Forbes Top CFO 2026: i migliori direttori finanziari che guidano l’innovazione in Italia


Al Duomo Space di Milano, Forbes Italia ha presentato il Forbes Top CFO 2026, la classifica che raccoglie i 50 direttori finanziari più influenti d’Italia.

Sul palco si è parlato del ruolo sempre più ampio del CFO, tra numeri, strategie e decisioni che vanno ben oltre la gestione dei conti. Tavole rotonde e testimonianze hanno messo a fuoco una figura oggi sempre più coinvolta nelle scelte che guidano la crescita delle aziende.

Ad aprire i lavori è stato Antonio Ravenna, giornalista Coordinatore di Forbes Italia Tax & Legal e moderatore della serata, che ha guidato il pubblico attraverso i panel tematici dedicati all’evoluzione del ruolo del CFO, alle strategie di gestione del rischio e alle nuove tecnologie.

Prima dell’inizio dei lavori, Ravenna ha chiamato sul palco Nicola Formichella, amministratore delegato di Forbes Italia, per raccontare la scelta di inserire i CFO tra le figure protagoniste della classifica: una presenza sempre più centrale nelle aziende e al fianco degli amministratori delegati.

Lo scenario economico raccontato da AIFI

Il primo intervento della serata, l’Opening Talk dedicato allo scenario economico e all’accesso ai capitali, ha visto protagonista Anna Gervasoni, Direttrice Generale di AIFI – Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt, nonché Rettrice della LIUC-Università Cattaneo. Gervasoni ha descritto un contesto sempre più difficile da leggere, in cui costruire scenari è complicato perché “tutto cambia, tutto è turbolento”. Ha poi parlato del rapporto tra CFO e fondi di investimento, spiegando che quando un fondo entra in azienda e non trova un direttore finanziario all’altezza, “ne cerca uno bravo”. Da qui l’invito a restare aggiornati sugli strumenti tecnologici e finanziari, per essere pronti a cogliere le opportunità.

Il CFO come motore della crescita: tecnologia, empatia e nuove competenze

La prima tavola rotonda, dedicata al CFO come motore della crescita tra innovazione, tecnologia ed efficienza aziendale, ha riunito Christian De Felice, CFO & Chief Strategy Officer di Almaviva, Gianni Cerquetani, CFO di Lactalis Group, Paola Perrelli, CFO di WPP, e Angelo Cardenà, Sales Director Italia di Emburse.

De Felice ha raccontato come il proprio ruolo si sia ampliato fino a comprendere anche la Chief Strategy Officer, aggiungendo: “il CFO non è non solo il braccio destro ma anche il sinistro dell’amministratore delegato”. Cerquetani ha parlato di un mestiere “in una fase di evoluzione” che sta diventando “più difficile” ma anche “più stimolante”, sottolineando la necessità di nuove competenze di gestione del cambiamento.

Perrelli, con un percorso internazionale tra UK, Spagna, Austria, Stati Uniti e Liechtenstein, si è soffermato sull’importanza della comunicazione per un CFO, chiamato a fare da collegamento tra esigenze e livelli diversi dell’organizzazione. Cardenà ha invece parlato del contributo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale nella funzione finance, citando tra gli esempi la gestione automatica dei viaggi aziendali in base alle variazioni dei prezzi, con un impatto diretto sui costi.

Sul fronte M&A, De Felice ha ricordato che oggi il CFO deve possedere “competenze finanziarie molto più forti rispetto a prima”, perché la crescita non è più solo organica. Perrelli ha aggiunto un’altra competenza chiave, la pazienza, spiegando le differenze culturali tra il ruolo di CFO in una branch e in una headquarter, avendo lavorato con sedi centrali giapponesi, francesi, italiane e inglesi.

A chiudere il panel, Cardenà ha sottolineato che l’obiettivo non è rinunciare al controllo, ma ripensare la governance, lasciando all’intelligenza artificiale margini di autonomia all’interno di confini ben definiti.

Governance, rischio e trasformazione della funzione finanziaria

La seconda tavola rotonda ha affrontato il tema della governance e della gestione del rischio con Marco Jannon, Partner e Head of Tax di Pavia e Ansaldo Studio Legale, Gianluca Capuano, CFO di SYNLAB Italia, Roberta Mosca, Financial Planning & Analysis Lead Manager di JTI Italia, e Stefano Firpo, Direttore Generale di Assonime.

Il confronto ha restituito anche un’immagine del CFO sempre più trasversale. Per Jannon significa tradurre in termini economici anche rischi che esulano dalla finanza, come quello reputazionale, mentre Capuano ha sottolineato il ruolo del CFO nel guidare le decisioni, oltre la semplice qualità dei numeri. Una funzione sempre più focalizzata sul management, come ha osservato Mosca, e sempre meno legata alla sola gestione dei dati. Per Firpo, la digitalizzazione sta infatti riducendo i silos tra le diverse aree dell’azienda e trasformando il CFO da “custode dei numeri” a “custode anche delle scelte”.

Sul tema delle competenze, è emersa soprattutto la necessità di un CFO capace di leggere scenari diversi e comunicarli con chiarezza. Capuano ha indicato nel buon giudizio e nella capacità di semplificare le doti più importanti, mentre Mosca ha richiamato il valore di un confronto aperto all’interno dell’organizzazione. Per Jannon, il cambiamento passa da tre dimensioni – organizzativa, tecnologica e culturale – mentre Firpo ha posto l’accento sui rischi geopolitici e sulla necessità di preparare piani di contingenza. L’attenzione poi anche sull’intelligenza artificiale: l’utilizzo di agenti autonomi richiede cautela per evitare di mettere a rischio know-how e proprietà intellettuale.

Oltre i dati: il CFO come business partner

L’ultima tavola rotonda, dedicata al valore oltre i dati, ha visto protagonisti Laura Grassi, Direttrice dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, Maurizio Turci, Group CFO & General Manager di Italmatch Chemicals Group, e Iacopo Martini, Group CFO di Damiani Group.

Grassi ha aperto il confronto partendo dalla qualità del dato, ricordando che “non estraiamo valore dai dati se non sappiamo cosa cerchiamo” e richiamando il principio del “garbage in, garbage out”, particolarmente rilevante nell’uso dell’intelligenza artificiale generativa. Ha poi invitato alla prudenza davanti alle nuove soluzioni finanziarie, dalla tokenizzazione alle stablecoin: “non è lo strumento la risposta, è la visione”.

Turci, alla guida di un gruppo cresciuto attraverso 17 operazioni di M&A in 15 anni e 20 stabilimenti nel mondo, si è definito “un po’ un surfista”, chiamato a muoversi tra mercati e cigni neri, ma anche un architetto, capace di costruire processi e soluzioni. Ripercorrendo gli shock degli ultimi vent’anni, dagli attacchi alle Torri Gemelle alla crisi Lehman Brothers fino alla pandemia, ha sottolineato come il finance abbia oggi bisogno di “ingegneri predittivi” e “architetti di AI” più che di controller tradizionali. Da qui anche la scelta, presa oltre dieci anni fa, di digitalizzare l’intero gruppo con la migrazione a SAP.

Martini ha invece proposto di guardare al rapporto tra CFO e CEO in termini di “alter ego”, più che di semplice “braccio destro”, ribadendo il ruolo del CFO come custode del business plan e quindi anche delle decisioni su ciò che l’azienda non deve fare. Partendo dall’acquisizione di Baume & Mercier da parte di Damiani, ha poi sottolineato come il lavoro del CFO continui ben oltre la firma di un’operazione, soprattutto nella fase di integrazione.

Il Forbes Top CFO Summit 2026 è stato reso possibile grazie al contributo di alcuni partner d’eccezione, che hanno accompagnato Forbes Italia in questo percorso di racconto della finanza d’impresa italiana: Acqua Chiara Collection, CogitAI, Emburse, Fiuggi, Pavia e Ansaldo Studio Legale e Ploom, realtà che con la loro presenza hanno contribuito a dare vita a una serata di confronto autentico tra i protagonisti della finanza e della strategia d’impresa in Italia.


La gallery dell’evento:


Le foto dei protagonisti:


Le interviste ai protagonisti:














 


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