La Costituzione contro le disuguaglianze per un’equa fiscalità. (10.09.2026)


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Buongiorno a tutti.
Penso che possiamo cominciare, non abbiamo notizie di Alfonso Celotto, però immagino che, visto che non ci ha comunicato nulla, spero che che arrivi.
Per chi non mi conosce?
Io sono Mauro e Ottaviano, sono il presidente dell’associazione della Repubblica per la storia dell’Italia repubblicana e siamo un ente del terzo settore, vorrei innanzitutto
Ringraziare tutti i presenti a questa iniziativa, un ringraziamento particolare al senatore Dario Parrini, che si è affacciato poco fa, probabilmente ci raggiungerà anche dopo
Nel ringraziarvi perché abbiamo fatto questa iniziativa in collaborazione con lui, che ci consente anche di essere in questa sala questa bellissima sala zuccheri, quindi un ringraziamento particolare.
Saranno presenti ovviamente qui alla mia sinistra, Vincenzo Visco, che, appunto, come tutti conoscete economista, ex ministro del Tesoro, che ringrazio per la sua disponibilità e per la sua presenza, la Alessia Potecchi che una economista del dipartimento economico e finanze del Partito democratico nazionale e,
Michele Centorrino della presidenza dell’Assemblea capitolina, in quanto la Presidente Svetlana Celli e questa mattina è impegnata nella commemorazione di Filippi che è deceduto pochi giorni fa, che era il direttore generale dell’Ama, e quindi in questo in questo momento c’è una commemorazione in Campidoglio.
E quindi non potrà essere presente a questa iniziativa.
Quindi, direi, prima di iniziare.
Darei subito la parola a Michele Centorrino, che ci porta un messaggio della presidente dell’Assemblea capitolina.
Prego, Michele, grazie grazie a tutte e tutti.
Buongiorno a tutti e tutti mi dispiace per non poter essere qui oggi con voi perché impegnato a presiedere la seduta dell’assemblea capitolina, ci tenevo però a far arrivare il mio saluto e soprattutto il mio ringraziamento a Mauro, Ottaviano e l’associazione della Repubblica per il prezioso lavoro di promozione della memoria della storia repubblicana e dei valori della nostra Costituzione. E un impegno particolarmente importante in questo momento. Non dobbiamo abbassare la guardia in una fase nella quale assistiamo a tentativi di revisionismo storico e la messa in discussione di principi e valori fondamentali. Custodire la memoria significa difendere la nostra democrazia, la Repubblica antifascista e la Costituzione sono il fondamento della nostra convivenza civile e mantenere vivi i valori significa anche dare concretezza ai principi di libertà, solidarietà e uguaglianza
è proprio su questo terreno che voglio ricordare un’iniziativa concreta che abbiamo portato avanti in Assemblea, capitolina anche grazie all’impulso e all’impegno di Mauro, Ottaviano e dell’associazione della Repubblica.
Abbiamo infatti approvato una mozione per avviare l’iter dell’istituzione della casa delle culture democratiche Köstritz costituzionali di Roma Capitale l’obiettivo è individuare all’interno del patrimonio di Roma Capitale una sede destinata a diventare un presidio culturale aperto, inclusivo, capace di promuovere la conoscenza della nostra storia democratica e dei valori costituzionali attraverso il coinvolgimento delle principali associazioni e degli enti impegnati nella tutela della memoria storica e nella diffusione della cultura costituzionale.
L’uguaglianza ci porta al tema del convegno, l’equità fiscale non è soltanto una questione economica, è una questione di giustizia sociale e di attuazione dei principi costituzionali, è compito dello Stato, delle istituzioni e della politica a mettere in campo misure per tutelare le fasce più deboli, ridurre le disuguaglianze e garantire a tutte e tutti pari diritti e pari dignità un’emergenza ancora più attuale alla luce dei risvolti internazionali con serie conseguenze anche sulla tenuta sociale, economica e democratica del nostro Paese.
La Costituzione ci ricorda infatti che l’uguaglianza non può essere soltanto formale, deve diventare una condizione concreta nella vita delle persone.
Per questo il confronto di oggi è importante, perché parlare di fiscalità significa parlare di quale società vogliamo costruire e di quanto vogliamo essere capaci di rendere effettivi i principi della nostra Costituzione ringrazio nuovamente tutti voi muore Ottaviano e l’associazione della Repubblica Svetlana Celli,
Grazie.
Grazie per questo messaggio,
E tra l’altro ricordo anche ai presidenti che noi avremo e quindi sarà anche l’occasione per ringraziarla personalmente avremmo lunedì 14 un incontro alla presidenza del dell’Assemblea, capitolina insieme al Comitato promotore per la casa delle culture democratiche e costituzionali per ragionare su come continuare quel percorso che abbiamo intrapreso e che ha trovato consistenza nella mozione a cui faceva riferimento il messaggio di di Svetlana Celli.
Quindi sarà un’occasione anche appunto per ringraziarlo delle sue parole e di portare il nostro saluto alla Presidente che comunque è sempre stata vicino la nostra associazione, e in particolare negli ultimi due anni ci ha accompagnato in un percorso di attraverso diverse iniziative che abbiamo svolto nella città di Roma e io prima di passare la parola a chi ovviamente più di me ne sa in materia di equità fiscale vorrei fare solo alcune considerazioni, quindi introduco questo incontro ricordando che questa iniziativa si inquadra nella nelle iniziative che noi, come associazione della Repubblica, abbiamo intrapreso in occasione delle celebrazioni dell’ottantesimo anniversario della Repubblica verso quello della Costituzione. Quindi,
Sono iniziative che ci vedono impegnati e ci vedranno impegnati, ci hanno visto impegnati nel 2026 e ci vedranno impegnati nei prossimi due anni proprio per celebrare l’ottantesimo anniversario della Repubblica e poi quello della nostra Costituzione.
Lo abbiamo fatto e lo facciamo attraverso diverse iniziative, convegni, presentazioni di libri, incontri nelle scuole, nelle università, proprio per dare concretezza a quelli che sono quella che è la nostra missione è quella chi sono i nostri obiettivi, cioè di divulgare la storia della Repubblica italiana dal 1943 in poi con particolare riferimento ai valori e ai principi della nostra Costituzione.
L’associazione della Repubblica accompagna appunto queste celebrazioni, promuovendo percorsi di riflessione civile, culturale, istituzionale, ed il nostro obiettivo è valorizzare quelli che sono i principi fondamentali della nostra Costituzione, come non solo come.
Celebrazione, ma come risposta concreta alle criticità storiche della fase, tra cui l’indebolimento delle democrazie, l’indebolimento della partecipazione democratica e noi, come associazione della Repubblica, come abbiamo sottolineato in diverse circostanze, guardiamo con grande preoccupazione l’emergere di tendenze, anzi più che tendenze autocratiche e di populismi e non possiamo essere spettatori a fronte delle avanzate nel mondo in Europa e in Italia.
Ci guardi anche agli ultimi avvenimenti in Germania, ma non solo in Germania, in Inghilterra, in Francia e in altre parti, per non parlare degli dell’America, degli Stati Uniti d’America, per non parlare dell’ultima trovata del presidente Trump di questa notte che ha detto praticamente che regalerà,
5.000 dollari a tutti gli elettori americani, se il partito repubblicano vincerà le elezioni di medio termine, quindi guardiamo con.
Preoccupazione, ma non vogliamo essere solo spettatori di quello che accade di fronte a queste avanzate delle destre nazionaliste socialiste, sovraniste, fasciste e naziste, perché quando parliamo di quello che è accaduto in Germania in questi giorni, credo che sia difficile non parlare appunto di nazismo,
Ciascuno deve essere chiamato a fare la propria parte attiva, a cominciare dalle forze politiche democratiche e progressiste.
Anche in vista delle prossime elezioni politiche noi lo abbiamo detto in tante circostanze, in altre iniziative che abbiamo svolto non siamo asettici, guardiamo con interesse alle forze progressiste democratiche e di sinistra e quindi, ma chiediamo a loro un impegno importante e significativo.
Per fare in modo che nel nostro Paese e che il nostro Paese possa contribuire anche a livello europeo, si possano fermare le destre nazionaliste socialiste e si possano affermare i valori delle democrazie e i valori della nostra Costituzione, ma un appello, noi lanciamo anche alle forze sociali che sono chiamate ad un risveglio democratico ed uno scesa in campo più decisa più marcata,
Questa è una fase storica, secondo me, nella quale tutte le forze democratiche associative sindacali,
Politiche democratiche devono scendere in campo, ciascuno con le proprie caratteristiche, con la propria autonomia, ma a difesa dei valori della democrazia e della nostra Costituzione le nostre proposte e iniziative sui pongono fondamentalmente alcuni alcuni obiettivi, uno, il rinnovamento della democrazia partecipata attraverso nuovi modelli di rappresentanza, la ridefinizione delle politiche economiche in un’ottica di coesione sociale e di equilibrio sostenibile collegando l’attuazione dei principi costituzionali al benessere collettivo, questa l’abbiamo definita molto bene in una nostra iniziativa che abbiamo fatto il 26 marzo in Campidoglio sulla economia e persona umana, dove abbiamo individuato il percorso che secondo noi sarebbe auspicabile per una nuova politica economica nel nostro Paese.
E a livello europeo divulgare, sensibilizzare, attraverso incontri come questo culturali volte a coinvolgere la società civile, che possano contrastare le narrazioni antidemocratiche, difendendo la Costituzione e i suoi valori e ogni contrasto ad ogni tentazione di semplificazione autoritaria che pur vediamo dietro l’angolo.
In sintesi, le nostre azioni si muovono su tre versanti memoria e storia, quindi scelta della storia della Repubblica italiana dal 43 in poi, partecipazione attiva per rinvigorire il legame tra cittadini e istituzioni, tutela e applicazione della Costituzione sulla base di queste premesse, sia pur sintetiche,
Si inserisce l’iniziativa odierna, il titolo che abbiamo scelto la Costituzione contro le disuguaglianze per un’equa fiscalità è ovviamente un titolo molto ampio ed è un titolo che affronta un tema vastissimo.
E oggi noi ne affronteremo uno in particolare quello della equità fiscale, ma io non posso prescindere da inquadrare, sia pure sinteticamente, il nostro tema specifico di oggi negli obiettivi, se che sul tema ha la nostra Costituzione.
Perché il contrasto alle disuguaglianze è il perno dell’intero impianto costituzionale, non solo per garantire la libertà, ma trasformare concretamente la struttura economica e sociale del nostro Paese il pilastro normativo è l’articolo 3, che articola il concetto di uguaglianza in due aspetti, l’uguaglianza formale, l’uguaglianza sostanziale e la Costituzione impone alle Istituzioni di correggere,
Le disparità di partenza e per dare concretezza al secondo comma, la Costituzione individua diversi ambiti specifici di intervento pubblico orientati all’inclusione e alla riduzione delle dei divari esistenti, nella consapevolezza che senza uguaglianza la democrazia ha una sua fragilità e che quindi il tema dell’uguaglianza è un tema fondamentale anche per superare insicurezze, sfiducie e solitudini che si affacciano nelle popolazioni del non solo del nostro Paese ma in termini più generali quindi costruire uguaglianza significa Hradiště,
Tribù vive risorse, sapere e potere e riconoscere che il benessere individuale nasce dentro, infrastrutture collettive come la scuola, la sanità, il lavoro, il welfare, dunque i diritti sociali come strumenti di ridistribuzione.
Strumenti quale il lavoro.
Quindi redistribuzione proporzionata, esistenza libera per garantire un’esistenza libera e dignitosa, la salute, l’articolo 32, la tutela della salute, la cure, le cure garantite agli indigenti, l’istruzione, l’articolo 34, la scuola aperta a tutti, anche se privi di mezzi tutti hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi e il fisco l’articolo 53 che individua criteri di progressività e di redistribuzione della ricchezza prodotta,
E negli ultimi anni non ci sono solo queste questioni che ho ricordato e che sono molto ben chiare nella nostra Costituzione, ma si aggiungono ulteriori disuguaglianze, disuguaglianze di genere e disuguaglianze legate alla precarietà lavorativa, il divario digitale, il gap tra le diverse generazioni, la disparità tra i territori nord centro sud,
In Italia, ma non solo in Italia, gli Stati e i governi devono quindi, a nostro parere, intervenire su queste disparità per la tenuta stessa della nostra democrazia. Per venire al tema di oggi vi rubo solo pochi minuti perché mi voglio soffermare brevemente su alcune questioni, alcune delle quali sono degli interrogativi che spero che interverrà dopo di me
Che è più sicuramente, appunto, più esperto di quanto possa essere io, anzi, io non lo sono per niente.
Spero che chi interverrà dopo di me,
Questi interrogativi ci potrà dare una mano a di Panarelli,
Allora alcune considerazioni il motore economico e finanziario per la riduzione dell’eguaglianza e l’articolo 53 e abbiamo detto che individua lo strumento principale attraverso cui lo Stato raccoglie le risorse per finanziarsi.
Due sono i cardini dell’articolo 53, se non ricordo male la capacità contributiva, cioè chi dispone di maggiore ricchezza a una maggiore idoneità ad alimentare le casse dello Stato e la progressività prevista, nel secondo comma, che la percentuale di reddito prelevata sotto forma di imposte,
Allora il principio di progressività risponde al criterio di redistribuzione della ricchezza e qui non c’è qualcuno pensa che ci sia una finalità punitiva legge verso i redditi più alti, non è così.
È un sistema ed un criterio di redistribuzione della ricchezza,
Pongo alcuni interrogativi su questo punto, l’attuale sistema di imposte imposta progressiva è basato, se non ricordo male, su tre scaglioni.
Non sarebbe forse più opportuno ampliare questi scaglioni punto interrogativo, per rendere effettivamente più progressiva, più progressivo il sistema di fiscalità, seconda questione l’IVA l’IVA è un’aliquota fissa per l’acquisto di beni e servizi, no?
Che varia secondo i beni servizi, il 4%, il 10, il 22. Anche qui non varrebbe la pena fare una riflessione,
Su come organizzare meglio il prelievo di l’IVA, punto interrogativo.
Altro punto, la flat tax, pongo una questione, la flat tax non è di per sé.
Contraria al sistema progressivo previsto dalla nostra Costituzione e non mette in discussione l’impianto redistributivo, punto interrogativo a queste domande io ho già dato una risposta per mio conto, ma chiedo a chi ne sa più di me e di dare
Di dare delle risposte più organiche e inoltre come affrontare seriamente la lotta all’evasione e all’evasione e all’elusione fiscale? Io mi chiedo, a fronte dei più forti i processi tecnologici che ci sono stati in tutto il mondo e anche in Italia, come è possibile che non si riesca ad avere un sistema che mette insieme i dati e che ci consenta di avere un quadro più organico, più preciso e che possa contribuire alla lotta all’evasione e all’elusione fiscale
Altre due questioni patrimoniale c’è un grande disse una grande discussione su questa questione della patrimoniale.
Io credo che questa imposta sui patrimoni e sulla ricchezza accumulata, in particolare su immobili, capitali grandi patrimoni finanziari, è uno strumento di redistribuzione delle risorse,
Mira, secondo la mia opinione, a ridurre le disuguaglianze economiche, quindi io non credo che dovremmo tanto, come dire, attardarci in una discussione su questa questione quanto.
A stabilire dei paletti
C’è una eventuale patrimoniale su quale tetto di reddito deve di reddito più che di reddito di patrimonio deve ricadere questo mi sembra essere il punto, non tanto se la patrimoniale sia giusta o sbagliata, almeno secondo la mia modestissima opinione, la patrimoniale, secondo me ha una sua ragion d’essere perché è uno strumento di redistribuzione e se noi parliamo di redistribuzione e bisogna poi individuare degli strumenti, ultima cosa e mi avvio a chiudere questa introduzione
C’è un grande tema che riguarda la tassazione digitale, quindi la tassazione nei confronti delle grandi imprese.
Mi rendo conto che c’è una difficoltà perché a tassare attività on line globali perché le piattaforme operano senza una presenza fisica nei paesi, i profitti vengono spostati in paradisi fiscali, però l’interrogativo dobbiamo porcelo e trovare dei sistemi.
Sia a livello nazionale e soprattutto, probabilmente a livello europeo, per un intervento che possa mettere un punto intorno a questa questione, perché questa questione pone una questione più più generale, che è il rapporto tra l’economia globale, l’innovazione tecnologica e la giustizia fiscale sono tre aspetti che bisogna tener presente che la tassazione digitale deve, su questo deve dare una risposta.
La nostra battaglia nostre battaglie come associazione della Repubblica, alleghiamo battaglie perché ritengo che le nostre iniziative costituiscono un contributo per dare perde per fare in modo di far comprendere che i contenuti della nostra Costituzione non sono dei contenuti che sono lì statici, ma anzi sono dei contenuti dinamici e i nostri obiettivi non possono che essere l’applicazione
Della Costituzione della Repubblica italiana, quando ho ricordato poc’anzi anche gli aspetti non solo della fiscalità, ma anche del lavoro, delle disuguaglianze e quant’altro. Se noi andiamo ad affrontare Abel, a leggere quello che prevede la nostra Costituzione, troviamo lì delle risposte, allora possiamo capire quanto la Costituzione sia attuale e moderna, ma anche come la lotta per la sua applicazione deve diventare uno strumento di lotta politica e quindi deve riguardare anche, innanzitutto, probabilmente le forze politiche democratiche di sinistra progressiste. Ecco quindi come il nostro impegno come associazione della Repubblica, che è un impegno contro ogni forma di disuguaglianza, oggi vuole affrontare questo tema, ma ne affronteremo anche altri in occasione di altre iniziative, ponendoci sicuramente il punto di forza che noi riteniamo sia importante. Che libertà, solidarietà, uguaglianza sono tra i principi fondamentali contenuti nella nostra Costituzione, che devono trovare applicazione nella battaglia politica e nella lotta politica che si deve intraprendere. Ed è un compito che innanzitutto spetta alle forze politiche democratiche progressiste e di sinistra.
Grazie.
Mi scuso se sono stato eccessivamente lungo, però ci tenevo a mettere in evidenza il collegamento fra le questioni che affrontiamo oggi e le questioni che, a nostro parere, come associazione della Repubblica, sono più generali in merito al discorso delle disuguaglianze darei la parola ad Alessia Potecchi economista e componente del dipartimento economico e finanze della direzione nazionale del Partito democratico, grazie grazie, molte grazie, buongiorno, buongiorno a tutti.
Buongiorno a tutti a tutti voi. Io vi ringrazio molto per questa occasione importante di incontro su un tema particolarmente importante. Voglio ringraziare Mauro, Taviano l’Associazione per la Repubblica da lui presieduta perché promuove sempre dei convegni e di grandissimo interesse. E importanza un affettuoso saluto ai relatori che sono qui con me questa mattina al tavolo. Io comincio col dire che la partita su quale Paese noi vogliamo costruire si giocherà moltissimo sulla riforma fiscale, quindi la politica fiscale oggi deve essere intelligente, deve rafforzare la capacità di spesa, deve incrementare i consumi, l’economia torna a girare, se si sostiene la domanda, più consumi significa più produzione, più produzione vuol dire più lavoro, più occupazione. Oggi in Italia guardate, le tasse sono eccessive, sono insopportabili, sono spesso incompatibili con la crescita e diciamo così, le quotidiane lamentele che vengono rivolte continuamente al nostro sistema tributario impongono davvero,
Il convegno di oggi è nato proprio in questa direzione. Impongono davvero una riflessione per rimodernare Zare riformare un impianto fiscale a 360 gradi che è in piedi da più di cinquant’anni quando dal 1972 è stato appunto varata la riforma tributaria? Da allora sono trascorsi più di 50 anni e nel corso dei quali il nostro Paese è cambiato tantissimo sia dal punto di vista economico si è trasformata. La realtà economica è cambiato dal punto di vista sociale, oggi l’emigrazione italiana e spesso raccontata da giovani, da ragazze e ragazzi preparati che vanno via dal nostro Paese, con il computer, per andare all’estero a trovare una situazione professionale che sia adeguata alla loro preparazione e alla loro valorizzazione.
E, in questo quadro di forti cambiamenti che sono intervenuti all’interno della nostra società. Diciamo così, l’impianto tributario italiano è rimasto sostanzialmente lo stesso rispetto a 50 anni fa, con alla sua base la distinzione tra redditi delle persone fisiche e redditi delle persone giuridiche nel corso degli anni. È vero, si sono succedute diverse proposte di riforma. Concretamente sono stati fatti anche alcuni interventi che hanno fatto della semplificazione all’interno del quadro fiscale e penso per esempio all’introduzione del modello 730 negli anni 90, che è stata appunto una.
Importante innovazione, così come anche la nascita dei Caf e gli interventi che sono stati fatti per la misurazione del reddito da lavoro autonomo, come è stata con la minimum tax che ha poi, diciamo così è costituito la base degli studi di settore, l’approvazione in Parlamento dello Statuto del contribuente, ma una vera e propria riforma fiscale
Complessiva non è stata più attuata, nonostante le varie deleghe fiscali che si succedono all’interno di ogni legislatura. Un intervento riformatore è necessario per affrontare un problema. Lo diceva prima Mauro che sia incancrenito nella nostra società che appunto quello dell’evasione fiscale fanno impressione tutti gli anni. Queste cifre, che vengono snocciolate da parte di istituzioni di istituti di ricerca specializzati a cui vanno anche sommati una cifra molto alta, sono più di 1.000 miliardi che sono stati accertati dal 2000 a oggi di tasse che non verranno contributi che non verranno appunto più riscossi, nonostante i vari provvedimenti di rottamazione e di saldo e stralcio intervenuti nel corso degli anni e che purtroppo ci raccontano di un magazzino composto da 130 140 milioni di cartelle da riscuotere e che per vari motivi, purtroppo non si riscuoteranno dunque necessitiamo, dicevo prima di una riforma fiscale vera, costruttiva complessiva su tutti i punti che riguardano il nostro sistema fiscale e non stiamo andando nella giusta direzione. Necessitiamo di un fisco intelligente che accentui la progressività con la riduzione certo ed esigibile delle tasse sulle imprese e sulla formazione sul lavoro per i giovani. Sulle fammi
Egli è un progetto serio, scaglionato nei tempi, con una politica accorta di sviluppo accompagnata da tagli agli sprechi e da una, ma da una mirata politica di contrasto all’elusione e all’evasione fiscale, la grande assente dai programmi di questo Governo, un fisco che vada incontro ai redditi medio-bassi che sono quelli che hanno sofferto e stanno soffrendo di più la crisi energetica e l’inflazione.
Bisogna che oggi avvenga un vero processo di semplificazione, di razionalizzazione e che le norme dello Statuto del contribuente vengono applicate in materia in maniera seria, rinunciando in termini di fidi definitivi a misure di retroattività delle norme, noi oggi abbiamo la necessità di aggiornare lo Statuto del contribuente in un momento guardate in cui l’innovazione tecnologica e sta venendo fuori sulla scena.
Ed è un’innovazione che va affrontata con grande competenza, con grande lungimiranza e lo Statuto del contribuente spesso non viene rispettato, soprattutto per quanto riguarda le norme che sono rivolte alla retroattività e le questo è errato perché le tasse le hanno valore J prospettiva e quindi le norme non devono essere retroattive perché questo tipo di applicazione diventa scorretta nei confronti del contribuente e ovviamente genera una situazione di sfiducia da parte del contribuente stesso nei confronti del nostro sistema fiscale ma anche nei confronti dei propri doveri che deve adempiere.
Ci dobbiamo rendere conto che oggi dobbiamo superare Las già diciamo definitivamente ogni contrapposizione tra l’amministrazione finanziaria e i contribuenti e questo è necessario per svolgere un’azione concreta efficace contro l’evasione fiscale. Le tasse e il nostro convegno si ispira proprio a questo, sono l’importante. È fondamentale leva costituzionale per garantire i servizi pubblici primari ai cittadini di qualità, a partire dalla scuola, dalla sanità, per permettere lo sviluppo economico e sociale del Paese, che accorci le diseguaglianze e promuova la giustizia sociale. Come recita, come dice la nostra Costituzione, qual è la pecca del nostro sistema fiscale? Oggi la pecca principale. Bisogna evitare la frammentazione, la disomogeneità del nostro sistema tributario, che è iniqua e vessatoria a parità di reddito. Le tasse devono essere le stesse. Noi dobbiamo batterci la battaglia che noi oggi dobbiamo fare e perché è perché tutti i lavoratori siano uguali sul fronte della tassazione. Il fisco è uno strumento guardate importantissimo, che va utilizzato per ridurre le diseguaglianze. Anche il papa nell’enciclica verità magnifica Humanitas ha dedicato un capitolo importante proprio a questo, a questo tema. E invece che cosa succede nel nostro Paese? Succede che le persone ben continuano a venire tassate in maniera diversa, con ulteriori diversificazioni, anche all’interno delle stesse categorie di contribuenti. Il tutto è aggravato da una mole di agevolazioni che creano un quadro complesso, un quadro farraginoso, creando un sistema fortemente regressivo, non progressivo, con una marcata iniquità orizzontale e verticale. Il sistema fiscale italiano infatti ha una struttura un po’particolare, cioè l’aliquota media sale in modo non lineare, creando delle forti anomalie che vanno a impattare sul ceto medio, infatti, cresce raggiunge un picco, ma poi decresce di colpo per l’interazione tra le aliquote legali crescenti e la perdita delle detrazioni e dei bonus. Questo è il difetto principale del nostro sistema. Entro nel merito e nel dettaglio, così ci rendiamo conto l’Italia non ha un unico sistema di tassazione per quanto riguarda l’imposizione sul reddito delle persone fisiche, ma due sistemi diversi e io aggiungo contrapposti
Al sistema di tassazione con aliquote progressive e proporzionate al reddito, così appunto come vuole la Costituzione, si contrappone un altro sistema basato su una tassazione, flat, che va dal 21 al 23 per le rendite immobiliari.
Al 26 per quelle finanziarie e dal Q5 e il 15 per gli autonomi con la partita IVA fino a 85.000 euro di reddito e si parla di portarlo a 100.000. Il fatto che ci sono ci sono sistemi diversi che si sono diversificati, ma io aggiungo anche avvitati nel corso del tempo, venendo meno a quello che è il dettato costituzionale, crea una marcata iniquità e crea delle ingiustizie all’interno del nostro sistema fiscale. Faccio un esempio, un lavoratore autonomo che ha una partita IVA e un reddito di 85.000 euro lordi
Paga una tassazione di 12.750 euro, mentre un lavoratore dipendente e un pensionato che hanno lo stesso reddito ne paga 42.500. Allora io penso e sostengo che non è che noi dobbiamo passare le partite IVA in maniera smodata, ma penso sostengo che ci debbano essere almeno dei margini di miglioramento, di redistribuzione per poter garantire una maggiore equità fiscale, equità sociale, omogeneità nel nostro sistema tributario, perché di questo si tratta di uguaglianza tra contribuenti e di giustizia sociale, che sono dei valori contenuti appunto nella nostra Carta costituzionale ben precisi, e per colpire maggiormente le rendite finanziarie e immobiliari che, come dicevo prima hanno un’aliquota fissa indipendentemente dalla loro consistenza, indipendentemente dalla loro entità. Quindi la riforma deve essere radicale, cioè noi abbiamo bisogno di una riforma radicale complessiva a 360 gradi. Le riforme parziali oggi non sono più efficaci
Ancora per riflettere qualche dato. Quasi la metà degli italiani, ben il 43,15% addirittura non dichiara nessun reddito oppure dichiara redditi molto bassi, quindi vive di fatto a carico di qualcun altro che paga al posto suo. Tra coloro che versano è l’esiguo 13,94% dei contribuenti con redditi da 35 metri mila euro in su a corrispondere da solo ben il 62,52% dell’imposta sui diritti delle persone fisiche. Quindi, in sostanza, abbiamo che poco meno dei due terzi dell’imposta a carico grava totalmente su chi dichiara da 35.000 euro a salire, cioè nel dettaglio. Un lavoratore dipendente che ha un reddito tra 35.055 mila euro paga 34 volte quello che quello che dichiara un re che a chi dichiara un reddito tra 7.005
E 15.000 euro. Allora chiediamoci, facciamoci una domanda, ma è davvero possibile che quasi la metà degli italiani non abbia nessun reddito o viva? Con 10.000 euro lordi all’anno? È chiaro che c’è un problema enorme di evasione, ma anche di distribuzione del carico fiscale. Allora come combattere l’evasione fiscale da noi oggi e l’evasione continua, diciamo così, a veleggiare su percentuali molto alte, e solo tra il 2021 e il 2022 si è riusciti a registrare un sensibile miglioramento del tax gap. È vero, ma se noi guardiamo, diciamo così alla sola Irpef, vediamo che il miglioramento è veramente esiguo e questo è dovuto anche al fatto che gran parte delle piccole partite Iva non paga più l’Irpef, ma si è spostato sulla tassazione del regime forfettario. Allora come si combatte l’evasione? Oggi? L’azione di contrasto all’evasione deve fare innanzitutto moltissima prevenzione deve rafforzare la collaborazione tra lo Stato e le città. Siamo ancora molto indietro su questo. Il problema dell’evasione è un problema economico, un problema sociale e un problema politico a cui devo dire che il nostro Paese fa fatica a dare una risposta concreta che impatta fortemente sul nostro sistema produttivo, sul nostro sistema sociale produttivo, perché perché l’evasione crea concorrenza sleale in ambito economico e poi, ovviamente, chi evade ovviamente beneficia di bonus che UE che dovrebbero invece andare a chi ne avrebbe realmente bisogno e poi l’evasione
Crea una sfiducia concreta forte nei confronti dei contribuenti nei confronti, come dicevo, prima dei loro doveri e del nostro sistema tributario. È necessario insistere sulla semplificazione delle norme. Oggi, anche su questo punto si sta facendo poco e siamo nel 2026 le norme vanno semplificate, l’utilizzo dei sistemi informatici. Oggi abbiamo tantissimi strumenti che vanno utilizzati a 360 gradi. Banche dati, digitalizzazione, tracciabilità delle operazioni finanziarie, intelligenza artificiale. Abbiamo tanti strumenti che oggi vanno utilizzati in questa direzione, ci vogliono degli studi precisi, bisogna guardare il lungimiranza con competenza e i proventi della lotta all’evasione devono essere in gran parte utilizzati per abbassare la pressione fiscale, così è possibile attuare il famoso principio. Le tasse si possono abbassare se appunto tutti le pagano ancora sono troppi i balzelli del nostro sistema fiscale, innumerevoli le tasse diversificate. Come dicevo prima complicato il ricorso alla giustizia amministrativa, oggi l’evasione fiscale diventa efficace
Se si combatte principalmente passando da un’azione puramente forte, puramente reattiva a un’azione di prevenzione e anche di confronto preventivo nei confronti del contribuente, gli ultimi provvedimenti e vengo a un tema più politico, gli ultimi provvedimenti che questo Governo ha preso in materia fiscale contenuti nella delega fiscale non sono assolutamente sufficienti non sono efficaci penso al taglio del cuneo fiscale,
Con un bonus fino a 20.000 euro di reddito e una maggiorazione delle detrazioni Irpef fino a 40.000. Allora noi abbiamo considerato questa scelta anche positiva. Noi siamo favorevoli al taglio del cuneo, ma è anche vero che questa scelta, così come congegnata, aumenta i balzelli all’interno del sistema fiscale. I contribuenti su cui impatta né ci perdono rispetto all’anno precedente e si moltiplica l’aliquota marginale e questo ovviamente complica ulteriormente il nostro sistema fiscale. Si è passati strutturalmente a tre aliquote. Noi questo lo abbiamo considerato negativo, perché passare a tre aliquote vuol dire stralciare in qualche modo la progressività sancita dalla Costituzione e poi, quando siamo passati a tre aliquote, abbiamo speso 4 miliardi e 300 milioni. Noi abbiamo pensato, invece che questi quattro miliardi e 300 milioni, che avevano poi un impatto di 14 euro al mese sui contribuenti interessati, potessero invece essere messe sul discorso della sanità per aiutare una sanità che in Italia è faticosa, dove appunto le liste d’attesa sono enormi. Il personale è carente. Si è introdotto un tetto alle detrazioni Irpef per i redditi per i redditi fino a 75.000 euro superiore a 75.000 euro in base al numero dei figli. Anche questo provvedimento noi l’abbiamo contrastato, perché è un provvedimento che spezzetta ulteriormente diversifica ulteriormente. L’Irpef, che già nel nostro Paese, nel nostro sistema tributario, è fortemente differenziata e fortemente spezzettata,
E poi abbiamo avuto il concordato preventivo biennale, che è stato un fallimento perché non ha dato certamente i risultati e i frutti che questo governo si aspettava, perché se io sono un evasore fiscale, se io sono una partita IVA che ha sempre evaso, per quale motivo devo scendere a patti con il fisco e fare un patto con il fisco che tu Stato che tu Governo mi impone, ho sempre evaso, e infatti il concordato preventivo biennale che è stato poi in aggiunta messe altre regole per renderlo sempre più appetibile non ha dato certamente i risultati che ci si aspettava. Infine, abbiamo avuto nella nell’ultima finanziaria
E la riduzione della seconda aliquota dal 35 al 33% fino a 50.000 euro. E anche questo provvedimento, esattamente come la resa strutturale delle tre aliquote che era stata fatta in precedenza, non ha dato, non ha impattato in maniera forte sul ceto medio, che era quel ceto che il governo voleva voleva appunto aiutare e voleva supportare e ha avuto anche questo un costo enorme. La pressione fiscale nel nostro Paese e ai massimi livelli si attesta intorno al 43% e della percentuale massima che abbiamo dal 2020 e il ceto medio su cui questo governo ha voluto insistere per essere appunto aiutato e supportato, è quello che ha subito più di tutti il fenomeno del fiscal drag, che ha praticamente falcidiato i redditi da lavoro, facendo venire meno quelli che erano i benefici prodotti dal taglio del cuneo ed ai rinnovamenti contrattuali che ci sono stati nel corso dell’anno. Inoltre, questo governo ha annunciato che l’Irpef a un nuovo testo unico, bene che dovrebbe rimettere ordine a un sistema di tassazione che, come dicevo prima, è un sistema fortemente frammentato e disomogeneo, iniquo, vessatorio. Quindi un’operazione molto necessaria, che però andrebbe fatta con competenza, con lungimiranza e con la volontà veramente di cambiare questo quadro fiscale, non di assumerlo così com’è, perché questo è stato fatto nel testo. Il nostro quadro fiscale per quanto riguarda il discorso dell’Irpef, è stato assunto così com’è e quindi non senza nessuna volontà di incidere su tutte quelle distorsioni sulle iniquità, su quelle problematiche contenute, ma sono state appunto assunte quindi le diversificazioni di cui parlavo prima, che si sono accentuate e aggiungo, avvitate nel corso del tempo fuori dal nostro perimetro irregolare e costituzionale nel testo unico presentato dal governo, sono state assunte così come sono e nel momento in cui vengono assunte
Vengono allo stesso tempo legittimate, quindi, ovviamente, se tu me li assumi, vuol dire che mi legittimi le prestazioni, mi legittimi Lane equità mi dai un ulteriore spallata alla progressività sancita dalla Costituzione alla regola che, a parità di reddito, le tasse dovrebbero essere le stesse che la regola principale, la regola di base,
La risposta alla riforma fiscale e vengo a un punto che tu hai toccato per noi non è la flat tax, la flat tax è la promessa elettorale di questo governo, è stato è stata in campagna elettorale il suo cavallo di battaglia, la flat tax e l’imposta ad aliquota proporzionale applicata senza nessuna distinzione a qualsiasi tipo di reddito quindi vuol dire che,
Viene stralciato il discorso della progressività, cioè paga di più. Chi ha di più viene stralciato e viene sostituito con il discorso della proporzionalità. Ognuno paga la stessa aliquota, indipendentemente dal reddito che percepisce. È un sistema di tassazione che noi consideriamo fortemente incostituzionale, perché il dovere di contribuire al sostentamento della spesa pubblica e, metafora, di un più complessivo dovere che ha la sua base, il principio e il valore della solidarietà, così come recita l’articolo 2 della Costituzione con la flat tax, chi ci guadagna sono i redditi più alti, che guardate attenzione solo in minima parte. Si parla di un 5%. Verranno poi reinvestiti per produrre nuova ricchezza, nuovi investimenti, nuova crescita, e questo è un dato certificato, non lo dice il Partito Democratico e ovviamente a farne le spese con questo sistema fiscale, che è costosissimo e quindi va ad incrementare, andrebbe ad incrementare il nostro già altissimo debito pubblico e ovviamente a farne le spese saranno tutti i cittadini che verranno. Diciamo ve vedranno ridotti i servizi principali, a partire dalla formazione, dalla scuola, dalla sanità, dal welfare per andare a rimpinguare le minori entrate nelle casse dello Stato.
Allora, che cosa fare, che cosa fare alcune proposte lancio alcune idee e alcune proposte noi abbiamo bisogno oggi di spostare il carico fiscale dal lavoro e dal capitale ai patrimoni, alle rendite e ai consumi, abbiamo bisogno, lo dicevo prima di una vera semplificazione del sistema fiscale, quindi un fisco meno oppressivo,
Che abbatta mano a mano la barriera che c’è, purtroppo, tra il nostro sistema fiscale e le imposte e i cittadini, la severa lotta all’evasione all’elusione fiscale con tutti gli strumenti che oggi possediamo e oggi lo possiamo davvero fare, e infatti il governo Draghi, quando ha usato tutti gli strumenti come dicevo prima nel 2021, nel 2022 la,
Evasione fiscale è scesa, c’è stato un miglioramento accentuare e puntare sulla progressività dell’imposizione fiscale puntando sulla regola che a parità di reddito le tasse devono essere le stesse, quindi combattere la frammentazione e la disomogeneità e rendere il nostro sistema fiscale più omogeneo, più lineare, meno iniquo, meno vessatorio un sistema fiscale più giusto noi siamo per un sistema interamente progressivo, fortemente progressivo, che accentui la progressività,
E ci ispiriamo per questo al modello tedesco, il modello tedesco prevede un sistema di tassazione progressiva, continuativa, dove l’aliquota continua a salire alla al salire del reddito in maniera continuativa e irregolare e raggiunge poi delle zone di tariffa fissa per quanto riguarda i redditi più alti 69.000 euro e poi l’altro step 277.000,
La riduzione significativa della tassazione sui redditi da lavoro e da pensione, agendo soprattutto sui redditi medio-bassi, che sono quelli su cui il governo voleva impattare e che di fatto non ha aiutato.
Delle misure fiscali intelligenti e responsabili per favorire oggi nel nostro Paese l’istruzione, la ricerca, la digitalizzazione tecnologica, la politica industriale. Non ho visto un’idea. Un programma da parte del governo in questa direzione. La diminuzione della tassazione fiscale e parafiscale sul lavoro, facendo una lotta seria al lavoro nero che purtroppo nel nostro Paese è ancora molto diffuso. L’Irap va superata. Il governo aveva promesso di fare questo passaggio, non l’ha fatto e l’Ires deve prevedere dei consistenti e strutturali abbattimenti di aliquota, ma infatti in maniera seria, in maniera competente per chi assume a tempo indeterminato per chi cresce per chi investe per chi assume i giovani delle misure di vantaggio fiscale per superare i divari fra le regioni, anche questo è un tema che non è stato affrontato. Favorendo gli investimenti, mettendo in atto delle politiche convincenti per fare in modo che i giovani non vadano all’estero, non trovino lavoro all’estero, ma rimangano qui da voi e così facciano anche le imprese, perché anche no. Anche molte delle nostre imprese scelgono poi di andare via dal nostro Paese. Noi oggi dobbiamo dare certezza concreta a chi produce, a chi consuma, a chi investe, a chi risparmia, con in un intervento volto a premiare il lavoro e l’azione delle imprese, noi oggi abbiamo bisogno di crescere, abbiamo bisogno di investire, siamo un Paese che è fermo, siamo un Paese che non cresce. E allora ritorno e riprendo quello che diceva prima Mauro la differenza su queste questioni. La differenza su queste scelte l’affanno e la faranno sempre. I valori sono i valori che guidano queste riforme, il fisco in primis e i valori e questi passaggi li troviamo ben spiegati nella nostra Carta costituzionale, che ci guida ci esorta a una carta attualissima. Ci guida ci esorta a mettere al centro le persone a rimettere al centro i più fragili, a lottare contro le diseguaglianze, a promuovere la giustizia sociale
L’articolo 53 stabilisce due principi fondamentali, la capacità contributiva, tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità economica e la progressività, il sistema tributario non deve essere piatto, ma è informato a criteri di progressività, le aliquote aumentano con l’aumentare del reddito garantendo una ridistribuzione della ricchezza e adempiendo a una funzione di solidarietà sociale.
E allora guardiamo, guardiamo bene alla lungimiranza della nostra Carta, che guardate, non è che è nata a caso, è nata da un’esperienza particolare che è quella della Resistenza da diverse esperienze politiche ed è nata, come dicevo prima, non a caso ma in un momento ben particolare con l’obiettivo primario di mettere un argine ai soprusi alla mancanza di libertà di uguaglianza la mancanza dei diritti perché esperienze drammatiche come quella del fascismo non avessero più a ripetersi e facciamo in modo che le riforme e i passaggi che ci aspettano in primis,
Questo che è il tema del nostro convegno, il passaggio della riforma fiscale, se non l’occasione per importante, per attuare la cosiddetta economia sociale, la cosiddetta economia civile, per lavorare per l’equità sociale, per lavorare per il bene comune che fa bene a tutti e di cui la nostra Carta a cui si ispira il convegno di oggi è l’espressione più piena grazie molte.
Grazie.
Adesso la parola a Vincenzo Visco, che non ha bisogno di presentazioni, tutti conosciamo contributo importante che ha dato anche su questo Paese che continua a dare.
Bene.
Dunque allora il problema qui e vedere se bisogna di cosa bisogna parlare, perché se si può parlare di un’infinità di argomenti, io penso che anche per.
Così, la caratteristiche di chi ha organizzato il convegno.
Ebbene, partire dalla Costituzione.
E quindi dall’evoluzione che il fisco italiano ha avuto dalla fine della guerra.
Diciamo anche ai giorni nostri.
E poi dalla situazione.
Dal ruolo dell’imposizione ed è sui cambiamenti a livello internazionale, soprattutto nel corso degli ultimi trent’anni che sono stati decisivi, e poi per arrivare eventualmente a quello che che bisogna fare, su cui insomma la confusione è degna su regna sovrana.
Allora, come è stato detto, come se si sa da noi la nella nostra Costituzione, il film che affrontano l’articolo 53 della Costituzione che appunto, come è stato appena detto, fissa due principi in principio.
Della capacità contributiva.
Che cosa significa capacità contributiva vuol dire?
È è un concetto che è molto ampio capacità contributiva si riferì fa riferimento a qualsiasi indice di ricchezza effettiva o potenziale e quindi il reddito, patrimonio, consumo, transazioni.
Qualsiasi manifestazione di disponibilità
Ah economiche, potenzialmente tassabile, quindi innovazione piuttosto piuttosto importante, tanto principio di progressività.
Ah, che appunto realizza quello che gli economisti indicano come equità verticale, e c’è un altro principio che è quello che invece l’articolo 53 non esplicita, e quindi questo è un problema che poi ci siamo portati appresso per tutti.
Per i cinquant’anni successivi.
E che è quello dell’equità orizzontale, cioè l’indicazione esplicita in Costituzione che, a parità di condizioni economiche personali, quindi presenza o meno di handicap o cose del genere, che appunto incidono sulla capacità contributiva, bisogna che le imposte incidono nella stessa misura,
Ora la cosa interessante è capire come nacque questo questo principio, questo articolo 53, per capire il clima che c’era tra i costituenti c’è una Costituzione ed è stata fatta da un gruppo di uomini politici, intellettuali, antifascisti, minoritari assolutamente fino a poco tempo prima e animati da forti spinte riformatrici.
O gli autori di questo articolo furono due democristiani.
Che furono quelli veramente che eh.
Che lo stesso avrà un po’, buttavano avanti, eccetera, e furono Scoca e Meda, che avevano poi anche due esperti, i quali fece un accordo con due comunisti.
Greco e Laconi
E venne fuori l’articolo 50 53, cioè e quindi era una cosa a punto bipartisan va giù, i partiti erano d’accordo e poi.
Meda
Democristiano, che era un professore di queste cose.
Voleva aggiungere anche l’equità orizzontale, c’è una parità di trattamento a parità di condizioni, poi per su contingenze valide, non ci si riuscì però l’approccio, ma completamente diverso e op in opposizione al sistema vigente.
Sistema vigente veniva da dall’800, qualche superfetazione successiva erano un sistema di imposizione cedolare, non personale, cioè Sib, basata sulla tassazione di singole categorie e di reddito di ricchezza e al sistema.
Dove c’erano elementi di progressività all’interno di segmenti di imposizione, ma non non ci ama l’idea di un’imposta.
Generale ciò Eva o vecchio rottame ottocentesco A, che favoriva ovviamente i più abbienti, insomma, che questa era la la sostanza e e quindi l’idea era.
Estremamente estremamente insomma avanzata e guardate bene che Scoca democristiano.
Fece anche la proposta di riforma fiscale della Dc,
La quale prevedeva un’imposta personale progressiva generale.
Quindi, onnicomprensiva.
Sul reddito globale, un’imposta personale progressiva sul patrimonio.
1 A e la determinazione della base imponibile in base ai ai valori effettivi al reddito.
Effettive colui effettivi di mercato e non ha valori catastali convenzionali, eccetera, cioè era.
Una proposta che andava o ancora, oltre all’articolo 56, della molto radicale, addirittura rivoluzionario, quindi questo è il clima della Costituente, dopodiché si passa alla realtà.
Della politica del Paese perché dopo la l’Assemblea Costituente, sebbene qui c’è il problema del sistema fiscale abbiamo, ma ha fatto l’articolo 53, facciamo una Commissione per la riforma e ne 47 si fece si fa una commissione ministeriale sulla riforma tributaria laddove immediatamente si confrontavano, scontravano due posizioni inconciliabili. La prima era quella del professor Cosciani, che va un po’sopra, ed era il massimo esperto di economia della transazione, un sistema fiscale, gli italiani, e che poi fu indirettamente
Il padre fra virgolette, come vedremo della riforma, anche The 73, il quale guardava i sistemi moderni, sistemi che ci avevano in Inghilterra, negli Stati Uniti, basati sull’imposizione, sulla solo Ede, cioè voleva fare le cose che la Costituzione è il dibattito.
E in sede costituzionale avevano indicato, e dall’altra parte, invece c’era Bruno Visentini, che voi tutti forse sapete che è stato un grande uomo politico o un grande grande avvocato d’affari e.
Misto che de delle finanze ed era conosciuto.
Ah ah, come un uomo un progressista.
E Visentini immediatamente disse queste Cosciani sono fantasie da esperto teorico, no, sia che anche voi qui la situazione noi non siamo in grado o non ci possiamo permettere un sistema fiscale, ma dentro perché l’amministrazione non è in grado, perché no, se facciamo un’imposta personale progressiva,
Poi prendiamo oggetti, dov’è che questo è un Paese povero e allora dobbiamo mettere minimo imponibile.
Ah e poi, insomma, e poi questo non lo diceva e gli italiani che non vogliono pagare le tasse punto.
E la cosa bloccò la riforma tributaria, cioè dalla a questa Commissione non trovi cioè si chiuse e bisognò aspettare gli anni 50 51. Ci provò Ezio Vanoni democristiana.
Il quale?
Riprese le fila dell’imposta sul reddito e riuscì a fare poco, riuscì a fare la dichiarazione
è unica, cioè o il modulo, cioè quindi da allora in poi gli italiani dovevano dichiarare più o meno tutte le le i redditi posseduti.
Però bisognava aspettare ancora adiacenti 1962, il governo di centrosinistra, primo governo, 902 delta, dove cioè mettiamo mano le tasse e allora si fece una Commissione dove il presidente della Commissione di riforma era il Ministro e il vice presidente Eva Cosciani.
Oh, e lì si trovano d’accordo sulla sua riforma seria.
Cioè l’imposta sul reddito globale.
C’era l’imposta sulle società perché poi quanto pagano le imprese è importante perché le imprese poi qui si parla anche adesso non ci figuriamo, chi tocca alle imprese muove le imprese, so di proprietà di qualcuno non è che i profitti.
Vanno tutelati e non tassati, perché l’imprenditore poi l’euro invece investe 6 va in questa fase storica, non investono per nulla, ma in realtà poi quelli sono soldi che vanno agli azionisti, io no, direttamente o indirettamente come redistribuzione o come aumento del valore dell’importo del del del delle imprese delle azioni di imprese e quindi l’imposta sulle società in tutti i sistemi fiscali completava quella sul reddito per non lasciare anzi,
E negli Stati Uniti ancora adesso.
Ah, l’imposta sulle società, si somma a quella personale insolventi, quindi i dividendi sono tassati due volte.
In sede in sede societaria è in sede personale e questa fu Eva nel ha in realtà in realtà Cosciani già l’aveva introdotta con Vanoni di cui era consulente fu ecco, questa mano dedicato dirle Vanoni introdusse, oltre al modulo Vanoni, anche un’imposta sul sulle società poi Sheva nella riforma.
Un’imposta sugli incrementi di valore patrimoniale, cioè sulle plusvalenze sui capital gains chiamateli come volete, un’imposta speciale che colpiva che colpiva gli aumenti patrimoniali, ci avevano imposta sul patrimonio.
Non progressiva, come voleva scomoda, ma reale proporzionale.
Però c’era ed era poi c’era un’imposta sulle successioni con aliquote molto alto, l’imposta sul valore aggiunto perché c’erano gli accordi internazionali e poi un’imposta comunale sui consumi, anche l’ultimo passaggio no, ah, non Eva era fuori dell’IVA e veniva dato ai consumi bene accordo cioè eccetera dopodiché,
Ah e il centrosinistra comincia immediatamente vacilla, entra in crisi, a c’è un o un nuovo sconto Cosciani, Visentini, Visentini con un politico repubblicano ha.
Ah, eh ah e col Governo muovono 64, questa riforma viene accantonata a Cosciani, si dimette.
Scrive?
Tibbo insomma, sul che descrive l’iPhone e poi dice c’è stato un cambio di indirizzo che io non condivido, è il presidente di vent’della Commissione, il vicepresidente diventò Visentini.
Il quale fece l’IRPEF escludendo tutti i redditi da capitale.
Lasciò o non fece imposta sul patrimonio, per carità, insomma, fece la riforma del 73.
Che arrivò con quindi.
25, trent’anni di ritardo e che era estremamente carente rispetto alle cose di cui parliamo adesso.
E che a e fa vedere la sostanza politica.
Del quale la questione fiscale in Italia.
Perché, a parte il fatto dei ricchi che non vogliono pagare le tasse e poi ci si è aggiunta tutta la massa a?
Della gente che si arrangia da sola.
Cioè il numero di.
A persone che.
Hanno un’attività autonoma in Italia, è estremamente superiore a quello che accade in Germania e in Francia anche in Spagna ci sono partite ieri dai Adolfo sul ah, però queste ah e intanto.
Risolvevano insomma, cercavano di risolvere i problemi dell’esistenza per conto loro e poi con la, con la, lo sviluppo economico, con il miracolo economico, la crescita del Paese, spesso, e hanno fatto pure fortuna in senso.
E questi a evadeva.
È elevato.
Oh e quindi noi ci siamo trovati con un sistema dove la giustizia non esiste.
Ma le imposte in senso pieno e le pagano alcune categorie di contribuenti e alcune categorie di reddito.
Per esempio da noi destra e sinistra.
E si sono off, hanno fatto a gara per escludere completamente dalla tassazione diretta su questo Paese l’agricoltura e se si va in Parlamento a fare vive questo c’è la rivolta di tutti a difesa degli agricoltori.
Se si va in Parlamento oggi e si dice la verità, e cioè che oggi questa osservazione, che aveva già precaria.
Dopo la riforma, il 73 è intollerabile, è che il sistema è pressoché irriformabile grazie agli interventi che hanno fatto negli ultimi state fatte negli ultimi 10 anni, è essenzialmente in particolare, ha dal sistema forfettario.
Che significa un Philco corporativo.
C’è anche l’idea, poi di chi ci governa o avete visto che quando adesso son stati a Cernobbio hanno fatto l’inchiesta fra gli industriali B gli industriali, ma è difficile che dicono che gli piace gli piace a un partito, un gol o un governo di sinistra ma qui a questi erano a sostegno della Meloni perché perché la Meloni fin dal primo giorno gli ha chiesto voi che volete che gliene ha dato,
Va bene, quindi è tutte le frattaglie, perché bisogna vedere quello che passa in Parlamento, ogni norma dietro Charlie Chan, inganno o Ciarla, una possibilità, ed è su questo devo dire che l’opposizione è stata non solo carente, ma assente e connivente.
Se io dovevo dare una valutazione, io sulla questione.
Appunto fiscale oggi io, salvo solo Cecilia Guerra, che grande esperta e dette vorrei isolata, cioè l’egemonia culturale Kamchatka in materia fiscale, ce l’ha la testa.
E ce l’ha, la destra è influisce influenza a tutti gli altri, oggi nessuno dice nessuno osa dire guardate signori, se noi vogliamo salvare il welfare.
Vogliamo pagare i debiti accumulati, poi ah, proprio perché no, non si aumentavano le tasse negli anni 80 ha.
Eh eh eh vogliamo cercare fa un po’di investimenti, le tasse,
No, non c’è proprio spazio per ridurli.
C’è il problema dei distribuirli.
Allora, se noi vediamo.
E a sinistra cosa si dice su questo
Eh beh, c’è chi poi dico a sinistra, insomma, come come Renzi che dice bisogna ridurre la pressione fiscale.
Ma anche da parte del Pd spesso c’è la polemica, perché le tasse sono cresciute perché è giusto, perché loro avevano promesso che si riducessero la pressione fiscale e qui bisogna dirgli guardate ragazzi, voi siete andati a sbattere contro il muro dell’allerta, avevate detto però non è che bisogna andare a dire che poi noi ridurremo le tasse,
Perché non è vero, se no, se non hanno fatto quel tono, noi non faremo neanche neanche, eventualmente in un governo, un governo di sinistra, perché non ci sono margini e e poi perché non è giusto quello che è giusto,
E cambiare radicalmente la distribuzione all’interno del sistema fiscale che, a parte l’evasione, che insomma sono sono un sacco di soldi, insomma.
E che si può ragionevolmente dimezzare.
In una legislatura, se si fanno le cose, si devono fare, ma guardate per esempio l’altro trattamento corporativo e auspicio quello relativo alle piccole imprese, ai lavoratori dipendenti, con il forfait.
Allora prima standard sottolineati qualche qualche calcolo, ma è il cancro vero
E tener presente che il limite massimo 85.000 euro di fatturato
Ah ah
Va poi legato a contribuenti che, in base alle statistiche che il governo?
Pubblica annualmente evadono il 65 70% dell’imposta sul reddito.
Quindi in media
In media con contribuente.
Che va dal forfettario.
Il limite per quello non sono 85.000, sono oltre 200.000, se uno vi calcola e la differenza di tassazione tra un lavoratore dipendente, quindi un dirigente.
Che guadagna 200.000 lire, 200.000 euro da lavoro dipendente e un autonomo evasore che guarda ne guadagna 200.000 dichiarava 85.000 e paga il 15%, sono oltre 80.000 euro, l’anno va bene o?
Ah e non dimenticate che il forfait fu introdotto dal governo Conte 1,
Va bene, eh eh.
E non sottovaluta del fatto che nelle polemiche politiche.
L’unica atteggiamento contro l’evasione fiscale preso dal Movimento 5 Stelle riguarda l’aspetto penale cui lo mette a me volevo mettere in galera tutti.
Naturalmente, poi, ah, se po’fa non funziona, fu fatto, poi so, ci sono contravvenzioni e ci sono reati, però il problema non è.
La la pena.
Poiché in questo non c’è differenza tra quello che hanno fatto l’ha fatto il governo.
No da
Dall’intervento sugli over patì in poi, cioè aumenta, aumenta la pena e dice abbiamo risolto il problema non è così, perché poi bisogna applicare, riuscire applicarla, ebbene, scoprire gli evasori fiscali per poi fare il processo e mettere in gara, insomma,
Ah ah però
Non è che l’evasione fiscale sia al centro del dibattito parlamentare.
Ogni deputato sa.
C’è nella sua Costituente, si incontra i rappresentanti delle categorie, i quali sono i consulenti fiscali di tutti i parlamentari, gli fanno gli emendamenti, gli spiegano le norme che poi la materia è complessa e quindi noi non abbiamo no lato, gli uffici Confindustria, che influenzano direttamente agli uffici legislativi dei ministeri e dall’altro questi che intervengono sui singoli deputati.
Ah di ambedue le parti e fanno punto.
Insomma, lavoro, so passa nostre norme e difendono le posizioni indifendibili, di questo non c’è consapevolezza e quindi fu e non c’è forza per.
I giornali e avete mai sentito parlare?
Elencare le cose che vi ho detto oggi no, quindi il problema fiscale è un problema aperto, lo è dal dalla inizio della Repubblica, ah, ah, ci son stati, c’è stato solo un periodo e qui però io devo prendere atto che qui c’è stata una rimozione soprattutto a sinistra di quella che fu la riforma che porta poi il mio nome fa il 96 e il 2000,
Che ebbe come fu portata fu analoga, se non superiore a quella del 1973,
E che fu capace di distribuire il il, la base imponibile e il gettito cara a.
Contribuenti
In maniera consistente, che fu soprattutto in grado di recuperare quattro punti e mezzo di PIL, evaso, va bene, ho purtroppo poi è cambiato il Governo per debolezze non cambia, il Governo, aveva oltre multilinguismo, no, smontò tutto e ci fu una una damnatio memoriae sostanzialmente cioè nessuno venne anche,
Coda più quello che fu fatto e i risultati che anche a livello europeo, la riforma ebbe ebbe un successo, torniamo fra l’altro ci consentirà di andare in Europa, perché senza quella cosa lì non ci dava comanda.
Però quello fu una parentesi, è quella parentesi, si basava su un’egemonia di Saint direzione opposta.
E cioè
Ah, il senso comune in materia fiscale lo faceva, l’opposizione lo facevano le proposte che noi avevamo presentato lo facevano da che che nel programma di governo di area elettorale di quel governo.
E ho scritto tutto in modo.
Analitico e c’erano i democristiani che ho un partito popolare.
Che, devo dire, mi appoggiavano ancora più del Pds.
Quindi Ceva egemonia.
C’è la consapevolezza sul fatto che il sistema era scassato, bisogna aggiustarlo sul fatto che l’evasione è un problema, eccetera, eccetera.
E quindi riuscimmo a farlo.
E a maggioranza con l’opposizione fece pure l’ostruzionismo, per non è che li fece cominciò da una parte della della destra.
E la lotta alle tasse in quanto tale, cioè.
L’affermazione, appunto, che le le le tasse era.
Un furto che mettere le mani nelle tasche degli italiani pizzo di Stato.
Ah, e cioè però quella cosa lì che voleva dire.
Se uno attacca il sistema fiscale volontà o lo critica per migliorarlo, Marcelo, attacca, dice, attaccando frontalmente la tassazione significa semplicemente che vuole tagliare la scuola, previdenza, sanità, tutti gli aspetti.
E che
Fa nella Costituzione rappresentano l’altro pezzo della visione di equità, giustizia della della nuova Repubblica o e.
Tutti in crisi va bene, ho eh.
E qui arriviamo a.
Qui devo dire un’altra e un’altra cosa.
L’articolo 53 giustamente dice ci vuole un sistema progressivo, i dati ci dicono oggi che il sistema puo italiano, ma non solo oggi, è progressivo a livello di redditi bassi molto bassi, dove l’incidenza è quasi verticale, e questo deriva dal fatto che ci sono nemmeno gli imponibili,
Che che le imposte indirette,
Tassano poco i beni necessari, Oliva, tazza meno bene.
Che l’IRPEF oramai.
Fino a livello di salario medio operaio, di fatto non si paga.
Ah, ecco idee e poi è fortemente burocrazia, poi c’è un lungo tratto di ceto medio dove più o meno, nel proporzionale lievemente progressiva e poi ci sono i vecchi, dove le aliquote di tutte le imposte e questi sono studi riguardo l’ente o su entrambi gli scali,
E per i ricchi ah les, l’incidenza è regressiva.
Più di così, almeno panchina questa è una caratteristica che non c’era negli anni 70.
E neanche negli anni 80, ma che oggi è comune sia in Italia che all’estero, proprio perché lo sconto che c’è stato.
Tra.
Keynesismo, uscito sconfitto
E liberismo aveva a che vedere con lo Stato sociale.
Cioè l’effetto redistributivo, avevo poi non lo fanno le tasse.
Lo fa la spesa sociale che lo fa la sanità fa le istruzioni, lo fa l’assistenza a lo fa la previdenza, cioè perché questi hanno l’effetto di dare soldi uguali per tutti e quindi molto maggiori.
In basso, che incidono molto di più in basso.
Quindi le
Sistemi fiscali des Poids, ragionato un momento senza un sistema fiscale, preleva il 40 e più per 100 del reddito nazionale ogni anno.
È inevitabile che colpisca tutti anche quelli che con redditi.
Medi è un tempo, anche quelli con redditi modesti.
Perché poi il proventi vengono ripartiti a favore di quelli, appunto, dei ceti medi e de delle classi e delle classi?
Lavoratrici, quindi, se il sistema di prelievo in presenza di un buon sistema di welfare è grosso modo proporzionale, io SAVE non mi spiace veramente sarei molto contento.
E il fatto che questo è saltato è saltato per motivi politici.
E che oggi sono ancora più più drammatici, perché, insomma, quello che è successo e poi.
L’alleanza sociologica politica di fondo che c’è stato nel dopoguerra del secondo dopoguerra fino agli anni 80.
E ma quella in tutti i Paesi, poi, anche se c’erano democristiani, socialisti o democratici repubblicani, né in America non cambiava, era tra poveri e ceto medio.
Quella liberista di delle destre dopo.
E tra ricchi e poveri, quindi ai poveri, gli si danno, offre anch’egli hanno ridotto le tasse perché prima della visione socialdemocratica il fatto che anche i laboratori dove si può pagare le tasse era scontato perché era un fatto etnicamente.
Insomma, riconosciuto.
E tutti devono pagare in base al rock capacità contributiva, questo c’era scritto.
Eh, eh, eh eh, e quindi questo fa parte poi la crisi sistemi fiscali fa parte di questo di quello che è avvenuto in questi decenni.
E cioè che tutti questi processi.
Politiche liberiste, privatizzazione dell’regolamentazioni.
La globalizzazione decentramento nel nelle produzioni, nei Paesi a basso costo del lavoro, libertà dei movimenti di capitale, eccetera, eccetera Che cosa hanno determinato non determinato una redistribuzione del reddito micidiali?
Fino agli anni 80 e il valore aggiunto.
Nei paesi industrializzati si divideva fra 65 e 70 per 120 euro e 35 30 35 ai redditi di capitale adesso.
Ma per esempio in Italia i redditi da lavoro
Raggiungono a stento il 50%.
Quindi c’è stata una no redistribuzione di reddito e ricchezza dal lavoro al capitale e i redditi da lavoro dipendente a stento raggiungono il 40% del valore aggiunto complessivo, questo è quello che è successo.
E insieme a questo quello che è successo e che ha le imposte sul reddito, guardi Irpef.
Sono passate da aliquote che arrivavano al 70 80 90%, ah, ah, ah, ah, ah, aliquote del inferiore massima inferiore al 50%, perché, sennò?
Allo scandalo no.
E questo nessuno, nessuno osa dire.
All’esenzione ancora maggiore di tutti The Dead can, non nel nella riforma del 73 di tutti i redditi tipici delle classi abbienti, cioè Raetia camminare.
Nel dimezzamento delle imposte success de de de sulle società.
Nell’eliminazione dell’imposta di successione a.
E via discorrendo
Oh in queste che significa e noi abbiamo avuto due meccanismi convergenti dal lato
Il mercato, lasciato a se stesso che redistribuire reddito dai poveri e ricchi del lavoro al capitale e dall’altro il fisco che ribadiva che questo era giusto e è passava questa volta una parte.
Del dei redditi di lavoro, cioè il ceto medio e e detenzione a tutti gli altri, o il bello che il ceto medio poi, essendo Sam tendenzialmente conservatore, si fa tosare senza neanche rendersene conto, oggi, se uno prende l’Irpef, noi c’abbiamo che,
L’80% è pagata dalla A parte di di lavoratori dipendenti e pensionati, compresa tra 40.000 a 150.000 euro Lecce la gobba
Ah, ah, ora è chiaro che bisognerebbe intervenire lì e io, specificandolo, cioè dicendo che noi vogliamo rappresentare.
Il ceto medio da lavoro dipendente e pensionato, che è stato discriminato in particolare i pensionati, poi son stati discriminati.
Dal governo Meloni che si è occupata di evasori fiscali.
A quale ah, ah, ah ah ah fatto a questi che vadano come pazzi, gli hanno fatto pure i condoni, uno dietro l’altro o dopodiché col paradosso.
Che il condono un tempo veniva fatto da Tremonti, in particolare per l’ECOWAS soldi cioè io ti condono e tu me by no, facciamo un forfait adesso condomini della Meloni sono che.
è il governo che dà soldi, ah, ah, ah, ah, con Donadi, cioè è una cosa mai vista nella nella strada dell’Alsazia, allora per arrivare a una conclusione, e cioè qui la questione è molto importante, ha a che vedere con come va il mondo è il mondo va sempre peggio era quello che ci dicono gli avvenimenti recenti perché è chiaro,
Che Life The in Germania, la Meloni e Vannacci in Italia, la Le Pen in Francia.
Ma hanno un rapporto strettissimo.
Con gli interessi, con gli interessi,
Costituiti più potenti e l’altra cosa è la mancata crescita
E italiana o i problemi, i problemi anche di crescita europea sono strettamente legati al fatto che, da un lato, appunto, i redditi da lavoro si sono ridotti, i salari sono bassi, il costo del lavoro è irrisorio.
In più le imprese ci hanno tassazione molto bassa, continuano a ricevere incentivi di tutti i tipi.
Che è all’unanimità più bonus da una parte.
Detto
Altre forme di sussidio era per cui un’impresa e un imprenditore che incentivi a investire.
Nessuno.
I suoi profitti sono garantiti, non c’è concorrenza.
Cioè questo, in particolare in Italia.
Qui è iPad e i partiti fanno la fila a Confindustria a dire, ma noi vi detassiamo e chiamato insomma, bisogna invece rendergli la vita difficile, perché solo così si mettono a lavorare e a fare il loro mestiere, che è quello di fare di fare profitti di invece di investire di fare occupazione e di fare sviluppo.
Perché se no dico, eh eh so è troppo facile, comunque questa è una una parentesi italiana, il problema riguarda l’Europa e in generale la crescita di questi, cioè c’è una radicalizzazione che dipende esattamente da quello che è successo e quello che è successo è stato provocato ovviamente da dalle destre eccetera e però adesso si sta chiudendo il cerchio.
Dalla destra estrema americane ed europee.
Eh.
Candide lirismo globalizzato attuale, quindi.
Per risolvere il problema ci vorrebbe ah ah.
Ora la tassazione delle imprese a livello globale, come l’Ocse, aveva cominciato a.
Non dico a far approvare a fare.
Insomma, ci vive e ci vorrebbe.
1,
La fine dei paradisi fiscali, insomma, ci vorrebbero tante cose che non sono all’ordine del gioco nel nostro piccolo, però qualcosa si può fare o a io non so quello che usciva nel programma.
Elettorale del centrosinistra,
So che esperti della materia hanno scritto o fatto documenti dove tutte queste cose le ho detto sono, sono spiegate, elencate, eccetera delle cose da fare sono possibili.
E quindi, insomma.
Speriamo che almeno un qualcosa si possa fare, insomma, c’è.
I problemi economici nel mondo di adesso non si risolvono in un solo Paese come il socialismo socialismo solo Paese, non se lo fa e quindi però delle cose diverse da quello che che vediamo oggi si può fare, ma questo significa che noi dobbiamo sbaraccare tutti.
Tutti i favori che son stati fatti dare ai governi e alle varie categorie, quindi, mentre adesso il dogma è che ogni intervento fiscale non deve danneggiare nessuno,
Capito perché allora, però noi, se non riusciamo ad avere una classe dirigente, la classe politica che abbia il fegato?
Di dire anche questa banale verità che io devo togliere a chi è privilegiato e da vecchi è stato.
Ho danneggiato o addirittura perseguitato, per equità
Eh beh, allora siamo se non ci abbia comunque il che ci siamo messi un po’nei guai, comunque a Costituzione sta lì, non è stata mai attuata.
Però questo fate qualche tentativo, alla fine hanno vinto sempre gli altri,
Grazie.
E credo che comunque ne usciamo con un arricchimento intorno a una materia molto complessa, perché indubbiamente è una materia complessa e quindi non è facile, da anche da acquisire gli elementi che ci hanno anche raccontato, in particolare da ultimo, Vincenzo Visco,
Le riflessioni importanti che sono state fatte, però, io credo che tutte le cose che qui sono state dette, anche le cose dette da ultimo da Vincenzo.
Ci spingono a dire che comunque queste questioni delle disuguaglianze permangono e che la nostra è
Battaglia al nostro impegno, i nostri obiettivi di lavorare per cercare di imporre una riduzione delle disuguaglianze nel nostro Paese e in Europa e nel mondo è un impegno che noi ci siamo assunti e credo debba essere un impegno costante.
Attraverso quello che ciascuno di noi può fare nella sua modestia, noi come associazione della Repubblica siamo impegnati in questo.
Immaginando e pensando che, lavorando per sottolineare i valori e i principi della Costituzione, diamo un contributo a fare in modo che si percepisca che esistono delle diseguaglianze, che comunque la Costituzione ci dà dei punti di riferimento sui quali lavorare e riuscire a superare queste disuguaglianze chiaro è che l’impegno fondamentale spetta alle forze politiche noi cercheremo di dare una spinta anche in questa direzione.
Credo che faremo anche qualche cosa, chiedendo alle forse soprattutto progressiste e di sinistra di ascoltare le realtà sociali, di sentire le opinioni, le idee e di metterle, come dire nel programma di questo benedetto centrosinistra, centro campo, chiamatelo come volete, ma insomma di queste forze che in qualche misura si oppongono a una deriva autoritaria.
Fascista, perché quello che sta succedendo in molti Paesi europei è proprio una deriva fascista, me impressionato, tantissimo, non solo i risultati della Germania, ma non so se avete visto quello che è successo a dover, dove e in Germania c’è stata una manifestazione, tutti incappucciati e vestiti di nero.
Contro contro i migranti, una cosa fra virgolette a me mi ha fatto un’impressione terribile, insomma, quindi c’è un mondo che sta andando in una direzione veramente preoccupante e noi non possiamo abbassare la guardia, dobbiamo cercare di dare il nostro modesto piccolo contributo e se ciascuno dal suo piccolo e modesto contributo qualcosa riusciremo a fare quello che diceva Vincenzo qualcosa cioè noi cerchiamo di dare il nostro contributo perché le cose possano migliorare.
Grazie i nostri impegni, ovviamente come associazione alla Repubblica continueranno il 13 ottobre, abbiamo un appuntamento in Campidoglio per presentare
Il dossier della rivista Mondo operaio sugli ottantesimo sull’ottantesimo anniversario della Repubblica e altri impegni che avremo nei prossimi nei prossimi mesi, sui quali, ovviamente, vi terremo sempre costantemente informati, grazie ancora e buona giornata.


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