Mutui, quanto aumenta la rata se la Bce oggi alza i tassi: le simulazioni


Si riunisce oggi la Banca centrale europea (BCE) e per il mercato è quasi certo un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base. Un nuovo rialzo rischia di tradursi in un ulteriore aumento delle rate dei mutui a tasso variabile. La decisione della BCE è particolarmente rilevante per chi ha scelto un mutuo variabile, perché l’andamento della rata è legato all’evoluzione degli indici Euribor.

Se i tassi ufficiali salgono, anche il costo del denaro sul mercato interbancario tende a muoversi nella stessa direzione, con un impatto sui finanziamenti già in essere e su quelli di nuova sottoscrizione.

Ma di quanto potrebbe aumentare la rata? A fare i conti è un’analisi di Facile.it.

Mutui variabili: quanto potrebbe aumentare la rata

Numeri alla mano, secondo l’analisi di Facile.it, un incremento di 25 punti base porterebbe la rata di un finanziamento standard da 126 mila euro in 25 anni dagli attuali 614 a circa 631 euro al mese. Un aumento di 17 euro che si aggiungerebbe ai 36 euro già accumulati dall’inizio del 2026.  L’aumento sarebbe quindi di circa 17 euro al mese rispetto al livello attuale. Ma per valutare l’impatto complessivo bisogna guardare anche a quanto è già successo nei primi mesi dell’anno. A gennaio 2026, per lo stesso finanziamento preso come riferimento dall’analisi, la rata era infatti pari a 578 euro. A settembre è arrivata a 614 euro, con un incremento di 36 euro al mese. Se il rialzo di 25 punti base fosse confermato, entro la fine dell’anno la rata raggiungerebbe quindi i 631 euro, 53 euro in più rispetto a gennaio.

L’effetto non sarebbe limitato alla singola rata. L’aumento del costo del finanziamento si tradurrebbe infatti in una maggiore spesa per interessi lungo il periodo di rimborso. Secondo Facile.it, con questi livelli di tasso, nel 2027 i titolari di un mutuo variabile standard arriverebbero a spendere oltre 600 euro in più di interessi.

Perché la Bce potrebbe aumentare i tassi

Alla base delle aspettative del mercato c’è soprattutto l’evoluzione dell’inflazione. Stando agli esperti di Facile.it, il protrarsi della crisi in Medio Oriente sta contribuendo a mantenere elevati i prezzi delle materie prime, con conseguenze sui prezzi al consumo. È questo uno degli elementi che potrebbe spingere la Banca centrale europea a intervenire nuovamente sul costo del denaro. L’obiettivo della politica monetaria resta infatti quello di evitare che uno shock sui prezzi delle materie prime si trasformi in un’inflazione più persistente.

Per coloro che hanno, però, acceso un mutuo la questione è soprattutto pratica: un aumento dei tassi ufficiali può rendere più costoso il finanziamento indicizzato ai tassi variabili, soprattutto se il rialzo dell’Euribor dovesse proseguire nei mesi successivi.

Il mercato vede altri rialzi all’orizzonte

Il possibile intervento della Bce non necessariamente rappresenterebbe la fine del ciclo di rialzi. A indicarlo sono le aspettative incorporate nei futures sugli Euribor, che fotografano le attese degli operatori sull’evoluzione futura dei tassi. Secondo i dati utilizzati da Facile.it e aggiornati alla prima settimana di settembre, l’Euribor a tre mesi, indice di riferimento per molti mutui a tasso variabile, potrebbe passare dall’attuale 2,67% al 3,10% entro giugno 2027. Tradotto in termini di rata, per il mutuo preso come riferimento da 126 mila euro in 25 anni, si passerebbe dagli attuali 614 euro a oltre 650 euro al mese.

La simulazione più dettagliata riportata nell’analisi indica una rata di circa 651 euro a giugno 2027, 73 euro in più rispetto ai 578 euro di gennaio 2026. Le previsioni dei futures indicano inoltre una rata di circa 633 euro già a dicembre 2026, contro i 578 euro di inizio anno.

Mutui: gli italiani continuano a preferire il tasso fisso

In questo scenario non sorprende che il tasso fisso continui a essere la scelta predominante tra chi sta cercando un nuovo finanziamento. Nei primi otto mesi del 2026, secondo l’Osservatorio Facile.it-Mutui.it, il 93% delle richieste di mutuo ha riguardato finanziamenti a tasso fisso. La percentuale dei mutui variabili è però salita al 7%, contro appena l’1% registrato nello stesso periodo dell’anno precedente. La maggiore attenzione verso il variabile è stata favorita dalle condizioni particolarmente convenienti offerte all’inizio dell’anno. Il vantaggio rispetto al fisso, però, si è progressivamente ridotto con la risalita degli indici di riferimento.

Anche in questo caso i numeri aiutano a capire la situazione. Per un finanziamento da 126 mila euro in 25 anni, con una copertura pari al 70% del valore dell’immobile, le migliori offerte variabili online considerate da Facile.it partono da un TAN del 2,65%, con una rata iniziale di circa 575 euro. Le migliori proposte a tasso fisso partono invece da un TAN del 3,15%, con una rata di circa 607 euro. La differenza è quindi di circa 32 euro al mese a favore del variabile. Il problema è che questo risparmio iniziale deve essere valutato insieme al rischio di ulteriori aumenti dell’Euribor.

Tasso variabile o fisso: la scelta diventa più difficile

Il confronto tra fisso e variabile, quindi, non può essere fatto guardando esclusivamente alla rata del primo mese. Il variabile può offrire un costo iniziale più basso, ma espone il mutuatario alla possibilità che la rata aumenti se salgono gli indici di riferimento. Il fisso, al contrario, consente di conoscere fin dall’inizio l’importo della rata per tutta la durata del finanziamento, offrendo una maggiore prevedibilità del bilancio familiare. Il prezzo di questa certezza è però una rata iniziale più elevata rispetto alle migliori offerte variabili.

Sempre secondo Facile.it, oggi le offerte variabili rimangono complessivamente più convenienti, ma il margine rispetto al fisso è contenuto. Inoltre, la possibilità di una nuova risalita degli indici nei prossimi mesi rende meno scontato il vantaggio economico del variabile. A incidere sui mutui fissi è anche il contesto dei mercati finanziari. L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato americani ed europei ha spinto verso l’alto gli IRS, i parametri utilizzati come riferimento per la determinazione dei tassi fissi. Le banche, tuttavia, stanno in parte compensando questa pressione attraverso una riduzione degli spread applicati ai finanziamenti.

Quanto viene richiesto per comprare casa

L’analisi fotografa anche un mercato dei mutui ancora dinamico. Nei primi otto mesi del 2026 l’importo medio richiesto è stato di 139.599 euro, in aumento dell’1,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il finanziamento ha coperto mediamente il 74% del valore dell’immobile, pari a circa 206 mila euro. È diminuita invece l’età media dei richiedenti, passata da 40,5 a 39 anni. Considerando esclusivamente le richieste per l’acquisto della prima casa, l’età media scende sotto i 37 anni. Un altro elemento interessante riguarda le surroghe, il cui peso è diminuito dal 26% al 17% delle richieste. Il dato indica un mercato nel quale l’attenzione sembra concentrarsi maggiormente sui nuovi acquisti e sulle nuove condizioni di finanziamento, mentre la domanda di sostituzione del vecchio mutuo con uno più conveniente appare meno intensa rispetto allo scorso anno.


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