione con il quadro di reporting crypto dell’OCSE
La normativa bulgara si affianca al Crypto-Asset Reporting Framework coordinato dall’OCSE, lo standard globale che ha già iniziato a raccogliere dati in 48 giurisdizioni dall’inizio del 2026. Questa doppia cornice, europea e internazionale, riduce lo spazio per arbitraggi normativi tra paesi e rende più difficile spostare attività crypto verso giurisdizioni meno trasparenti.
Perché conta tutto questo? Perché la Bulgaria si inserisce in un contesto già preparato: nel 2025 il paese aveva adottato il Markets in Crypto-Assets Act in linea con il regime MiCA europeo, trasferendo la supervisione dei fornitori crypto alla Commissione di Supervisione Finanziaria bulgara, che ha iniziato a rilasciare licenze ai fornitori di servizi su asset digitali. Il periodo transitorio per gli operatori esistenti che devono ottenere la licenza scadrà il 1° luglio 2026, mentre l’Agenzia delle Entrate resta l’ente incaricato della componente fiscale, con una netta separazione dei compiti rispetto alla condotta di mercato.
C’è anche un elemento competitivo che merita attenzione: l’aliquota effettiva sull’imposta sul reddito personale applicata alle plusvalenze crypto in Bulgaria si attesta intorno al 9% dopo le detrazioni standard, e il paese è avviato verso l’ingresso nell’eurozona da gennaio 2026. La combinazione tra tassazione contenuta, valuta euro e piena conformità normativa europea può rendere la Bulgaria una destinazione interessante per le società crypto che cercano una base operativa stabile all’interno del blocco UE, pur sapendo che ogni transazione dei loro clienti sarà ora tracciata e comunicata al fisco.
FAQ
Quali sono i principali obblighi di comunicazione imposti alle società crypto dalla nuova legge bulgara?
Le società crypto devono registrarsi presso l’Agenzia delle Entrate nazionale bulgara e riferire dati dettagliati su identità dei clienti, residenza fiscale e tutte le transazioni, comprese compravendite, trasferimenti e scambi che coinvolgono valuta fiat o altri asset crypto.
Quando i fornitori crypto in Bulgaria hanno iniziato a raccogliere le informazioni richieste?
I fornitori crypto hanno iniziato a raccogliere le informazioni richieste dal 1° gennaio 2026, con il primo anno completo di segnalazioni previsto per il 2027.
Come tratta la legge le transazioni che coinvolgono portafogli self-custody?
I prelievi verso indirizzi esterni collegati a portafogli self-custody possono essere segnalati dai fornitori crypto, ma le transazioni condotte interamente all’interno di wallet self-custody sono escluse dal monitoraggio continuo.
Quali sono le conseguenze per gli utenti crypto che non forniscono le informazioni fiscali richieste?
Gli utenti che non si conformano possono subire restrizioni sul conto dopo che i fornitori crypto hanno inviato due promemoria e concesso una finestra di 60 giorni per adeguarsi.
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